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Andrea G. Pinketts

Editore: Feltrinelli
Edizione: 6
Anno edizione: 2002
Formato: Tascabile
Pagine: 248 p.
  • EAN: 9788807813368
Usato su Libraccio.it € 4,59

Recensioni dei clienti

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    angelo

    30/10/2016 13.51.50

    Ingredienti: un trentenne dotato del “senso della frase”, la Milano degli anni ’80 pullulante di individui assurdi (modelle proteiformi, misteriosi killer e cappuccetti rossi), la ricerca di una modella bugiarda e sfuggente, un lessico innovativo, frizzante e psichedelico. Consigliato: a chi ama osservare un caleidoscopio di eventi e di incontri, a chi gradisce fuochi pirotecnici linguistici.

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    fra

    20/01/2013 01.09.15

    Pinketts mi piace. O almeno mi piaceva prima che si vendesse a programmi televisivi di dubbio gusto. la storia come al solito è speciale, ma abbastanza lenta e poco scorrevole. Molto meglio "depilando Pilar" oppure "lazzaro vieni fuori"

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    anna francesca pischedda

    22/01/2008 12.58.15

    Ho la sensazione di aver scoperto Pinketts davvero molto tardi. Il romanzo è bello, lui semplicemente geniale.

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    Marco1967-Roma

    08/05/2006 18.38.29

    Da leggere, anche se meno brillante e con minore tenuta narrativa rispetto al suo VIZIO DELL'AGNELLO che consiglio vivamente di acquistare. Riguardo allo scritto in oggetto, in questa ricerca del senso della frase si perde un pò il senso del romanzo, ma in fondo tutto ciò rientra in un certo fascino alcoolico ed esausto del "non-senso" meneghino. Resta il suo ottimo modo di scrivere nel quale, però, l'ironia del narratore ed il singolo capoverso si estraneano e prevalgono sulla storia spezzandola e facendole perdere continuità, tensione e quindi la pur necessaria e minima quota di credibilità. In tal modo chi legge non entra nel romanzo, ma resta un lettore più che appagato. Se discutessi di un quadro, parlerei di ricercati particolari che prevalgono sul disegno. Comunque trattasi di un buon quadro al quale darei tre punti e mezzo, ma Pinketts è troppo bravo e simpatico ed allora arrotondo a quattro.

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    Federico

    25/03/2006 01.38.49

    "Piacere, Andrea G. Pinketts e la G. sta per Genio." Questo mi ha detto 9 anni fa quando l'ho conosciuto alla presentazione di "Io non io neanche lui". Aveva una T-shirt plastificata con un boccale di birra impresso sopra e del liquido simile a birra che si muoveva all'interno! Aveva anche il sigaro ovviamente. Faceva le sue prime apparizioni in TV da Costanzo e si avventurava in spedizioni giornalistiche degne di un reporter d'assalto. Pensate che ha vissuto per qualche giorno in una stazione ferroviaria come barbone solo per farne un articolo che poi è andato su Panorama. Pinketts è il protagonista dei propri libri, è Lazzaro, il duro un pò fifone, il mantenuto che mantiene i propri vizi non si sa come e che risolve delitti assurdi pontificando sul mondo. Se i soliti romanzi da quattro soldi vi annoiano, provate Pinketts, è un ottimo sciroppo contro la convenzionalità.

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    simona

    12/01/2006 01.20.44

    che dire questo romanzo mi ha..(pausa).. sifonato!!

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    Earl Copen

    01/07/2005 09.54.24

    Pinketts ha una padronanza del linguaggio e una capacità di giocare con le parole che pochissimi scrittori possiedono... che poi le trama non siano nella maggior parte dei casi intriganti sono d'accordo... ma a livello di stile è un maestro.

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    Capt.JackSparrow

    27/06/2005 17.23.49

    Chi nella vita possiede "il senso della frase" non può avere il senso della misura,perchè non è contemplato nelle caratteristiche del"Genio". Un capolavoro unico nel suo genere,forse proprio perchè non inquadrabile in nessun specifico genere.E' come se Scerbanenco andasse a pranzo con D'annunzio a ritmo della musica di Fred Buscaglione,per la prosa pirotecnica che dipinge un'avventura in una Milano familiare ma oscura,accogliente ma misteriosa,divertente ma surreale.Da leggere assolutamente. Gabriele

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    sato

    05/10/2004 10.32.27

    si, pinketts ha il senso dell afrase, non il senso della misura. A me è piaciuto, perchè indubbiamente padroneggia il linguaggio alla grande, con giochi d'artificio a volte eccezionali. Ma nella sostanza mi pare che sia tutto molto leggero. Tre su cinque mi sembra un voto onesto.

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    fabio baticci

    09/01/2004 00.17.51

    Un romanzo insolito e affascinante. L'unica pecca è che mi sembra che le due parti abbiano un ritmo "diverso", con la seconda che ha una connotazione più da "giallo". Comunque il linguaggio è veramente magistrale e il libro coinvolge veramente

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    Francesco Rosano

    07/12/2003 19.04.53

    "Ci si abitua a tutto. Altrimenti si muore. E quando siamo morti sono gli altri ad abituarsi all'idea della nostra morte." "Non so sciare, non so giocare a tennis, nuoto così così ma ho il senso della frase" Pinketts ha il senso della frase, lo usa a meraviglia e per nostra delizia.

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    moneo

    24/06/2003 19.18.03

    Senza ombra di dubbio un gran libro. Anche se ho riso meno delle altre volte devo ammettere che rispeto a "Lazzaro vieni fuori" e "Il vizio dell'agnello" "Il senso della frase" è qualcosa di più.

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    Marco P.

    23/04/2003 00.33.22

    Pinketts prende per mano il lettore e lo trascina in una sarabanda incredibile di storie, e lo fa attraverso un linguaggio originale ed ironico. La sensazione è quella di lasciarsi guidare dai giochi di parole e dai calembour di questo talento della scrittura, verso una trama che si infittisce invece di dipanarsi. Unico appunto: la storia sembra passare un pò in secondo piano, rispetto ai virtuosismi linguistici. Ma si finisce per perdonargli anche questo. Per adesso...

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    il colonnello

    11/11/2002 21.18.55

    senza dubbio è ancora oggi il miglior libro di Pinketts, l'immagine di sè è davvero contenuta nel titolo del libro. Un grande libro di un grande autore. promosso a pieni voti

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    piervito di donna

    16/09/2000 10.21.05

    Uno spettacolo ....................

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