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Dettagli

1997
22 dicembre 1998
504 p.
9788809212367

Voce della critica


recensione di Cadioli, A., L'Indice 1998, n. 3

Con molta franchezza Gabriele Turi, nella prefazione a "Storia dell'editoria nell'Italia contemporanea", dichiara i limiti che ancora impediscono di realizzare, in Italia, un grande progetto sul modello dell'"Histoire de l'édition française "e manifesta le perplessità di poter comunque realizzare una prima, meno ambiziosa, storia dell'editoria libraria italiana. Scrive dunque Turi che ogni iniziativa in questo senso è, contemporaneamente, tardiva e prematura, poiché mancano ancora molte ricerche settoriali e soprattutto non c'è stata "in un paese così ricco di tradizioni e di fondi librari e archivistici, la capacità di incoraggiare e coordinare studi che vedono impegnati, con sensibilità diverse, storici, biblioteconomi, storici e sociologi della letteratura". Ciò nonostante è stato giudicato utile tracciare alcuni quadri storici "dalla Restaurazione fino ai giorni nostri".
Da questa premessa discendono la scelta degli argomenti dei saggi e un punto di vista che privilegia soprattutto la storia delle "iniziative editoriali". "Le vicende dell'editoria chiamano in causa anche la storia", sottolinea giustamente Turi, e i titoli delle quattro parti del volume (ciascuna di tre saggi) intrecciano elementi più genericamente storici ad altri più specifici (I. "Prima dell'unità", II. "Uno stato un mercato", III. "Il nuovo secolo: editori, lettori e società di massa", IV. "Le trasformazioni del sistema editoriale").
Nella prima sezione le questioni più rilevanti poste dai saggi di Maria Iolanda Palazzolo ("Geografia e dinamica degli insediamenti industriali"), di Mario Infelise ("La nuova figura dell'editore"), di Luigi Mascilli Migliorini ("Lettori e luoghi della lettura") riguardano soprattutto il consolidamento del ruolo dell'editore "moderno" nelle diverse parti del paese, la necessità di tutelare il lavoro editoriale e i diritti d'autore, l'importanza di assumere una fisionomia imprenditoriale, sia per marginalizzare i contraffattori sia per far fronte alle sollecitazioni di un mercato in trasformazione e di più varie occasioni di lettura. Solo chi guarda al nuovo - che vuol dire nuove possibilità tecniche e mutati rapporti con scrittori e lettori - può sopravvivere. Scrive puntualmente Infelise che la specificità dell'editore, rispetto al tradizionale libraio-stampatore, "è la capacità di concepire sempre nuovi progetti editoriali di respiro nei quali coinvolgere letterati e scrittori all'interno di una redazione che non fosse un'impresa occasionale".
Con il saggio di Ada Gigli Marchetti ("Le nuove dimensioni dell'impresa editoriale") incomincia a delinearsi il "quadro narrativo generale" (Turi) delle iniziative dell'editoria italiana contemporanea, dal quale far discendere alcuni temi di ricerca più circoscritti. Tra questi quello del nuovo pubblico: in questo senso si muove lo scritto di Adriana Chemello, "La letteratura popolare e di consumo", che, se ci si limitasse al titolo, sembrerebbe riproporre l'equivoco, ricorrente nella sociologia della letteratura, di intrecciare l'interesse per l'editoria con un'attenzione critica dedicata (quasi) solo alle forme marginali del sistema letterario. A fino Ottocento incominciano per altro a proporsi con evidenza (e a rimbalzare da un saggio all'altro) l'importanza dell'editoria scolastica e la predominanza delle aziende delle regioni settentrionali (e di Milano, tra le città) nel sistema editoriale complessivo.
In alcuni scritti della seconda e della terza parte sono invece direttamente affrontate le questioni relative allo sviluppo delle associazioni di categoria (Domenico Sacchi, "Un associazionismo difficile"), all'affermazione dell'editoria cattolica (Francesco Traniello, "L'editoria cattolica tra libri e riviste"), alla nascita di quella socialista (Maurizio Ridolfi, "La breve stagione dell'editoria socialista").
Con l'ampio saggio di Enrico Decleva sul primo Novecento ("Un panorama in evoluzione") e con quelli di Gianfranco Pedullà ("Gli anni dei fascismo: imprenditoria privata e intervento statale"), di Gabriele Turi ("Cultura e poteri nell'Italia repubblicana"), di Giovanni Ragone ("Tascabili e nuovi lettori"), la storia dell'editoria rivela pienamente i problemi e le contraddizioni di un'industria che, nonostante l'evidente necessità di misurarsi con l'economia e il mercato, è considerata, dai suoi stessi promotori, "diversa" per il suo potenziale ruolo culturale. Gli spunti di riflessione offerti dalle pagine "novecentesche" sono davvero tanti, sia sul piano culturale (con l'esame delle linee editoriali, del rapporto editori-intellettuali, del dialogo con il pubblico) sia su quello economico. In quest'ultima direzione è di grande interesse, per citare un solo esempio, la sottolineatura, più volte operata da Decleva nel suo ricchissimo panorama, dell'intreccio tra società editoriali e banche, tra le quali è molto attiva, nei primi anni del secolo, la Banca Zaccaria Pisa, con quote azionarie nella Treves, nella Bemporad, nella Zanichelli.
L'obiettivo indicato nella prefazione di Turi sembra, dunque, ampiamente raggiunto. Proprio per questo sarebbe stato auspicabile, a completamento di un'opera destinata allo studio e all'approfondimento, una bibliografia complessiva, grazie alla quale permettere, tra l'altro, il facile reperimento dei tanti contributi che, citati nel corso dei saggi, il lettore è costretto a inseguire di nota in nota.

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