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Paolo Rumiz

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2012
Pagine: 231 p. , Brossura
  • EAN: 9788807019272

Recensioni dei clienti

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    Paolo Cova

    13/10/2016 23.28.34

    Rumiz ha il merito di far conoscere regioni europee ormai dimenticate, travolte dai confini nazionali. Proprio per questo qualche disegno e qualche foto sarebbero serviti. Questo merito è anche un limite: l'autore è talvolta troppo indulgente con gli slavi e troppo ingeneroso con l'Italia e l'Europa occidentale. A pagina 121 ad esempio si legge: "Perché continuiamo (noi italiani, ndr) a rivangare il tempo delle atroci vendette jugoslave del dopoguerra come se fossero nate dal nulla?". Credo che nessuno possa negare le responsabilità fasciste in terra jugoslava, ma anche dall'altra parte non scherzarono ed ebbero le loro responsabilità. Rumiz accusa giustamente l'Italia di essere la terra delle grandi amnesie. Ebbene: le foibe e l'esodo degli italiani da Istria e Dalmazia sono state la più grande amnesia nazionale, durata sessant'anni. Altro che rivangare. Ecco: sarebbe bello se Rumiz ripercorresse i luoghi delle foibe e dell'esodo (sono vicini a casa sua, no?) e ne traesse uno dei suoi libri, come sa fare. Credo che tanti lo leggerebbero volentieri. Come io ho letto volentieri Trans Europa Express.

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    Luigi Uboldi

    12/07/2016 16.48.55

    Il mio primo viaggio con Rumiz! Ebbene si, Trans Europa Express e' il primo libro che leggo di questo grande autore/giornalista. Bel libro, si viaggia insieme a lui grazie alla sua grande capacita' narrativa e descrittiva. Un viaggio incredibile ai confini di un'Europa abbandonata a se'. Sono sicuro che dal suo viaggio ad oggi nulla e' cambiato. Un libro dove mentre leggi prendi appunti, vorrei ripercorrere il suo tragitto. Grazie Paolo e grazie Oni che mi consigliato l'autore

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    Piero P.

    14/09/2015 14.50.43

    Bel libro di viaggio, scritto con attenzione e sensibilità. Scade in alcuni tentativi di approccio interdisciplinare: superficiali. C'è una certa indulgenza, forse dovuta all'identità (o aspirazione?) mitteleuropea dell'autore a stigmatizzare a volte troppo facilmente l'Italia e gli Italiani.

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    alfredo

    08/07/2014 11.52.27

    Un libro piacevole, anche se con qualche ridondanza. Una descrizione di culture in via di sparizione, travolte gradualmente da globalizzazione e turismo di massa.

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    Franco

    24/01/2014 17.17.03

    Senz'altro un libro gradevole e per certi versi intrigante. Nel complesso, però, ho trovato la lettura non scorrevolissima ed ho rilevato un eccesso di "nostalgia" per tempi andati non necessariamente migliori di quelli presenti. Inoltre mi è parso ridondante il modo in cui le vicende legate al popolo ebraico sono state citate/menzionate. In sintesi: mi aspettavo di più e meglio.

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    Adele Malvezzi

    06/01/2014 14.45.51

    Trans Europa Express mi ha affascinato dalla prima all' ultima pagina e di Rumiz leggerò tutto ciò che troverò. Ho trovato nell' Autore una perfetta affinità col mio modo di considerare il viaggio,di sentire il paesaggio,di osservare i colori e la luce del cielo,di entrare in corrispondenza con la gente autentica e di provare orrore del Globale. Mentre leggevo riflettevo sulle cose descritte e mi ponevo le domande e le perplessità che poche pagine piu' avanti Rumiz stesso si poneva. Ho trovato nell'autore una straordinaria corrispondenza di sentimenti,di curiosità e di incredulità su come ci sono state insegnate a scuola la storia e la geografia,su come vengano ignorati anche dai Media i problemi di quel calderone di etnie intorno ai Paesi Baltici. In particolare mi hanno impressionato i problemi dei Lapponi e l' incredibile gioco di scacchi che sono state le deportazioni.

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    davide

    16/05/2013 09.45.28

    Ottima idea quella che sta alla base di un viaggio come questo. Accattivante lo stile. Interessante l'uso delle parole straniere che di volta in volta servono a chiarire il contesto. Da questo punto di vista la bravura di Rumiz non viene mai meno. Vi sono tuttavia delle evidenti forzature. In primis la citazione, plurima, di Mario Rigoni Stern, che, con tutto il rispetto parlando, non capisco proprio cosa c'entri in tutta questa faccenda. Altra forzatura è il continuo chiamare in causa gli ebrei ed un periodo storico ben preciso che sarebbe meglio dimenticare, soprattutto quando il suo ricordo serve più a dividere che non ad unire. La globalizzazione, poi, rappresenta la terza forzatura. Pur pensandola anch'io allo stesso modo dell'autore, riguardo appunto alla globalizzazione, al posto suo mi sarei limitato a descrivere il viaggio alla ricerca della 'frontiera perduta' punto e basta. Nei passaggi in cui lo fa, scevro da qualsiasi altro tipo di pregiudizio, lo stile ne guadagna non poco, mentre la lettura letteralmente rapisce. Altra forzatura, infine, è la continua e pesante citazione del 'sud' geografico nel testo, ma politico e culturale nelle sue più recondite intenzioni. Peccato, se non fosse stato per questi aspetti, a momenti veramente irritanti, il mio voto sarebbe stato il massimo. Davide.

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    pippo ma anche franco

    19/02/2013 18.02.07

    un bel libro che racconta di uno spendido viaggio senza dilungarsi in troppi noiosi accenni storiografici. Quello che Rumiz promette mantiene. Unico neo, non c'è neppure una foto. E pensare che il signor Rumiz ha svolto l'intero viaggio con a fianco un'amica interprete fotografa professionista. Paolo, che c'hai il braccino? Due euro in più per qualche foto della campagna bielorussa te li avrei pagati volentieri.

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    stefano

    22/01/2013 13.36.56

    Ottimo libro! Rumiz con le sue capacità narrative riesce a far percepire sensazioni e atmosfere che vanno oltre al semplice diario di viaggio... Unico neo, per un romantico della letteratura popolare come gli piace apparire, 13 Euro per un e-book mi sembrano eccessivi, forse si è globalizzatoanche lui?

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    Luciano Furlan

    15/01/2013 12.37.09

    Ma il Nobel quando pensano di darglielo!

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    claudio

    17/12/2012 15.07.41

    E' sempre un piacere leggere i reportage di Rumiz. Poi questo è veramente interessantissimo, un viaggio a zig zag sulla frontiera fra est e ovest dell'Europa. Un viaggio con molta nostalgia dei bei tempi quando il turismo organizzato non aveva rovinato anche la maggior parte di quei posti. Certo che un mese di viaggio spesso in treno o in corriera con uno zaino di 6 chili non deve essere stata una passaeggiata. Complimenti poi per tutte quelle figure che di solito si chiamano minori: contadini, anziani, artigiani, pescatori: complimenti davvero a loro e a Rumiz.

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    mario farinelli

    05/12/2012 13.35.05

    Non conoscevo Paolo Rumiz. Sto leggendo questa sua ultima fatica. Molto bello.

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