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Fred Vargas

Traduttore: Y. Mélaouah
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2006
Pagine: 330 p. , Brossura
  • EAN: 9788806156879

Il più gotico e pauroso tra i gialli della misteriosa zooarcheologa medievalista francese che si cela dietro lo pseudonimo di Fred Vargas, protagonista di grandi successi letterari e autrice di romanzi che raggiungono regolarmente i vertici delle classifiche dei bestseller d'oltralpe.
Definita "l'anti Patricia Cornwell" (ha dichiarato: «Non sopporto i gialli ultraviolenti che raccontano crimini complicatissimi: un delitto è sempre semplice») la scrittrice scrive le sue storie di getto durante i ventun giorni di vacanza annuale e ha pubblicato dal '92 quasi un libro all'anno. Fino ad oggi in Italia sono usciti per Einaudi Chi è morto alzi la mano, Io sono il tenebroso, Parti in fretta e non tornare e Sotto i venti di Nettuno. I lettori ne apprezzano soprattutto lo stile ironico e incisivo ma anche l'originalità dell'intreccio, l'accuratezza dei particolari, il gusto per il ragionamento deduttivo, che pagina dopo pagina conduce alla rivelazione finale.
Tutte queste caratteristiche, degne della più classica e impeccabile detective story, si ritrovano anche in questo romanzo (scritto nel 1999 ma pubblicato ora per la prima volta in Italia) che porta ancora una volta sulla scena il protagonista dei libri precedenti: il commissario Jean-Baptiste Adamsberg del tredicesimo arrondissement di Parigi. L'azione non è ambientata nella capitale francese ma in un luogo aspro e inospitale: i monti del Mercantour. Qui, alle spalle di Nizza, hanno fatto la loro ricomparsa i lupi, segnalati per i numerosi attacchi agli ovili che hanno seminato il panico tra la popolazione locale. In un paesino tra questi monti, si è stabilita Camille, l'eterna amante in fuga del commissario, che, assieme a Lawrence, un amico ricercatore canadese, indaga su una catena di orrendi delitti. I sospetti dei due si incentrano su Massart, uno strano individuo, un "lupo mannaro" redivivo, a cui viene attribuito l'assassinio di una giovane del luogo, Suzanne. Ma spesso le soluzioni, anche dei casi più complicati, sono più semplici di quanto si immagini, come scoprirà il commissario Adamsberg, che, accorso in quei luoghi per rivedere Camille, finirà per scoprire la verità.
Perfettamente costruito, dotato di un'elegante impalcatura narrativa, nel rispetto delle unità classiche di luogo, di azione e di tempo, il romanzo calibra magistralmente tensione e caratterizzazione di alcuni ineguagliati tipi umani, riservando ai lettori un finale sconvolgente.

Recensioni dei clienti

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    And the Oscar goes to ....

    01/03/2016 13.16.51

    Primo libro di Vargas che ho letto. Piaciuto.

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    Ross

    14/03/2014 14.18.59

    Probabilmente mi sono avvicinata a questa autrice dal...libro sbagliato! O forse mi piacciono i thriller un po' più "forti" e movimentati, pieni di colpi di scena, suspense o comunque di trovate un po' più originali. In questo romanzo, purtroppo, non ho trovato nulla di tutto questo e pure la qualità della scrittura (alla quale sto attentissima), mi è sembrata piatta e banale, sufficiente certo, ma senza lode e senza infamia. Chi si aspetta le atmosfere notturne e morbose relative ai lupi mannari, abbandoni ogni idea di leggere questo libro, come anche chi si aspetta un gran intrico poliziesco. La fine, inoltre, dopo pagine di noia, arriva quasi troppo presto (comunque, per fortuna).Insomma, a me, personalmente, non è piaciuto particolarmente anche se comunque l'ho letto volentieri. Diciamo che mi sarei aspettata di più. Darò un'altra possibilità all'autrice, poi, se non va meglio, considererò il capitolo chiuso!

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    NicolaAgrelli

    19/02/2014 01.23.57

    Dunque, ho appena finito "L'uomo a rovescio": inizio ad abituarmi, dopo aver letto due giorni fa "l'uomo dei cerchi azzurri", a questo genere di giallo così diverso da quelli a cui sn abituato! La storia è sicuramente più carina del primo, l'ambientazione evocativa e piacevolissima fa da sfondo ad una storia fondamentalmente non caratterizzata da picchi o colpi di scena. Come al solito non si ricerca febbrilmente la verità ma si aspetta che essa colpisca la mente dei protagonisti! La fine intuibile una 50ina di pag prima della rivelazione ma comunque inaspettata..molta più azione, e meno apatia di Adamsberg (x metà libro non pervenuto) fanno meritare a questo secondo lavoro della Vargas un voto leggermente superiore al primo! Vediamo come andrà con il prossimo!

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    spaggio

    11/11/2013 23.21.57

    Dopo "L'uomo dei cerchi azzurri" (mio voto: 1) ho letto questo secondo libro del ciclo Adamsberg: un po' meglio, ma non troppo. Sì, il testo scorre, sì, si fa leggere, ma basta questo alla qualità di un libro? La suspence latita assai(non dovrebbe essere un thriller?), i personaggi sono scontornati con l'accetta: improbabili e stereotipati, soprattutto il Guarda (sembra più un pellerossa da western B Movie che un pastore francese d'oggi) e Soliman. La svolta della storia si produce nelle trenta pagine finali senza fornire spunti o presupposti logici oppure intuitivi nelle pagine precedenti: non si trattano così i lettori ragionanti. Insomma, mi sorprende il successo di questa scrittrice: leggerò anche il terzo libro della serie ("Parti in fretta e non tornare") accingendomi alla cosa con poco entusiasmo (non lascio qualcosa a metà, se trilogia è trilogia sia) sperando in un colpo di reni della Vargas. Spes ultima dea.

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    millelire

    01/10/2012 16.13.24

    Buon romanzo, poco noir e più poliziesco. La trama è avvincente anche se il ritmo non è serrato e alcuni dialoghi sono un po' sincopati. Buono nel suo insieme; promosso.

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    Luca

    25/09/2012 13.10.45

    Libro incentrato sulla figura di Camille più che su quella di Adamsberg, il quale entra nella storia a 2/3 del romanzo. Qui Danglard quasi non compare (se non come figura a margine e mai coinvolta) e pertanto non vi è spazio per i divertenti duetti/scontri con Adamsberg. La trama non presenta particolari colpi di scena e si trascina fino a una fine tutt'altro che originale (soprattutto per chi è abituato al genere noir). Sullo stie nulla da ridire in quanto il libro scorre e si fa leggere con piacere.

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    Anna

    04/07/2012 09.57.16

    Probabilmente non è il romanzo più riuscito del pur bravvisima Vargas, la cui abilità narrativa è tale da tenere inchiodato il lettore fino all'ultima riga. Tuttavia la trama è alquanto improbabile, così come i personaggi

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    mauro

    23/03/2009 22.44.14

    Notevole.........

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    Eraino

    06/12/2008 09.31.00

    Quando ho letto il sunto e i giudizi sulla Fred, ho pensato che fosse giunto il momento di leggerlo, fregandomene dei precedenti commenti su IBS. Subito dalle prime pagine ho capito che non era come avrei voluto che fosse. Le pagine scorrono molto rapidamente, ma è un po' dispersivo, nello stesso capitolo salta in diverse location e solo una lettura molto accurata permette di non perdersi. Vargas sottolinea molto i modi di fare, di dire e le usanze, portandomi più volte "ad odiarla" per le eccessive ripetizioni. La storia è molto lineare, forse troppo, i personaggi partono ed arrivano alla fine, inoltre le scene importanti sfuggono via in poche pagine, qualche volta in poche righe, togliendoti subito la suspance per sapere chi avrà la meglio. Se aggiungiamo un paio di insulti a noi italiani, non mi resta da dire che, a mio modo di vedere, è il classico libro "Ne carne ne pesce"... purtroppo!

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    Nicoletta

    11/10/2008 11.34.14

    Trovo che la Vargas abbia sempre uno stile di scrittura molto interessante e coinvolgente, ma questo libro è quello riuscito meno bene! In ogni caso, vale sempre e comunque la pena di leggerlo!

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    HIt_Man

    17/05/2008 18.38.32

    Non bisogna essere troppo severi con questo romanzo, visto che comunque vi sono figure peculiari e caratterizzazioni degne della miglior commedia dell'arte. L'impalcatura della storia in sé non è solidissima, ma nemmeno da buttare. Esagerati i superlativi, ma anche i dispregiativi assoluti.

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    Alessandro

    14/04/2008 10.00.11

    Ho decisamente preferito altri libri di Fred Vargas. Il desiderio di conoscere la soluzione del giallo e lo stile ti tengono attaccato alla lettura ma i contenuti sono un po' poveri

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    fabio

    20/01/2008 04.58.03

    la adoro la vargas ma questo è il suo libro peggiore

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    Alessio

    06/01/2008 09.19.06

    Ci sono alcuni romanzi della Vargas molto belli. Questo non è assolutamente uno di quelli. Dei gusti non si discute ma mi chiedo cosa abbia letto in passato chi da a questo romanzo il massimo punteggio.

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    luca bidoli

    05/11/2007 14.04.02

    non è male, dai. Non si grida al miracolo ( non avrebbe senso, non è questo lo scopo), non sarà uno di quei libri da portarsi nella classica isola deserta, ma si legge con piacere, pur nella prevedibilità della soluzione finale. Se il colpevole non è il maggiordomo, almeno qui un po' di strada per trovare una verità ovvia ( come spesso accade, ahimè, con le "verità") bisogna pur fare. Belli i lupi, peccato che quasi non ci siano. Ma il perchè è chiaro fin dalla prima pagina: le belve siamo noi. Adamsberg mi piace, è un personaggio correttamente incredibile, quella giusta dose di eccesso da farlo apparire perfettamente reale. Terrò altri libri della Vargas d'ora in poi, sul mio comodino. L'isonnia morde, d'inverno.

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    agnese

    04/10/2007 15.24.35

    ho letto questo libro spinta dalla curiosità che mi hanno messo mio papà e mia nonna e devo dire che è veramente un bel giallo! purtoppo non ho ancora letto sotto i venti di nettuno che è uscito prima e che mi dicono sia ancora più bello!

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    Loredana

    20/09/2007 15.39.57

    Un pò noioso come le pecore di cui racconta vita puzza e morte ma con il merito di aver messo in luce Camille, "l'amore impalpabile" di Adamsberg che qui assume le concrete sembianze di un idraulico alla guida un carro merci che insegue un lupo mannaro!

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    Fabio M.

    19/09/2007 18.00.53

    Merita tutta la mia considerazione essendo, intempi di imperante pseudo-noir, una delle poche scrittrici a realizzare gialli ad impianto classico. La magia data dalle situazione sempre sul filo della verosomiglianza indicano, a mio giudizio, che la vita è sempre imperimetrabile, al di là dei nostri sforzi atti alla continua ricerca di una normalità che non esiste.

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    torr

    15/06/2007 15.28.50

    da 4 giorni in vacanza,e ho già divorato 2 libri della vargas!le descrizioni dei personaggi sono splendide,e gli stessi personaggi,particolarissimi,ti lasciano a fine libro con la voglia di iniziarne immediatamente un altro!nessuna macchietta;gli intrecci coinvolgono con il loro fascino misterioso e a volte malinconico..purtroppo ho già letto tutto il leggibile e aspetto con ansia un nuovo romanzo..

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    stefania67

    07/04/2007 17.12.52

    E' il primo libro di Vargas che ho letto. Dopo, li ho cercati e letti tutti compreso l'ultimo, "Nei boschi eterni". Vargas non è per tutti; e non è neppure per i lettori di gialli classici che magari amano Deaver e Connelly. Vargas ha sicuramente una marcia in più ma che non tutti apprezzano perchè non tutti cercano. Io invece cerco proprio quel qualcosa di più e "fuori dagli schemi" che immancabilmente c'é in tutti i suoi noir. Innanzitutto le sue storie sono ambientate in paesi e villaggi della Normandia e della Bretagna oppure, come in questo, fra le montagne del Marcantour, e ciò credetemi regala un'atmosfera particolare, diversa, lontana dalle metropoli americane dove si svolgono i "soliti" gialli di cui vi dicevo prima. E poi, il personaggio. Il commissario Adamsberg. Un uomo enigmatico, attraente al massimo, di poche parole ma di tanto e tale pensiero, che finirà per farvi innamorare fosse anche il più brutto uomo su questa terra. E poi il suo assistente, il suo alter ego. Danglard. Insomma una lettura "diversa", accattivante, avvolgente, oltre che per le cose che vi ho detto anche per la trama del giallo: ogni volta sorprendente, e ricca di elementi che si incastrano solo nelle ultime pagine, rivelando l'assassino al "fotofinish" e lasciandovi un voglia matta di scoprire Adamsberg alle prese con un nuovo caso.

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