L' uomo che sapeva troppo. Alan Turing e l'invenzione del computer

David Leavitt

Traduttore: C. Sargian
Editore: Codice
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 27 marzo 2007
Pagine: 247 p., Brossura
  • EAN: 9788875780692
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Recensioni dei clienti

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    Brando

    08/03/2013 20:36:41

    Libro non facilissimo da leggere, a tratti noioso per chi non si intende troppo di matematica e logica. Tratta abbondantemente della sessualità di Turing in varie chiavi. Capitoli centrali difficilissimi da capire e leggere, portano alla lunga a lasciar perdere il libro.

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    Saverio Marini

    31/01/2013 22:08:48

    Che dire? Ben altra cosa la biografia di Turing scritta da Hodges...

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    maurizio .mau. codogno

    03/06/2010 11:19:14

    Questa biografia di Alan Turing ha un unico pregio: convincere il lettore a comprarsi quella scritta da Andrew Hodges. Turing era omosessuale, e la sua omosessualità è stata la causa del suo suicidio, quindi è chiaro che essa è un tema fondamentale. Ma questo non dovrebbe significare leggere <b>tutta</b> la vita del matematico inglese in chiave omosessuale, a meno che uno non voglia farsi ridere dietro scrivendo ad esempio che "la strategia attuata da Turing di aprire il suo lavoro riassumendo tutte le rivendicazioni degli oppositori prefigura i manifesti per i diritti dei gay degli anni Cinquanta e Sessanta" (pag.189; ma avrei potuto scegliere tanti altri esempi). Aggiungete che Leavitt, a differenza di Hodges, non è un matematico e quindi non riesce a spiegare chiaramente l'Entscheidungproblem oltre a prendersi qualche topica sulla zeta di Riemann, e rincarate la dose con i danni di traduzione ed editing che riescono a scrivere la lista dei numeri naturali invece che quelli primi e a non accorgersi che se stai parlando di cifratura di una frase in inglese non puoi tradurla lasciando identica la frase cifrata, sennò l'esempio non ha alcun senso; come potete capire il risultato finale è che dalla lettura di questo libro non guadagnerete nulla.

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    Carlo Vaccari

    21/12/2008 17:27:20

    Il libro affronta la vita e la morte del grande Turing, genio incompreso dell’informatica, morto suicida a 41 anni dopo essere stato perseguitato per la sua omosessualità Nei primi capitoli brilla la luce del famosissimo articolo "on computable numbers with an application to the entscheidungproblem", scritto a 23 anni: nell’articolo, ben prima dell’esistenza di computer, viene immaginata e spiegata la separazione tra i dati del problema e le funzioni che su quei dati operano Affascinante la descrizione dell’ambiente accademico di quegli anni, con turing che incontra Wittgenstein, Shannon, Godel, Von Neumann e che a 24 anni riceve un assegno di ricerca a Princeton Il libro ha qualche imprecisione grave, sia di traduzione - p. 137: lettere che “scivolano” per shift e la frase inglese crittata in italiano … incomprensibile! - che storica - il cifrario monoalfabetico è fatto risalire al medioevo, mentre è universalmente attribuito a Giulio Cesare, tanto da essere chiamato Caesar Cipher Nel libro viene giustamente molto citato l’imponente, documentatissimo e insostituibile lavoro di Hodges che consiglio caldamente a tutti gli interessati; Leavitt si occupa di descrivere aspetti psicologici (psicanalitici) di turing ed eventi di contorno, di certo in un modo stilisticamente raffinato Decisamente improbabile l’interpretazione del test di Turing come allusione al mascheramento dell’omosessualità cui alan era obbligato dall’ipocrisia del tempo; in questo caso la militanza gay di Leavitt prende il sopravvento anche sulla ragionevolezza “Turing crede che le macchine pensino. Turing giace con gli uomini. Quindi le macchine non sanno pensare.” (ironico sillogismo di at) “Su internet circola una voce secondo la quale la mela del logo della Apple sarebbe un riferimento a Turing. La compagnia nega qualsiasi collegamento; la sua mela, sostiene, allude a Newton. Ma allora perché ne manca un pezzo?"

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    GIULIANO ZOCCA

    27/09/2007 14:45:57

    dire che è molto diverso dal Leavitt che conosciamo è dire nulla. Sembra solo una lunga sequenza di formule matematiche incomprensibili (chissà se le ha capite lo stesso Leavitt che si è sempre dichiarato scarso in matematica). Praticamente da non riuscire ad andare oltre le prime pagine.

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