Tanatoparty - Laura Liberale - copertina

Tanatoparty

Laura Liberale

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Editore: Meridiano Zero
Collana: Primo parallelo
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 9 marzo 2009
Pagine: 126 p., Brossura
  • EAN: 9788882372026
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Il tentacolare business del marketing ha raggiunto anche l'industria della morte. I più moderni ritrovati del settore funerario fanno bella mostra di sé all'inaugurazione di un'avanguardistica fiera, ostentati da provocanti hostess in latex nero. L'apice dell'evento sarà la scandalosa poetessa Lucilla Pezzi, che negli anni ha fatto del proprio corpo uno strumento dell'arte più estrema, e l'ha destinato a diventare, dopo la morte, l'acme della sua carriera. Sotto luci martellanti e psichedeliche, si affolla, per l'ultima volta in attesa, il pubblico che l'ha seguita nelle sue performance di carne pulsante e poesia, quando calpestava nuda sul palco il nome borghese della sua famiglia, davanti agli occhi attoniti della sorella minore. Laura Liberale si muove con eleganza tra obitori, necrofili e cadaveri, raccontando delle storie sotteranee che si intrecciano in una danza quasi orgiastica. Fiabesca, lirica e crudele, questa nerissima rivisitazione dell'Alice di Carroll fa cadere il lettore in un buco freddo e magnetico, ammaliandolo con una prosa talmente intrisa di grottesca seduzione che in "Tanatoparty" la morte appare irriducibilmente bella.
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    alida airaghi

    27/08/2012 10:45:25

    Incorniciato tra due dediche, iniziali e finali, in cui l'autrice esibisce l'imperativo che la spinge a scrivere ("Cerco qualcosa. Un alfabeto sottile, un codice personale, una serie di coincidenze significative. Qualcosa da leggere come un mio ordine nel caos"), questo romanzo di Laura Liberale esplora con controllata angoscia il dissolvimento del corpo, la sua macerazione e inaccettabile putrefazione. Collegando le date di nascita e morte del padre con altri momenti fatali della storia mondiale, tenta di esorcizzare l'incomprensibile, sezionandolo con lucida e impostata analiticità. "Penso che forse i segni che cerco da sempre sono soltanto un altro modo di desiderare casa. Se casa è anche il posto dell'ordine contro il caos". Protagonista della paradossale e spietata vicenda narrata è un'artista dissacrante della neoavanguardia teatrale e gestuale degli anni '60, Lucilla Pezzi, "pifferaia rivoluzionaria che incanta i suoi sorci", il cui scopo esistenziale sembra essere sempre quello di scandalizzare e provocare il pubblico: fino all'esibizione estrema del suo cadavere sul palcoscenico in uno spettacolo morboso e voyeurista. La sua vita e la sua morte vengono ripercorse attraverso gli occhi della sorella, meno dotata e trasgressiva, che si trova ad assistere alla performance finale della protagonista, allestita nello spazio postmoderno e ossessionante dell'organizzazione "Tanatexpo". E attraverso testimonianze diverse di parenti, amici e amanti, tutti in modi diversi vincolati da un'invincibile attrazione o repulsione per il macabro, per la putrefazione o la plastificazione dei cadaveri, nel tripudio finale e vittorioso di vermi brulicanti. Ogni pagina è incorniciata dalle antiche sentenze, consolatorie o terrorizzanti, del "Libro tibetano dei morti", a ricordarci quanto antica sia la fascinazione della morte per il genere umano.

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    Iannozzi Giuseppe

    02/02/2010 11:23:37

    Libro che non è solo mera narrativa. E' anche e soprattutto corpo investigativo: la nostra società che sino a ieri, con gli Egizi ad esempio, pensava all'immortalità delle salme mummificandole, mentre oggi si cerca di ingannare la "decadenza fisica" attraverso quel processo che è la plastinazione. L'anatomopatologo tedesco Gunther von Hagens è in giro per il mondo con una mostra itinerante, che spiega anche che cosa è la "plastinazione". Argomento non facile, ma che l'Autrice ha saputo portare sulla pagina con maestria: non mancano spunti orrorifici vicini ai mostri di Chuck Palahniuk e forte è il sentore ballardiano che attraversa la scrittura, la storia di Laura Liberale. Come nella "Mostra delle atrocità" di Ballard, Laura Liberale ci accompagna dentro il cadavere dell'arte e del senso estetico, al mutamento che esso ha subito nel corso degli ultimi anni. Se ieri la trasgressione e l'arte erano la disgregazione della figura dell'impenitente Dorian Gray, oggi dobbiamo fare riferimento a tutt'altro, a partire dalla materia fecale che Manzoni indicò come Arte, per passare poi dalle parti di Warhol, della pop art, dell'horror di Stephen King e Clive Barker, per arrivare a Palahniuk e ai vari esponenti dell'avantpop. Laura Liberale ha saputo condensare tutti questi movimenti culturali ed artistici in una storia di forte impatto, coraggiosa anche perché il tema della morte è purtroppo in Italia ancora un tabù.

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    nicola

    28/01/2010 17:21:18

    E' senza ombra di dubbio uno dei libri più brutti che abbia mai letto. Non conosco l'autrice e questo è solo il commento di un lettore.

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    Chiara

    12/10/2009 19:32:35

    Un libro che ho gustato su due livelli. Con l'orecchio, per l'accompagnamento emozionale ma ragionato della parola: Laura Liberale è coerente con la sua esperienza di poetessa e la lascia scivolare in una prosa personale piena di luci e ombre. Con la testa, sempre in comunione con lo stomaco nel corso della lettura. Ho oscillato dubitando di me: eccentrica o puritana? la protagonista Lucilla Pezzi, artista estrema, o la sorella minore Mina, incastrata nella sua scatoletta di vita? Ho scelto la “scultrice dei morti”, Clotilde; perché chi teme la morte carnale trova sollievo istintivo al pensiero di immobilizzarla. Dei caratteri maschili ho amato la presenza fedele, l'amore silenzioso, la scelta dell'autrice di dare a loro la nota complessiva di positività, sui generis. Insomma, impossibile non ritrovarsi in qualche tratto dei personaggi. Magari non avrete il coraggio di ammetterlo. Perché si sa: ciò che è scomodo i mortali se lo tengono dentro; solo i morti se lo portano dietro.

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    Tita

    12/10/2009 12:17:44

    Il noir non è il mio genere e un Tanatoparty non mi ispira molto,pur confezionato in rosa shocking.Ma amo L.Liberale,raffinata poetessa e autrice di racconti,perciò l'ho acquistato,in una scommessa con me stessa. Ci vuole coraggio a costruire l'opera prima sul grande tabù della nostra società.Lei lo fa in prosa rifinita e lucida,senza concessioni al sentimentalismo,tenendosi lontana dalla voragine di trash e ironia smaccata.Somministrando con uguale precisione stilettate nello stomaco,ammiccamenti,statistiche ecologiche e prospettive di sepoltura rispettosa di ambiente e persona.Col coraggio di chi,in diverse tappe della vita,la morte l'ha studiata,corteggiata,fronteggiata,subita,sofferta.E ora,metabolizzata in questo scritto,può lasciarla andare. Libro sulla fisicità,sul corpo ripreso da varie angolature:sfigurato dalla malattia,esibito per esigenze di marketing,esposto provocatoriamente per scuotere il senso del pudore,vuotato,imbellettato per l'ultimo saluto e la consegna all'immortalità,pasto per becchi rapaci. Libro spirituale,che cerca i segni,il filo per collegare,"qualcosa da leggere come un mio ordine nel caos". Poliedrico,pulito,costruito per quadri giustapposti,muovendosi disinvoltamente dalla scarna narrazione della tanatoprassi ai ricordi d'infanzia,da vedute di macabro erotismo alla commossa,ma misurata,scena in cui Lucilla sta per spegnersi nel letto d'ospedale.Qui,nell'unica pagina e mezza di poesia,ritrovo la poetessa che mi emoziona: “-Come si deve morire, dottore?-riprende la voce.-Seduta sul mio letto guardo l'alba/rovesciare colori./T'affacci nella stanza e m'ammonisci/come m'avessi appena colta in fallo./Non ci staremo mica deprimendo?/Questo t'esce di bocca/Sono gli ultimi giorni,lo sappiamo./Cerco di fare del mio meglio,e tu?/Tralasci quello sguardo/che sempre mi spezzetta e/lo fai per imbonirmi/così maldestramente?" Lettura preziosa e insolita,con l'originale bonus della cornice di citazioni dal Libro tibetano dei morti,a fare da contrappunto-commento. Non ho perso la scommessa.

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    Mirella Santo

    06/10/2009 15:23:50

    Troppo piccolo per i miei gusti ma troppo rosa per poterlo ignorare. Mi ha attirato la copertina alla Palahniuk di Invisible monsters. Sarà una fissazione personale per il rosa shoking. Bellissima scrittura ma all’inizio ero scettica, la spettacolarizzazione della morte è un argomento già strasviscerato. E invece mi ha catturato: l’immagine di Clotilde bambina nascosta sotto il letto dove sua nonna è immobile e composta nella morte mi è rimasta in mente per giorni. C’era qualcosa di fiabesco. Si sente che l’autrice la morte l’ha pensata e ripensata prima di buttarla fuori come in una catarsi. Bello. Ho conosciuto la casa editrice Meridiano zero a Torino al salone del libro. Avevo già letto il loro "Le madri nere" di Pascal Françaix (straordinario) e questa è la seconda volta che mi sorprendono piacevolmente su argomenti “forti”. Ps: bellissime le citazioni del libro tibetano dei morti che incorniciano le pagine.

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    Amedeo

    06/10/2009 10:57:43

    Davvero un libro intrigante, una scrittura raffinata, colta senza essere stucchevole, una girandola di personaggi ben caratterizzati, una storia breve ma efficace. Una fiaba gotica per riscoprire un senso nella morte, oggi invece trasfigurata nell'ultimo delirante spettacolo della vita. Laura Liberale canta la poetica liturgia di una redenzione. Da provare.

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    Pippo

    05/10/2009 23:37:44

    Tanatoparty è il primo romanzo della Liberale, ed è in realtà un brevissimo libretto che racconta la storia di Lucilla Pezzi, artista post moderna in fin di vita che decide di fare della propria morte la sua più riuscita performance. Ammetto che la storia in sè potrebbe anche essere interessante, se narrata alla Palahniuk. Invece lo stile è pesante, le parole scelte a tratti stucchevoli. Insomma la Liberale in quanto poetessa non sembra pronta ad abbracciare la prosa con facilità e leggerezza. Che sia forse il caso di ritornare alla forma poetica?

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    laura

    01/10/2009 15:58:42

    Lucilla Pezzi è un'artista al limite, così come il libro, entrambi camminano sul filo del rasoio dell'illecito, provocante utilizzo del corpo in qualsiasi stato esso si presenti. Fra truccatori di cadaveri, performer accattivanti, una sorella mediocre e le citazioni del libro tibetano dei morti la lettura scorre come una danza, a volte mortifera altre innamorata ma in entrambi i casi sempre piena di viscerale vita. Un gioiello da regalare a chi si stima.

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    elettrica

    01/10/2009 14:08:46

    Lisergigo, psichedelico, senza freni, erotico, macabro. Leggendo questo libro mi sono innamorata dell'autrice. Laura Liberale, di lei non si sa molto, solo che è una poetessa, ci avrei scommesso dal ritmo, tutto un gioco di equilbri spezzati. Sincopato come un singulto. Mi ha aperto una voragine nel petto.

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    elisa

    01/10/2009 12:57:43

    Un pugno nello stomaco, uno schiaffo ad ogni pudore moralista. Irriverente, bellissimo. Scritto con un'eleganza rara l'autrice sembra prendersi cura di ogni parola come fosse una figlia appena partorita. Un vorticoso viaggio dall'atmosfera trip-pop dove anche la morte è arte spettacolo sensualità. Lo consiglio a tutti, perchè non è mai troppo tardi per lasciarsi stupire.

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