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La speranza più grande - Ilse Aichinger - copertina

Descrizione


E' la storia surreale di una bambina ebrea che vive nel desiderio di raggiungere la madre scampata alla persecuzione nazista in un paese lontano e neutrale. Un desiderio che la porterà ad inventarsi viaggi immaginari sotto la guida della sua preziosa stella - la stella di David - che diventa simbolo di speranza invece che marchio di infamia. Ascoltando le fiabe che le racconta la nonna con cui vive, la piccola Helen trova di giorno in giorno il coraggio per sopravvivere nella desolazione quotidiana di una città austriaca sotto il giogo dell'occupazione tedesca. La morte della protagonista, uccisa da una bomba, coincide idealmente con l'approdo a quella meta lontana così desiderata fin dall'inizio del romanzo.
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Dettagli

1999
24 gennaio 1999
9788877382931

Valutazioni e recensioni

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Sonia
Recensioni: 5/5

Toccante, pieno di significati tristi ma profondi

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Recensioni

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Voce della critica


recensioni di Becagli, C. L'Indice del 1999, n. 05

Quest'unico romanzo della poetessa viennese Ilse Aichinger, scritto tra il 1946 e il 1948, affonda le radici nelle angosciose esperienze della persecuzione razziale, dei lutti familiari e della guerra.

Depositaria di una doppia identità etnica e culturale - ebrea la madre e cattolico il padre -, amputata affettivamente del suo doppio - la gemella Helga, fuggita dalla Vienna nazista poco prima dello scoppio della guerra con uno degli ultimi convogli di profughi -, Ilse, priva come la madre di un visto d'espatrio, sperimenta negli anni dell'adolescenza la precaria esistenza del Mischling ("sangue misto"), secondo la definizione delle leggi razziali del 1938. L'avere un padre ariano la preserva con la madre della deportazione, mentre i parenti - la nonna, amatissima, e gli zii materni - scompaiono nel lager di Minsk.

Un trauma, questo, vissuto col senso di involontaria colpevolezza dei superstiti, che potentemente spira dal drammatico capitolo in cui la piccola protagonista, costretta in un ruolo tragicamente conflittuale, acconsente a fornire il veleno alla nonna, che preferisce il suicidio alla deportazione. Un atto di pietas ma anche un atroce fraintendimento, giacché i passi che scatenano il terrore e inducono la donna al suicidio non appartengono alla Gestapo bensì a un disertore.

Questa sindrome del commiato da persone e cose, questo permanere su un confine labile tra vita e morte - Ilse e la madre furono costrette ad abitare in un alloggio nei pressi della sede della Gestapo - fa da sostrato al romanzo e alle opere successive. Ma muta di segno rifunzionalizzandosi alla notizia del sacrificio dei fratelli Scholl: il terrore senza prospettive viene superato dalla testimonianza di una resistenza assoluta, totale, affermativa.

Al centro della Speranza più grande è la giovane Ellen, alla ricerca di un visto che le permetta di raggiungere la madre emigrata in America. È la grande speranza che la porta a unirsi a un gruppo di bambini ebrei nel vano tentativo di oltrepassare il confine, maturando la propria scelta di appartenenza. Il riscatto dell'infanzia e dell'innocenza negata si compie nel continuo trapasso tra i dati concreti della realtà e la trasfigurazione magica di quella realtà nella dimensione ludica, infantile, fiabesca e chiaroveggente del gioco.

La tematica, la struttura non tradiziona-le e lo stile lirico e visionario, che richia-mano esperienze espressioniste e surrealiste, hanno fatto di questo romanzo, pubblicato ad Amsterdam nel 1948, un caso isolato nel panorama della letteratura tedesca del dopoguerra. Il rincorrersi dei paradossi, il linguaggio immaginifico e allegorico, ricco di sinestesie e timbri contrastanti, suscitarono all'epoca reazioni contraddittorie, imponendo tuttavia la scrittrice - non ancora trentenne - all'attenzione del mondo letterario.

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Conosci l'autore

Ilse Aichinger

(Vienna 1921) scrittrice austriaca. Appartenne al Gruppo 47. Nel romanzo d’esordio La speranza più grande (Die grössere Hoffnung, 1948) ha rievocato l’angosciosa atmosfera del tempo nazista, prendendo spunto dalla propria vicenda di ragazza ebrea perseguitata. I risultati più originali della sua narrativa sono però consegnati ai racconti delle raccolte Discorso sotto il patibolo (Rede unter dem Galgen, 1952), Elisa Elisa (Eliza Eliza, 1965), Brutte parole (Schlechte Wörter, 1976), La mia lingua ed io (Meine Sprache und ich, 1978), Kleist, il muschio, i fagiani (Kleist, Moos, Fasane, 1987), dove i modelli di Kafka e del «racconto breve» si evolvono, tra onirismo e spirito profetico, verso una suggestiva prosa surrealistica. Notevoli anche i dialoghi di In nessun momento (Zu keiner Stunde, 1957)...

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