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Il simpatizzante - Thanh Nguyen Viet - copertina

Il simpatizzante

Thanh Nguyen Viet

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Traduttore: Luca Briasco
Editore: Neri Pozza
Collana: Bloom
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 10 novembre 2016
Pagine: 511 p., Brossura
  • EAN: 9788854513396
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Il simpatizzante

Thanh Nguyen Viet

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Con questo libro l'autore ha vinto il Premio Pulitzer per la Fiction 2016.

«Il simpatizzante non è soltanto un magistrale romanzo di spionaggio, ma un'opera che annuncia la nuova letteratura americana del XXI secolo». - BookReporter

«Un personaggio memorabile...con cuore e mente profondamente divisi. La mirabile descrizione che Nguyen avanza della personalità ambivalente del suo eroe ne fa uno scrittore degno di maestri quali Conrad, Greene e le Carrè». - New York Times

«Abbiamo atteso a lungo il grande romanzo sulla guerra del Vietnam, e ora eccolo, è arrivato». - Vietnam Veterans of America

È l’aprile del 1975 e, con i Vietcong già alle porte della città, Saigon precipita nel caos. Nella sua villa, un generale sudvietnamita sorseggia whiskey e, con l’aiuto dei suoi fidati ufficiali, appronta la lista di coloro destinati a imbarcarsi sugli ultimi voli messi a disposizione dall’amministrazione americana per abbandonare il paese. Il generale è il capo della Polizia Nazionale e dei servizi segreti del Vietnam del Sud e ha come aiutante di campo un giovane capitano che è, in realtà, un agente segreto comunista incaricato di riferire sulle attività militari e sul controspionaggio del Vietnam del Sud. Figlio illegittimo di una vietnamita e di un prete cattolico francese, il capitano è stato educato negli Stati Uniti, dove ha imparato a parlare inglese senza accento e a sviluppare un rapporto di odio-amore nei confronti di un paese dove tutto è «super» (i supermarkets, le superhighways, il Super Bowl, e così via). Animato da un’autentica fede nel comunismo, è tornato in Vietnam per sostenere, da agente doppiogiochista, la causa dei Vietcong.
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    Cecilia

    25/09/2019 09:44:14

    Libro interessante e avvincente. Uno sguardo fresco al conflitto asiatico, per non dimenticare e per capire. Seppur a tratti lento riesce sempre a tenere alta l'attenzione del lettore.

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    Francesco R. Baronti

    21/09/2019 21:27:30

    Libro davvero articolato e complesso, con una tecnica narrativa impressionante, che racconta da un punto di vista insolito la fine della guerra del Vietnman e la vita degli sfollati in America. L'autore, che con questo libro ha vinto il Pulitzer, ha scritto un libro dettagliatissimo, con dialoghi taglienti, e riflessioni profonde del protagonista. Solo la parte finale, perde un po' di tensione, ma per il resto, a mio avviso, vale tutto l'impegno che si mette per leggerlo.

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    NICOLA

    06/08/2019 11:17:16

    Decisamente un bel libro, lo consiglio a coloro che intendono approfondire la guerra in Vietnam e la vita dei rifugiati in USA. Bene.

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    Giuliano

    19/09/2018 07:57:39

    Bello. Avvincente. Un romanzo molto ben scritto e per niente romanzato. Una bella lettura sulla guerra, sulla stupidità dell'uomo, sul tradimento e sull'intelligenza. Un libro diverso, che scorre molto bene. Un modo per capire qualcosa non solo di una terra, di una guerra e della stupidità degli imperialismi, ma anche per viaggiare in una cultura e in una geografia affascinanti.

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    MIRCA

    04/11/2017 17:53:30

    Sarà perchè l'ho letto dopo l'ultimo, I RIFUGIATI, profondo e toccante, mi aspettavo molto di più; per me è un romanzo inverosimile, dove il protagonista che si propone come antieroe, ha tutte le caratteristiche dell'eroe dei romanzi di spionaggio: nonostante le mille sofferenze non muore mai, anzi passa indenne anche attraverso una dura, orwelliana rieducazione comunista. Molto slegato, a parte l'accusa agli Usa per l'imperialismo nel sud est asiatico, è molto pesante, con qualche punta di violenza gratuita e del tutto improbabile.

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    Teddy

    26/10/2017 13:19:02

    Decisamente un bel libro! Raccontando in un lungo flashback, un ex-ufficiale della Polizia Politica sud-vietnamita spiega ai suoi carcerieri la sua carriera a partire dalla caduta di Saigon. Il racconto ovviamente va anche indietro, raccontando la sua natura di ‘bastardo’, perché figlio illegittimo di un prete cattolico francese con una adolescente locale, ma anche perché da sempre agente infiltrato dei Vietcong. Fatta carriera fino a diventare assistente speciale del Generale della Polizia Politica, lo segue anche nell’esilio negli Stati Uniti, mantenendosi in contatto e informando continuamente il governo comunista vietnamita sulle intenzioni e i movimenti dell’opposizione in esilio. Viene anche coinvolto nella realizzazione di un film, che si intuisce essere Apocalypse now, ma non viene neppure menzionato nei titoli di coda, a causa delle diatribe con il regista, definito il Grande Autore. L’analisi di una personalità che più doppia non si può, si conclude con il racconto che volge dalla prima persona singolare alla plurale, a esplicitare ancora di più l’essere doppio, che un poco siamo tutti, anche se al massimo siamo spie infiltrate nella nostra stessa vita.

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    Iginio Petrussa

    07/08/2017 09:38:08

    Capolavoro. Non c'entra lo spionaggio, non è un libro di storia romanzata (anche se getta luce sun un grande evento storico), è la rappresentazione straordinaria e compassionevole della ambiguità connaturata nell'animo umano.

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    ton

    16/06/2017 21:28:16

    Finirlo di leggere è stato un sollievo: libro pesante in tutti sensi, scrittura priva di una trama reale, personaggi confusi e confondibili. Se poi capita, e capita, di lasciare la lettura per un paio di giorni, diventa faticosissimo riprenderlo e ricordare i vari passaggi. Sono lieto per chi lo trova un capolavoro, io da umile lettore di 4^ classe, non ho trovato quasi nulla che mi facesse apprezzare questo libro. Mi dispiace, scusate, è tra i 5 libri più brutti letti negli ultimi 5 anni

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    Leonardo de Chanaz

    10/05/2017 19:34:25

    Un libro difficile, in apparenza fatto di pezzi slegati, senza un filo, che solo alla fine rimette in ordine qualcosa. Ho fatto fatica, e invidio chi lo ha letto di un fiato. Manca la carnalità che abbiamo noi mediterranei nei rapporti umani. Manca la nostra affettività, anche se qualcosa traspare. Non è un libro banale. Lo consiglio.

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    bibi

    10/05/2017 10:38:02

    l'ho divorato, era molto tempo che non leggevo un romanzo così ben scritto. al di fuori delle polemiche sul politicamente corretto o altre quisquilie per addetti ai lavori, a me, come lettrice compulsiva e onnivora è piaciuto molto. non ho trovato traccia di LeCarrè o di altri, forse ,dico forse, green in "il nocciolo della questione" e forse in Claude, "un tranquillo americano". ma perchè me l'hanno fatto pensare le recensioni idiote dei giornali. godetevelo senza povi domande. è gradevolissimo

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    ANDREA GIOSTRA

    21/04/2017 17:41:52

    La mia sincera viscerale convinzione, dopo aver divorato l’Opera Letteraria di Viet Thanh Nguyen, è che qui siamo di fronte ad uno Scrittore Fuoriclasse e di Grande Talento, che possiede una doppia matrice narrativa, quella storica da un lato, e quella dell’innata capacità di indagare brillantemente e lucidamente il profondo dell’animo umano nei momenti drammatici, di disperazione, di solitudine, di paura, di speranza, di gioia, di delusione, di tradimento, di vigliaccheria, di arroganza, di paranoia-persecutoria, di insensibilità umana, di depersonalizzazione, di scissione-psicotica, di agiti-schizofrenici, di cinismo, di misconoscimento, di identificazione-proiettiva, di amore, di passione, di solidarietà, di legami di sangue, di fedeltà, di fiducia, di libertà, di uguaglianza, di patriottismo, di orgoglio, di immolazione, di speranza, di provvidenza, di fede cieca e indubitabile sigillata col sangue … «Sollevai il palmo della mano destra, mostrando la mia cicatrice, identica alla sua e a quella di Man. La vedevamo ogni volta che aprivamo la mano per prendere una bottiglia, una sigaretta, una pistola, o per stringere una donna. Come i guerrieri delle leggende, avevamo giurato di dare la vita uno per l’altro, immersi fino al collo nel romanticismo degli anni di scuola e uniti dai valori eterni che tutti e tre coltivavamo: la fedeltà, l’onestà, il fervore, la difesa dell’amicizia e dei propri ideali. Ma quali potevano essere i nostri ideali, a quattordici anni? La nostra amicizia e fratellanza, il nostro paese e la nostra indipendenza. Eravamo certi che, se ci fosse stato chiesto di farlo, non avremmo esitato a sacrificare noi stessi per i nostri fratelli di sangue e per la nostra nazione, ma non sapevamo esattamente chi sarebbe stato a domandarcelo, e che cosa saremmo diventati.» (p.53).

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    Marco

    10/04/2017 08:56:00

    Un opera interessante , centamente non un capolavoro , ma godibile sia come stile di scrittura , sia come contenuti. Divertente il viaggio onirico finale. Da leggere.

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    enrico.s

    17/02/2017 09:59:58

    A volte mi chiedo se i critici e i recensori di professione ci sono o ci fanno, come suol dirsi. Perchè per scomodare, quali termini di paragone per questo romanzo, le opere di Conrad o Greene o Le Carrè, si deve essere in stato di alterazione etilica o giù di lì oppure si seguono criteri "altri" rispetto al giudizio artistico puro e semplice. Per carità, l'idea a base del romanzo è pure buona, però l'autore si è fatto prendere la mano e a furia di inserire temi e linee narrative, si è perso per strada e l'opera rimane irrisolta, non diventando mai completamente né un romanzo di spionaggio, né di guerra, né di critica social/ideologica, né di studio psicologico sulla personalità di uno "sdoppiato" come il narratore protagonista. Certo, alcune parti (specialmente l'inizio ambientato a Saigon poco prima dell'arrivo dei vietcong) sono ben scritte e rese particolarmente vive dall'innegabile capacità descrittiva dell'autore. Ma oltre a questo c'è ben poco e man mano che si procede nella lettura finisce per vincere il senso di noia che sempre emerge quando un romanzo è troppo artefatto ed inverosimile. I capolavori sono ben altri, e se questo è "l'annuncio della letteratura americana del XXI secolo", molto meglio quella del XX e del XIX, date retta. ...breve post scritto: effettivamente la confezione del libro (copertina, carta ecc.) è talmente brutta da diventare bella, come se il libro anziché nuovo di zecca fosse già vecchio di quarant'anni e, pescato da una bancarella, giungesse fino a noi direttamente dagli anni settanta. Complimenti ai grafici.

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    francesco mambretti

    10/02/2017 16:22:44

    Secondo la Book Reporter, come riportato in quarta di copertina, Il simpatizzante non è soltanto un magistrale romanzo di spionaggio, ma un’opera che annuncia la nuova letteratura americana del XXI secolo. In realtà non riesce mai ad essere un romanzo di spionaggio e non credo che annunci un bel niente. È invece un romanzo volonteroso, tutto costruito intellettualmente e sostenuto da buona documentazione storica (come specificato negli interessanti ringraziamenti finali), ma animato da una debole ispirazione. La doppiezza del protagonista è molto dichiarata sin dall'inizio, ma non riesce mai ad animarsi veramente sotto l'aspetto narrativo. L'esotismo coloniale di Graham Greene, che l'autore pretende di superare perché il narratore è vietnamita, resta un riferimento nemmeno avvicinato. E' evidente anche l'omaggio a Orwell, nella sezione finale, con il ritorno in Vietnam, la cattura e la tortura. Ma l’esito della confessione è artificioso e debole sotto l’aspetto narrativo. Il razionalismo favoleggiante di Orwell è ben altra cosa. Alla fin dei conti il protagonista si limita ad apprendere che tutte le rivoluzioni finiscono per privare la gente della libertà per cui si è combattuto. Anche la critica ad Apocalypse Now è superficiale. L'aspetto più interessante a me è sembrato il punto di vista sudvietnamita, probabilmente piuttosto inedito, dal quale per fortuna l'autore non riesce mai a staccarsi. Il protagonista, nonostante la sua doppiezza, è dalla parte sudvietnamita, come l’autore. Fa sì la spia per il Nord, ma alla fine si vede che cosa ci guadagna. Poi si ci si può lamentare degli americani, perché sono razzisti, insieme a tutti gli altri asiatici. La carta del volume è effettivamente pessima. C’era proprio da diffidare.

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    luca bidoli

    22/01/2017 13:31:34

    Capolavoro? Se dovessi dare seguito alla quarta di copertina, con giudizi tratti da riviste statunitensi, direi di sì, ad altri comenti, alcuni editoriali, siamo in presenza di un libro magnifico. Tuttavia, se dovessi limitarmi al mio personale e mediocre giudizio direi, semplicemente, che la vicenda non mi ha per nulla coinvolto. Non vedo nulla di quello che mi si prospetta: una scrittura scialba, personaggi reali ed autentici come possono essere nelle peggiori oleografie, nessun pathos, nessuna carica elettrica che arrivi all'encefalogramma. Ripetività ed ovvietà. Orrenda copertina e carta pessima: già da questo dovevo intuirlo; una mediocre casa editrice che insegue le pseudo celebrità anglicizzanti.

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    Tommaso

    20/01/2017 09:11:30

    Il Simpatizzante è un romanzo straordinario. Accusatorio verso i valori occidentali, in particolar modo con quelli Americani, dove dietro a Democrazia e Libertà si nascondono le più grandi nefandezze del genere umano. Dissacrante verso il comunismo statalista e verso un'organizzazione che si stratifica gerarchicamente fino a perdere i connotati di libertà e indipendenza per i quali si stava combattendo. Un libro che riesce a guardare il mondo da più punti di vista, da più sfaccettature, senza scegliere poi di stare nel mezzo, con quel luogo comune per cui la verità sta sempre nel mezzo. Un niente quasi nichilista come via di uscita, che ha come unica alternativa il sogno di una rivoluzione perenne, come già un argentino suggerì. Viet Thanh Nguyen è riuscito a scrivere un capolavoro assoluto, che racconta, attraverso un espediente narrativo, due mondi contrapposti, non cadendo nella retorica del buono e del cattivo. "Che cosa fanno le persone che lottano contro il potere, quando lo conquistano? Che cosa fa un rivoluzionario, quando la rivoluzione trionfa? La nostra vita e la nostra morte ci hanno insegnato a schierarci dalla parte dei più indesiderabili tra gli indesiderabili. Magnetizzato dall'esperienza, il nostro compasso punta continuamente verso le persone che soffrono. Ecco perché nonostante tutto continuiamo a considerarci dei rivoluzionari. Rimaniamo esempi viventi della più fiduciosa tra le creature: il rivoluzionario in cerca di una rivoluzione, anche se non troveremmo niente da obiettare se qualcuno ci definisse sognatori, resi ciechi da un'illusione."

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    Matteo

    26/12/2016 20:18:03

    Gran bel libro, una carrellata politica sulla guerra del Vietnam dal punto di vista di un vietnamita, che crea un personaggio magnificamente ambiguo, doppiogiochista, spia dei comunisti ma che si trova perfettamente a suo agio nell'edonismo americano. Un libro complesso, in forma di lunghissimo monologo, con frasi da mandare a memoria, che affatica solo un po' all'inizio finchè non si entra nella storia e nel finale beffardo e involuto. Comunque uno dei migliori libri dell'anno.

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  • Thanh Nguyen Viet Cover

    Viet Thanh Nguyen (Buôn Ma Thuôt 1971) è un blogger e scrittore di origini vietnamite. Insegna English and American Studies and Ethnicity alla University of Southern California. È autore di Race and Resistance: Literature and Politics in Asian America (Oxford University Press, 2002). Il simpatizzante (Neri Pozza 2016), suo primo romanzo, ha vinto il Premio Pulitzer 2016. Tra gli altri suoi libri pubblicati con Neri Pozza ricordiamo I rifugiati (2017) e Niente muore mai (2018). Approfondisci
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