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Salomon Resnik

Traduttore: F. Nosè, G. Morandini
Anno edizione: 1990
Pagine: 120 p.
  • EAN: 9788833905693


scheda di Sabbadini, A., L'Indice 1991, n. 2

L'incontro psicoterapeutico, come ogni altro, avviene in uno spazio delimitato non solo dalle restrizioni fisiche dell'ambiente in cui si verifica, ma anche dal corpo e dalla mente dei suoi partecipanti. La consapevolezza dell'esistenza di questo spazio e la conoscenza delle sue caratteristiche sono importanti per la comprensione del rapporto stesso. Nel caso poi di personalità 'borderline' e psicotiche, la cui problematica comporta una relativa incapacità di differenziare il mondo interiore da quello esterno, il discorso sulla struttura spaziale della mente assume - accanto a quello sulla temporalità - un significato speciale.
È a questo tema che si rivolgono queste sette lezioni sorboniane dello psicoanalista argentino Salomon Resnik (già noto al pubblico italiano per due testi su "Il teatro del sogno" e "L'esperienza psicotica"). L'autore descrive qui quel "mondo appiattito", senza rilievi n‚ spazio per sentire e pensare" che caratterizzerebbe l'interiorità dello psicotico, incapace di percepire il mondo interno come volume. Muovendosi con destrezza all'interno della teoria kleiniana e facendo particolare riferimento all'opera dei suoi maestri (Bion, Rosenfeld, Winnicott e Pichon-Rivière), Resnik ci parla di sogni, di stati oniroidi e, infine, di psicosi, illustrando le sue idee con una presentazione sempre puntuale di casi clinici. Psicotico, ci dice Resnik, "è colui che sogna sempre ma non sa di farlo", insomma un sognatore incapace di svegliarsi; costui, servendosi del meccanismo psicologico inconscio dell'identificazione proiettiva, "fugge dal proprio corpo per prendere possesso di un altro e insediarsi in lui".
Alla costellazione edipica, e questo mi sembra rappresentare un limite teorico della sua analisi, Resnik attribuisce un posto soltanto secondario. Per esempio il suo paziente Charles - che da bambino entrava nel costume da ballerina della sorella come nel transfert entra nella testa di Resnik "per vestirsi delle mie idee e fare lo psicoanalista" - entrato un giorno nell'automobile della madre, era finito contro un albero facendo retromarcia. Resnik giustamente interpreta questo episodio come un attacco contro il padre-analista; ma passa sotto silenzio come esso sia in rapporto alla fantasia edipica di entrare nel corpo ("l'automobile") della madre. Troppo poco, inoltre, ci dice Resnik del complesso rapporto fra spazio transferale e controtransferale, chiave di volta del lavoro con pazienti psicotici, e fra la dimensione spaziale e quella temporale dell'incontro analitico; e niente della "pelle" in quanto confine che circoscrive, in senso tanto fisico che simbolico - con le sue possibili complicazioni psicosomatiche -, lo spazio interno dal mondo esterno (si veda l'importante studio di Didier Anzieu su "Le Moipeau"). Ma queste mie sono domande, che spero Resnik non lascerà a lungo senza risposta, più che non obiezioni al presente libro; che per originalità di impostazione, scorrevolezza stilistica e interesse teorico è davvero pregevole.

L'avventura psicoanalitica – afferma Resnik – «è un viaggio il cui fine è quello di trovare un luogo, di immaginare uno spazio che possa prestare il corpo o essere il corpo che permette ai pensieri smarriti di ritrovarsi, di raggrupparsi, di avere un pensatore».L'autore riprende in questo volume il testo di sette lezioni tenute a Parigi tra il 1987 e il 1988.Il libro ci fa entrare nello spazio tra Resnik e i suoi ascoltatori e nello spazio tra Resnik e i suoi pazienti, alla ricerca di suggestioni e riflessioni che possano dare significato alla vita mentale, sotto lo stimolo di esempi clinici che vanno dall'esperienza nevrotica all'esperienza psicotica, attraverso le fantasie diurne e notturne.Problemi teorici, storie cliniche, confronti con altri psicoanalisti e con il pensiero dei maestri, sono arricchiti di plasticità e rilievo dalla presentazione di disegni di pazienti e dal riferimento a quadri di alcuni grandi pittori (Magritte, van Gogh, De Chirico), che aiutano il lettore a prendere contatto con vissuti intangibili e difficili da comunicare attraverso la parola, introducendolo così a un'esperienza senso-percettiva ed estetica dell'inconscio.