Studi gramsciani nel mondo 2000-2005

Curatore: G. Vacca, G. Schirru
Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 10 maggio 2007
Pagine: 345 p., Brossura
  • EAN: 9788815118226
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Descrizione
Con questo volume, pubblicato in occasione del settimo decennale della morte di Antonio Gramsci, prende il via una serie di pubblicazioni annuali di scritti di studiosi di tutto il mondo dedicati a Gramsci o ispirati dal suo pensiero. La letteratura internazionale su Gramsci è in espansione da circa trent'anni, a dimostrazione di un interesse che non accenna ad affievolirsi. Pubblicarne in volume i testi migliori e più recenti è un modo per offrire anche al lettore non specialista una prima occasione di contatto con questa vasta riflessione scientifica. Tra gli argomenti oggetto dei saggi qui selezionati segnaliamo la riflessione sul linguaggio, la teologia, il rapporto tra diritto ed economia, la teoria della politica e delle relazioni internazionali, l'applicazione di categorie gramsciane a singoli casi nazionali (come la lotta contro l'apartheid in Sud Africa o il processo di pace in Medio Oriente) e l'esame della diffusione del pensiero di Gramsci in aree culturali emergenti come il mondo arabo-islamico.

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    Adriano Zanon

    08/01/2008 12:31:16

    Il punteggio alto è dovuto al primo saggio, la traduzione di un testo che Amartya Sen ha presentato in occasione del ventennale della morte di Piero Sraffa, cioè nel 2003. Fin dal titolo ('Sraffa, Wittgenstein, and Gramsci') si coglie che l'oggetto principale è Sraffa, non Gramsci, e infatti l'economista indiano analizza soprattutto il pensiero di Sraffa e l'influenza di costui sul Wittgenstein di Cambridge. Ma nel confermare il ruolo fondamentale del torinese Sraffa sulla 'conversione' filosofica del viennese Wittgenstein, il nostro amico indiano Sen congettura che le fonti di tale cambiamento si trovino proprio nel pensiero del sardo Gramsci. Sen porta anche la sua testimonianza diretta di colloqui con Sraffa, quando studiava a Cambridge. La congettura e la testimonianza sono suggestive, ma scandagliando tra i libri lasciati da Sraffa alla Trinity Library si potrà notare che l'economista aveva una sua dimestichezza con la tradizione filosofica italiana (Vico, Labriola, Croce), quella che gli permetteva di considerare 'rather obvious' la critica al Witgenstein del 'Tractatus'. (Un punto in meno perché 'rift' - cioè frattura, spaccatura - viene tradotto con 'allontanamento', neanche Don Abbondio avrebbe avuto tanta prudenza!)

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