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Jack Kerouac

Editore: Mondadori
Edizione: 2
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
Pagine: 406 p.
  • EAN: 9788804555179

Recensioni dei clienti

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    MDB

    22/04/2015 21.14.11

    Appunti dispersivi scollegati tra loro:nulla di più.

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    Giovanni Montanaro

    28/10/2014 19.41.38

    Non sono un fan della cosiddetta operazione di "Destroy Babylon",ma un'urgenza insopprimibile mi spinge a buttare su carta,seppur minima,la mia opinione.Ebbene,in questo libro,che è pietra miliare per intere generazioni e idiozie varie,c'è tanto mestiere,tanta narrazione fine a sè stessa (che non sarebbe un male,non fosse che i bozzetti di cui è composto On The Road,perchè di bozzetti si tratta,sono assolutamente slegati in modo odioso fra loro) e rarissimi lampi di genio,di un autore oltremodo sopravvalutato e danneggiato,nel poco talento naturale che possedeva,dal suo spirito fin troppo ingenuamente bohemienne.Troppo poco per giustificare la fame ampiamente (im)meritata che questo romanzo si è costruito negli anni a venire.Personaggi per nulla delineati e,quando vengono delineati,risultano odiosi,come Dean Moriarty,sorta di ebete che pensa solo ai suoi bisogni più materiali,quando non inutili,come il suo compare di avventure insulse Sal Paradise,burattino inerte nelle mani del prode Dean.Insomma,resta un affresco piuttosto sbiadito dell'America degli anni '50,che altri autori,anche della Beat Generation (penso a Ginsberg,o al divino Burroughs,uomo al di là di ogni categorizzazione e schema logico) hanno saputo offrire in maniera estramente più convincente.Insomma,in estrema sintesi,dateci più Scott Fitzgerald,più Steinbeck,più Norman Mailer.I Kerouac e i Neal Cassady,con somma franchezza,potete anche gettarli via.O in alternativa,abbandonarli su una di quelle autostrade,"che sono il cuore pulsante dell'America",che a loro piacciono tanto.

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    derfel

    27/08/2014 17.20.04

    Una pietra miliare della letteratura internazionale. Ritmato e frenetico, è una delle basi della beat-generation. Un viaggio attraverso l'America di un gruppo di amici tra alcool, sesso e droga, lanciati in corse automobilistiche a folle velocità alla ricerca di una realtà diversa da quella conformistica della società americana!

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    Federica

    09/04/2014 15.57.22

    Abbandonato dopo 100 pagine, proprio non riuscivo a continuare: troppo noioso. Peccato, la trama sembrerebbe anche interessante, e la beat generation mi incuriosiva parecchio...

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    roberto

    15/01/2014 11.35.59

    Devo dire che questo libro mi ha preso un pò alla volta.Il suo sembrare ripetitivo rappresenta il vortice dal quale i protagonisti provano ad uscire cercando di spingersi sempre oltre. La chiosa finale è di una poesia unica.

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    Elio

    12/01/2014 10.34.42

    Anni fa avevo provato per due volte a leggere questo libro, ma mi ero sempre arenato... questa volta, invece, l'ho letto quasi tutto d'un fiato e posso confermare che è un libro da leggere. Adesso ho capito perchè è un libro di culto per le giovani generazioni... letto tutto d'un fiato ti lascia dentro una grande carica di adrenalina e ti fa nascere il desiderio di imitare i protagonisti nell'attraversare gli Stati Uniti da est ad ovest e viceversa. Ho apprezzato tantissimo la parte finale del libro, ovvero il viaggio verso il Messico: le descizioni sono così approfondite che sembra di essere insieme ai protagonisti; il loro entusiasmo è così contaggioso che mi ha lasciato una grande voglia di visitare tutti i luoghi descritti, in particolare il Messico. Peccato che non amo volare, altrimenti partirei anche domani. Vista la mia esperienza, suggerisco di leggere il libro dopo aver letto altri romanzi americani del '900 ed essere entrati nel clima che si respirava in quegli anni.

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    Stark

    17/12/2013 13.29.08

    Un libro bellissimo, scritto molto bene, dove si alternano momenti frenetici e confusi, nati dall'istinto giovanile dei protagonisti, a momenti di profonde riflessioni sulla vita e sull'esistenza. Un viaggio appassionante che fa comprendere gli ideali della "Beat generetion", accompagnati da un sottofondo musicale bebop. In questo racconto frenetico, racconta la sua vita da vagabondo, da uomo libero, che può far capire all'uomo la vera essenza della vita. Descrive l'America del dopoguerra profondamente cambiata ma maledettamente allegra e gioiosa, piena di gente ospitale e particolare. Kerouac è un mago nel dipingere i luoghi americani, e li mette spesso in relazione con gli stati d'animo dei personaggi. Un libro che fa sognare, che fa scoprire molti aspetti dellla vita a volte sconosciuti.

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    Rosa Barone

    02/12/2013 11.41.13

    Libertà allo stato puro. Spazi immensi, euforia della velocità, euforia della partenza, dei viaggi, corse folli nella notte, istinti e impulsi, parole, discorsi catartici, momenti di malinconia seguiti da momenti di felicità anche per le più piccole e banali cose e per i più lontani ricordi. Questo e molto altro il libro Sulla strada di uno dei mentori della beat generation. Un libro bellissimo, pieno di avventure, pieno di momenti che ti fanno riflettere, pieno di momenti che ti incitano a vivere ogni istante in modo profondo, a fuggire dalla normalità, dai preconcetti, dai dogmi, insomma di vivere il "carpe diem". Lo consiglio non a tutti, perchè non tutti riescono ad apprezzarlo e a comprenderlo, ma lo consiglio a tutti coloro che vogliono evadere, vogliono respirare un soffio di libertà. Il viaggio è bellissimo, ci sono alcuni momenti commoventi, alcuni paesaggi che addirittura tolgono il fiato per quanto sono belli. La scrittura è molto libera senza tanti schemi, il linguaggio semplice anche se talvolta si trovano qualche "paroloni", ma è piacevole ed entusiasmante leggerlo. L'unica difficoltà che ho riscontrato è quella di seguire il viaggio, ovvero le varie città, i paesi che si attraversavano, forse l'ideale sarebbe stato inserire una mappa, una cartina degli spostamenti o perlomeno tenerla sottomano. Un romanzo che mi è piaciuto molto, sembra di essere con i protagonisti, accanto a Sal e a Dean, insieme a loro sulle strade, a fare autostop o al volante. Meraviglioso!!!!! Vi lascio con una bellissima frase del libro che forse meglio riassume lo spirito del libro, del protagonista e dello stesso autore: "...perchè le uniche persone che esistono per me sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e del subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d'artificio gialli che esplodono simili a ragni sopra le stelle..."

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    irene89

    07/10/2013 16.50.11

    Mi dissocio fortemente dalle recensioni negative che ho letto riguardanti questo libro! Io sinceramente e' un libro che ho amato, e ho letto con passione fino alla fine! Trovo personalmente il linguaggio di Kerouac eccezionale e all'avanguardia, considerando che il libro e' stato scritto negli anni 50'! Mi spiace davvero se ha molti non e' piaciuto..forse bisogna semplicemente lasciarsi andare, dimenticare tutto quello che e' stato raggiunto negli ultimi decenni e tornare al dopo guerra, salire in macchina con loro e lasciarsi trascinare dalla musica, dall' avventura, dalla poesia... voto 5!

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    Serena

    20/08/2013 17.04.37

    La prosa è frenetica, ansimante e al contempo la narrazione dei fatti è estremamente lenta e ripetitiva. Sono state per me 406 pagine di agonia, alleviata ogni tanto da delle belle frasi che, tuttavia, non hanno reso il complesso meno superficiale. Infatti prima di iniziare la lettura, mi aspettavo davvero un contenuto più introspettivo, profondo, riflessivo, più descrittivo verso i sentimenti e le sensazioni piuttosto che verso banali situazioni, e soprattutto mi aspettavo un libro più "diretto". Dopo "Sulla strada" ho avuto occasione di leggere "1984" di George Orwell, e non ho potuto fare a meno di paragonare i due libri tra loro. Kerouac scrive in maniera piatta, quasi a mo' di cronaca, volendo tuttavia dare un tocco forzatamente poetico agli eventi. Lo stile di Orwell, invece, l'ho trovato molto più moderno, scorrevole, diretto (ad esempio non usa mezzi termini parlando dell'atto sessuale, al contrario di Kerouac) e sicuramente molto più profondo, tant'è che a volte mi dimenticavo completamente che "1984" fosse stato scritto ben 64 anni fa, e addirittura 8 anni prima di "Sulla strada". Ciò che non ho affatto apprezzato di "Sulla strada" poi, è il traboccante maschilismo che trapela silenzioso tra le righe, nascosto nelle descrizioni delle parti femminili, nei comportamenti di Dean verso le sue amanti e nelle parole dei personaggi secondari, che vedono la donna più come un premio alla fine della strada che come una compagna con cui percorrerla. A discolpa di Kerouac posso soltanto dire negli anni '50 la visione della donna era unanimemente più maschilista, o comunque piuttosto differente rispetto ad oggi, e che perciò la singola visione di Kerouac ne era probabilmente influenzata. Nel complesso, ho trovato questo libro banale, inconcludente, che mi ha lasciata con l'amaro in bocca, come una grande promessa non mantenuta.

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    Gio

    06/06/2013 21.41.47

    Dovrebbero allegare al libro una flebo per riuscire a leggerlo tutto. Ammetto che lo stile è un po' datato. Ho comunque trovato passaggi molto affascinanti. 200 pg in meno e sarebbe perfetto !

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    Enrico

    31/03/2013 13.08.55

    Non mi è piaciuto. E' stata una fatica terminarlo. Non lo consiglio.

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    Richard

    22/03/2013 11.29.05

    Uno dei più grandi libri mai scritti. La versione italiana, nonostante gli sforzi ammirevoli di Fernanda Pivano, non è stata in grado di catturare i giochi linguistici e i ritmi jazz del libro e penso sia questa la ragione per cui abbia letto recensioni ridicole da parte di molti in questo forum. Il libro ha di fatto cambiato il mondo a tutti i liveli, dalla politica all'arte, anche se involontariamente e in alcuni casi lo ha cambiato in peggio essendo stato usato negli anni 60 come simbolo per i 68ttini, quando invece il libro era stato scritto da un cattolico-buddista, conservatore, repubblicano e libertariano amante del jazz che nulla aveva da condividere con le varie anime della sinistra, anzi. Consiglio a chi può di leggersi la versione originale e a chi non può di leggersi Fabio Volo o qualche rivista tipo Vanity Fair. Chi non ha finito il libro dovrebbe almeno avere il buon gusto di tacere. Capisco che vivere in provincia porti a pensare che si possa avere opinioni sui grandi uomini della storia, ma un po' di umiltà non guasterebbe. Io al momento sto andando ad Itaca e mi hanno appena legato ad un palo.

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    gabriele

    10/01/2013 16.52.38

    un pò mi vergogno ma devo riportare la realtà dei fatti... uno dei libri più noiosi che abbia mai letto, di una lentezza unica, un libro.... deprimente.

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    luca

    06/01/2013 15.10.16

    Mi pare che non si possa nemmeno discutere sul fatto che sia un capolavoro nel suo genere. Per apprezzarlo bisogna però inserirsi al 100% nel periodo in questione e conscere gli ideali ed il mondo della beat generation; ricordiamoci che si tratta dell'anno successivo alla fine del secondo conflitto mondiale! Immergetevi completamente in questa realtà, viaggiate con i protagonisti e lasciate cadere tutte le convenzioni e gli schemi odierni. Vengono inoltre presentati via via alcuni tra i più grandi artisti del mondo jazz. Ricordatevi che è grazie a gente così che viveva controvorrente se oggi abbiamo tutta questa libertà. Non basatevi sul film, che non riesce a trasmettere le emozioni più importanti.

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    Ale

    05/12/2012 19.59.18

    Bellissimo e vibrante. Intenso. Emozionante. Per riassumerlo userò una frase di Kerouac: "Le uniche persone che mi interessano sono i pazzi, i pazzi della vita, i pazzi delle parole, quelli che vogliono tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai cose banali... ma bruciano,bruciano, bruciano come candele romane nella notte.". Direi che questo è il succo del libro, un'esaltazione della vita sulla strada, della vita intensamente vissuta, Questo è lo spirito che animava Kerouac, Cassady e gli altri "pazzi di vita" della Beat Generation. Non cerchiamo misteri, magie, vampiri o tesori sommersi, ma la vita, nella maniera più pura in cui può presentarsi, nell'emozionarsi frenetico di milioni di anime in movimento. Nel disperato tentativo di afferrare un pezzo di eternità, prima che sia troppo darti, per poter dire, felici di noi stessi, di aver vissuto.

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    marcopedroo83

    28/11/2012 17.23.43

    Mi spiace essere impopolare, non l avrò capito ma sinceramente l ho trovato molto prolisso,noioso, ogni pagina girata con estrema fatica. Non sono neanche riuscito a finirlo. Noioso

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    Annachiara

    13/10/2012 15.38.54

    Libro a dir poco emozionante. L'ho letto tutto d'un fiato e l'ho trovato molto interessante e per nulla noioso da come può sembrare siccome è un romanzo autobiografico. Mi ha colpito molto il fatto che le vicende raccontate siano successe veramente e questo lo rende ancora più bello perché sembra di leggere un racconto d'avventura. Le sequenze descrittive mi sono piaciute in particolare, poi anche la personalità stravagante di Dean (Neal Cassady) che lo rende un vero mito di quell'epoca e infine il rapporto di amicizia fra Sal e quest'ultimo. Consiglio vivamente questo libro che riesce a prenderti fino all'ultima pagina e a catapultarti direttamente sulla strada!

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    Marco

    01/08/2012 08.00.26

    Ho da poco finito di rileggere il libro, dopo una prima lettura avvenuta alcuni anni fa, della quale non dovevo ricordare proprio nulla. Mi aspettavo un libro diverso, forse anche peggiore di quello che poi ho letto; una cosa è certa: le avventure di Sal e il suo celebrato inaffidabile amico perditempo Dean mi hanno inizialmente travolto, salvo poi lasciare spazio alla noia nel momento in cui i viaggi attraverso il grande continente americano iniziano a ripetersi senza un particolare motivo. In altre parole: bella la prima parte, gradevole la seconda, irritante il resto. Lodevole, quantomeno, lo stile narrativo di Kerouac che, nonostante le tematiche trattate, racconta gli avvenimenti con umiltà e (quasi) meraviglia, risultando in un eloquio piacevole e mai spinto alla volgarità gratuita. Sopravvalutato, forse a causa della fama di cui gode presso i più giovani, tutto sommato un buon libro, ma non il capolavoro annunciato da molti.

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    Elena

    21/06/2012 17.36.05

    Non capisco tutti questi giudizi negativi, ma i gusti sono gusti, io ritengo che vada letto almeno una volta nella vita, e io lo sto facendo adesso forse troppo tardi, più che altro per capire il clima di quegli anni e la voglia di "andare". In fondo, se è stato eletto "Manifesto della beat generation" un motivo ci sarà no?

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