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Giugno 1992, Mazzotta, copertina flessibile 23x21 cm. Pp (165) con 60 tav, L'avventurta letteraria di Soffici, saggio di Giorgio Barberi Squarotti. Minimi segni del tempo alla copertina (senza mancanze ne lacerazioni), bordo leggermente brunito, interno pulito. ooo
scheda di Roberto, M.T., L'Indice 1992, n.11
Catalogo della mostra antologica ospitata al Liceo Saracco di Acqui Terme e successivamente al Palazzo della Permanente di Milano, il volume concentra l'interesse sull'impegno artistico e letterario di Soffici attraverso i contributi incrociati di Luigi Cavallo e di Giorgio Barberi Squarotti. Cavallo approfondisce in particolare la dimensione europea della formazione dell'artista toscano, che, giunto a Parigi ventenne, vi rimane dal 1900 al 1907, stabilendo rapporti di amicizia con Apollinaire, Jacob, Picasso e con Larionov, la Goncarova, la Exter. Al ritorno in Italia Soffici trova in Papini un alter ego, e attraverso "La Voce" e "Lacerba" realizza un'opera di mediazione culturale tra Francia e Italia che lo conduce ad associarsi, per una breve stagione, al futurismo dei milanesi, per staccarsene polemicamente nel '15. Attraverso un confronto tra le due redazioni del romanzo "Lemmonio Boreo", quella del 1911 e quella del '23, Barberi Squarotti inquadra la svolta tradizionalista che caratterizza il Soffici del primo dopoguerra, nel restringersi dell'orizzonte europeo e nell'abiura dello sperimentalismo delle avanguardie che lo conducono a ricercare in pittura come in letteratura la resa piana e diretta del paesaggio e del vernacolo toscano. La selezione dei dipinti dell'esposizione, tutti criticamente inquadrati dalle schede di Cavallo, è estesa tra la prima e l'estrema stagione di Soffici, conclusasi con la morte nel '64. Meno documentati risultano invece gli anni problematici del "ritorno all'ordine", quando il rapporto con Maccari e con le posizioni regionalistiche del "Selvaggio" conduce Soffici a sperimentare nella grafica prima ancora che nella pittura la messa a punto di un linguaggio diretto ed espressivo, schierato in termini di politica della cultura nella difesa di una antiaccademica italianità fascista.
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