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Recensioni Il silenzio

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    18/05/2021 19:46:46

    Claustrofobico,potente,geniale. "In altri tempi,più o meno ordinari,c’era sempre qualcuno con lo sguardo perso nel propriocellulare[..]immerso,ipnotizzato, consumato dall’apparecchio[..].E adesso questi tossicodipendenti digitali non possono fare niente,i cellulari sono fuori uso".Cos'è successo?Un attacco alieno o terroristico,una guerra,un evento naturale sconvolgente,l'entrata in un’altra dimensione spazio-temporale?La gente è sconvolta:chi sta in casa e fissa lo schermo del tv nero,chi parla senza sosta né un filo logico,chi vaga nelle strade,senza dimensione,senza volontà.Tutte le certezza vengono meno.Sì,perché le certezze ormai le abbiamo affidate alla tecnologia,ad internet,ai media,al cellulare,ai social. E ora è successo qualcosa che"ha messo fuori uso la nostra tecnologia" e,in questa nuova situazione,"Dov’è la fede nell’autorità dei nostri device sicuri,delle nostre capacità di criptaggio,dei nostri tweet,dei troll,dei bot?". Esistiamo perché essi esistono,testimoni e messaggeri di ciò che accade fuori e dentro di noi.Da essi scaturiscono ed ad essi affidiamo emozioni,pensieri, certezze e dubbi,sicurezze e paure, momenti importanti o banali,vittime inconsapevoli(?)di una cieca dipendenza dal digitale.Le stesse parole non hanno più senso,più peso in questa realtà in cui il virtuale ha sostituito il reale,in questa realtà in cui il rapporto umano è sostituito dal tag, dal messaggio in chat,dal tweet.Le parole, usate ed abusate,offese e mortificate,distorte,deformate,travisate, hanno perso potenza e valore. Non si è più abituati ad ascoltare; più che essere,ė importarte mostrare e mostrarsi, raccontare e raccontarsi, indipendentemente dalla presenza o meno di orecchie che ascoltino o occhi che guardino e vedano.Non più padroni della tecnologia,ma schiavi.  "Tutto quello che sta accadendo non era in fondo scontato?[...]Era la nostra meta. Niente più meraviglia,niente più curiosità.[...]Un eccesso di cose generato da un codice sorgente troppo limitato".

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    09/05/2021 10:02:45

    "Noi siamo pur sempre persone, i frammenti umani di una civiltà", ma cosa accadrebbe se la nostra vita subisse una battuta d'arresto? Con notevoli doti profetiche, l'autore narra di personaggi incapaci di sfruttare il silenzio della tecnologia. Quest'ultima provoca un'assuefazione tale da obnubilare i sensi. Il silenzio è sempre più estraneo, la tragedia dell'incomunicabilità prende forma. Le frasi emergono come relitti informi e sospesi. Tutti sono incapaci di profondità. L'improvvisa assenza della consueta "realtà digitale" costringe i personaggi a considerare una prossimità altra. Si tratta davvero di una regressione storica e sociale? È l'inizio di una nuova guerra mondiale? La reazione porta a galla gli istinti, le insicurezze sempre celate e lascia attoniti. 103 pagine bastano perché tanti complessi interrogativi trovino spazio? Credo di sì, ma non credo bastino per scavare adeguatamente dentro ciascuno di essi.

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    08/04/2021 20:45:04

    È il primo libro che leggo di questo autore e forse mi ero avvicinata con troppe aspettative sia per la fama di cui gode lo scrittore sia per l'attesa che si era creata intorno al libro stesso. L'inizio è intrigante, un dialogo apparentemente banale di una coppia un po' consumata, avvezza alle abitudini e idiosincrasie reciproche, che ancora però trae piacere nel parlarsi, nel raccontarsi, nello stare insieme. Poi tutto precipita (soprattutto nel senso figurato del termine) e iniziano una serie di dialoghi e situazioni banali, noiosi, flussi di coscienza che non dicono niente, non creano nessuna emozione e nessun coinvolgimento, non succede nulla e non viene detto niente di memorabile. Se l'obiettivo di DeLillo era rappresentare il nulla che ci attende nel momento in cui la tecnologia ci dovesse abbandonare tutto di un botto, spero di avere un altro libro fra le mani che questo con cui passare il tempo e allontanare l'ansia.

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    03/04/2021 08:43:36

    Un bicchiere di bourbon annacquato, un panino consumato velocemente senza fame. Un'idea banale stiracchiata e messa nera su bianco con fini,credo, squisitamente commerciali. Il canto del cigno di un bravo (?) scrittore. Una fregatura bella e buona.

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    29/03/2021 12:10:25

    Nonostante le tante primavere messe insieme, DeLillo mantiene una esemplare capacità dì analisi del mondo spazio temporale che stiamo vivendo. Trovo estremamente lucida la visione di quello che resta di questa società all’indomani di ciò che viene non a torto definita “la terza guerra mondiale”: una perdita di identità , uno smarrimento, una improvvisa mancanza di rassicurazioni a cui stiamo andando inesorabilmente incontro e i cui primi effetti sono già sotto gli occhi di tutti. Basta sapersi guardare attorno

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    21/03/2021 19:25:36

    Allucinante, non ho altre parole x decriverlo, darò cmnq un'altra opportunità a questo Autore

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    18/03/2021 12:36:16

    Forse non l'ho capito, anzi, sicuramente non l'ho capito. Ma pazienza, l'importante è provarci.

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    17/03/2021 09:53:34

    Primo testo di De Lillo che leggo. Cento pagine che scorrono veloci e che arrivano. In un 2022 ottimisticamente possibile, all'alba di una pandemia appena superata, la tecnologia diventa uno 'schermo nero' e ci si domanda "Che cosa succede a chi vive dentro quello schermo, adesso che gli apparecchi tecnologici non funzionano più?". Resta il silenzio, che fa paura e che si cerca di riempire con flussi di parole, chiacchiere che poi ci si dimenticherà. Un romanzo che senza romanticismi inutili e inappropriati definirei "a lume di candela".

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    05/03/2021 16:50:15

    Un po' spiazzato da un paio di recensioni negative, ho iniziato la lettura con grande concentrazione. Lo dico subito: è un concentrato del De Lillo che conoscevo (Rumore bianco), tuttavia non ci si può limitare a ridurre il giudizio ad un salomonico "la montagna ha partorito il topolino", tutt'altro.L' andamento frammentario della narrazione rende bene l' atmosfera di terrore ed incredulità di fronte ad eventi inattesi. La pandemia è sì un ricordo, tuttavia uno spettro ancor più nefasto sembra aleggiare sinistro sull' imperversare dei devices e dell'automazione: il blackout perpetuo. Niente più telecomandi, troll, bot, download, crollano tutte le certezze digitali. L' impotenza e lo straniamento dei personaggi è ben oggettivato, la prosa di De Lillo se ne nutre. I personaggi sono ben caratterizzati e il visionario Martin fa da contraltare alla concreta Tessa. Da questo Silenzio mi porto via due numeri: il 22 e il 7. Il 22, il prossimo anno, in cui De Lillo ci vede liberi dal coronavirus, un' inattesa iniezione di ottimismo del vecchio Don; il 7 (quel "Contare a rovescio di 7 in 7...") che in numerologia è "anche" simbolo di completezza e di solitudine, una conseguenza dell' altra, nell' affermarsi silenzioso di eventi catastrofici per l' umanità.

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  • La tecnologia ammutolisce e dunque, cosa resta? La solitudine, il silenzio, l'incapacità di guardare in faccia la realtà: noi stessi.

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    28/02/2021 16:21:33

    Primo libro che leggo dell'autore che leggo. Non so se ho capito quello che voleva dire/trasmettere. Non lo so

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    23/02/2021 14:24:52

    Non c'e' nulla da fare. Ho dato diverse occasioni a questo autore ma non riesco a farmelo piacere. La storia avrebbe anche un suo spessore. Tuttavia cio' che non riesce a convincermi e' il linguaggio, troppo autoreferenziale e compiaciuto, i personaggi, troppo stralunati e irrealistici. Magari questi sono punti di forza per qualcuno, ma se tra autore e lettore si tratta di una sorta di innamoramento, in me non e' scattata la scintilla. Pazienza.

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    17/02/2021 16:37:55

    Un libro incolore: non comincia, non finisce, non trasmette nulla e non suscita nessuna emozione. Inoltre, la scrittura è nevrotica. Pessimo: ho fatto fatica a finirlo nonostante fossero solo un centinaio di pagine.

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    12/02/2021 17:57:33

    Improvvisamente tutti i congegni elettrici ed elettronici vanno fuori uso. Va via l'elettricità stessa. Cinque persone passano la notte in un appartamento facendo discorsi senza né capo né coda. Questa la sintesi del testo. Per fortuna dura soltanto un centinaio di pagine. Non avrei resistito di più. Secondo me, se si guarda oltre i paroloni, l'aspetto da romanzo sperimentale e il clima apocalittico si trovano ben poche idee. Forse nessuna.

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    08/02/2021 13:59:38

    Quando un libro induce ad una recensione che rischia di essere più lunga del libro stesso o si sente la necessità di avvisare che trattasi di libro per un lettore evoluto ...forse c'è qualcosa che non va (ovviamente nel libro)

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    08/02/2021 04:58:16

    Breve e bruciante come una mail che spegne l'anima, annienta i contatti, sottrae ad ognuno risorse e soluzioni. Tutto spento, saltato in aria, la minima salute elettronica che tanto allarga il respiro a fiumane di gente nel cammino dei giorni di colpo non dà segni di vita. Protesi defunte, supporti scomparsi, tastiere inerti, qualsiasi brandello fra l'uomo e quelle tecniche che lo affiancavano come alleate fino a ieri inaggirabili diventa un solo fungo vuoto con nulla a poterlo salvare. DeLillo in formissima, c'è ancora resina calda e vibrante nei suoi 85 tronchi. E un DeLillo quasi contento - mi arrivava questo mentre leggevo - di una possibilità simile, come un virus che cala sugli uomini a punire questa morte della parola vera, la sete dell'incontro finalmente diretto, una calamità senza scampo figlia del delegato, del filtro, del plasma, ambasciatori gelidi, legami fra due qualcosa a cui la voce non offrirà mai intonazione, varietà, calore. Radio, televisioni, telefoni, una congiura a imporre sugli uomini la necessità di un fare, DI UN ESSERE, diversi. E sarà quello che succederà. In conseguenza di questa peste, di questo coma elettronico, degli amici si raduneranno in casa e inizieranno a macinare la grana del linguaggio, spremendo filosofia e letteratura, memoria e affabulazione, come a proteggere una pelle necessaria dal marasma di una condanna. Dipendere non più da un sistema controllato da raffinati colossi persi in un Canyon, ma ritrovare e rinnovare il semplice della riflessione nel cono di una stanza condivisa. Poco forse, e tuttavia compiuto. "La tecnologia ha cambiato il nostro modo di pensare. È meno riflessivo e più istantaneo. Io non uso un cellulare perché voglio continuare a pensare in modo tradizionale". Caro Don, come darti torto. Continua a indagare fra le nostre sponde assottigliate, ormai all'osso del discorso. Arriveremo all'oasi di un silenzio forse migliore.

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    05/02/2021 15:43:24

    "A quanto pare tutti gli schermi, ovunque, si sono svuotati. Cosa ci resta da vedere, da sentire, da provare?"

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    Q.Z
    05/02/2021 14:13:42

    Contenuto: romanzo molto calato nell'attualità, vuoi per la pandemia vuoi per il potere esercitato dalla tecnologia sulla vita/mente umana. Tipologia lettore: evoluto.

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    05/02/2021 13:37:12

    Un'idea di libro, più che un libro. Un abbozzo che, sviluppato in modo opportuno, avrebbe sicuramente avuto una presa migliore. Più che un libro, un inspiegabile "show-off" a suon di paroloni che lascia il tempo che trova.

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