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Tom Stoppard

Traduttore: M. T. Giordana, M. Perisse
Collana: La memoria
Anno edizione: 2012
Pagine: 408 p. , Brossura
  • EAN: 9788838926525
  Sono passati dieci anni da quando The Coast of Utopia è stato pubblicato e rappresentato per la prima volta. Nel frattempo, Stoppard ha tradotto Cechov, scritto una commedia sulla Cecoslovacchia comunista e sostenuto la causa del Belarus Free Theater. Riletto oggi, questo imponente trittico teatrale si rivela come l'inizio di una nuova stagione nella pratica, non solo letteraria, di Stoppard. Dichiaratosi da sempre un "conservatore con la c minuscola", il drammaturgo inglese sembra aver deciso di affrontare di petto la questione del socialismo, ideologia per lui cieca e liberticida, accettabile solo nella provocatoria versione datane da Oscar Wilde. Per farlo, ha scelto di risalire alle origini delle utopie sociali russe, ritraendo una generazione che ha cercato, fallendo, di cambiare le sorti del mondo. Come nelle precedenti opere, anche questa volta la suggestione iniziale non proviene però dalla volontà di prender partito contro un tema o un'idea, ma dal confronto con la letteratura del passato. Com'egli stesso ha dichiarato in un'intervista che dispiace non poter leggere in margine a questa traduzione, Stoppard ha scritto The Coast of Utopia per confrontarsi con lo stile di Cechov e perché colpito dalla somiglianza tra la vicenda del critico letterario Vissarion Belinskij e la situazione degli intellettuali cecoslovacchi prima e dopo la fine del regime socialista. In Russia come nella Praga socialista, alcuni intellettuali preferirono la censura del proprio paese alla libertà d'espressione dell'Occidente, perché "sotto la censura, il pubblico guardava agli scrittori come alle loro guide ideali". Come Vaclav Havel restò a Praga, in Naufragio Belinskij decide di tornare in Russia perché là potrà avere una maggiore presa sul pubblico e lettori più attenti rispetto a quelli che può avere a Parigi. Come autore, Stoppard non prova però alcuna fascinazione per le limitazioni delle libertà d'espressione e lo ha dimostrato opponendosi alla censura subìta dal Belarus Free Theater. Nel suo teatro sembra interessato piuttosto a esplorare l'aspetto letterario della relazione tra intellettuali e potere. L'utopia del titolo è certamente il sogno socialista infrantosi contro il realismo sovietico, ma è anche un'isola fitta di rimandi letterari. Come sempre, emerge dietro quest'immagine la memoria di Shakespeare: la "costa dell'utopia"ricorda l'inesistente costa della Boemia del Racconto d'inverno e l'isola della Tempesta è direttamente citata nelle parole di Chaadaev che definisce la Russia "il Calibano d'Europa". La "sponda" del titolo rimanda poi al capolavoro di Aleksandr Herzen, Dall'altra sponda. Da Herzen Stoppard ricava non solo l'immagine della sponda – geografica e temporale – tra Russia e Europa, ma anche la dolorosa immagine del naufragio, che è sia il fallimento delle idee rivoluzionarie e dei sogni di trasformazione sociale dopo il 1848, sia l'incidente nel quale il pensatore russo perse la madre e il figlio. Mettendo in scena i rappresentanti della borghesia radicale russa della seconda metà dell'Ottocento, La sponda dell'utopia porta l'attenzione dello spettatore odierno su un periodo cruciale per la nascita delle ideologie e delle utopie contemporanee e su due questioni in particolare: l'abolizione della servitù della gleba e la nascita dell'intelligencija. Sena dopo scena, vediamo questa classe di "intellettuali impegnati" nata intorno a Chaadaev, Belinskij, Bakunin, Herzen e Turgenev crescere e invecchiare senza che i loro sogni giovanili possano trovare spazio nella realtà. "Stiamo tutti per entrare nel dizionario", dice Nicolaj Ketscher, poiché la Russia, grazie proprio a quel manipolo di utopisti, critici e romanzieri, stava finalmente per debuttare sul palcoscenico culturale europeo. Con il solito sorriso amaro Stoppard lascia intendere che non saranno i libri ma i carri armati sovietici a far acquistare alla Russia l'agognato prestigio. A differenza del passato, quando questi illustri signori sarebbero apparsi sulla pagina di Stoppard come grotteschi fantocci degni di Madame Tussauds, essi si presentano qui come affannati e volitivi personaggi cechoviani, che ci affascinano, ci fanno sorridere e dei quali, alla fine, proviamo compassione. La riflessione sul valore della letteratura, sulla sua capacità di anticipare e dar senso ai movimenti politici, ci permette così di valutare il lavoro di Stoppard in relazione alle sue opere precedenti e in particolare rispetto a Travesties. Sembra che, ricostruendo le vite dei precursori di Lenin con cechoviana ironia, Stoppard abbia mutato atteggiamento nei riguardi del proprio lavoro, del suo significato politico e della sua realizzazione formale, che mostrano numerose affinità sia con il disincantato impegno di Herzen, sia con il genio sornione di Turgenev. Apparentemente la parte finale è occupata dai relitti dei sogni irrealizzati del vecchio Herzen, ma è la memoria di Turgenev che resta sottotraccia, soprattutto dopo che lo scrittore ha incontrato sull'isola di Wight il prototipo del suo personaggio più celebre, il nichilista Bazarov. Secondo il progetto iniziale, le tre parti dovevano intitolarsi Bakunin, Belinskij e Turgenev. Stoppard ha voluto che fosse "l'artista, e non i tre pubblicisti di genio, il vero eroe, il protagonista di La sponda dell'utopia", poiché fu Turgenev, con quel personaggio concepito su un'isola, a comprendere e a suo modo a salvare l'utopia di una generazione. Stefano Moretti