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Peter May

Traduttore: C. Ujka
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2013
Pagine: 368 p. , Brossura
  • EAN: 9788806212452


Fece scorrere la pagina e guardò la fotografia della testa di un corpo trovato sessant’anni prima in una torbiera in Danimarca. Un volto color cioccolato incredibilmente ben definito, una guancia schiacciata contro il naso dal lato appoggiato per riposare, una barba di qualche giorno ancora chiaramente visibile sul labbro superiore e sul mento.

Il titolo italiano del secondo romanzo della trilogia dello scrittore scozzese Peter May, “L’uomo di Lewis”, fa pensare semplicemente a Fin Macleod, l’uomo dell’isola Lewis (nell’arcipelago delle Ebridi, al largo della costa occidentale scozzese) che è il protagonista dei libri di Peter May, il poliziotto che, ne “L’isola dei cacciatori di uccelli”, ritornava sull’isola dopo vent’anni di assenza per indagare su un caso. Il titolo originale, “The Lewis man”, ricorda, invece, ad un lettore inglese, “The Tollund man”, una delle poesie più belle di Seamus Heaney, il poeta irlandese che vinse il Nobel nel 1995 e che è scomparso da poco: Un giorno andrò ad Aarhus / a vedere la sua testa scura come torba /, i morbidi baccelli delle sue palpebre, / il suo cappuccio di pelle a punta. L’uomo di Tollund era stato trovato in Danimarca nel 1950, un corpo sepolto nella torba la cui acidità l’aveva preservato intatto per duemila anni.
Il romanzo di Peter May inizia proprio così, con il ritrovamento di un cadavere mentre uomini, donne e bambini stanno tagliando zolle di torba, il combustibile più economico in tempi di crisi. Si tratta di un uomo giovane e solo il materiale di una placca inserita nel suo cranio per un qualche intervento chirurgico può permettere di datarne la morte verso la fine degli anni ‘50 e non anche mille anni prima. Un altro dettaglio conferma la data: un tatuaggio di Elvis Presley, con il titolo di una sua canzone. Amava la musica del re del rock, il ragazzo sconosciuto, morto sgozzato come per un sacrificio (proprio come l’uomo di Tollund) e sepolto nella torba! Nel romanzo precedente era stato rilevato il DNA di tutti gli abitanti del paese di Crobost per individuare il colpevole ed è in base a quello che si scopre che la vittima deve avere un legame di parentela con Tormod Macdonald, il padre di Marsaili, il primo amore di Fin Macleod che ora non è più un poliziotto, ha divorziato e ha lasciato definitivamente Edimburgo per tornare a restaurare la casa dei suoi genitori sull’isola.
Scrivere una trilogia di romanzi del genere thriller ambientati su un’isola che ha otto abitanti per chilometro quadrato non è facile - lo ha detto lo stesso scrittore durante il festival della letteratura di Mantova di quest’anno. La gente non passa il tempo ad ammazzarsi (per fortuna). Bravissimo Peter May, dunque, nell’ideare trame affascinanti che spaziano dal passato al presente, nel tratteggiare personaggi di grande spessore, nel raffigurare la vita dura e claustrofobica di gente che sa vivere accontentandosi di poco, reggendo alla sfida di una natura selvaggia, desiderando allontanarsi da quelle spiagge spazzate dal vento e incapaci però di restare lontani a lungo dall’aria tesa, dal profumo del mare aperto, dalla mancanza di confini in un orizzonte che si tuffa nel mare. Se ne “L’isola dei cacciatori di uccelli” Peter May alternava la narrativa in prima e in terza persona mantenendo un unico personaggio principale, Fin Mcleod, che ricordava il passato e cercava un assassino in un presente collegato a quel passato, ne “L’uomo di Lewis” lo scrittore affida le memorie del passato (narrate in prima persona) ad un personaggio che suscita in noi compassione, rispetto, una pietà ancora più grande quando veniamo a conoscere tutta la sua storia che ha qualcosa di dickensiano nella rievocazione di orfanotrofi e bambini vessati. L’anziano Tormod è affetto da demenza senile, non è un narratore affidabile, soprattutto perché - come avviene nei casi come il suo - il tempo ha perso valore per lui, fatti accaduti più di mezzo secolo prima gli sembrano appartenere all’ieri, le sue lacrime davanti alla foto dell’uomo di Lewis ci straziano il cuore. Il racconto in terza persona, invece, porta avanti l’inchiesta, il riambientarsi di Fin sull’isola, il suo riallacciare il legame con Marsaili e con il loro figlio - il finale, con tanto di mafia irlandese, è mozzafiato.
Non sarà facile attendere la pubblicazione del terzo libro, perché i romanzi di Peter May sono di quelli che ti fanno amare i personaggi, ti fanno desiderare di seguire ancora le loro vite. Sono bellissimi romanzi, prima ancora di essere ‘thriller’. In più fanno venire la voglia di prendere un aereo per Glasgow e da lì un volo locale per Stornoway, per ricevere in faccia le sferzate del vento che viene dall’oceano.

A cura di Wuz.it

Recensioni dei clienti

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    Giacomo

    20/10/2016 11.43.15

    Ho letto l'uomo di Lewis dopo l'isola dei cacciatori di uccelli, devo dire che ho preferito il primo a livello di storia in sè. Bisogna però dire che questo secondo volume della trilogia rimane sempre di livello più che buono, ottima la caratterizzazione e l'umanità del personaggio di Tormond..consigliato.

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    valter57

    24/02/2016 14.52.02

    Non ho lasciato passare neanche 24 ore dopo aver finito L'ISOLA DEI CACCIATORI DI UCCELLI, e così come per il primo romanzo della trilogia, non tarderò ad iniziare il terzo. Cosa dire di più e meglio di questo autore? L'UOMO DI LEWIS è a livello del primo, senza dubbi, e viene voglia di partire per le Ebridi..

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    cesare

    30/01/2016 13.37.55

    L'uomo di Lewis **** di Peter May Il secondo romanzo l'ho lettoin una situazione ospedaliera quindi il commento è influenzato dall'ambiente,ma la storia mi è parsa a volte ripetitiva anche se appaiono all'improvviso delle pagine commoventi e piene di umanità, comunque resta una scrittura originale ed affscinante. Pagg.362 genn.2016

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    Carlina

    03/01/2016 14.43.07

    Ottima lettura, anche se meno originale del primo volume della trilogia. Ci riporta alla letteratura inglese classica, fatta di brughiere, orfani e tempeste. Un libro che è pieno di umanità, ma soprattutto di natura, e che ha anche il pregio di farci conoscere in maniera non banale aspetti della storia recente e tradizioni poco conosciuti.

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    Sergio Baldin

    09/05/2015 10.55.24

    Ho letto questo e tutti i precedenti libri di May e devo ammettere con piacere che L'uomo di Lewis è davvero straordinario, sicuramente il suo migliore. Prima di tutto, forse grazie anche alla qualità della traduzione, è di una scorrevolezza e di una piacevole lettura che non è facile trovare. Però a me ha impressionato la narrazione fatta dalla parte dell'uomo smemorato ed affetto da un avanzato stato di demenza, perchè non c'è nulla di meglio per far capire cosa significhi, e chi ha qualche parente o conoscente che ha l'Alzheimer ne può dare conferma. Ma anche tutto il dipanarsi della trama l'ho trovato molto ben congegnato. Molto efficace anche la descrizione ambientale: è come se il lettore sentisse il vento soffiare impetuoso, tanto che, seppure gli aspetti atmosferici non si dimostrino invitanti, vien voglia di visitare le isole Ebridi. Lo consiglio vivamente.

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    Massimo Orsi

    25/04/2015 18.17.26

    Libro che parte come un libro poliziesco, un giallo dalle migliori intenzioni, ben scritto e buona la trama, poi assume tonalità da romanzo classico. E' indubbiamente un' ottima lettura.

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    marina

    28/10/2014 12.40.29

    Assolutamente bello!!! Talmente emozionante che, per me che non conosco quella terra è come esserci stata! Avvolgente la storia, i personaggi, il vento, il paesaggio, scritto talmente bene che tutto ti entra dentro. Speriamo esca presto il seguito della trilogia.

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    Adriana Rosas

    13/10/2014 08.33.27

    Per me, la scoperta di un autore e di un mondo! Un libro bellissimo, che è molto più di un thriller: un atto di amore per una terra aspra in cui vivere è difficile, per persone che sono vittime (anche delle scelte di altre persone, non solo di crimini, ) ma che combattono con dignità. Bellissime le descrizioni dei paesaggi e della natura che accompagnano gli eventi. Intelligente il modo di introdurre i diversi personaggi e di presentare la verità (che emerge dall'incrociarsi delle diverse voci). Avvincente, oltre che originale, lo stile narrativo.

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    lalla

    30/06/2014 16.00.59

    Fin Macleod ha rotto con il passato e torna sulla sua isola natale di Lewis. La morte tragica di suo figlio adolescente ha distrutto il suo matrimonio. Impotente e rassegnato, decide di lasciare il corpo di polizia. La landa spazzata dai venti, il furore dell'oceano che si infrange sulla riva, le voci in gaelico dei suoi antenati che si innalzano in un canto tribale, gli fa pnsare di poter ritrovare qui sull'isola il senso della sua vita. Ma appena arrivato si scopre il cadavere di un giovane uomo, miracolosamente conservato dalla torbiera. L'analisi del DNA collega il corpo a Tormod Macdonald, il padre del suo primo amore, Marsaili,e fanno fa di quest'ultimo il sospetto numero 1. Tormod soffre di Alzheimer e quindi non può dare nessuna spiegazione, e non può difendersi, ed il tempo stringe: presto arriverà un ispettore sull'isola per fare l'indagine. Marsaili chiede a Fin di fare luce sul passato di suo padre e spera di poter mettere ordine nei ricordi. Con un buon ritmo incalzante e serrato il vecchio uomo si ricorderà in modo incoerente il passato doloroso e drammatico che torna a galla nonostante il suo spirito malato. Il contresto è molto forte, il soffio incessante del vento, la pioggia battente, e questa natura selvaggia e misteriosa magnificano il racconto. I personaggi sono fragili, pieni di ferite ma così umani ed accattivanti. L'indagine riporta ad un passato doloroso al ritmo dei ricordi di Tormod. Una storia terrificante. Certamente uno dei periodi più oscuri della Storia Scozese. Tormod ha fatto parte degli "homers" orfani dei quali si nascondeva la loro identità e che furono spediti nelle isole per ripopolare le campagne e che venivano trattati come schiavi, violentati e picchiati. L'autore descrive con molta sensibilità, la storia di questo vecchio affetto di demenza, irritato con tante persone che lui non riconosce più e con il peso di un crimine del passato. Restano la tenerezza ed i rimpianti. E' commovente. Bellissimo, da leggere.

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    michela

    29/05/2014 11.13.28

    è MOLTO PIU' CHE BELLO veramente scritto bene Paesaggi descrizioni dei luoghi personaggi veri ma alternativi nei modi di comportarsi.. La sofferenza nella perdita di persone care e Il passato a volte carico di paura dolore e disperazione unito al presente con altri tipi di difficoltà Mai noioso ,avrebbe potuto scrivere molto di più nella parte finale Ti lascia nel dubbio e ora devi aspettare il finale della trilogia CONSIGLIATISSIMO migliore anche del primo

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    Umberto75

    26/04/2014 19.09.19

    Gran bel libro, forse meglio anche del precedente. Storia molto avvincete e purtroppo verosimile, almeno in molte delle sue parti. Aspettiamo con ansia il terzo capitolo della trilogia

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    Isa

    18/03/2014 13.43.47

    Assolutamente al livello del primo libro della trilogia e adesso non resta che attendere pazientemente l'ultimo capitolo!

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    LucaMilano

    13/02/2014 23.09.47

    Un'altra gemma purissima di questo grandissimo autore Maestria nell'ambientazione e intensità della trama mai banale, di fatto un romanzo quasi perfetto, degno successore dell'isola dei cacciatori d'uccelli .il mistero lo rende al tal punto coinvolgente, che May rischia una denuncia per sequestro di lettore. Si attende l'ultimo capitolo della trilogia nella certezza di essere al cospetto di uno scrittore non comune e assai dotato.

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    Aris-34

    14/11/2013 19.07.23

    Seconda puntata della trilogia. Bello, molto bello. May riesce con grande maestria a recuperare i protagonisti precedenti coinvolgendoli in una storia completamente nuova ed affascinante. Bellissima la definizione dei due piani narrativi. L'unico dato parzialmente negativo e' costituito dal finale un po' troppo affrettato, che invece poteva essere sviluppato meglio; in un mondo di scrittori verbosi e ripetitivi, 30-40 pagine in più non ci sarebbero state male.

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    Francesca Giovagnoli

    08/11/2013 20.52.10

    Un bel libro, con un ritmo adeguato alla storia e una trama avvincente. Il graduale svelamento del passato dei personaggi e' descritto in modo affascinante e commovente e le Isole Ebridi, con la loro natura potente e selvaggia, diventano, come già nel precedente romanzo, un elemento essenziale nel forgiare caratteri e personaggi. Lo consiglio caldamente.

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    Franco

    28/10/2013 09.50.56

    Mi e' piaciuto addirittura piu' del primo libro...molto bella la storia e come al solito splendida ambientazione, e' davvero un piacere leggere questo autore, consigliatissimo.

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