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Recensioni dei clienti

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    paolo

    24/02/2011 20:42:36

    Un giovane aspirante scrittore cerca risposte ai dubbi sulla sua vocazione indagando la vita misteriosa di un letterato che non scrisse, ma volle farsi personaggio nel racconto delle vite altrui. Oggettività e calore, gelo e umanità si fondono e si alternano in questo piccolo curioso mosaico di figure "minori" cui si stenta a riconoscre plausibilità di persone reali. Le scene sembrano svolgersi al rallentatore entro immagini fredde come certi quadri di Edward Hopper, ma all'improvviso la lentezza, la sottile disperazione di fondo, lasciano il posto al calore del ricordo e del rimpianto.

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    Toppi Alessandro

    04/01/2010 12:28:25

    Bobi viveva affondato nei volumi:"a letto,adagiato sui guanciali;sul comodino,accanto,un'alta pila di libri;sul letto,ai fianchi,altre due fila di libri".Aveva lunghi periodi d'inerzia,letarghi improvvisi di silenzi e timori:"usava volentieri la parola naufragio.Cominciava infallibilmente a lavorare domani,decisione rimandata di giorno in giorno per settimane".Leggeva specchiandosi in acqua,rendendo squarcio il rumore sottile di prosa:"usciva la mattina presto,sempre con molti libri.Cercava un'osteria lungo il fiume;era indispensabile che non avesse il neon".Bobi "scriveva moltissime lettere",non usava maiuscole,indossava camicie di seta per occhi d'amici e "maglioni di lana quando faceva il girovago".Desiderava inosservanza,Bobi,si divertiva "un mondo e mezzo" e quando sedeva "spalancava le braccia e rovesciava il capo all'insù".Bobi è Roberto Bazlen,il più grande scrittore mancato della letteratura italiana.E "Lo stadio di Wimbledon" è il suo ritratto ad inchiostro.Come una lettera in pezzi,ripianata per santa disperata pazienza;come uno specchio,il cui frantume permette la vista d'una parte,una sola,di sè;come la messinordine di reperti improvvisi d'una stagione che fu:voci,ricordi,frammenti rivivono per curatela archeologica offerta ad un'anima composta di nebbia.Scorgiamo così il "giovane curvo,un pò matto",scrittore "solo di note a piè pagina".Ammiriamo il Bartleby vero tra autori fasulli,scrivano silente di capitoli bianco rimasti.Amiamo il "fallito che viveva l'esistenza degli altri" e che par aver mormorato,tra saper essere e saper scrivere, semplicemente "preferirei di no":"Quanto è faticoso spostare tutto al di quà o al di là.In mezzo potrebbe esserci uno scrittore senza libri,chissà quanti ce ne sono,anche adesso.Però lui ha scritto,in modo sotterraneo,parallelo,quanto bastava per far capire che non avrebbe scritto".E quant'è facile immaginarlo rispondere a Pirandello,per il quale "la vita si scrive o si vive",indicando che "la sua vita, così com'era,è stato il suo capolavoro".Tristemente perfetto.

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    FigaroQuaFigaroLà

    20/01/2009 19:49:49

    Lo trovo un libro sufficiente. Mi piace l'idea, alcune parti molto intense, ma in altre ci sono troppe descrizioni per i miei gusti, quelle sono importanti certo, ma metterle ovunque no.. rendono pesante la lettura, come anche quasi l'assenza di dialogo diretto, e la presenza di quello indiretto. Sinceramente mi aspettavo qualcosa di più. Spero di leggere al più presto la sua "Mania".

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    gabriele c.

    18/11/2008 11:23:42

    Uno dei più bei romanzi italiani degli ultimi decenni.

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    Mauro Semeria

    07/06/2008 11:12:24

    Per me è un libro meraviglioso per chi ama i libri e la ricerca e preferisce "vivere" , comunicare e leggere anzichè scrivere Libri solo per venderli o apparire (spesso chi lo fa supplisce con la scrittura a desideri di "essere" , illudendosi di essere diventato famoso e potente .. ) meraviglioso paradosso riuscito ( mi ricorda Escher ) .

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    Alessio

    07/11/2007 14:35:59

    Un libro su una figura straordinaria dell'editoria italiana, che sta dietro grandi successi editoriali e la scoperta di talenti ora nel pantheon della letteratura mondiale: suo, ad esempio, il consiglio a Montale di recensire Italo Svevo, da cui parte la fortuna dello scrittore triestino. E' un'inchiesta intima per riscoprire un personaggio che ha fatto pubblicare molto ma che non ha mai pubblicato nulla di sé, condotta con uno stile lento e circospetto, prezioso e sorvegliatissimo. Forse poco adatto ai non appassionati di libri ed editoria, è comunque un libro che vale la pena di leggere per apprezzare una scrittura di altissima qualità, poi confermata nelle opere successive.

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    Andrea

    08/05/2005 23:37:09

    Noia e mediocrità ad alta definizione.

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