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Marco Balzano

Collana: Il contesto
Anno edizione: 2014
Pagine: 205 p. , Brossura
  • EAN: 9788838932557
Usato su Libraccio.it € 8,10


Vincitore Premio Campiello 2015

«Balzano mostra come la letteratura sappia, e possa, parlare del mondo che ci circonda». Marco Belpoliti

Ninetto Giacalcone è per tutti “Pelleossa”.
Figlio di Rosario e Immacolata e cresciuto negli anni Cinquanta a San Cono, piccolo paese dell’entroterra siciliano, Ninetto ha lo spirito affilato almeno quanto le costole che s’intravedono sotto la poca carne che la miseria gli concede.
Impiegherà poco a venire a patti con l’unica, vera possibilità di combinare qualcosa nella vita: andare via. Suo padre ha poche speranze di mettere assieme il pranzo con la cena, e sua madre è ricoverata a Catania dopo aver avuto un colpo apoplettico dal quale non si riprenderà più. Al nord, invece, rombano i motori a scoppio del boom economico, e Milano assume nei racconti che arrivano alla periferia dell’impero la densità mitica di un Eldorado.
Ma quella promessa di benessere non è per tutti, e il bambino non tarderà a rendersene conto, fra lavoretti arrangiati alla bell’e meglio e emarginazioni più quotidiane di un pane cui manca perfino il sapore. Il racconto di quei primi, durissimi anni al nord, è in parte almeno rischiarato dalle luci degli incontri e della tensione verso un benessere che finché è solo immaginato può essere anche grande abbastanza per i sogni di un ragazzino. Ma il racconto dei trent’anni che a quel primo periodo han fatto seguito – trent’anni passati in un battere di ciglia, a fare il mulettista o alla catena di montaggio in una qualche fabbrica dell’hinterland milanese – non c’è parola in grado di redimerlo, neppure se si è come Ninetto, che ha la “testa piena di parole” e si sarebbe voluto poeta.
In quella vita c’è stato un prima e un dopo. Un gesto violento ha significato anni di carcere, e solo verso la fine scopriremo cosa sia effettivamente successo. Nel convergere del racconto verso quel climax, impareremo a conoscere la storia di Ninetto e quella di tanti come lui.
Di Ninetto Pelleossa abbiamo già detto: è sua la voce che racconta, argentina e vivissima prima, e amara – ma indomita – poi. Carattere fiero, è capace di slanci altruisti e di repentine gelosie. La curiosità del ragazzino che è stato lascia poi il passo alla disillusione dell’adulto che diventerà. Il maestro Vincenzo, primo a riconosce e apprezzare in Ninetto la curiosità e il fascino per la parola.
Il maestro rimarrà una figura mitica anche – e soprattutto – negli anni dell’esilio al nord, con quel suo peculiare equilibrio di carattere capace però di lasciar intravvedere squarci del “mondo offeso” di Vittoriniana memoria, puntando con precisione l’indice sui responsabili delle iniquità. Il padre di Vincenzo è in fondo un uomo buono, dietro la sua durezza, ma è vinto dalla vita, e incapace di reagire a quel che altri sembra aver disposto per lui. La malattia della moglie – e madre di Ninetto – è il sigillo definitivo su una traiettoria senza alcuna redenzione.
Maddalena, sposa bambina di Ninetto, che gli sarà accanto nelle traversie della vita con saggezza e affetto, è madre di Elisabetta, loro figlia, che conosceremo solo attraverso il racconto frammentato e amaro che di lei restituisce il padre Ninetto.
È una lingua scabra e guizzante, quella con la quale Pelleossa racconta la sua storia: ricca di suggestioni dialettali, è il vero asse attorno al quale si struttura la tensione del racconto, trovando in esso una giustificazione narrativa. Già: perché Ninetto gioca con le parole, ne è innamorato sin da quando il maestro Vincenzo gli ha fatto conoscere Pascoli e la poesia. È nella lingua, irriducibile alle pastoie con cui tutti cercano di imbrigliarlo, che Ninetto trova un riscatto alla sua storia. È, la sua, una koinè vivace, fresca, ricca di accenti e di asimmetrie; una lingua che trova la sua musica nella ricerca antiretorica di un registro parlato, e raggiunge il suo scopo con una facilità apparente che s’intuisce essere invece frutto di un lavoro certosino e scrupoloso.
La storia di migliaia di bambini che migrarono al nord dalla Sicilia, dalla Calabria, dalla Puglia a cavallo fra gli anni cinquanta e il decennio successivo, è sublimata nella vicenda immaginata ma credibile di Ninetto Pelleossa. Un’ennesima “crociata dei bambini”, di quelle che la storia a volte orchestra senza neppure offrire agli involontari protagonisti di quelle storie durissime il risarcimento della memoria. Questo è il merito che va reso a Balzano: essersi preso un pezzetto di quella storia, e averne impastato la malta con la propria sensibilità e con attenzione, per risarcire almeno un poco la lunghissima fila di coloro che con le proprie vite sacrificate hanno contribuito a rendere migliore quelle degli altri.
La letteratura, certamente, è anche questo: perpetuare una memoria che alcuni potrebbero non voler più serbare e rendere giustizia a ciò che è stato, trovando la voce più giusta per farlo. Marco Balzano ha raccolto un testimone prezioso: perché quella voce l’ha trovata, e nelle sue pagine se ne avverte tutta la sincera necessità. Ma c’è anche un potente apologo sul rapporto fra i padri e i figli (tema caro a Balzano sin dal suo esordio con Il figlio del figlio): tra padri, cioè, cui la storia ha negato la possibilità di assolvere compiutamente al proprio mandato, e figli che – a causa di quella mancanza – sono rimasti (per l’appunto) figli di figli, perpetuando una maledizione pedagogica che è una delle violenze più gravi fra le molte inflitte al nostro Mezzogiorno.

Recensione a cura di Wuz.it

Recensioni dei clienti

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    virginio

    10/10/2016 14.45.09

    Romanzo molto bello, coinvolgente, commovente profondo. Con tanta malinconia si scorrono belle pagine ben scritte. Unico neo: errori grammaticali; Balzano dovrebbe sapere che "gli" corrisponde "a lui" e "le" corrisponde "a lei"

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    sergio

    23/09/2016 18.43.03

    Sono un coetaneo di Ninetto, coetaneo forse più fortunato, che ha trascorso la sua infanzia poco lontano dalla Milano sapientemente descritta da Balzamo. Il Romanzo mi ha fatto rivivere quella parte della mia esistenza ormai lontana e, confrontandomi con il protagonista, mi ha regalato un turbine di ricordi e di emozioni. La scrittura delicata e fluente ha completato l'opera, un libro che si leggere d'un fiato, un acquarello, con alcune tinte forti, sulla nostra storia di "migranti"

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    Massimo F.

    14/07/2016 16.32.16

    Libro che fa riflettere: scorre bene, la storia è interessante, realistica e coinvolgente. Tanta tristezza e malinconia, con qualche aspetto melodrammatico forse evitabile. Comunque da leggere.

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    chiara

    28/04/2016 12.48.42

    Ho apprezzato molto questo racconto, sia per la tematica affrontata che per lo stile così particolare e personale. Ne emerge una toccante riflessione sull'unicità di ogni storia di vita, anche la più umile, e sul rispetto della dignità di ogni essere umano, anche se straniero, povero, emigrato, detenuto in carcere. Mi ha emozionato.

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    patrizia b.

    16/02/2016 12.04.33

    Non amo molto i romanzi in prima persona, però questo libro l'ho trovato discreto, bella la storia, scritta però, mi pare, in modo troppo elementare (sembra scritto da Ninetto picciriddu). Si merita però un bel 3,5. Quello che mi lascia perplessa è Maddalena, la bella forte e saggia Maddalena che non fa assolutamente niente per riavvicinare padre e figlia. Va bene, da una parte c'è un'offesa troppo grande e dall'altra l'incapacità di chiedere scusa, ma il personaggio svicola in un atteggiamento che non sembra del suo carattere.

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    AdrianaT.

    19/01/2016 09.28.11

    Una storia di ricordi, una storia di emigrazione sud-nord Italia: un bambino di nove anni (9!) che dalla Sicilia arriva a Milano nel '59 in cerca di lavoro, e il bello è che glielo danno e lavora e vive come ne avesse 30, di anni. Solo cinquant'anni ci separano da questa storia assolutamente impensabile ai giorni del telefono azzurro e del bambinocentrismo, eppure c'è stato un tempo, che è durato per la maggior parte della Storia, in cui i bambini non contavano nulla e che il concetto di 'tutela dei minori' era fantascienza pura, eppure, a calci in culo sono diventati uomini lo stesso, uomini che, comunque, hanno portato avanti il mondo: non so se gli ipertutelati, iperprotetti e iperpasciuti adulti di domani saranno in grado di fare altrettanto. 'Comunque a me nella baracca la solitudine mi aveva fatto venire voglia di amare perché quando uno sa tenere a braccetto una donna non è più solo e non è nemmeno più picciriddu. Diventa adulto. Uomo fatto e finito." - questo pensava il protagonista a tredici anni. Balzano ha una bella scrittura per una bella storia: è uno da seguire. "Si vedevano contadini a lavoro, anche femmine, e io a vederle pensavo che allora la miseria c'era anche al nord, come in effetti c'era, perché dove ci sono femmine in mezzo ai campi lì c'è miseria." Una volta tanto, un premio meritato: 3 stelle e 1/2.

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    Chiara Sav

    04/01/2016 17.43.55

    Davvero bello. Un capolavoro. Ottimo lo stile: scorrevole, ma anche ricco e originale, piacevole e vera la storia. Un libro che non si dimentica per le emozioni che suscita.

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    evelyn

    03/12/2015 05.41.12

    Questo Autore: una piacevolissima scoperta! preso a caso al supermercato, si è rivelato un libro scorrevole, piacevole, emozionante, dolce, intenso, denso di sentimenti. In primo piano la profondità delle persone che hanno vissuto drammi personali e familiari, la debolezza e la forza dell' essere umano, il valore della cultura, l'importanza di trasmettere la propria storia alle generazioni successive quale insegnamento di vita e per non dimenticare gli sforzi di chi ci ha preceduto. Unica cosa mi ha dato un po' fastidio l'uso - in tutto il romanzo - del pronome "gli" riferito al genere femminile, ma forse è per calare anche la "parlata" nel contesto sociale di tutta la vicenda.

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    Lucia Giacomelli

    14/11/2015 19.18.58

    Una storia di emigrazione e di emarginazione che arriva al lettore senza retorica con una scrittura intensa ed efficace; una storia, se vogliamo, simile a molte altre, ma che ha la sua forza nella capacità di scatenare forti emozioni. Ninetto, il protagonista è un personaggio tenerissimo e viene descritto dall'autore con grande sensibilità, attenzione e rispetto, per cui il coinvolgimento del lettore è molto forte. E'assolutamente da leggere

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    Alice

    22/10/2015 17.01.55

    Ninetto rappresenta una verità degli italiani anche in questo periodo! Leggendolo mi sono venuti in mente i racconti dei miei zii emigrati anche loro! Bella la trama però sembra non decollare mai, le aspettative che mi sono fatta leggendolo poi si sono trasformate in delusioni!

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    Leopoldo Roman

    14/10/2015 09.34.16

    Un premio Campiello meritato. Una storia semplice ma coinvolgente. L'inserimento di alcuni termini dialettali aggiunge pathos al racconto e non stona mai. Balzano apre il sipario sulla storia d'immigrazione dei picciriddu (bambini) meridionali degli anni cinquanta, che è bene conoscere soprattutto oggi che d'immigrazione si parla molto a vanvera. Mi ha colpito che il protagonista Ninetto abbia più ricordi positivi dei pochi e tormentati anni dell'inserimento nella società del nord, quando era sfruttato e mal trattato, che dei trent'anni di lavoro stabile all'Alfa Romeo, quando godeva di stabilità e protezione. Non di solo posto fisso vive l'uomo!

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    lucio lunfardi

    06/10/2015 20.51.48

    libro furbetto che non ha niente da dire e niente dice

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    ant

    30/09/2015 20.59.44

    Un libro che narra della vita difficile di Ninetto, bambino di 9 anni che si trasferisce dalla Sicilia a Milano nel 1959. Non viene tralasciato niente di quelle che sono le sensazioni più intime del protagonista,come l'angoscia per aver lasciato gli studi e il suo adorato maestro Vincenzo, la povertà estrema della sua famiglia, le condizioni pietose in cui è costetto a vivere appena arrivato a Milano. Allo stesso tempo vengono esaltate però la semplicità e la notevole forza di volontà e di adattamento di Ninetto , i tanti lavori svolti prima di entrare all'Alfa di Arese, i primi approcci con Maddalena che poi diventerà sua moglie e poi l'autore alterna momenti del presente e del passato, con un'ombra che graverà per sempre nella vita di Ninetto a causa di un episodio che ne segnerà il resto dei suoi giorni. Concludo estrapolando un passaggio in cui si parla di amicizia ,che mi ha colpito(p85): ...""amici ne avevo pochi, anzi pochissimi, e mi confermavano sempre più che mio padre Rosario aveva ragione"gli amici non esistono, esistono solo persone con cui passare un po' di tempo quando non vuoi pensare alle scassature di minchia"...amici veri mi sa che si può essere solo da picciriddi , quando si è puliti dentro e non si fanno calcoli di interesse né altre oscenità"" Molto intenso, bello

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    angelo

    28/09/2015 11.25.33

    Ingredienti: un giovanissimo emigrante fuggito dalla Sicilia a Milano, una grande città abbruttita dalla fame di lavoro e dalla sete di denaro, uno "straniero" camusiano emarginato da persone e luoghi, una pianta amara e deludente nata da semi di speranza e felicità. Consigliato: a chi vuole scoprire pagine nascoste di un Italia sofferente e combattiva che non esiste più, a chi vuol godere di uno stile ricco e delicato, lieve ma toccante.

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    claudio

    22/09/2015 19.47.09

    Fresco vincitore del Campiello, Balzano ha scritto un libro sull'emigrazione degli anni '50. Siamo proprio nel '59 quando questo ragazzino di 9 anni abbandona la famiglia, la scuola, un paesino vicino a Catania e arriva a Milano. E qui la vita non gli riserverà grandi soddisfazioni.

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    piero69

    15/09/2015 00.34.24

    Bello. Scorrevole. Balzano si conferma uno degli scrittori piu'interessanti della nuova generazione. Libro intenso e commovente senza essere smieloso. Un campiello meritatissimo!

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    Marcello

    01/09/2015 14.19.50

    Un racconto biografico dell'escalation emigrazione e lavoro minorile, abrutimento e povertà e fabbrica, violenza interiore ed esteriore e carcere verso la disoccupazione, l'emarginazione, la solitudine pur nell'esistenza di una famiglia. La comprensione e la forza per una catarsi c'è ma la strada scelta per esorcizzare una vitaccia comunicandola ad una bimba sarà quella giusta ? E lì si resta appesi. Discreto ma NON da Campiello

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    giovanni

    20/07/2015 14.01.59

    Scrittura fluida, avvenimenti e sentimenti narrati sempre con garbo, un libro che si fa leggere e ti coinvolge nelle avventure del protagonista per il quale si fa il tifo, da bambino quando affronta con passione la vita e da adulto quando non riesce ad uscire dal guscio in cui si è chiuso.

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    ago

    26/01/2015 15.37.26

    Un romanzo che insegna che negli stessi edifici in cui oggi ci sono egiziani e peruviani, una volta (non tanto tempo fa...) risiedevano campani e calabresi; che "laddove c'è miseria, là c'è più bisogno della scuola"; che una preghiera recitata a memoria è solo una cantilena. Un romanzo bellissimo sull'emigrazione, ma anche sull'alienzazione del lavoro e sull'amore.

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