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Gaetano Savatteri

Collana: La memoria
Anno edizione: 2006
Pagine: 299 p. , Brossura
  • EAN: 9788838921636
"Tutti siamo sudditi e privilegiati, privilegiati ma sudditi. Per questo da noi in Sicilia non si fanno rivoluzioni. Non se ne sono mai fatte". Parole in cui risuona l'eco di una lunga tradizione letteraria, quella siciliana, venata di pessimismo e incline a una fatalistica sfiducia nel cambiamento. A pronunciarle, in questo romanzo di Gaetano Savatteri, è l'onorevole Vella, ultimo esemplare di una schiatta antica e mai estinta di notabili siciliani. Il passo è tratto da un dialogo in cui l'onorevole spiega, in una forma che tende all'apologo, come va il mondo (in Sicilia e, potremmo aggiungere, ormai non solo): per la risoluzione di un problema – un figlio da sistemare, una licenza da ottenere – ci si può rivolgere a lui, che provvederà in tempi brevi a risolvere la cosa, come? con la concessione di un privilegio; privilegio che al contempo, e necessariamente, comporterà un torto per qualcun altro; e privilegio goduto e torto subìto alternativamente, "a giro a giro", tutti tocca. Tutti, in un sistema così fatto, sono privilegiati ma sudditi.
Il romanzo di Savatteri, alla sua terza prova narrativa, sempre per Sellerio, è un'indagine sul potere, un noir politico incardinato sulle storie di tre amici del tempo dell'università, a Palermo, negli anni del movimento della Pantera, della speranza antimafia dopo la stagione delle stragi. Dopo anni i loro destini tornano a incrociarsi. Placido è diventato un poliziotto, animato dalla speranza di affermare i propri ideali, ma un processo infamante lo ha condannato, sulla base di alcune dubbie intercettazioni telefoniche, e lo ha sospeso dal servizio; Aurelio è diventato un politico, seguendo la strada segnata per lui dal padre, ma è creatura troppo fragile e incerta per lo spietato mondo della politica, impersona il dilemma tragico tra libertà individuale e prescrizione del fato – il tema dell'Antigone che aleggia sullo sfondo del romanzo; Silvestre – dei tre il meno delineato nella narrazione, tratto che rende ancora più sfuggente la sua camaleontica figura – è un giornalista diventato collaboratore di Aurelio, del tutto asservito alla politica. A fare incontrare i tre vecchi amici sono alcune lettere anonime, minacciose, ricevute da Aurelio, il politico in forte ascesa suo malgrado, per le quali viene chiamato a indagare l'amico poliziotto, Placido.
Ma è un passato, il loro, per quanto comune, non condiviso, ora che si ritrovano uomini nel mondo. Troppo urgente è il presente, con le sue preoccupazioni e i suoi guasti – il lavoro, un matrimonio fallito. Sono uomini che non si voltano, nella suggestione, richiamata dal titolo, dei versi montaliani. Se mai, e senza troppo indugiarvi, il passato viene ripensato singolarmente (soprattutto da Placido, il più incline a guardarsi indietro e dentro, di sicuro il personaggio su cui l'autore riversa più simpatia e attenzioni). I capitoli che prestano la voce ai singoli personaggi, incastonati nella successione dei capitoli narrativi, consentono all'autore di esprimere i diversi punti di vista, e le diverse solitudini, anche per mezzo di screziature linguistiche, inserti lessicali dialettali, giri alla frase che danno quella particolare coloritura siciliana, che ravvivano la narrazione, peraltro sempre di fresca e piacevole lettura.
Savatteri è tra gli scrittori siciliani degli ultimi anni quello che in maniera più convincente ha saputo cogliere la lezione di Leonardo Sciascia, scrittore ad alta temperatura civile, acuto indagatore del potere politico. L'omaggio all'autore del Giorno della civetta percorre tutto il romanzo, con rimandi più o meno diretti (eppure mai viene nominato; una volta a indicarlo una perifrasi: "Uno scrittore scomodo di Sicilia"). In particolare è tenace il riferimento al giornale locale, "Malgrado tutto", nato negli anni ottanta a Racalmuto, paese di Sciascia, per iniziativa di un gruppo di giovani, tra cui lo stesso Savatteri, allora giornalista in erba. Un giornale ancora oggi pubblicato che, rifacendosi al titolo, Sciascia definiva nell'articolo programmatico, al suo nascere: "Un modo di affrontare la realtà col pessimismo dell'intelligenza e l'ottimismo della volontà". Come da Savatteri ricordato nella pagina conclusiva del romanzo, testimonianza di una militanza lunga e ora qui esemplarmente rinnovata.
  Marcello D'Alessandra  

Recensioni dei clienti

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    grazia

    26/04/2012 20.14.40

    un buon libro. in certi passaggi anche commovente. l'ho letto con curiosità poiché è il primo romanzo di Savatteri che ho avuto tra le mani. Continuerò a seguirlo.

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    Fabio De Rosa

    06/03/2012 09.05.10

    Bella scoperta Gaetano Savatteri, che dipinge la complessita' della Sicilia e dei rapporti Sicilia-Roma in modo molto efficace e piacevole

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    Topaganga

    01/11/2010 16.18.41

    Bello, per la semplicità usata nel raccontare la complessità delle relazioni umane in primis e di vita. L'autore è stata una sorprendente scoperta.

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    claudia

    16/07/2007 19.13.14

    Una prosa elegante, amara e tagliente come lama di coltello, ad ogni pagina una scoperta, sono rimasta incantata da questo scrittore. Sa raccontare la realtà e l'anima come pochi, ve lo consiglio!

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    Dario Giorgianni

    17/06/2007 13.42.18

    Libro davvero gradevole.Mi è un po dispiaciuto il finale,che speravo potesse essere più d'effetto.Si è trattato comunque di una lettura interessante,specialmente per chi,siciliano come me,conosce determinate realtà di una terra.Lo consiglio a tutti,siciliani in primis.

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    ruggero

    21/04/2007 12.05.44

    Un ringraziamento doveroso al giornalista Piero Dorples per il suo consiglio. Libro dalla struttura narrativa particolarmente originale, Savatteri è tra i giovani scrittori che può, con merito, seguire le orme di Sciascia. La Sicilia, il potere, le debolezze degli uomini: questi i cardini portanti

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    Antonio Prestia

    07/02/2007 09.57.09

    Cosa dire se non che il libro è eccellente? Sembrerà banale ma è così. Potrei trovare altri termini sinonimi ma la sostanza muterebbe di poco. Da quasi paesano di Gaetano (sono anch'io agrigentino) devo affermare, con orgoglio, che i nostri scrittori, anche i più giovani, sono la linfa vitale dell'arte letteraria. Una notazione. Non conosco i dati di vendita ma son sicuro che se al posto di "Gaetano Savatteri" in copertina ci fosse stato qualche altro autore, per cosi dire, "affermato", il libro sarebbe stato un best seller. E non esagero.

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    Marghe Belgio

    17/12/2006 10.19.38

    E' il primo libro che leggo di Savatteri, e mi e' molto piaciuto, esattamente per quello che scrive Gino: il 'potere' e' descritto stupendamente. Ci sono tracce dei Vicere', nel discorso elettorale del deputato, e molte citazioni sciasciane, le piu' evidenti, nei nomi dei personaggi. E' un libro molto ambizioso, anche nella costruzione. I personaggi sono molto forti, e trovo il rapporto tra la madre (divisa tra il lavoro, il divorzio, e la 'paura' della relazione con la figlia) e la figlia (che stravede per il padre) come il meglio descritto. Bellissimo anche tutto il sottofondo di tassisti e portaborse.

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    Gino

    11/12/2006 16.12.00

    Un romanzo bellissimo, sui meccanismi umani della politica, su come gradualmente è vero che il potere logori, almeno alcuni. E ancora su tutto il mondo che attorno ai politici: autisti e familiari, portaborse e giornalisti. Sui rapporti tra la periferia e il centro, sulle ambizioni deluse di una generazione. Insomma un libro che diverte molto e fa riflettere molto sulla nostra società e su come essa influisca sulle persone.

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    fabrizio candoni

    06/12/2006 12.07.05

    In alcuni passaggi sembra di leggere Verga e questo non è male...Formidabile come viene dipinto il Potere, la Politica, l'Uomo Siciliano e non solo. Purtroppo, per consegnarci tutto ciò, l'autore fa parlare i suoi personaggi, con gli inciampi del caso: così elegante, troppo sottile, ad esempio, la figura di Polizzi, con rispetto parlando pur sempre un poliziotto.

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