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    stefano

    31/08/2011 13:21:42

    in poche pagine si esprime tutta la capacità di collins di rapire il lettore e farlo viaggiare in un poliziesco dall'archietettura originalissima.

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    Flory Brown

    12/10/2009 14:22:39

    Ho scoperto Wilkie Collins soltanto adesso, dopo aver trascorso la giovinezza divorando i romanzi del suo più caro amico, Charles Dickens, dallo stile scorrevole e gradevolissimo, tipico degli scrittori del tardo ottocento che amo moltissimo. Se Dickens possedeva una grande umanità, puntualmente riversata nei suoi scritti per insegnare il valore dei sentimenti più puri, Collins prediligeva l'umorismo con cui condisce ampiamente il suo racconto "Il truffatore truffato". E' un tipo di humour ovviamente inglese, ma non troppo freddo ed altresì apprezzato dal temperamento latino. Ora comprendo perché i due artisti fossero divenuti amici e propensi a dividere le fatiche di alcuni romanzi, scritti per lasciarci qualcosa di veramente prezioso. Nel racconto "Il truffatore truffato" la forma narrativa è assai originale: si tratta di epistole scambiate tra il detective Matthew Sharpin e l'Ispettore apo Theakstone, alquanto avvilito perché non nutre la benché minima fiducia in quell'ometto stupido e pieno di sé. Le lettere descrivono gli avvenimenti inserendo dialoghi gradevoli ed osservazioni personali, così da rassomigliare alla trama più classica di un racconto scorrevole ed avvincente. La scrittura di Wilkie Collins è, a dir poco, perfetta, molto vicina al mio gusto, né prolissa, né concisa e molto elegante, credo anche per merito del bravo traduttore Franco Basso. Naturalmente il detective sarà beffato da un più modesto ed arguto Sergente di polizia ed, anche se la trama non è, in sé, molto originale, il modo e lo stile con cui viene presentata la rende amabile al punto giusto, tanto da inserire il nome di Wilkie Collins tra i miei scrittori preferiti. Flory Brown (florybrowntour.altervista.org)

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scheda di Cases, C., L'Indice 1991, n. 8

Due racconti del 1859 del noto autore della "Pietra di luna", amico di Dickens e più di costui scevro di complessi di fronte all'industria culturale (nel 1862-63 guadagn• la bellezza di 10.000 sterline di allora). Ma in questi incunaboli del giallo il vizio deve ancora fare i conti con la virtù anzi nel secondo il malvivente soccombe di fronte all'energia di una fanciulla che, rimasta sola in casa, difende con le unghie e coi denti un portafogli affidatole dalla padrona. Qui non contano i fatti, ma solo il suspense. Nel primo racconto il furto di una cassetta si rivela opera di una moglie troppo amante del lusso, con grave delusione di un detective particolarmente cretino che aveva puntato su un innocuo giornalista. A quell'epoca i giornalisti erano meno corrotti delle mogli.

«Sergente Bulmer, siete necessario per proseguire le indagini su un caso importante, che richiede tutta l'attenzione di un esperto membro del corpo della Polizia Investigativa». Due polizieschi da un maestro del «giallo» moderno.