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Teatro - Friedrich Dürrenmatt - copertina

Descrizione


Il volume contiene: Sta scritto; Il cielo; Romolo il grande; Il matrimonio del signor Mississippi; Un angelo è sceso a Babilonia; La visita della vecchia signora; Frank V; I fisici; La meteora; Re Giovanni; Play Strindberg; Ritratto di un pianeta; Il complice; La dilazione; Achterloo.
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Informazioni:

perfect 1383 9788844600587 Ottimo (Fine).

Dettagli

2002
LXX-1313 p.
9788844600587

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rd
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Il teatro di Dürrenmatt vale la pena leggerlo. E poi è divertente. Certo che però cinquantasei euro...

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Voce della critica

"Un protestante sradicato nel senso più ampio della parola, afflitto dal bubbone del dubbio": delle molte definizioni di sé che Friedrich Dürrenmatt ha messo in bocca ai suoi personaggi teatrali - "uno scrittore quanto mai infido", un autore "appassionato di favole crudeli e di commedie inutili", una "penna implacabile" - è questa a caratterizzare meglio il senso della sua ricerca. Il bubbone del dubbio è sempre pronto a esplodere e a riformarsi; ma al posto di ributtanti miasmi ne escono figure e situazioni tutte d'un pezzo, tanto integre quanto corpose e grottescamente realistiche, che illustrano per via di paradosso le vaste perplessità di questo autore nei confronti del mondo. I nuclei tematici fondamentali afferiscono al fanatismo delle ideologie contrapposte nella guerra fredda, sfociante nei precari equilibri sostenuti dagli armamenti atomici, così come ai feticci della nascente, e poi dilagante società dei consumi, e in generale del capitalismo; c'è poi tutto l'ambito di un'urgenza metafisica peculiare, che ruota intorno ai concetti di grazia divina, di giustizia e di libertà, nel loro dialettico rapporto con il caso, che è forse il più vistoso personaggio di Dürrenmatt.

Ma questa tensione metafisica trova la sua espressione nella sostanziosa fisicità di un vitalismo che ha sempre dell'incontenibile, sia esso giocato sul versante della violenza o su quello, a tratti non meno inquietante, del godimento esasperato, di buona tavola o di belle donne non importa. Il crasso profeta anabattista Bockelson, protagonista di Sta scritto (1946), ama sia l'una che le altre a dismisura, ed esercita il suo ruolo di re di Sion con crudele arbitrio fino alla morte sulla ruota della tortura; nel Complice (1976) Doc si occupa dello smembramento chimico di cadaveri, La dilazione (1977) tratta dell'accanimento terapeutico su di un dittatore, mantenuto in vita dai suoi collaboratori con metodi da Lager per puro calcolo politico.

Si delinea così uno dei paradossi amati da Dürrenmatt in massimo grado: la concretezza dellÆumano - dei desideri, dei bisogni, delle debolezze - si scontra con le esigenze dell'assolutezza inumana e sublime di cui sono portatori alcuni personaggi. Come Claire Zachanassian, la "Vecchia signora" che torna in visita al paese natio devastato dalla miseria, e sventolando un assegno enorme sotto il naso dei concittadini riesce a comprarsi la sua personale giustizia, facendo uccidere il grande amore di gioventù che l'aveva tradita e costretta a vendersi: "il mondo mi ha reso puttana, e io lo trasformo in bordello" è uno dei suoi asciutti commenti; la pacificata cittadina può adagiarsi nelle mollezze del benessere, certa del fondamento morale di ogni azione che porti ad avvicinarvisi. O come Florestan Mississippi, il procuratore "assolutamente morale" che ha comminato innumerevoli condanne a morte e ha "giustiziato" la moglie Madeleine, rea di adulterio, sposando poi la moglie dell'amante di lei, che ha semplicemente "assassinato" il marito, per gelosia e senza vere motivazioni morali, con l'idea di espiare in questo modo le proprie colpe.

O ancora come la vecchia zitella gobba dei Fisici, che ospita nel suo istituto psichiatrico il fisico Möbius, fintosi pazzo perché teme le conseguenze catastrofiche degli esiti dei suoi studi: "Solo in manicomio siamo ancora liberi. Solo in manicomio ci è permesso ancora di pensare. In libertà, i pensieri diventano materiale esplosivo (...) O noi restiamo in manicomio, o il mondo stesso diverrà un manicomio." Ma la storia ha già preso la "peggiore piega possibile", celebre principio drammaturgico dürrenmattiano: la direttrice del manicomio sfrutta da anni le ricerche di Möbius, copiate in segreto per un suo trust con cui ha intenzione di governare il mondo; il suggerimento le arriva direttamente dal re Salomone redivivo, che le appare ogni sera.

Il volume Teatro pubblicato da Einaudi nella "Biblioteca della Pléiade" permette di ripercorrere quasi per intero la lunga avventura teatrale di Dürrenmatt, con un cospicuo apparato di note, a partire dalla ricca introduzione di Heinz Ludwig Arnold - curatore fra l'altro della raccolta delle interviste fatte a Dürrenmatt fra il 1961 e il 1990 , pubblicate da Diogenes nel 1996 - che fa il paio con l'ottima prefazione di Eugenio Bernardi a Romanzi e racconti, usciti nove anni fa nella stessa collana. Per ogni piéce sono presenti informazioni sulla composizione e le varie messe in scena, e un ricco corredo di commenti dalla penna di Dürrenmatt - mai avaro di precisazioni e illuminanti considerazioni drammaturgiche, a volte gustose al pari delle stesse opere.

Il percorso è quasi intero, si è detto; mancano infatti all'appello due sole opere teatrali, ossia La panne (1979) e Gli anabattisti (1967), certo non le più riuscite di Dürrenmatt, ma neanche disprezzabili; sarebbe stato quindi interessante leggere le motivazioni alla base della scelta delle opere pubblicate, che comprende peraltro anche due rifacimenti da altri autori, ossia Re Giovanni (1979) da Shakespeare, e Play Strindberg (1969). L'altro neo da rilevare è la presenza di parecchi (una ventina, almeno) refusi e lapsus calami non corretti, concentrati in larga parte nell'introduzione, che danno l'idea di una versione non riveduta, fatto quantomeno deprecabile in un volume così elegante.

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Conosci l'autore

Friedrich Dürrenmatt

1921, Konolfingen (Berna)

Scrittore svizzero tedesco. Dopo un'infanzia travagliata durante la quale ebbe già problemi di alcol, si diplomò e studiò filosofia e lingue germaniche a Zurigo e a Berna. Iniziò a scrivere dopo la Seconda guerra mondiale, ispirato dalla lettura di Lessing, Kafka e Brecht, cimentandosi nella scrittura di racconti brevi e pezzi teatrali. Le sue prime opere abbondano di elementi macabri; e spesso trattano di omicidi, torture e morte.Si affermò nell'ambito teatrale, facendosi una fama di autore polemico, paradossale e iconoclasta. La sua cifra stilistica si attestò in seguito sul registro di un anticonformismo sarcastico, capace di avvalersi anche degli strumenti del grottesco. Col connazionale Max Frisch, Dürrenmatt è stato protagonista del...

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