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Traduttore: R. Zatti
Collana: La memoria
Anno edizione: 2011
Pagine: 561 p. , Brossura
  • EAN: 9788838925658

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    rosanna robbiano

    21/08/2013 08.57.14

    Vado controcorrente: per me questo romanzo è da 5, come da 5 sono stati tutti i 9 precedenti. Le critiche di chi mi ha preceduto - e che sono rispettabilissime - non tengono conto di alcuni fatti: Sjowall e Wahloo NON hanno mai avuto la pretesa di essere dei giallisti classici, quindi chi si aspetta una vicenda tipica, imperniata sulla risoluzione di un caso specifico, resta deluso. I due scrittori, fin dall'inizio della saga di Martin Beck, avevano dichiarato che volevano, attraverso le avventure di questo poliziotto e dei suoi colleghi, fare uan denuncia della società svedese. Quindi l'opera è decisamente politicizzata, e la corrente politica è quella molto in voga negli anni 60/70, vale a dire spiccatamente di sinistra, con le classiche connotazioni dell'epoca. Io personalmente non condivido molte delle critiche mosse, anche se si tratta di tempi ormai lontani, ma lo stile è a mio avviso magnifico, anche se a volte può parere arruffato, anche se spesso vengono infilate nella vicenda di base storie che apparentemente non c'entrerebbero. Sjowall e Wahloo criticano a tutto spiano, ma spesso si prendono in giro da soli, i loro personaggi sono "marxisti" che vorrebbero cambiare tutto il mondo, ma si capiusce molto bene che danno anche peso a valori come la famiglia e i figli, e normalissimi rapporti di coppia, attaccno il potere centrale politico svedese dell'epoca, ma non se la prendono con la monarchia, insomma, politicizzati sì, ma non folli. "Terroristi" è l'ultimo libro della serie, e a me è piaciuto molto: ci sono varie storie che si incrociano magari senza evidente ragione, ci sono i vecchi personaggi comparsi in tutti i libri precedenti, ci sono pagine di vero e proprio umorismo, parlo di quelle dedicate al bizzarro avvocato Braxén - Baccano. Infine, magistrale la solita traduzione di Renato Zatti.

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    giorgio g

    10/11/2012 18.03.00

    Avevo letto due altri libri di Sjöwall e Wahlöö "L'uomo al balcone" e "Omicidio al Savoy" ed anche in questo ritrovo gli stessi difetti, soprattutto la lentezza, direi quasi la grevità della narrazione. Oltretutto qui, forse per riempire le 550 pagine del volume, si è infiorata la trama con episodi che c'entrano poco con la storia principale, ci si è abbandonati a digressioni sulla politica svedese, se ne è criticata pesantemente la polizia (tranne naturalmente "i nostri eroi" che hanno sventato brillantemente e un po' con l'aiuto della fortuna la minaccia di un attentato terroristico). Naturalmente, come negli altri libri della coppia che avevo letto, non è mancata la consueta lezione di toponomastica stoccolmese.

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    TG

    05/05/2012 12.34.19

    Una pesante critica rivolta alle carenze della società svedese!Anche troppo in alcuni punti.Tutto questo si intreccia in un buon romanzo che a mio parere risulta non ottimo,ma discreto.Non ne sconsiglio la lettura.

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    Bianca

    20/01/2012 11.16.17

    Come ha già scritto un recensore prima di me consiglio vivamente di non leggere questo ultimo libro che avrebbe dovuto chiudere con onore la strepitosa serie che ci ha consegnato due romanzieri eccellenti.Non ci sono scuse che tengono:storia politicizzata al massimo, inizio lento con personaggi più da commedia comica di bassa lega che adatti a sedersi in aule di tribunale.Non voglio infierire oltre.Da censurare e rimettere nel dimenticatoio dove è stato in tutti questi anni prima della traduzione italiana...

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    Adriana

    20/12/2011 09.37.30

    Pensavo che la serie fosse finita con 'Un assassino di troppo', ma poi SORPRESA!, ecco sfornatone un altro, il decimo e decisamente l'ultimo scritto dai due coniugi nel 1975, anno della morte di Per Wahloo. Forse per questo motivo, 'Terroristi' è il peggiore di tutta la serie. Tirato per le lunghe, confusionario, noiso ed annacquato, arranca malamente per tutta la sua durata: praticamente irriconoscibile! Se volete conservare un buon ricordo dell'opera dei due brillanti scrittori al loro apice, quest'ultimo è assolutamente sconsigliato.

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    Giancarlo

    03/11/2011 17.53.46

    Li ho conosciuti grazie a Camilleri (Sellerio ne sarà felice) e, partendo da Roseanna, attraverso Omicidio al Savoy, sono arrivato a Terroristi con 10 romanzi che, tutto sommato, mi hanno piacevolmente accompagnato per l'intero ciclo. Con Beck è invecchiata e si è ulteriormente avariata la società svedese attraverso quei 10 anni di profonde trasformazioni ma ciò che appariva piacevole, anche se con qualche nota stonata, nel corso dei precedenti volumi, raggiunge qui un livello del tutto esagerato e talvolta inaccettabile. Passino le note pessimistiche sul futuro, il sentimento di profonda delusione per la società civile e le istituzioni attraverso la descrizione dell'inettitudine dei loro principali protagonisti ma che senso ha un avvocato dai rutti e scoregge tali da meritarsi il nomignolo di "Baccano" che nemmeno un Giudice riesce più a controllare in un'aula di Tribunale. Tolto tutto questo, resta una storia un po' povera che merita un giudizio di sufficienza più perché parte integrante e conclusiva di un ciclo che per se stessa. GR

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    jane

    07/10/2011 14.39.37

    Siamo giunti all'epilogo, al 10° episodio della serie di Martin Beck. Le critiche alla polizia e al sistema socio-economico si sono fatte più acide, questa volta ci sono anche note antiamericane feroci, oltre che per bocca dei personaggi anche come "tirate d'autore" che interrompono la narrazione. Questo può essere a volte fastidioso, senz'altro datato (siamo nel 1975), ma la storia tiene. La struttura è analoga a quella di "Un assassino di troppo" e "la camera chiusa": storie diverse, apparentemente slegate fra loro,che poi si sfiorano e s'intrecciano per strani scherzi del destino.

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    MATTEO

    05/10/2011 01.30.18

    Dieci romanzi fa avevamo comiciato ad apprezzare i protagonosti di questi romanzi procedurali svedesi, singolari nel loro genere ed apripista per tutto quello che sarebbe venuto da lì a poco, all'estero come in patria. Ma in questo romanzo, l'ultimo della serie, c'è molto di più. C'è lo sfondo di una società capitalistica avversa ai due autori giornalisti, c'è l'affermarsi di una ideologia che anche ad un lettore saldamente a "sinistra" appare fuori tempo massimo, inesorabilmente bocciata dalla storia. Ma la grande simpatia per i due rimane immutata, la stessa che non si può fare a meno di provare per il tranquillo ma deciso Commissario Beck e per tutti i suoi umanissimi collaboratori, carichi di quei difetti e di quelle contaddizioni che ne faranno dei veri e propri modelli per ogni scrittore del genere.

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