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Nell'aprile 2001, a Princeton, ha avuto luogo un convegno su Salvatore Quasimodo organizzato da Pietro Frassica con poeti (Erba, Insana, Luzzi, Valesio) e saggisti (Finzi, Forni, Gioanola, Ioli) italiani; in dicembre se ne è svolto un altro presso l'Università Cattolica di Milano.

In questa fase postpatriarcale della nostra società, curiosa più che in passato dell'intimità affettiva degli uomini importanti, non si poteva commemorare il centenario della nascita del poeta siciliano premio Nobel passando sotto silenzio un amore, un'arditezza erotica. E poiché di Quasimodo si conosceva quasi tutto, ecco comparire la novità costituita dalle trenta lettere scritte da Salvatore a Curzia Ferrari, slavista, consulente editoriale e giornalista culturale di area cattolica, ancora attiva, di una trentina di anni più giovane di lui.

Spiace dirlo, ma le lettere, sicuramente preziose e care per la destinataria (si legga l'intervista pubblicata in appendice), sono per il lettore quasi imbarazzanti. Qua e là dannunziane nello stile, con frequenti cadute di tono (dagli "abbracci sovrumani" ai "baci lunghi incredibili", alle "parole con la tua cadenza di tigre delle boscaglie d'amore"), raramente spiritose (segnalerei un "ti abbraccio con la forza dei terroni"). Nel ping-pong tra "cuore" e "sangue" - termini che la curatrice del volumetto Giovanna Musolino segnala tra i più frequenti del carteggio -, tra un moto di gelosia per la giovane amante lontana e qualche momento di eccitazione sessuale, ciò che sembra imporsi e che commuove è piuttosto il riconoscersi fragile, il possedere quella "forza un po' delicata" di uomo anagraficamente non ancora vecchio, avido di vita e di sesso, che peraltro potrebbe soddisfare, ma seriamente provato da un infarto capitatogli alcuni anni prima durante un viaggio in Urss.

"Questa estate è 'veramente' disperata - scrive nel luglio 1966, due anni prima di essere colpito dallÆictus che sarà la causa della sua morte -. Il tempo autunnale influisce sui miei 'battiti' un po' confusi. Oggi farò l'elettrocardiogramma; ma non servirà che a verificare uno 'stato' che già si prolunga troppo. E per ora non posso dirti di più. Sarà un freno alla mia vita fisica? Spero di no. Ti penso: e il 'nostro' tempo sembra lontanissimo; divorato dalla sorte malefica".