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Spavento - Domenico Starnone - copertina

Spavento

Domenico Starnone

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Editore: Einaudi
Anno edizione: 2020
Formato: Tascabile
In commercio dal: 3 marzo 2020
Pagine: 296 p.
  • EAN: 9788806245825
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Gaia la libraia

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"Sono stato un uomo giovane, ho vissuto con pienezza e allegria, prima o poi dovrò morire". È questo il pensiero naturale e spaventoso al centro del nuovo libro di Domenico Starnone. Un pensiero che rimbalza di testa in testa, da un personaggio all'altro, dettando gesti e comportamenti, muovendo la vita e la sua "spoglia dolciastra", la letteratura, in direzioni diverse. Perché se di fronte alla morte la letteratura e i suoi infiniti giochi sfarinano, se la scrittura mette la vita "sotto spirito come le ciliegie", la paura di morire può diventare vero oggetto di racconto. Lo scrittore che inventa la storia e l'uomo che è al centro di quella storia, Pietro Tosca, sceneggiatore sessantanovenne che sente che "sta cominciando la vecchiaia vera" e forse qualcosa di peggio. Lo avverte dalla "sindrome del corpo sfiduciato", e poi da un segno che ha la forza di una rivelazione: qualche goccia di sangue nell'urina. Mentre intorno a lui la vita scalcia, soprattutto nella piccola cerchia dei giovani pronti a rubarsi le idee a vicenda, a imporsi nel mondo con un'autentica e inguardabile furia di vita, Tosca forse sta per morire. E all'idea della morte reagisce inventandosi una strategia di elusione. Ma all'improvviso lo scrittore che sta scrivendo questa storia si ammala anche lui. Sdraiato nel suo letto di ospedale continua a scrivere, e più scrive più sanguina.
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    libr_ida

    30/10/2020 19:10:18

    Ci sono romanzi per i quali è importante quello che accade "fuori"; per quelli di Starnone, invece, quello che accade "dentro": il movimento è perlopiù del pensiero e le  analisi introspettive si manifestano esternamente nelle deiezioni materiali ed emotive che il corpo emette. Questo accade in molti suoi romanzi della maturità, quelli dopo Via Gemito, ma in particolare in Spavento, che è la storia dell'evolversi di un malessere fisico, il quale mette in discussione la pacifica vita di uno sceneggiatore, alla soglia della pensione, e che acuisce le sue capacità di interpretare il mondo, osservato dalla prospettiva immobile della malattia. Man mano che la lettura di Spavento andava avanti mi convincevo che, per entrarvi bene, dovevo seguire la cartina tornasole che Starnone stesso aveva messo nel libro, e, così, ho letto in parallelo Spavento e La morte di Ivan Il'ic di Lev Tolstoj . Il romanzo di Starnone è un raffinato gioco di specchi: Pietro Tosca, il protagonista del romanzo,  si confronta con il Pietro Tosca del racconto che lo stesso Pietro Tosca scrive, in un omonimia che confonde, diverte e inquieta; inoltre Pietro Tosca si nutre del paragone con il sentirsi malato e incompreso di Ivan Il'ic, del grande maestro Tolstoj, in un susseguirsi di richiami letterari e narrativi che mi ha intrigato moltissimo. Ma Spavento non è solo un gioco intellettuale; la percezione dell'indebolirsi gradualmente, del dipendere dagli altri, la paura dell'avvicinarsi della morte, le scene di agonia, che Ivan Il'ic vive nella Russia ottocentesca, Starnone le ambienta nel set di un ospedale, fin troppo realistico per chi ha subito un periodo di lungodegenza e,  ahimè, fin troppo attuale e doloroso, se si pensa a quello che sta accadendo oggi. Con Spavento, nel mio cammino, un poco ondivago, di conoscenza dell'opera omnia di Starnone, si conferma la mia stima di lui come un narratore dell'animo umano mai banale, ma sempre tagliente...come un bisturi.

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    elisa

    01/08/2019 18:25:41

    Straordinario, letto in 3 giorni, letteralmente incollata al libro

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    fla

    05/04/2010 10:43:00

    Starnone mi è piaciuto nei suoi libri sulla scuola. questo invece mi pare proprio bruttino, poco credibile, costruito a tavolino e cerebrale nonostante il tema, soprattutto nella storia troppo forzata di Tosca

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    luigi

    02/02/2010 11:54:18

    Ci sono libri piacevoli da leggere, ma che ti lasciano poco. Altri che hanno la pretesa di essere capolavori, ma pesanti, troppo. E poi c'e' la letteratura. 'Spavento' e' letteratura: si fa leggere dalla prima all'ultima pagina, e ti smuove 'qualcosa' dentro, un lampo. Che resta anche dopo che hai chiuso il libro.

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    Marisa

    25/01/2010 18:58:38

    Un libro intenso, realistico. Il succedersi dei pensieri è incalzante perché stimolato da un improvviso che s'impone nella quotidianità e la cambia. Lo scrittore, abituato a muoversi tra le parole per edificare lentamente una narrazione pregna di senso, è costretto ad interrompere bruscamente il suo lavoro perché una malattia reclama il suo spazio, dando un corso diverso al tempo interiore. L'esperienza del dolore fisico genera inevitabilmente riflessioni sulla morte: le faceva anche l'ultimo personaggio creato, di cui Starnone ci racconta, ma lo scrittore stavolta non inventa nulla e soffre davvero le sue pene. Se abbiamo avuto un periodo caratterizzato da "sindrome da corpo sfiduciato", ci possiamo ritrovare in molti degli interrogativi presenti nel testo e le osservazioni possono essere pienamente condivise nella consapevolezza felice e crescente di non voler, comunque sia, smarrire il senso della vita per uno SPAVENTO.

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    massimiliano

    14/01/2010 13:48:20

    Un libro non facile, sia per il tema trattato – la paura della malattia, preludio della morte – sia per il modo in cui è concepito. Leggiamo infatti un racconto nel racconto, guardiamo la scrittura che ricalca sé stessa, scopriamo la finzione narrativa che si moltiplica, come un gioco di specchi in cui realtà ed illusioni si confondono, si citano, si rimandano l’una nell’altra con le loro variabili ma anche simmetrie. Un circuito chiuso, dove l’immagine dell’autore-demiurgo Starnone che plasma “Spavento” si riflette in quella di uno sceneggiatore cinquantaseienne di successo il quale, a sua volta, si sfaccetta in Pietro Tosca, protagonista della “Morte allegra”, il racconto concepito dallo sceneggiatore di successo, frutto dell'immaginazione del demiurgo Starnone (quest’ultimo poi si diverte ad amplificare il gioco citando espressamente il titolo di un proprio romanzo). Pietro Tosca nel primo capitolo del libro ha una vita autonoma, suoi sono le sensazioni, i dolori, le emozioni che prova, si esprime in prima persona; a partire dal secondo invece tale privilegio viene assegnato allo sceneggiatore, che modella la sua creatura sviluppandone i pensieri e le azioni in terza persona, tra continue cancellature ed aggiustamenti – dettati dall’insorgere della melena - “work in progress” narrativo che durerà quasi un decennio. Per quanto riguarda la descrizione della malattia Starnone non fa sconti, ne segue continuamente gli effetti visibili - fisici (quindi oggettivi) e psicologici (ovvero soggettivi) – senza alcuna ostentazione: la si può vedere, sentire, annusare come i colori, i suoni, gli odori dell’ospedale. Molti gli spunti di riflessione, tante le belle pagine da amare (una su tutte, pag. 87) e ricordare.

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    ant

    06/01/2010 19:38:34

    Premessa vista la capacità affabulatoria ,Starnone potrebbe cercare storie meno dispersive ed eteree cmq Libro che s'inerpica negli intricati e contorti pensieri umani, riguardanti la malattia e la vecchiaia. Lo scrittore sviluppa la storia su due strati, uno scrivente che prende ispirazione dalle sue traversìe fisiche ,per dar corpo al vissuto di un personaggio molto controverso e contorto. Molti gli spunti di riflessione in questo testo, mi è molto piaciuto il divagare del romanziere su vari temi, e tutti gli argomenti trattati riguardano la capacità di saper affrontare le difficoltà e le sofferenze di ognuno di noi. A tal proposito voglio riportare una digressione sul tema della fede che mi ha molto colpito, lo scrittore nel letto d'ospedale( è lì che prende spunto come dicevo per scrivere il suo romanzo) chiede al cappellano del nosocomio: Lo sa com'è che s'è deciso di trasformare un simbolo di tortura nel simbolo più significativo di una grande religione? Lo sa, mi perdoni, come e quando Gesù crocifisso ha preso il sopravvento, che so, su Gesù meditabondo, Gesù predicatore, Gesù giudice in trono nel Giorno del Giudizio?... Il prete: In che senso il sopravvento scusi? Volevo dire(lo scrittore): lì sull'altare potevate metterci quasiasi cosa. Potevate metterci un agnello, una pantera, un pesce, un normale animale totemico della vostra tradizione. O anche un giovane D I O in ottima forma fisica. Come e quando avete deciso per un corpo smagrito di essere umano al culmine della sofferenza fisica, inchiodato mani e piedi a due assi di legno?.. Il prete: sì ma poi è risorto! lo scrittore: ma deve ammettere che il Cristo fulgido e potente della resurrezione non ha la stessa centralità del crocifisso. Libro curioso e intrigante da proporre sicuramente e per riflettere

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    claudio

    29/11/2009 09:40:15

    Eccellente lavoro di Starnone. Ottima l'idea di mescolare le vicende personali con quelle del protagonista del libro che sta scrivendo. Ottime le pagine dell'autore in ospedale, con una grande tristezza per come sono ridotti gli ospedali.

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    don gralizoner

    20/10/2009 10:46:46

    Un libro così intenso - e con momenti di tale intensa bellezza - che è difficile distaccarsene. Romanzo interessante anche dal punto di vista narratologico: racconto autobiografico (in senso stretto) della scrittura di un romanzo che non sembra volersi compiere e che si compie - proprio in questo libro - conservando la sua forma lacerata e incompiuta. Un piccolo calo di tensione all'inizio del capitolo III, quando il gioco narrativo si fa troppo scoperto, toglie ben poco ad un romanzo difficile da dimenticare.

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  • Domenico Starnone Cover

    Domenico Starnone ha insegnato a lungo nella scuola media superiore e si è occupato di didattica dell'italiano e della storia (Fonti orali e didattica, 1983). L'esperienza dell'insegnamento lo ha portato a scrivere Ex cattedra e altre storie di scuola, pubblicato originariamente alla fine degli anni ottanta, e Solo se interrogato. Appunti sulla maleducazione di un insegnante volenteroso.Per "I Classici Feltrinelli" ha introdotto, tra gli altri, Cuore di De Amicis (1993), Ultime lettere di Jacopo Ortis di Foscolo (1994) e Lord Jim di Conrad (2002). È stato redattore delle pagine culturali del “Manifesto”. Dai suoi libri sono stati tratti i film La Scuola di Daniele Luchetti, Auguri, Professore di Riccardo Milani e Denti di Gabriele Salvatores. Nel 2001 ha... Approfondisci
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