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Curatore: E. Santangelo, L. Ricci
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2008
Formato: Tascabile
Pagine: VI-411 p., Brossura
  • EAN: 9788806194833
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    Roberto Marietti

    06/09/2015 01.01.09

    Bellissimo; per mia fortuna ho molti amici siciliani, e per me la lettura è stata molto scorrevole, anzi a volte non ho pienamente condiviso le didascalie a corredo di frasi o parole fortemente idiomatiche, perchè per le mie esperienze il significato tradotto era un poco diverso dalla realtà che conosco.Senz'altro un libro da leggere anzi da divorare d'un solo fiato; la vera storia d'italia prima durante e dopo le due guerre, vista dal basso e con gli occhi di chi dalla sua posizione poteva correttamente apprezzare il vero senso delle cose, ben diverso da ciò che ci viene propinato sui libri di storia e dagli speciali tv. Grazie, Vincenzo Rabito, ovunque tu ora sia ti vada il mio ringraziamento per l'aver arricchito la mia esperienza raccontandomi la tragicità della tua vita, purtroppo comune fra la gente della tua epoca.

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    Lee66

    25/01/2014 23.41.55

    Un libro di storia scritto da chi la storia l'ha fatta e vissuta. Un pezzo,di storia senza filtri né censure e per questo da non perdere. Un ragazzo del 99 come non ce ne saranno mai più. Da leggere.

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    Giuseppe

    09/03/2010 01.35.07

    Leggevo, mi emozionavo, piangevo. Bella lezione di vita. Capolavoro inconsapevole.

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    stefania

    13/05/2009 18.27.16

    Interessante dal punto di vista storico. Uno strazio dal punto di vista linguistico che è un siciliano in parte sconosciuto.

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    Francesca

    07/02/2009 16.32.57

    Libro intenso e bellissimo, da cui si impara. Una lettrice

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    gianluca guidomei

    07/09/2008 18.13.24

    Non avevo mai impiegato tanto tempo per leggere un libro, ma non potevo esimermi dal seguire un consiglio letterario di Mario Rigoni Stern. All' inizio ho fatto fatica ad avvicinarmi al gergo dialettale siciliano con cui il libro è stato scritto, poi ho avuto l' illuminazione: ho iniziato a leggerlo a voce alta, e mi si è aperto un mondo di suoni ed esperienze straordinarie. "Terra matta" è uno dei libri che più mi ha sorpreso, e forse anche per questo l' ho amato così intensamente.

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    ant

    24/07/2008 22.00.36

    L'analisi cruda e senza sconti di un ragazzo del 99...1899. Scritto poi in modo semplice e toccante, anche se in siciliano stretto, i concetti base arrivano dritti all'animo del lettore

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    Elio Pietro

    24/09/2007 21.29.00

    Alla mia età non più verde e dopo avere letto molto, è davvero poco frequente che un testo possa ancora tanto piacevolmente sorprendermi ed emozionarmi come il dattiloscritto di Vincenzo Rabito, riaccomodato da Evelina Santangelo e Luca Ricci. L’autore, benché semianalfabeta, rende una significativa testimonianza del novecento italiano, dalla lotta contro la fame di inizio secolo all’epoca del boom economico, narrando, con coinvolgente vitalità, le sue tragicomiche peripezie per la quotidiana sopravvivenza. La trasposizione grafica delle parole così come sono approssimativamente colte ad orecchio dalla lingua parlata , siciliano o italiano che sia, crea involontariamente, aldilà degli effetti comici, una straordinaria situazione nella quale si percepisce la presenza dell’autore in tutta la sua genuinità, quasi stessimo assistendo ad una narrazione dal vivo ; è bene puntualizzare come non ci siano serie difficoltà di interpretazione (non ne ho avute io che parlo il piemontese come prima lingua!). Alla fine non ci resta che ringraziare Vincenzo per averci reso partecipi della sua difficile vita, combattuta anche seguendo talvolta un’etica di comodo, ma senza mancare di umanità , di sensibilità, di curiosità; non sarà facile dimenticare le drammatiche descrizioni di questo ragazzo del ‘99 riguardo alla terribile avventura della prima guerra mondiale. Segnalo la bella recensione di Mario Rigoni Stern su Tuttolibri del 24 marzo 2007 (dovrebbe essere ancora recuperabile nel sito del quotidiano “ La Stampa”) e, qualora succedesse anche ad altri di essere indotti alla lettura di “Terra matta ” , auguro loro di provare le mie stesse sensazioni.

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    farizio pagano

    05/07/2007 23.55.03

    un libro straordinario. una fantastica avventura letteraria di un uomo che solo davanti a una macchina da scrivere racconta, inventandosi una lingua uba bellissima avventutura umana. Per l'inventiva linguistica e per la capacità di far aderire il narrato alla vita, fino a fonderli, la capacità di conservare per tutto l'arco dell'esitenza un afflato con l'umanità comprendendone ogni piega, anche la più grigia, senza però perderre la capacità di sdegnarsi per gli abusi perpetrati verso i più deboli. ha capito l'importanza della cultura ... e tanto altro. pirandello lo definirebbe uno scrittore di cose, non di parole. mi ricorda il lato buono di celine. peccato non poter leggere l'edizione originale.

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    Nello

    21/06/2007 09.58.36

    Pagine di storia tanto più interessanti in quanto non descritte ma partecipate, con un linguaggio e una verve assolutamente apprezzabili, che stregano il lettore in un susseguirsi di aneddoti e fatti celebri visti da un sottoproletario spinto dall'istinto di sopravvivenza. Un libro da leggere e far leggere ai propri figli, più utile ed educativo di tanti noiosi manuali scolastici, per capire cosa è veramente la vita.

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    maqroll

    24/05/2007 17.20.16

    Un Céline siciliano, dalla lingua sghemba e sporca che racconta, attraversandolo con la sua stessa vita, il Secolo Breve e i suoi avvenimenti, le sue tragedie. Comico, esilarante, poetico; certamente meglio di tantissimi scrittori professionisti e alfabetizzati. Un libro che affascina, commuove, sorprende, ed in cui è bello soprattutto soffermarsi ad assaporare ogni parola, ogni termine, ogni verbo ("delequente", "ciornno", "antarece", "umposticino"). Certo, il valore dell'opera è accresciuto dalla consapevolezza che si tratta di un'autobiografia di ben 1027 pagine dattiloscritte (a stampa probabilmente molte di più), scritte da un semianalfabeta. Chissà, se il libro fosse stato di "sole" 400 pagine forse sarebbe mancato un elemento importante, ancorché extratestuale. A mio avviso anche la semplice lunghezza del testo è un pregio ulteriore, sicuramente.

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    Daniela

    07/05/2007 12.06.45

    Man mano che andavo avanti nella lettura, sono stata conquistata dal "cunto" di Rabito e dal suo linguaggio che suona, a me siciliana, tanto reale e tanto familiare. Sembra di ascoltare la lenta narrazione di un cantastorie, in cui le piccole e umanissime astuzie utili a sopportare le avversità si mescolano con fare disincantato ai grandi eventi storici (dalla prima guerra mondiale alla "bella ebica" degli anni 60, in cui trova spazio un piccolo cenno anche ad "andriotti"), traendone massime di vita spesso esilaranti. Suggerisco, a chi voglia leggere il libro, di scaricare dal sito di radio3 la recensione trasmessa da Fahrenheit, con la lettura di un capitolo affidata alla voce di Vincenzo Pirrotta, non a caso erede della tradizione dei cuntisti siciliani. L'interpretazione è perfetta..

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    GIUSEPPE

    02/04/2007 21.05.27

    Un libro straordinario, del tutto eccentrico nel panorama della letteratura contemporanea. Un sottoproletario siciliano analfabeta prende la parola (senza che nessuno gliel'abbia insegnata, tant'è che la reinventa da sé) e racconta - toccando, con l'abilità di un grande affabulatore, tutte le corde, dalla tragedia al comico - come ha attraversato la storia d'Italia dall'inzio del '900 agli anni del boom, tra slanci generosi, sottili astuzie, rovesci di fortuna e tanta, non metaforica, fame. I lettori di Camilleri potranno accorgersi di quanto abissale sia la differenza tra il 'rabitese' selvaggio di questo memoriale e l'algido sicil/italiano da laboratorio del sopravvalutato inventore di Montalbano. Un libro che consiglio a tutti i giovani per capire cos'è davvero la vita, nella sua brutale e vera nudità.

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