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La tradizione semantica da Kant a Carnap

J. Alberto Coffa

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Traduttore: G. Farabegoli
Editore: Il Mulino
Anno edizione: 1998
In commercio dal: 18 settembre 1998
Pagine: 608 p.
  • EAN: 9788815065599
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Il volume prende le mosse dalle posizioni di Kant sull'analisi e sulla conscenza a priori per studiare la tradizione di pensiero (chiamata dall'autore "tradizione semantica") che cerca di superare la posizione kantiana: Bolzano, Frege, Russell nel campo dell'aritmetica, Helmholtz, Poincaré e Hilbert in quello della geometria, la teoria della relatività in fisica. Dopo questa parte introduttiva, la seconda parte è per intero dedicata all'attività del circolo di Vienna tra la metà degli anni Venti e la metà degli anni Trenta: Schlick, Richenbach, Carnap, Wittgenstein. Coffa mette in luce i due fondamentali contributi del circolo di Vienna.
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recensioni di Bonino, G. L'Indice del 1999, n. 01

Come il titolo suggerisce, il libro di Coffa ha un punto di partenza e un punto di arrivo ben definiti. Il punto di partenza è rappresentato dalla notissima distinzione kantiana tra giudizi analitici, giudizi sintetici a posteriori e giudizi sintetici a priori. I giudizi analitici sono per Kant il risultato di un’analisi concettuale, ovvero della scomposizione di un concetto: sappiamo che tutti i corpi sono estesi perché la definizione stessa del concetto di corpo include il concetto di estensione. I giudizi sintetici a posteriori si identificano con le asserzioni fattuali. Rimangono però da spiegare tutti quei giudizi (per esempio i teoremi della matematica, ma anche l’affermazione che lo spazio è tridimensionale o che il blu è un colore) che non sono a posteriori, ma al tempo stesso non possono essere considerati analitici secondo la ristretta definizione kantiana. Kant chiama questi giudizi "sintetici a priori", e poiché assume che i concetti possano fornire una base per la conoscenza solo attraverso l’analisi, è costretto a trovare per questa categoria di giudizi un fondamento non concettuale, l’intuizione pura. Il punto di arrivo del libro di Coffa è invece rappresentato dalla dottrina della verità in virtù del significato, grazie alla quale si può fare a meno della nozione di intuizione pura. Secondo questa teoria le asserzioni a priori non sono fattuali, ma convenzionali, dipendono cioè dalla nostra decisione di usare certe parole secondo determinate regole. Tali verità sono dunque essenziali all’interno di un sistema linguistico, ma in altri sistemi potrebbero in linea di principio essere diverse. Questa concezione, a sua volta punto di partenza per molta della filosofia analitica del nostro secolo, viene presentata come il frutto di una lunga elaborazione, dovuta principalmente a quella che Coffa chiama "tradizione semantica", un’elaborazione che è stata portata a compimento intorno al 1930 all’interno del Circolo di Vienna o in ambienti a esso vicini, soprattutto grazie all’opera di Rudolf Carnap e di Ludwig Wittgenstein.

Il corpo del libro è costituito dalla storia della progressiva demolizione della concezione kantiana, e del parallelo evolversi della "tradizione semantica" fino a Carnap, una tradizione caratterizzata dalla ricerca di una spiegazione alternativa a quella di Kant e dalla connessa ridefinizione dei confini tra i vari tipi di giudizio. La prima parte del libro è dedicata prevalentemente alle critiche rivolte alla spiegazione dei giudizi sintetici a priori attraverso il ricorso all’intuizione pura. La seconda parte si concentra invece sulla fase finale dell’elaborazione della concezione semantica. Questa storia complessa si realizza nell’intreccio di tre principali correnti filosofiche: i (neo)kantiani, che per lo più cercavano di salvare la nozione di intuizione pura; i positivisti, che rifiutavano del tutto l’idea dell’esistenza di giudizi sintetici a priori; e i rappresentanti della tradizione semantica, che pur ammettendo l’esistenza di giudizi simili a quelli riconosciuti da Kant come sintetici a priori, ne davano una diversa interpretazione.

I primi capitoli del libro di Coffa sono dedicati al progressivo restringimento del ruolo dell’intuizione pura nella matematica nel corso dell’Ottocento. Il primo colpo alle dottrine kantiane venne dal processo di rigorizzazione dell’analisi, che rendeva inutile nel campo dell’analisi il ricorso all’intuizione. Seguì lo sviluppo delle geometrie non euclidee, e il conseguente rifiuto del ruolo dell’intuizione pura dello spazio nel campo della geometria. L’opera di Gottlob Frege espugnò anche l’ultima ridotta dell’intuizione pura, quella dell’aritmetica. Bolzano, con la sua affermazione del carattere puramente concettuale della matematica, ma non analitico nella ristretta accezione kantiana, diede l’avvio alla tradizione semantica. Le prime proposte positive della tradizione semantica peccavano spesso di platonismo: l’a priori, respinto il ruolo trascendentale dell’intuizione pura, veniva collocato in una realtà platonica immutabile, separata dal mondo empirico (si pensi alle proposizioni in sé di Bolzano o al Terzo Regno dei Gedanken di Frege). Solo poco alla volta la concezione semantica si affinò, fino a riconoscere nel linguaggio la vera sede dell’a priori, concepito come relativo al sistema linguistico prescelto. La storia di questo affinamento è raccontata nella seconda parte del libro, e ha i suoi protagonisti in Wittgenstein e Carnap (con l’ausilio di altri rappresentanti del Circolo di Vienna come Hans Reichenbach e soprattutto Moritz Schlick). Secondo Coffa a questo riguardo è fondamentale il passaggio dall’"idealismo ontologico" all’"idealismo semantico": il ruolo costitutivo dell’a priori viene fatto slittare dal piano ontologico a quello semantico. Grazie al riconoscimento della funzione costitutiva del significato svolta da alcuni tipi di proposizioni (idealismo semantico), la rivoluzione copernicana di Kant (idealismo ontologico) viene trasposta su un piano diverso da quello originario. Si dà origine così a una sorta di "olismo del significato", proposto da Carnap in Der logische Aufbau der Welt e da Wittgenstein con la nozione di regola grammaticale.

Come ogni storia che si rispetti, anche quella raccontata da Coffa ha i propri eroi e i propri vilains. Eroi sono ovviamente i maggiori rappresentanti della tradizione semantica: innanzitutto Bolzano, forse il suo vero iniziatore, ma anche Frege, Henri Poincaré (il convenzionalismo da lui propugnato è un elemento importante della tradizione semantica), David Hilbert, Moritz Schlick, e Carnap più di ogni altro. Carnap è senza dubbio il personaggio a cui Coffa ha dedicato maggiore attenzione, analizzando nei dettagli opere oggi non molto frequentate come Der logische Aufbau der Welt (1928) e la Logische Syntax der Sprache (1934). A dire il vero, il Carnap di Coffa è un eroe piuttosto antieroico: dotato di grande abilità tecnica, viene mostrato come spesso gli facesse difetto una piena comprensione dell’importanza filosofica di certe concezioni. Purtuttavia rimane senza dubbio il punto di arrivo dell’intera narrazione. La figura di Wittgenstein potrebbe essergli affiancata in questa posizione, ma, nonostante la vicinanza di molte posizioni teoriche, Wittgenstein difficilmente può essere considerato un rappresentante della tradizione semantica, a causa delle sue tendenze di fondo mistiche e antiscientifiche, che Coffa non tralascia di mettere in evidenza. Si potrebbe dire che Wittgenstein appartiene oggettivamente alla tradizione semantica (a cui anzi ha offerto contributi fondamentali), ma non soggettivamente. Bertrand Russell, che nelle pagine dedicategli da Coffa fa un po’ la figura del pasticcione, è invece soggettivamente vicino alla tradizione semantica, ma il suo contributo alla causa non è essenziale. Il ruolo di autentici vilains è ricoperto da Franz Brentano e dai suoi seguaci (per esempio Alexius Meinong), i quali, non avendo capito nulla della tradizione semantica, si impegnano in una sua radicale ontologizzazione, che costituisce a parere di Coffa una vero e proprio vicolo cieco.

Per quanto riguarda i neokantiani, ne esistono di buoni e di cattivi. I "buoni", tra i quali va ricordato soprattutto Hermann von Helmholtz, sono quelli che provano forte interesse per la scienza del loro tempo e che non si fanno scrupolo di contraddire Kant quando ciò si renda necessario. I "cattivi", tra i quali si può annoverare Hermann Cohen, sono quelli "di stretta osservanza", che concordavano nel ritenere che "le critiche di Helmholtz non avevano colto nel segno. Ogni volta che c’era una discrepanza genuina, Helmholtz aveva torto, e ogni volta che le osservazioni di Helmholtz erano interessanti, il punto era già stato colto da Kant, se lo si sapeva leggere". Lo sforzo di applicare a Kant un principio ermeneutico così generoso non poteva che pregiudicare l’elaborazione filosofica autonoma dei neokantiani "cattivi".

La tradizione semantica da Kant a Carnap (pubblicato postumo a cura di Linda Wessels, vedova di Coffa, morto improvvisamente poco dopo averne completato la stesura) è un’opera di storia della filosofia di straordinaria ricchezza e solidità, che intorno a un tema portante forte come quello dello sviluppo della tradizione semantica aggrega una quantità prodigiosa di dati, ricostruendo gran parte della storia filosofica dell’Ottocento e dei primi decenni del Novecento (soprattutto nel mondo tedesco). Coffa si concentra sulla ricostruzione degli argomenti, dedicando alla presentazione dei contesti storici uno spazio limitato, ma prezioso per l’intelligenza profusa e la notevole attenzione per le sfumature. Nella coniugazione di un rigoroso filo conduttore con la ricostruzione di un’ampia porzione di storia della filosofia, La tradizione semantica da Kant a Carnap può essere paragonato a un classico della storiografia filosofica come Das Erkenntnisproblem in der Philosophie und Wissenschaft der neueren Zeit di Ernst Cassirer (non a caso tradotto in italiano da Einaudi come Storia della filosofia moderna). Il libro di Coffa è però molto meno noioso di quello di Cassirer. E questo anche grazie ai numerosi e godibili aperçus che lo caratterizzano: la descrizione di Russell come un "dialogo platonico" per la spensieratezza con cui sostiene tesi tra loro contraddittorie ("Si è spesso rilevato che frequentemente e baldanzosamente Russell confutava le proprie teorie precedenti; e ciò è ammirevole. Ma altrettanto spesso non si è notato che non scartava mai le teorie che aveva confutato") o l’osservazione secondo cui "in larga misura, l’ontogenesi di Carnap ricapitola la filogenesi della logica".

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