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Flann J. O'Brien

Traduttore: B. Fonzi
Editore: Adelphi
Edizione: 6
Anno edizione: 1992
Pagine: 248 p.
  • EAN: 9788845908293

recensione di Belpoliti, M., L'Indice 1992, n. 5
(recensione pubblicata per l'edizione del 1992)

"Una carta topografica!", esclama tutto eccitato il protagonista del romanzo di Flann O'Brien, mentre il sergente Pluck gli mostra la stanza di MacCruiskeen, il secondo poliziotto. Sul soffitto, descritta da crepe e crepoline, c'è la mappa del loro territorio e "la via per l'eternità", che di lì a poco egli percorrerà, accompagnato dai suoi due corpulenti guardiani. L'accesso è consentito da un ascensore e garantito da un'infallibile bilancia che impedisce di tornare alla vita normale recando con sé oggetti e denaro, come egli, da povero irlandese, vorrebbe. Con ogni probabilità, tutto lo straordinario romanzo dello scrittore irlandese è una mappa, la carta geografica di una grottesca e comica contea, l'Aldilà, il cui centro focale è una stazione di polizia, abitata da tre poliziotti. L'Altro Mondo non è però un mondo diverso, differente, ma il raddoppiamento di questo, una replica regolata dalla tremenda legge della ripetizione. L'invenzione di questa specie di inferno, come scrisse l'autore stesso in una lettera indirizzata a William Saroyan nel 1940, comporta una terribile avventura che ricomincia sempre da capo; e in cui il protagonista si spaventa di tutto "esattamente come la prima volta, come se non ci fosse mai passato".
Il viatico per questo viaggio è fornito dalla citazione iniziale dell'immaginario autore De Selby, cui il protagonista ha consacrato anni di studio e un voluminoso libro inedito: "l'esistenza umana è un'allucinazione che contiene in sé la secondaria allucinazione del giorno e della notte", e la suprema allucinazione "è conosciuta col nome di morte". Le discussioni delle inesistenti opere di De Selby, balzano scienziato e filosofo paradossale, aprono quasi ogni capitolo del romanzo e danno al lettore il senso di un raddoppiamento della realtà romanzesca, inserendo un piano pseudosaggistico a fianco di quello narrativo vero e proprio.
I temi dei trattati e degli appunti di De Selby, discussi con acribia filologica dal protagonista, riguardano tutti luoghi e stati intermedi - la casa, la soglia, le strade, il viaggio, la dimensione, il tempo, l'eternità, il movimento, il sonno -, cioè situazioni o problemi che hanno a che fare col cambiamento, col passaggio da un luogo all'altro, da una condizione a un'altra. Lo stesso precipitare del narratore in questa specie di aldilà è segnato da un incerto passaggio, siglato da un oggetto - una scatola - che sotto forma di un'ossessione, tornerà nel corso del racconto (le scatole invisibili a cui lavora maniacalmente il poliziotto MacCruiskeen, la scatola che trasforma i rumori in luce, le scatole dei misuratori sotterranei, la stessa stazione di polizia intesa come scatola, o ancora la scatola a forma di corridoi che è l'eternità).
Il terzo poliziotto, l'invisibile Fox, vive in un interstizio, dentro le pareti della casa di un morto assassinato, come se fosse possibile situarsi tra una dimensione e l'altra, tra la seconda e la terza. Egli stesso è il terzo, non l'ulteriore, quanto piuttosto l'intermedio tra MacCruiskeen e il sergente Pluck, è il 'fool' che transita nottetempo nella stazione di polizia, invece di riposare come gli altri due nell'eternità, là dove il tempo non scorre. La bicicletta, importantissima presenza in tutto il racconto e centro di una grottesca e fantasiosa teoria atomica, esposta all'ignaro protagonista dai poliziotti, è un oggetto che si trova sospeso tra la dimensione 2 e la dimensione 3. Oggetto commutatore per eccellenza nel romanzo sembra in grado di trasformare le persone in biciclette e le biciclette in persone.
Dunque "Il terzo poliziotto" è un "romanzo di metamorfosi"? No, soltanto un "romanzo d'interstizi", dei luoghi intermedi. La stazione di polizia appare all'anonimo narratore, all'assassino precipitato in questo luogo grottesco, come un edificio di cui è possibile vedere simultaneamente la facciata e il lato posteriore, come un triangolo che sembra acquistare, poco a poco, un suo volume. E la stessa "eternità", raggiunta insieme ai suoi angeli custodi in divisa, manca di qualsiasi dimensione, per conservandone una. Quale? Una dimensione sconosciuta: n‚ quadrati n‚ triangoli n‚ figure irregolari, "qualcosa" che non è comprensibile all'occhio, poiché è privo di forma e di configurazione.
Probabilmente solo il luogo intermedio, quello sospeso tra una dimensione e l'altra - un luogo frattale, si direbbe oggi, ricorrendo alla geometria di Mandelbrot - può essere il luogo della dolorosa ripetizione. Come sostiene un autore contemporaneo, parlando del "nastro di Moebius", in cui non si riesce più a distinguere il sopra e il sotto, l'alto e il basso, ma si transita da una faccia all'altra senza interruzioni, l'esperienza di questa paradossale figura geometrica è di "essere dolorosa da entrambi i lati". E questa è anche l'esperienza dell'anonimo protagonista di questo libro.
La condizione umana - o postumana - è simile a quella dell'uomo in pallone, la cui storia il Sergente Pluck racconta verso la fine al protagonista che attende un'immotivata (almeno in quel mondo che è l'altro mondo) condanna a morte. Innalzato al cielo dentro la sua mongolfiera, l'uomo "scomparve completamente da tutte le apparenze, telescopi e non telescopi", e quando ebbero tirato a terra il pallone, non si trovò alcuna traccia di lui. Ma due settimane dopo riapparve dentro il cesto di un nuovo pallone spedito con preveggente buon senso in cielo. Dove si va dopo la morte? si chiede il narratore in più passi della sua avventura interstiziale, iniziata cercando una cassetta tra un asse e l'altro. Dopo la morte si entra in una storia, in un luogo di avvenimenti caotici e incomprensibili, poiché la morte non è solo uno stato, bensì una contea dall'incerta topografia. In positivo, è una direzione, il "celestium longitudinale", di una terra che ha la forma di una salsiccia secondo De Selby; oppure una cipolla composta di spoglie concentriche, secondo il narratore; o ancora una spirale coincidente con l'umanità di cui ogni vita è "i1 raggio che gioca brevemente via via su ciascun anello", per Joe, come si chiama l'anima parlante del protagonista.
Entrato nell'eternità insieme ai due poliziotti, il narratore chiede: "Non potreste portare qui la vostra bicicletta e farne tutto il giro, e poi disegnarne una carta?". Flann O'Brien ha cercato col suo romanzo di segnare la sua mappa con questa storia comica e insieme tragica, a tratti allucinata e improbabile, a tratti perfettamente lineare e nitida, una storia sull'incomprensibilità, non solo di questo ma anche dell'altro mondo, che, come ha fatto notare Daniele Benati, solo un cattolico irlandese poteva scrivere, un uomo abituato a vivere negli interstizi tra gaelico e inglese, sanità e follia, nome proprio e pseudonimi, comicità e tragedia.

Recensioni dei clienti

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    tom

    28/06/2014 19.03.24

    Il romanzo è surreale,originale soprattutto x l'epoca in cui è stato scritto, pieno di nonsense e trovate anche comiche. Riconosco la particolarità e a tratti la genialità dell'opera ma non è il mio genere, troppo grottesco ed eccentrico x i miei gusti

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    114Rosso

    21/04/2008 00.08.18

    "Camminai tranquillamente per un bel pezzo su questa strada, pensando i miei pensieri con la parte anteriore del cervello, e intanto, con quella posteriore, godendo la vasta bellezza del mattino. L'aria era chiara, frizzante, copiosa e inebriante. La sua potente presenza era manifesta ovunque: scuoteva vivacemente ogni cosa verde e conferiva maggiore dignità e definitezza alle pietre e alle rocce, ordinava e riordinava incessantemente le nubi e spirava vita nel mondo. Il sole era emerso dal suo nascondiglio e ora si librava benigno, basso nel cielo, riversando ondate di incantevole luce e preliminari fremiti di calore...". Solo questo frammento vale i soldi del libro. La bellezza della vita si compendia in queste righe senza contenuto apparente, ma che contengono la sostanza del nostro passaggio su questo mondo. La luce, il calore, il freddo, la pietra, l'aria da respirare, la verità come immagine nitida. Tutto pulsa e vive nel proprio essere e nella metafora che esprime.

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    Mimmo

    14/12/2005 16.07.27

    Flann o'Brien è stato un gigante del secolo appena trascorso,e questo è il suo romanzo più bello.Peccato che ci abbia lasciato così poche opere,"Il terzo poliziotto"ha uno stile completamente diverso da tutta la letteratura che mi è capitato di leggere fino ad oggi.La descrizione della stazione di polizia,le divertentissime citazioni dello scrittore De Selby,la decrizione dell'aldilà, di cui la letteratura è piena,ma qui è visto in un modo tutto nuovo,e poi c'è Joe la "coscienza"..Libro da leggere e poi rileggere perchè(almeno per me è stato così)solo alla seconda lettura si potranno apprezzare meglio alcuni passaggi.Capolavoro.

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    paolo losasso

    14/05/2005 11.59.34

    Woody Allen ha scritto un film ispirato a "Delitto e catigo", capolavoro di Dostoevskij.Una testimonianza sul male che oggi domina il mondo: l'omicidio, l'ingiustizia, ecc. Se un regista volesse trarre un film o semplicemente l'ispirazione da "Il terzo poliziotto" di O'Brien, farebbe la felicità di coloro che amano immagini, parole, vicende, che vanno oltre la realtà, evidenziando una fantasia, un senso del fantastico con le sue verità nascoste, sorprendenti, incredibili. Vicende che lasciano spazio alla meraviglia, al divertimento, al paradosso, all'avidità, all'illegalità e al senso di espiazione, al sottile dispiegarsi di una trama inafferrabile, non traducibile sul piano di una comune razionalità. Anche ne "Il terzo poliziotto" come in "Delitto e castigo" c'è un efferato delitto. In entrambi i libri a commetterlo è il protagonista intorno al quale è costruita la narrazione. Le analogie si fermano qui. In Dostoevskij, l'impianto della storia è psicologico e dà vita al pentimento, in O'Brien, l'autore del terribile gesto, si trova invischiato in una realtà che non ha i canoni tipici di una dimensione nella quale siamo abituati a vivere. Inoltre, non c'è pentimento, se non transitoriamente e nel timore di un pericolo estremo, nella minaccia ravvicinata di una punizione inaccettabile. I paesaggi naturali e il mondo dei sensi sono raccontati con una abilità straordinaria, nell'alternarsi della gioia e del dolore. Chi ha ucciso lo ha fatto per impossessarsi delle ricchezze di un commerciante alle quali sembra proprio dovrà rinunciare quando il libro finisce senza lasciare altre occasione nè per recuperare il bottino svanito, nè per trovare una risposta soddisfacente alla propria coscienza incredula. Spettacolare la descrizione della fantasmagorica stazione di polizia e degli altrettanto atipici poliziotti.

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    limbranauta

    08/09/2004 22.18.53

    come uscire all'aperto dopo una vita chiusi in armadio. come vedere i colori per la prima volta. come bere un bicchiere d'acqua fresca dopo aver mangiato sempre e solo salatini. umorismo triste.

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