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Rosanna Camerlingo

Editore: Liguori
Anno edizione: 1999
Pagine: 228 p.
  • EAN: 9788820728304

recensioni di Marenco, F. L'Indice del 2000, n. 02

Può sembrare strana l'associazione fra teatro e teologia proposta nel titolo. Ma il teatro cinquecentesco, in Inghilterra come nel resto d'Europa, appare sempre di più come un campo culturale totalizzante e fortemente caratterizzato, un sistema comunicativo in aperta competizione con altri sistemi e principalmente con il suo rivale in spettacolarità e seguito popolare, il pulpito - ovvero la grande oratoria sviluppata dalla Riforma e dalla Controriforma su temi che muovendo da una base religiosa giungevano poi a regolare la vita di un'intera società. Il teatro era altro in partenza: era la sede della parola libera, della finzione aborrita dalle autorità vecchie e nuove, dai fondamentalisti che allora come ora ritengono che a ogni parola debba corrispondere un significato unico e univoco, sottratto alle ambiguità delle figure e del desiderio che ad esse si affida: un significato immediatamente traducibile in sanzione, in divisione fra male e bene, amici e nemici.
Rosanna Camerlingo affronta questa complessa tematica a partire dai testi di un grande drammaturgo, che delle ragioni del "teatro" contro la società della repressione e della divisione fu subito il più accanito ed eversivo assertore. Nella vita non meno che nella scrittura teatrale Christopher Marlowe (1564-93) combinò tutto quanto era sentito dai suoi contemporanei come sregolato nella vita collettiva e pericoloso per l'incolumità personale, dall'ateismo all'omosessualità, dal superomismo eroico alla stregoneria, dall'irrisione di ogni ipocrisia benpensante alla critica di ogni grandezza non conquistata attraverso l'esperienza e l'impegno personale; non fu certo per un caso fortuito che lo scrittore incontrò la morte a ventinove anni, in una rissa fra spie i cui motivi e la cui dinamica restano a tutt'oggi molto oscuri.
La studiosa napoletana ripercorre l'intera produzione marloviana portando alla luce le molteplici forme di uno scontro totale, apocalittico, fra due concezioni irrimediabilmente opposte riguardo alla natura, alla cultura, alla posizione dell'uomo nell'universo. Lo fa soprattutto dal punto di vista della storia delle idee, ipotizzando una connessione, probabile anche se non documentabile, fra le aspirazioni rivoluzionarie di Marlowe e la nuova epistemologia propagandata da Giordano Bruno in Inghilterra proprio in anni (1583-85) cruciali per l'affermazione e il radicamento del teatro elisabettiano, e in circoli intellettuali contigui al mondo dei drammaturghi. La sua è una dimostrazione a largo raggio, erudita e nello stesso tempo incalzante come un giallo di eccellente fattura, che sfrutta al meglio le scarse testimonianze - gli scandali, le delazioni, i silenzi - che si sono accumulate intorno a Marlowe vivo, e ancora di più intorno alla sua morte. È interessante constatare come la nostra critica accademica persegua oggi con successo una leggibilità un tempo bollata dal sospetto della semplificazione, e come questa svolta si produca a contatto con una cultura come quella inglese, da sempre preoccupata di parlare al pubblico più largo.
Una semplificazione dell'intricata vicenda critica marloviana è oggi comunque benvenuta, non dimenticando però che i modi per arrivarci sono molteplici, e badando a non irregimentare le idee in ideologie conchiuse. L'incontro fra drammaturgia elisabettiana ed epistemologia copernicano-bruniana può essere avvenuto, come sostiene Camerlingo, sul filo dei precisi enunciati poi adoperati dagli storici della filosofia, e cioè a livello di cosciente contributo all'affermarsi di un pensiero moderno; ma una volta imboccata questa strada è poi facile arrivare alla conclusione, certamente esagerata, che Marlowe avesse in mente di sostituire i riti della religione ufficiale con il rito del teatro. L'opposizione fra "teatro" e "teologia" è rintracciabile anche a livelli meno consapevoli e concettualmente impegnativi, per esempio nel conflitto fra modi linguistici e retorici che la vecchia cultura rinascimentale ancora coltivava, e che nuovi paradigmi comunicativi stavano scalzando. Camerlingo si avvicina anche a questo terreno quando scrive, a proposito di Dr. Faustus, "come spesso nell'opera di Marlowe, occorre capovolgere la lettera del testo per trovarne il significato". È una constatazione assolutamente centrale, che ci introduce, più che a un sistema filosofico, a una pratica stilistica emersa dal confronto fra altri sistemi, quello delle forme retoriche ancora agibili e quello delle forme ormai inagibili, che può apparire superficiale e invece non lo è, e che ci conduce più direttamente che mai alla strabiliante modernità di Marlowe.


scheda di Vindrola, A. L'Indice del 2000, n. 01

Il saggio di Rosanna Camerligo propone una riflessione sul legame fra il teatro di Christopher Marlowe e le teorie di Giordano Bruno, che soggiornò a Londra per due anni, dal 1583 al 1585, e produsse in quel periodo alcune delle sue opere maggiori. Fin qui siamo in pieno all'interno dei moduli abituali con cui si presenta la saggistica - non solo teatrale -, ma è un modello che la studiosa di lingua e letteratura inglese abbandona subito, per lasciarsi stuzzicare dalle suggestioni di una vicenda che ha il sapore delle migliori spy stories. Non che l'analisi non venga condotta in modo rigoroso, ma è la materia stessa a offrire spunti, avendo per protagonisti un drammaturgo che fu assassinato in circostanze misteriose, omosessuale e al servizio dello spionaggio inglese, che scriveva opere popolate di personaggi blasfemi, machiavellici, sodomiti e ribelli, e un filosofo che di lì a pochi anni sarebbe finito sul rogo per eresia. Alle loro spalle ci sono le grandi controversie della Riforma e Controriforma, le guerre di religione, il Nuovo Mondo che si sta espandendo, un complesso intreccio di idee politiche, filosofiche, sociali e religiose che stanno preparando il terreno all'età moderna.

(A.V.)