Se consideri le colpe

Andrea Bajani

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Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
In commercio dal: 19 gennaio 2016
  • EAN: 9788806229894
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Se consideri le colpe

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Gaia la libraia

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Lui è uno dei tanti italiani che atterrano a Bucarest, ma spinto fin laggiù da un motivo diverso da tutti gli altri. Gli uomini che scendono dall'aereo prima di lui hanno scarpe dalla punta quadrata e cravatte con il nodo troppo largo: sono in cerca di fortuna, hanno trasferito lì le aziende, tirato su capannoni e comprato fuoristrada per mettere le mani su donne e denaro. Lui deve seppellire una madre che non è mai stata sua per davvero, se non in un'infanzia - magica nel ricordo - di pazza allegria: una donna carica di sogni, che un giorno di molti anni prima si è lasciata alle spalle lui e tutto il resto per seguire un progetto improbabile e una passione mal riposta. Una storia d'amore totale all'orizzonte di un mondo che scambia per oro tutto quello che luccica.
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    Marco

    29/07/2019 13:24:56

    Scritto davvero bene, con uno stile che si addice perfettamente a questa storia, un abbandono, un viaggio doloroso che è allo stesso tempo semplice e toccante ma che mi sarebbe piaciuto fosse approfondito di più.

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    Alewoolf

    01/06/2019 12:27:09

    Un ragazzo va in Romania per il funerale della madre, una madre lontana da diversi anni e assente anche quando viveva con lui. Nei luoghi, nelle cose, le tracce dell'esistenza della defunta si mescolano ai ricordi d'infanzia, svelando le piccole bugie e qualche mezza verità. Il ritmo è lento, ma trascinante. Si legge tutto d'un fiato col magone e qualche lacrima.

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    nella

    22/09/2018 16:09:00

    Se consideri le colpe è un libro che mi è piaciuto davvero tanto. Non tanto per la trama, quanto per lo stile di scrittura. Per l’atmosfera che l’autore è riuscito a dare. Non suscita sentimenti di felicità, ma è stato bello notare la bravura dell’autore nell’immergere il lettore in una situazione di tristezza, angoscia quasi. Durante la lettura, si sente forte questo senso di pena, di dispiacere per un bambino che più bambino non è, allo svolgersi della vicenda. E sentiamo tutti i suoi sentimenti come se fosse un amico caro di cui conosciamo tutta la storia, ci immedesimiamo nel suo senso di smarrimento di ansia, di tristezza.

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    Silvia

    20/09/2018 14:31:56

    Questo romanzo non può non far riflettere. Con che coraggio una madre può abbandonare un figlio per un paese straniero ed un nuovo uomo? Quanto amore prova un figlio verso una madre per dimenticare anni di oblio? Le dinamiche familiari sono sempre estremamente complicate e Bajani cerca di sviscerare quelle di questa famiglia piuttosto fuori dalle righe. E ci riesce molto bene. Ve lo consiglio.

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    Brenta

    30/09/2014 12:03:15

    complimenti a Federica per l'acutezza delle sue osservazioni. Libro caldamente sconsigliato.

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    Ester Ghione

    07/02/2014 12:17:22

    E' tardi per recensire un libro che ho letto quando è uscito,ma le recensioni crudeli che vedo qui mi costringono a dire quanto lo abbia amato e lo ami: è un libro tenerissimo e crudele, scritto benissimo da una persona che usa a perfezione la lingua italiana, ha un grande cuore e capisce il dolore e l'amore. Serve altro perché valga la pena di leggerlo? Ce ne fossero di libri così sugli scaffali troppo pieni delle librerie! Corro a comprare "La vita non è in ordine alfabetico"

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    grif

    04/05/2012 15:15:49

    Difficile dare un giudizio a questo libro: a tratti coinvolgente e commovente, altre volte un po' banale. Molti i temi: la madre "rapita" dal mondo degli affari, gli italiani e la globalizzazione, la Romania. La scrittura è originale, anche se la semplificazione della punteggiatura dei dialoghi richiede una lettura attenta.

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    pierluigi

    18/02/2010 11:22:10

    Stimo Andrea Bajani, per le altre cose che ha scritto però qui, santa pace....non un volo di fantasia, non uno spunto originale, psicologia di una banalità assoluta, nessuna introspezione, un protagonista antipatico e apatico, una trama insipida, e l'unica cosa interessante, cioè "il ritratto feroce di un Occidente che spaccia miti da due soldi, e per due soldi compra la miseria altrui" è purtroppo solo lo sfondo, appena accennato. Si legge d'un fiato, è ovvio, ed è totalmente innocuo. Mi chiedo solo come possa avere vinto dei premi. Sarà che l'ho letto subito dopo Elsa Morante, e il confronto (che non ho potuto evitare) è assolutamente impietoso. Mi chiedo se i nostri giovani narratori, prima di scrivere, si rileggano mai qualche libro del passato...Si pubblicherebbero sicuramente meno libri, ma molto più interessanti. Rimane buono per il bookcrossing.

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    Bruno di Marcello

    19/01/2010 11:00:51

    Il libro tenta la chiave del sociale parlando dei resti del regime totalitario comunista in Romania, ma non ha il coraggio o la voglia di andare a fondo e dunque tutto ciò che resta è la reiterata citazione del palazzo di Ceausescu, nel quale sembra riassumersi l’intera città di Bucarest. Preponderante è la storia del ragazzo e dei suoi ricordi di bambino. Ma purtroppo lo stile narrativo è piatto e fin troppo scarno, la successione degli avvenimenti senza guizzi e con poche svolte narrative, per altro assolutamente prevedibili. Anche il protagonista non risulta simpatico perché sembra non dare peso a nulla, essere distaccato da tutto, non provare nulla in particolare in nessuna situazione, non essere dotato né di ironia né di doti particolari. Insomma un non-personaggio, privo perfino di faccia e fisicità. Forse per reazione a queste carenze, paradossalmente vorremmo saperne di più di due elementi di sfondo come la famiglia di origine di Lula, che invece ha un inizio di caratterizzazione interessante; così come ci piacerebbe sapere i come e i perché di un uomo che ha deciso di sposare una donna già munita di un figlio e già molto impegnata con il lavoro come il marito di Lula, perché non abbia mai avuto alcun genere di reazione a tutte le mattane di questa donna che è stata un’anima in fuga, se insomma alla fine fosse il fantasma di un santo con tanto di aureola messo lì per tappare i buchi o in qualche angolo avesse un minimo di umanità da mostrarci.

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    Arturo

    09/10/2008 10:46:06

    Piattissimo! Non succede mai niente durante tutto il libro...aspetti, sei lì che qualcosa ti sorprenda e ti lasci a bocca aperta ed invece....SCONTATISSIMO!

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    federica

    30/08/2008 16:49:03

    un libro a mio parere falso. Si percepisce che è letteratura di "ingegno", scritta con malizia e a scopi puramente comerciali e guidato da un eccesso di vanità e furbizia. pare che lo scrittore cavalchi continuamente gli argomenti piu attuali della nostra societa, dal precariato alla ormai svisceratissima questione rumena (ora verrà forse la scuola e il bullismo?!) che mai come in questo libro è segno di una scrittura che vuole essere a tutti i costi veicolo non tanto di ricreare il bene e il male di una societa ma semplicemente di trovare il modo per essere invitati ad un talk show televisivo. Certo, nel panorama editoriale attuale, bajani riesce anche a vincere premi ma questo non vuol dire che sia un vero scrittore. I suoi libri sono cosi diversi l'uno dallaltro che le possibilita sono drasticamente due: o trattasi di incredibile eclettismo ed estrema empatia per ogni male della società, oppure solo di una tattica per scrivere esattamente sul'argomento che al momento è piu presente sui giornali. A voi la sentenza. Io sono per la seconda ipotesi e allora mi chiedo peché mai Bajani non sia diventato giornalista.

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    Flavia Boero

    11/06/2008 00:03:51

    Il libro è la lunga lettera che un figlio scrive alla madre, appena morta in un paese lontano, un Far West: la Romania. Se consideri le colpe è difficile perdonarla, per il male che ha fatto a chi non lo meritava: il suo compagno, un figlio amatissimo, se stessa infine, distruggendosi. Ma questa donna è un personaggio umanissimo, che ha lottato per suo figlio, il suo lavoro e la sua vita, e che i suoi errori li paga, alla fine, nel modo più duro. E’ interessante, anche se impietoso, il racconto della “conquista” della Romania post-comunista da parte proprio di noi italiani brava gente, tra gli altri predoni, con qualche ritrattino dei conquistadores rimasti oggi, interessati a tutt’altro che l’economia. Sono molto belli anche i personaggi “non protagonisti”: il patrigno, padre in realtà nel senso più vero del termine, e Monica, che parla una brutta lingua che non è la sua, perché così l’ha imparata dall’uomo che ama.

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    alice

    08/06/2008 22:25:02

    Sono molto contenta per il meritato riconoscimento di Mondello: sono sicura che l'ex-aequo nulla tolga alla bravura. Commoventi le pagine 91-92... "Io ti lasciavo dei biglietti sul comodino, quando tu eri via"... . Graffiante la denuncia di quell'Italia "rampicante" che cerca nel medioevo contemporaneo il futuro. Chissà quanti Anselmi ci sono che decollano da Caselle o, meglio ancora, Levaldigi... Delicato lo sfiorare Monica, cavalleresco lasciarsi guidare da Christian nelle contraddizioni di una Bucarest che sceglie di strozzarsi nel cemento. Poetica la storia dell'albero - "Tu nella foto sorridevi e salutavi" - che leggera torna per chiudere il romanzo nella dolce onda del Danubio.

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    Luca Martini

    14/04/2008 10:27:05

    Secondo me il più bel libro di Bajani, scritto benissimo, commovente e fluido. Ottima prova per uno scrittore appena trentatreenne.

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    momo

    01/02/2008 11:22:36

    io forse sarò anche di pietra, ma l'ho trovato furbo e un po' viscido, nella scrittura -sa scrivere, sia chiaro, da qui l'ulteriore fastidio,per lo spreco- nel modo di raccontare. non so, mi ha molto innervosito. peccato, il primo libro di bajani m'era piaciuto, nel secondo l'avevo trovato un po' scontato, adesso mi sembra che abbia deciso che l'unica cosa che cerca è la classifica.

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    stefano

    23/12/2007 20:09:33

    Bravo Andrea Bajani!! Soprattutto a scrivere... qualcuno ha detto che nel tuo libro non c'è una parola di troppo. Ed è proprio vero. Una scrittura coinvolgente e pura allo stesso tempo, per nulla ruffiana. La storia molto bella. Magari forse qualche pagina in più l'avrei scritta... Comunque consigliato!! Molto bello.

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    Gian Paolo Grattarola

    19/12/2007 19:36:22

    Bajani compone un libro che è un curioso miscuglio di relazione di viaggio, di diario privato e di romanzo, un liquido di contrasto iniettato nel circuito dei nostri pregiudizi. Il viaggio a Bucarest di Lorenzo per assistere ai funerali della madre si rivela un accurato espediente per allargare la visuale su di un paese stravolto dalla delocalizzazione, dai nuovi pionieri di un’economia feroce, che non mira alla promozione delle risorse umane ma tende unicamente al loro sfruttamento e che compra la loro miseria per pochi soldi. Bajani incapsula le parole e gli aggettivi in maniera da vivificare gli ambienti narrati, disegnando con estrema leggerezza e con pudore una serie di immagini concrete e pur lievi, sempre avvolte in un’atmosfera molto tenue, riuscendo mirabilmente a gettare un fascio di luce sulle contraddizioni di una terra lontana squassata dall’avido furore di una devastazione morale. Con ruvido disincanto egli spoglia il mondo delle sue tinte consolatorie, rendendoci digeribile, ancorché non accettabile, la crudeltà umana e le miserie della vita, accomunando la malinconia di un ragazzo che ha perduto la madre tra le voraci fauci dell’egoismo con il silenzio straziante di coloro che vivono di miseria e di risentimento. Privo di acredine, l’io narrante si rivolge alla madre con un rimpianto nostalgico che nasce da una maniera di osservare il mondo ad un tempo distaccata e partecipe. Reggendo la lanterna dei suoi ricordi si addentra con pazienza e con determinazione nel buio di un’esistenza ricavandone un sentimento di straziante desolazione. Scritto con un linguaggio duro ma poetico il racconto coinvolge profondamente il lettore che viene assorbito da una narrazione che si dipana lenta ed accattivante. E non si può non entrare in sintonia con un autore capace di sedurre con emozionante naturalezza e di commuovere con raffinata essenzialità espressiva. Gian Paolo Grattarola

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    Carla Di Matteo

    12/12/2007 09:15:56

    Un libro di grandi emozioni, contenute e mai troppo esibite per fini strappalacrime. Il dolore è intenso e intimo, espresso con un linguaggio abbastanza innovativo che è quello della parola pensata più che detta. Una bella sorpresa questo giovane scrittore che mi sembra abbia raggiunto maturità espressiva e comunicativa. Lo consiglio come uno dei migliori libri letti recentemente....e io ne leggo proprio tanti, almeno una 50ina all'anno !!

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    Cris

    10/12/2007 19:07:59

    No, questo libro non mi e' piaciuto. "Cordiali saluti" era frizzante e un po' sopra le righe quanto questo e' cupo e un po' scontato. Boh?!! I due libri non sembrano dello stesso autore.... di questi tempi puo' dipendere dal curatore editoriale che a volte e'determinante; forse anche in questo caso ci sarebbero vantaggi nelle "coppie stabili".

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    omero74

    15/11/2007 18:38:58

    La storia, come si capisce, è dolorosa. Resa ancora più tragica e assoluta dal racconto all'imperfetto di un ragazzo che vede la madre allontanarsi per non tornare più. La storia però è costruita molto bene. Scritta ancora meglio e coinvolgente al punto giusto. E si intuisce da alcuni meccanismi narrativi gestiti con eleganza e senza mai cadere nell'autocompiacimento (cosa rarissima oggi) che in Andrea Bajani c'è molto talento. Un libro che ha anche il merito di suscitare nel lettore emozioni forti: malinconia, rabbia, dolore ma anche simpatia e tenerezza. Una bella scoperta.

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  • Andrea Bajani Cover

    Andrea Bajani è autore di romanzi e racconti, di reportage, opere teatrali e traduzioni dal francese e dall'inglese. Dopo aver collaborato con «L'Indice» e con l'Osservatorio Letterario Giovanile del Comune, è divenuto consulente editoriale per la casa editrice Codice. Nel 2003, per Pequod, esce Qui non ci sono perdenti. Nel 2005 approda a Einaudi con Cordiali saluti, storia di un giovane appena assunto che si trova a dover scrivere lettere di licenziamento che non sembrino tali e a farsi padre dei figli di un licenziato, affetto da tumore e impossibilitato a stare loro vicino. Nel 2006 esce il reportage Mi spezzo ma non m'impiego, viaggio-inchiesta nell'universo dei nuovi lavoratori precari. Del 2007 è il romanzo Se consideri le colpe, che vince i premi Super... Approfondisci
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