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Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2009
Pagine: 290 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806194772

Il pensiero contemporaneo, da Heidegger a Baudrillard, ha mostrato, da varie prospettive, come il mondo moderno sia caratterizzato da un clamoroso occultamento: la rimozione della morte, frutto dell'illusione di essere eterni, al riparo dalla malattia e dal deperimento. Quasi a compensare questa rimozione, la letteratura occidentale dell'Otto-Novecento ha individuato nella morte e nella malattia i suoi temi forse più peculiari: basti pensare a La morte di Ivan Il'ič di Lev Tolstoj, a La montagna incantata di Thomas Mann, a L'animale morente di Philip Roth o, per quanto riguarda l'Italia, al bel racconto di Moravia Inverno di malato; ma gli esempi, più o meno alti, sarebbero infiniti.
Entro questo filone si colloca l'ultimo romanzo di Domenico Starnone, Spavento, che fin dal titolo pone l'accento sulla paura provocata dalla visita inattesa della malattia e della morte. Al centro della vicenda vi è Pietro Tosca, un affermato sceneggiatore quasi settantenne che scopre all'improvviso, a causa del sangue che trova nella proprie urine, di essere minacciato da un'imprecisata quanto grave malattia. Tosca sembra però rifiutarsi di prendere contromisure di fronte a questi allarmanti sintomi, tanto che quando, cedendo alle premurose insistenze della moglie, effettua finalmente le opportune analisi, scappa dalla clinica senza nemmeno attendere di conoscerne l'esito. Non basta: la sua carriera, al pari della sua salute, sembra essere minacciata dall'arrivismo di due giovani, Ornella e Gianfranco, che, per migliorare le proprie rispettive posizioni, cercano in qualche modo di servirsi di Tosca, se non addirittura di sostituirsi a lui.
Questa storia è però, in realtà, un libro nel libro, dato che in Spavento le vicende di Tosca si intrecciano con quelle di Starnone stesso, che si racconta in pagine dall'evidente timbro autobiografico. Ora, la mise en abyme narrativa è una tecnica vecchissima che risale agli esordi stessi del romanzo (si pensi al Don Chisciotte di Cervantes), ma il modo in cui Starnone la applica è certamente singolare: di rado, infatti, due storie nella storia avevano raggiunto un così alto coefficiente di compenetrazione. Tra la storia di Tosca – di cui il narratore descrive la complicata gestazione e a cui assegna il titolo antifrastico La morte allegra – e quella di Starnone, le separazioni sono ridotte al minimo, anzi: i due plot si incrociano e si sovrappongono di continuo, come se fossero legati da un filo invisibile ma resistentissimo, a cui potremmo dare anche il nome di destino.
Si dà il caso infatti che, mentre è impegnato nella stesura della Morte allegra, l'autore finisca per ammalarsi egli stesso, e, per di più, di un morbo i cui sintomi non sono troppo dissimili da quelli del male che affligge Tosca. Se quest'ultimo ha problemi con le urine, il narratore, da parte sua, riscontra anomalie nelle proprie feci, scoprendo poi di avere la melena. Si ricovera dunque in ospedale, dove avrà come compagno di stanza un ingegnere taciturno e misterioso, con cui piano piano instaurerà un rapporto di sempre più intima complicità: "Eravamo diventati sodali, vale a dire associati nella religione della sofferenza, nello scontro con la mala sorte". A parziale compensazione dei tipici disagi che chiunque sia stato ricoverato in un ospedale, anche per un breve periodo, ben conosce, vi è infatti una singolare solidarietà che, nei luoghi ospedalieri, crea ponti emotivi e psicologici tra persone che nella vita di tutti i giorni non avrebbero avuto nulla da dirsi.
Una volta che l'ingegnere viene dimesso, il suo posto verrà preso da un ottantenne professore di filosofia in pensione che coinvolgerà l'autore in complesse discussioni su temi metafisici e teologici. Dopo un'iniziale antipatia, il narratore finirà per solidarizzare anche con il vecchio professore, che lo aveva sollecitato a riflettere su alcuni aspetti della religione cristiana. Nelle pagine sull'ospedale la scatologia si intreccia all'escatologia, le riflessioni sulle cose ultime alla meticolosa osservazione delle feci: "Mi ero autoconferito una missione sublime di aruspice, ed eccomi invece a spiare la mia vera unica produzione che davvero contasse, questa merda sul fondo della tazza". L'esperienza ospedaliera modificherà e segnerà profondamente anche l'evolversi della Morte allegra, tant'è che a Tosca l'autore attribuirà alcune caratteristiche dell'ingegnere con cui aveva condiviso la stanza d'ospedale. Tra le quali, la disperata vitalità che spinge il vecchio e malato Tosca, che si sente con un piede nella fossa, a contattare una prostituta per chiederle di accompagnarlo a una cena in un ristorante di lusso, per poi concludere la serata in un hotel altrettanto sfarzoso. Come nella Grande abbuffata di Ferreri, esplicitamente evocata nel romanzo, la passione per il cibo si fonde con quella per il sesso; ma, a differenza del film, il libro non si chiude in modo apocalittico. L'appuntamento di Tosca con la morte, per il momento, è ancora rinviato.
Raoul Bruni

Recensioni dei clienti

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    fla

    05/04/2010 10.43.00

    Starnone mi è piaciuto nei suoi libri sulla scuola. questo invece mi pare proprio bruttino, poco credibile, costruito a tavolino e cerebrale nonostante il tema, soprattutto nella storia troppo forzata di Tosca

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    luigi

    02/02/2010 11.54.18

    Ci sono libri piacevoli da leggere, ma che ti lasciano poco. Altri che hanno la pretesa di essere capolavori, ma pesanti, troppo. E poi c'e' la letteratura. 'Spavento' e' letteratura: si fa leggere dalla prima all'ultima pagina, e ti smuove 'qualcosa' dentro, un lampo. Che resta anche dopo che hai chiuso il libro.

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    Marisa

    25/01/2010 18.58.38

    Un libro intenso, realistico. Il succedersi dei pensieri è incalzante perché stimolato da un improvviso che s'impone nella quotidianità e la cambia. Lo scrittore, abituato a muoversi tra le parole per edificare lentamente una narrazione pregna di senso, è costretto ad interrompere bruscamente il suo lavoro perché una malattia reclama il suo spazio, dando un corso diverso al tempo interiore. L'esperienza del dolore fisico genera inevitabilmente riflessioni sulla morte: le faceva anche l'ultimo personaggio creato, di cui Starnone ci racconta, ma lo scrittore stavolta non inventa nulla e soffre davvero le sue pene. Se abbiamo avuto un periodo caratterizzato da "sindrome da corpo sfiduciato", ci possiamo ritrovare in molti degli interrogativi presenti nel testo e le osservazioni possono essere pienamente condivise nella consapevolezza felice e crescente di non voler, comunque sia, smarrire il senso della vita per uno SPAVENTO.

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    massimiliano

    14/01/2010 13.48.20

    Un libro non facile, sia per il tema trattato – la paura della malattia, preludio della morte – sia per il modo in cui è concepito. Leggiamo infatti un racconto nel racconto, guardiamo la scrittura che ricalca sé stessa, scopriamo la finzione narrativa che si moltiplica, come un gioco di specchi in cui realtà ed illusioni si confondono, si citano, si rimandano l’una nell’altra con le loro variabili ma anche simmetrie. Un circuito chiuso, dove l’immagine dell’autore-demiurgo Starnone che plasma “Spavento” si riflette in quella di uno sceneggiatore cinquantaseienne di successo il quale, a sua volta, si sfaccetta in Pietro Tosca, protagonista della “Morte allegra”, il racconto concepito dallo sceneggiatore di successo, frutto dell'immaginazione del demiurgo Starnone (quest’ultimo poi si diverte ad amplificare il gioco citando espressamente il titolo di un proprio romanzo). Pietro Tosca nel primo capitolo del libro ha una vita autonoma, suoi sono le sensazioni, i dolori, le emozioni che prova, si esprime in prima persona; a partire dal secondo invece tale privilegio viene assegnato allo sceneggiatore, che modella la sua creatura sviluppandone i pensieri e le azioni in terza persona, tra continue cancellature ed aggiustamenti – dettati dall’insorgere della melena - “work in progress” narrativo che durerà quasi un decennio. Per quanto riguarda la descrizione della malattia Starnone non fa sconti, ne segue continuamente gli effetti visibili - fisici (quindi oggettivi) e psicologici (ovvero soggettivi) – senza alcuna ostentazione: la si può vedere, sentire, annusare come i colori, i suoni, gli odori dell’ospedale. Molti gli spunti di riflessione, tante le belle pagine da amare (una su tutte, pag. 87) e ricordare.

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    ant

    06/01/2010 19.38.34

    Premessa vista la capacità affabulatoria ,Starnone potrebbe cercare storie meno dispersive ed eteree cmq Libro che s'inerpica negli intricati e contorti pensieri umani, riguardanti la malattia e la vecchiaia. Lo scrittore sviluppa la storia su due strati, uno scrivente che prende ispirazione dalle sue traversìe fisiche ,per dar corpo al vissuto di un personaggio molto controverso e contorto. Molti gli spunti di riflessione in questo testo, mi è molto piaciuto il divagare del romanziere su vari temi, e tutti gli argomenti trattati riguardano la capacità di saper affrontare le difficoltà e le sofferenze di ognuno di noi. A tal proposito voglio riportare una digressione sul tema della fede che mi ha molto colpito, lo scrittore nel letto d'ospedale( è lì che prende spunto come dicevo per scrivere il suo romanzo) chiede al cappellano del nosocomio: Lo sa com'è che s'è deciso di trasformare un simbolo di tortura nel simbolo più significativo di una grande religione? Lo sa, mi perdoni, come e quando Gesù crocifisso ha preso il sopravvento, che so, su Gesù meditabondo, Gesù predicatore, Gesù giudice in trono nel Giorno del Giudizio?... Il prete: In che senso il sopravvento scusi? Volevo dire(lo scrittore): lì sull'altare potevate metterci quasiasi cosa. Potevate metterci un agnello, una pantera, un pesce, un normale animale totemico della vostra tradizione. O anche un giovane D I O in ottima forma fisica. Come e quando avete deciso per un corpo smagrito di essere umano al culmine della sofferenza fisica, inchiodato mani e piedi a due assi di legno?.. Il prete: sì ma poi è risorto! lo scrittore: ma deve ammettere che il Cristo fulgido e potente della resurrezione non ha la stessa centralità del crocifisso. Libro curioso e intrigante da proporre sicuramente e per riflettere

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    claudio

    29/11/2009 09.40.15

    Eccellente lavoro di Starnone. Ottima l'idea di mescolare le vicende personali con quelle del protagonista del libro che sta scrivendo. Ottime le pagine dell'autore in ospedale, con una grande tristezza per come sono ridotti gli ospedali.

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    don gralizoner

    20/10/2009 10.46.46

    Un libro così intenso - e con momenti di tale intensa bellezza - che è difficile distaccarsene. Romanzo interessante anche dal punto di vista narratologico: racconto autobiografico (in senso stretto) della scrittura di un romanzo che non sembra volersi compiere e che si compie - proprio in questo libro - conservando la sua forma lacerata e incompiuta. Un piccolo calo di tensione all'inizio del capitolo III, quando il gioco narrativo si fa troppo scoperto, toglie ben poco ad un romanzo difficile da dimenticare.

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