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Virginia De Winter

Editore: Mondadori
Collana: Omnibus
Anno edizione: 2016
Pagine: 408 p. , Rilegato

31 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Di ambientazione storica

  • EAN: 9788804665076


Era possibile vederla soltanto nelle notti più limpide, quando la luna era alta in cielo e le correnti della laguna si combinavano in una magica armonia trasformando l'acqua in vetro. Allora si mostravano dal fondo del mare rovine di palazzi e resti di statue candide tra le incrostature di conchiglie e le chiome delle alghe. I riverberi della luna correvano lungo catene alle quali era assicurata una bara di cristallo e, tra i fregi e le nervature d'oro, appariva un volto di fanciulla che pareva immersa nel sonno.

Il ritorno di Virginia De Winter a qualche anno di distanza dalla conclusione della saga Black Friars, ha il sapore della cioccolata autunnale e del marshmallow scaldato sul fuoco. E quindi qualcosa di caldo, accogliente e nostalgico, che ti riporta a un’adolescenza neanche troppo lontana, quando la storia, il mistero, il personaggio maschile – bello puntualmente come un dio greco – erano l’unica cosa che contava.

I personaggi di Virginia sono ancora affascinanti, sagaci, passionali, le sue eroine sono ancora forti e indipendenti, i dialoghi accattivanti, le ambientazioni bellissime e approfondite, e a un tratto sembra gli anni non siano mai passati: La spia del mare ha il sapore (ormai retrò?) dei vecchi tempi, e però una differenza c’è e si nota. Virginia è cresciuta, ha fatto tesoro dei consigli della sua editor, le metafore sono ridotte, lo stile è più fluido, le subordinate infinite, accartocciate, hanno lasciato spazio a periodi più snelli. Non meno belli, ma (mi perdonerà) più leggibili. E comunque è sempre Virginia, uno scoppiettante mix del genere storico, fantasy e romance – l’urban fantasy come ce lo ricordavamo, che ha fatto storia con Jacqueline Carey e di cui è rimasta forse solo Cassandra Clare – che sembrava di non trovare più spazio in questa editoria che segue sempre i trend. Fedele insomma a se stessa e ai suoi lettori, che non smette mai di ricordare, che la seguono dal mondo di Savannah su EFP, dalla Vecchia Capitale e, ora, a Venezia.

Sì, perché La spia del mare è ambientato nel 1741 nella Serenissima, con le sue gondole, il carnevale, le maschere, i balli sfarzosi, i ventagli e i nei sul viso che comunicano messaggi in codice agli amanti, i giardini all’italiana – scenari di incontri proibiti –, ma anche gli alchimisti, i fantasmi, i cimiteri, i duelli. Protagonista di questa storia è Cordelia, spia inglese costretta a prendere il posto, nell’alta società veneziana, della gemella Cassandra. E a dover intrattenere il fidanzato di lei, Cassian, che pure non le fa simpatia, ma che ha degli ipnotici occhi blu. Il tutto mentre esegue gli ordini del padre senza scrupoli uccidendo, tra una festa e l’altra, uomini che sembrano appartenere al teatro delle maschere, e nascondendo le ferite che riporta sotto strati di trine.

Ovviamente, la relazione che nascerà tra Cordelia e Cassian sarà tormentata – anche perché a lei, come a ogni donna forte che si rispetti, non manca un certo caratterino –, alimentata da discussioni letterarie – questa volta, ad allietarci, è Callimaco di Cirene – e indiscutibilmente passionale: la solita poesia e delicatezza della De Winter, che farà innamorare ogni amante del romance.

I personaggi secondari non sono mai tali: la cricca che gira attorno ai protagonisti è varia, ricca di personalità, psicologicamente approfondita grazie a piccoli dettagli. Figure storiche come Giacomo Casanova escono dalle pagine per diventare persone in carne e ossa, con i loro vezzi e il loro modo di fare. Così come quelle di fantasia (Alain De Mortemart, aristocratico francese fuggito dalla corte di Versailles, e Don Manuel, nobile spagnolo in esilio volontario) riescono a ritagliarsi i loro spazi e a rimanere memorabili. A coronare una storia piacevole, c’è poi la protagonista indiscussa: la Venezia dei Dogi, non solo, come si è detto, descritta in tutta la sua magnificenza, ma anche storicamente approfondita. La narrazione è costellata di dettagli relativi al costume, alle usanze e al dialetto, che non appesantiscono la storia ma che anzi la impreziosiscono. Questo non toglie nulla alla parte fantasy, che coinvolge alchimia e anatomia in un connubio tra il Frankeinstein e la pietra filosofale, e al mistero che i protagonisti rincorreranno per tutto il libro.

Gli ingredienti di Virginia De Winter, per concludere, ci sono tutti: a voi, non resta altro che acciambellarvi sul divano con un plaid e una tazza di tè, e godervi questa nuova meravigliosa storia.

Recensione a cura di Wuz.it