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Traduttore: M. Ranchetti
Editore: Einaudi
Collana: Gli struzzi
Edizione: 2
Anno edizione: 1981
Pagine: VIII-107 p. , ill.

38 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Storia e archeologia - Storia - Storia militare - Seconda Guerra Mondiale

  • EAN: 9788806312947

Queste lettere furono scritte da soldati tedeschi assediati nella sacca di Stalingrado nel dicembre 1942 e partirono con l'ultimo l'aereo per la Germania.Non arrivarono mai alle famiglie: Hitler le fece sequestrare dalla censura militare per un sondaggio sul morale delle truppe. Furono ritrovate dopo la fine della guerra negli archivi dell'esercito, e ne è stato tratto questo libro: l'emozione che esso ha suscitato al suo apparire è tuttora viva, e non solo in Germania, ma nell'intera Europa. E' un libro unico, in cui l'interesse storico-politico è largamente superato dal valore di testimonianza umana: parlano uomini votati alla morte, che prendono drammaticamente coscienza di se stessi, e tracciano con una laconica eloquenza, come di epigrafi definitive, un'immagine delle proprie vite e dei propri destini.Non si può aggiungere un'altra lettera a queste trentanove: esse, che sembrano contenere e rivelare ogni esperienza umana, costituiscono una perfetta unità morale.

Recensioni dei clienti

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    Lorenzo Panizzari

    26/05/2012 14.14.06

    Uno splendido documento storico; volevo dare 3 stelle perché tendo a dare voti alti solo a libri che inducono riflessioni, ma a questo regalo volentieri un punto in più. Breve intro che spiega di cosa si tratta, poi 39 lettere (periodo a cavallo di fine 1942) di soldati tedeschi dalla città sovietica verso la fine della battaglia che segnerà le sorti della guerra (di Russia e mondiale). C'è chi ancora è convinto della bontà della scelta nazista, chi è disincantato, chi apertamente contrario, chi scrive alla moglie rinfacciandole i tradimenti, chi spiega che non potrà più suonarle il piano perché ha perso le dita per assideramento e chi preannuncia il rientro perché ha perso le gambe, chi ha rimediato una scatola di carne e rimpiange di non averla potuta spedire a casa in Germania e molti che aspettano solo una fine dignitosa. Molto toccante l'ultima lettera di un tenente trentenne che scrive al padre colonnello in Germania chiedendo che il suo sacrificio non sia vano nel prosieguo della guerra, che le gerarchie imparino da questi errori, e che se anche 30 anni sono pochi, lui è felice di come li ha spesi e di come li sta concludendo. Non amo la microstoria e men che meno il buonismo, ma questo libro è di un'intensità incredibile, mi ha toccato, fatto venire spesso la pelle d'oca e portato alla commozione, perché l'assenza di mediazione (niente didascalie, commenti, precisazioni, nulla, solo le lettere) rende la lettura vera, reale, trasportando il lettore sia nel ruolo del mittente che in quello del destinatario, e ci si trova a comprendere ed ammirare lo spirito di chi resta favorevole alla guerra così come la sofferenza di chi rimpiange gli errori che hanno portato fin lì una nazione, prima ancora di rimpiangere la propria vita che sta per perdere. Un libro/documento bellissimo, per ragazzi ed adulti, da leggere e su cui meditare, e di cui parlare, magari con un figlio adolescente.

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    Susy

    28/08/2009 15.28.34

    Mi dispiace dare un voto basso a questo libro, poiché l'argomento è potenzialmente interessantissimo. Io ho un vero interesse per la battaglia di Stalingrado e negli ultimi anni ho letto molto materiale a riguardo. Purtroppo quando ho comprato questo libro sono rimasta molto delusa: è veramente troppo scarno (considerato anche il prezzo..12,50 euro). L'introduzione è quasi inesistente e non c'è alcun commento al contenuto dell'opera. E' un vero peccato che l'edizione sia fatta così male, a mio avviso, perchè le lettere scritte dai soldati tedeschi, qui raccolte, sono meravigliose e toccanti. Dopo 65 anni fanno ancora provare a chi le legge la disperazione e le privazioni a cui questi uomini erano costretti, ma fanno sentire anche il coraggio con cui essi affrontarono un simile inferno. Ne consiglio comunque la lettura, perchè le lettere meritano veramente.

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    Michele

    23/01/2008 16.50.02

    Un libro "necessario". Serve a capire che in fondo gli uomini di tutto il mondo sono accomunati da sentimenti simili. Il libro è una raccolta di lettere inviate da soldati tedeschi impegnati nel 1942 nei combattimenti a Stalingrado. La maggior parte di loro ha perso la speranza di uscire vivo dalla battaglia e parla a cuore aperto. Si capisce anche cosa la maggior parte di loro pensasse della guerra.

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    Loppo

    16/01/2005 20.00.20

    Lettere spedite dagli assediati tedeschi di Stalingrado e mai giunte a destinazione a causa dell'incombente censura che volle impedire che la disperazione dei soldati ormai condannati filtrasse fino in Germania. Commoventi le parole del pianista che ha perso le mani a causa del "generale Morizov"(il gelido inverno russo) e quelle del figlio del pastore protestante che confessa al padre che dio a Stalingrado non c'è. Da leggere

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