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Mauro Mancia

Editore: Marsilio
Collana: Elementi
Anno edizione: 2004
Pagine: 159 p. , Brossura
  • EAN: 9788831783811

Sul sogno Mancia lavora da anni, come psicoanalista e come neurofisiologo, e ogni tanto fa il punto della situazione della ricerca sui due fronti con la consueta capacità di articolare insieme e rendere accessibili gli sviluppi delle due discipline. In questo libro riprende il filo interrotto nel precedente (Marsilio, 1998), aggiornando alcune parti e inserendo nuovi capitoli attenti ai più recenti contributi delle neuroscienze e all'evoluzione della teoria psicoanalitica sul sogno, in particolare in relazione alla clinica.

Il percorso storico si muove dall'antico Egitto, a Babilonia, a Israele, all'Islam, alla Cina, all'India, per soffermarsi sull'antica Grecia, in particolare il lavoro di Artemidoro di Daldi, vissuto nel II secolo d.C., primo autore di un libro di onirocritica, che propone un'interpretazione sistematica dei sogni in cui anticipa molte delle conoscenze che la psicoanalisi andrà scoprendo. Più tardi, in epoca cristiana, il diavolo farà il suo ingresso nel sogno, e sarà Agostino a indicare la strada per rovesciare il pericolo mortale in opportunità, per operare la propria conversione proprio attraverso il lavoro sui sogni. Ma la difficoltà a tenere a bada i sogni sessuali renderà diffidente la chiesa nei confronti del sogno, che verrà tenuto ai margini per riaffiorare qua e là nella storia, nell'arte, nella letteratura, nella divinazione.

Fu Cardano, nel 500, a porre delle regole generali per l'interpretazione dei sogni e, come Artemidoro, a collegare i sogni in rapporto agli oggetti che vi compaiono: parti del corpo umano e parti del mondo. Precursore di Lacan nell'attenzione alle assonanze fonetiche e ai giochi linguistici, notò come la parola nasco (orior) e la parola muoio (morior) differissero per una sola lettera. Cardano fu più pessimista e funereo di Artemidoro, più orientato a far posto alla morte nel suo pensiero, ma la sua gamma interpretativa fu più ricca nel descrivere gli affetti, e precorse Freud nel riconoscere come caratteristica del sogno la logica dei contrari, che non rispetta il principio aristotelico di non contraddizione.

Da qui in poi il lavoro di Mancia percorre il di recente rinnovato intreccio tra psicoanalisi e neuroscienze. Nel 1974 Warrington e Weiskrantz, lavorando con pazienti malati di Alzheimer, scoprirono l'esistenza di una memoria arcaica che archivia esperienze traumatiche con relative fantasie e difese, e la chiamarono memoria implicita. Questa scoperta consente di ampliare il concetto di inconscio considerando come fondante l'inconscio non rimosso, sede della memoria implicita e luogo dove viene archiviato materiale o prima della maturazione delle strutture della memoria esplicita, che avviene a due-tre anni, oppure in qualsiasi età nel caso di esperienze particolarmente traumatiche, a causa della sconnessione emotivo-cognitiva che si produce in questi casi. La drammatizzazione nel sogno e nel transfert offre rappresentabilità a ricordi rimossi, come Freud ha ipotizzato alla luce delle conoscenze di cui disponeva, ma attiva anche un vero e proprio processo di simbolopoiesi, cioè di trasformazione di materiali inconsci non rimossi, presenti nella memoria implicita, in pensieri pensabili.

Il concetto di inconscio non rimosso sembra confermare il modello della mente proposto da Melanie Klein negli anni trenta, che segnò il passaggio dalla centralità delle pulsioni alle relazioni precoci, le cui esperienze, traumi e difese verrebbero a costituire proprio il nucleo primitivo, non rimosso, dell'inconscio, destinato a condizionare la vita affettiva, emozionale, cognitiva e sessuale dell'individuo anche adulto. L'evoluzione del pensiero kleiniano ha condotto allo sviluppo del pensiero di Wilfred Bion, per il quale la funzione del sogno diventa proprio quella di alfabetizzare quei materiali relazionali precoci che lui chiamò elementi beta, in virtù di quella che chiamò funzione alfa del sogno.

La funzione della censura e delle resistenze che operano nel sogno diventa per Bion il meccanismo che permette di creare un'interfaccia tra conscio e inconscio, insieme barriera e membrana di interscambio tra le due funzioni. La plasticità che caratterizza tutto l'apparato secondo questo modello può essere osservata nella relazione analitica e utilizzata dall'analista per accompagnare in modo sintonico i movimenti evolutivi del paziente. La psicoanalisi postkleiniana ha riconosciuto nel sogno la necessità di rappresentare il mondo interno del sognatore drammatizzando la relazione degli oggetti interni tra di loro e con l'altro. Oggi abbiamo la conferma della funzione del sogno e del transfert nel rendere verbalizzabili e pensabili esperienze precoci preverbali e presimboliche sepolte nella memoria implicita attraverso la capacità simbolopoietica e trasformativa che caratterizza la funzione del sogno. Sognare significa dunque poter oggettivare in un teatro privato la relazione tra oggetti interni, cioè darsi un fondamentale strumento di conoscenza di sé.

Ma nel corso di una analisi l'attività onirica del paziente segnala anche lo stato di sintonizzazione affettiva nella coppia al lavoro, in analogia con quella descritta da Stern nel 1995 sulla relazione madre-bambino. Sogno come crocevia tra l'emergere della simbolizzabilità dei contenuti più arcaici e l'attualità dell'esperienza cognitiva, emozionale e affettiva che il transfert attiva. Sogno, dice Mancia, pontifex, che collega il passato remoto con il presente.

La parte finale del libro illustra la teoria della memoria implicita con materiale clinico affiancato da una ipotesi interpretativa di due sogni riferiti da primo Levi in Se questo è un uomo e La tregua, che confermerebbero il passaggio diretto nella memoria implicita della componente emotiva di vissuti esperienziali traumatici troppo dolorosi, intensi e duraturi per essere trattenuti e elaborati nella mente. Questa modalità difensiva salva lì per lì l'integrità della mente, ma trattiene materiali indigeriti che restano attivi in quanto tali anche molto tempo dopo che la causa traumatica è venuta a mancare.