Sei problemi per don Isidro Parodi

Jorge L. Borges,Adolfo Bioy Casares

Traduttore: L. Lorenzini
Curatore: A. Melis
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno edizione: 2012
Formato: Tascabile
In commercio dal: 6 giugno 2012
Pagine: 192 p., Brossura
  • EAN: 9788845927027
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Descrizione
Obeso, la testa rasata e gli occhi saggi, don Isidro Parodi prepara, lento ed efficiente, il mate in un piccolo bricco celeste: e intanto invita la pittoresca schiera dei suoi clienti a esporgli con chiarezza i misteri che li affliggono e che lui invariabilmente risolverà lasciandoli di stucco. Enigmi labirintici e inestricabili, di fronte ai quali qualsiasi altro investigatore avrebbe l'accortezza di battere in ritirata: come il caso del talismano di giada trafugato dal tempio della Fata del Terribile Risveglio nello Yunnan e avventurosamente approdato a Buenos Aires, dove gli danno la caccia il mago Tai An, la conturbante Madame Hsin, l'ebanista russo Samuel Nemirovsky e altri non meno improbabili personaggi. Ma a questo punto è forse il caso di precisare un dettaglio piuttosto rilevante: i colloqui fra l'imperturbabile e geniale detective e la sua variopinta clientela hanno luogo nella cella 273 del Penitenziario nazionale, in calle Las Heras. In effetti don Isidro, ex barbiere nel quartiere di Sur, sta scontando ventun anni per l'assassinio di un macellaio, un certo Agustín R. Bonorino - assassinio che ovviamente non ha commesso. Come se non bastasse, a raccontarci le sue fantasmagoriche e sedentarie avventure è il dottor Honorio Bustos Domecq, torrenziale poligrafo clamorosamente inesistente. A muoverne la penna è infatti la beffarda, spumeggiante complicità di due sodali efferatamente ironici, fautrice di parecchi e deplorevoli misfatti letterari, di cui non potremo più fare a meno.

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    Fabrizio

    22/10/2012 15:52:28

    Lettura non facile, trattandosi di Borges. I primi 3 racconti sono uno spasso, gli ultimi 3 sono estremamente "fumosi" e dispersivi. Soluzioni geniali per i primi 3 racconti, passabili per gli altri. Un circo, un'insalata di parole che richiede attenzione, conoscenze ed erudizione. Non il vertice di Borges ma sicuramente meritevole di essere letto. Se amate solo il "giallo alla Agatha" state alla larga da questa piccola gemma.

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    Fulvio Cortese

    22/07/2012 21:50:28

    Per chi ha ancora sei giorni da "spendere" al lavoro, prima di guadagnare un po' di respiro e di concedersi la meritata vacanza, questo gioiellino può proprio essere indispensabile, una bevanda capace di conferire resistenza e fiducia: un po' come il mate che don Isidro, ex barbiere e detenuto, si accinge a preparare quando i suoi sventurati e pittoreschi "clienti" gli chiedono soccorso e lo interpellano direttamente nella cella n. 273 del penitenziario, affinché risolva gli intrighi che li tormentano. Però occorre fare attenzione. Il terreno è quello dell'apocrifo e del farsesco, e la scrittura è difficile e proporzionata alla dimensione volutamente caricaturale dei personaggi. La lettura, poi, si rivela sempre densa e l'attenzione si scopre costantemente divisa tra la volontà di comprendere l'enigma e il desiderio di intendere le tante citazioni e i tanti riferimenti incrociati. Tutta l'ironia e tutto il "mestiere" di Borges-Casares - o, meglio, di Honorio Bustos Domecq, colui che è indicato come il vero / fantomatico autore di queste indimenticabili prove d'artista - si esprimono al meglio, quasi senza freni. È quanto mai necessario, dunque, "allacciarsi" robuste cinture di pazienza.

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