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Fabrizio Battistelli

Editore: Franco Angeli
Anno edizione: 1996
Pagine: 254 p. , ill.
  • EAN: 9788820494933

recensione di Melucci, A., L'Indice 1996, n.11

La guerra è ancora un mezzo di soluzione dei conflitti? E fino a che punto può spingersi il conflitto armato in un'era di interdipendenza globale che vive all'ombra della minaccia nucleare ormai irreversibile? A queste domande il bel libro di Fabrizio Battistelli non risponde direttamente, anche perché si tratta di interrogativi che occupano oggi, senza risposta, la coscienza collettiva. Essi costituiscono anche l'oggetto cruciale di una ridefinizione sempre più necessaria delle arene e delle regole che devono governare la situazione planetaria: senza questa ridefinizione gli assetti internazionali usciti dalle due guerre mondiali mostrano ormai l'impossibilità di far fronte alle sfide esaltanti e terribili della società complessa. Nessuno è oggi in grado di rispondere a queste domande, ma il libro di Battistelli propone una riflessione, che a partire da una solida base di ricerca e dall'analisi dettagliata dei cambiamenti di struttura e di funzione delle forze armate nel nostro paese, tiene sullo sfondo la questione inevitabile circa il posto dei soldati in una società come quella contemporanea.
Da molti anni Battistelli svolge un ruolo di primo piano nel promuovere gli studi di sociologia militare in Italia e conduce, con sistematicità e intelligenza, l'analisi delle forze armate e del loro ruolo nel nostro paese. Dalla fine della seconda guerra mondiale l'Italia ha avuto una forza armata di oltre 300.000 uomini, di cui 180.000 soldati di leva. Una realtà largamente invisibile per la società italiana, se non per la ricaduta che la leva poteva avere sulle famiglie o sulle piccole comunità locali e per le parate annuali in occasione della festa della Repubblica. I soldati, soprattutto se di professione, non hanno avuto che un posto marginale nella realtà italiana in sviluppo e hanno concentrato su di sé per molti anni la diffidenza e il sospetto che la cultura progressista, con poche lodevoli eccezioni, ha sempre mantenuto verso la tradizione autoritaria delle strutture militari. Alla distanza critica di principio ha corrisposto una sostanziale indifferenza verso quanto andava mutando all'interno delle forze armate e nel contesto internazionale. Battistelli è stato tra i pochi a rilevare e spesso anticipare i cambiamenti delle forze armate e della loro funzione.
In questo libro che costituisce la sintesi matura delle sue ricerche, l'autore combina ricchezza di dati e capacità previsionale, spessore teorico e attenzione al 'policy-making'. Le forze armate italiane sono diventate visibili anche al grande pubblico in occasione delle missioni internazionali di 'peace-keeping' in cui sono state impegnate nell'ultimo decennio, dal Libano alla Somalia, dall'Albania alla Bosnia. Ma questa nuova funzione ha corrisposto anche a cambiamenti interni della struttura militare. Il libro fornisce un quadro esauriente della composizione e delle motivazioni dei militari italiani, mostrando continuità e discontinuità nella definizione dei soldati e della loro organizzazione (a completamento di questo quadro, sul rapporto tra i giovani e la struttura militare si può anche vedere il più recente "Giovani e forze armate. Aspetti sociologici della condizione giovanile e della comunicazione istituzionale", Angeli, 1996).
Basandosi poi sulle ricerche condotte dall'autore - le prime in assoluto - sull'esercito italiano in missione in Albania e in Somalia, il libro delinea il mutamento della funzione militare nella gestione delle crisi internazionali: un ruolo di mantenimento della pace che l'esercito italiano ha mostrato di saper svolgere con più efficacia, duttilità, capacità di dialogo, di forze armate assai più potenti e di più consolidata tradizione "guerriera".
Infine Battistelli si misura senza reticenze con le questioni di 'policy' che emergono dal mutamento registrato: quale tipo di esercito possiamo prefigurare per la nostra società che entra nel nuovo assetto planetario? Il libro affronta questioni come il tipo di reclutamento più adeguato alla nuova situazione (di leva, professionale, o entrambi), l'accesso delle donne alla carriera militare, la gestione della sicurezza e della difesa in una situazione sempre più esposta a crisi: su tutti questi punti Battistelli contribuisce a sfatare luoghi comuni e fornisce elementi preziosi di conoscenza.
Il libro non offre però solo un discorso per gli addetti ai lavori, ma si propone al pubblico più ampio con una scrittura piana e accessibile, senza semplificare le questioni affrontate. Merita per questo di uscire dal cerchio ristretto degli specialisti di questioni militari o dal dibattito accademico, per contribuire più direttamente a modificare la percezione diffusa che gli italiani ancora mantengono verso le proprie forze armate. Un altro modo per renderle meno invisibili.