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Henning Mankell

Traduttore: G. Puleo
Editore: Marsilio
Collana: Farfalle
Anno edizione: 2010
Pagine: 557 p. , Brossura
  • EAN: 9788831707282
Usato su Libraccio.it € 10,26

Recensioni dei clienti

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    montanari lidia

    06/07/2015 13.36.28

    ho letto anche questo ultimo libro di Mankell e come è successo con gli altri l'ho finito in un baleno. Bravo Mankell, come farò ora senza il commissario Wallander? Mi mancherà molto.

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    Giovanni

    17/05/2015 10.20.34

    Il romanzo è molto bello come tutti quelli con Wallander protagonista. Molto interessanti anche le notizie storiche sulla Svezia durante la guerra fredda. Anche negli altri romanzi questo sfondo storico-politico è sempre stato un elemento molto apprezzabile. Resta la tristezza per l'uscita di scena di Wallander. La maestria di Mankell, ma anche di Nesbo, Camilleri e altri, è quella di avere creato un clima, un ambiente con dei personaggi che ti accompagnano e di cui si sente la mancanza.

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    Sofia

    07/01/2014 09.22.25

    Commovente: dopo "Prima del gelo" (dove aveva un ruolo marginale) ritroviamo il Kurt Wallander a cui eravamo abituati, con le sue fragilità e debolezze. Ottima lettura

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    mauro

    08/12/2013 22.33.27

    Pur andando sullo spionaggio Wallander rimane sempre il migliore.

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    Gianni F.

    16/03/2013 14.53.39

    La tristezza è la costante di questo romanzo. Tristezza che porta con sè l 'arrivo della vecchiaia, la conclusione del ciclo lavorativo, la perdita di persone care che assotigliano pericolosamnete la lista dei propri affetti. Un romanzo crepuscolare, inferiore alla media di quelli di Mankell. Dal lato tecnico molti punti non chiariti. Su tutto l'ombra nostalgica della fine di Wallander.

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    Josef

    01/02/2013 23.25.10

    Wallander esce di scena con un po' di disagio. Come il suo protagonista, anche Mankell sembra perdere i colpi nello sviluppo narrativo. Ci sono fasi in cui la vicenda ristagna, alcuni spunti restano a mezz'aria e l'incedere è quasi sempre eccessivamente lento. Mankell cerca di costruire un libro sulla fragilità dei sentimenti, richiamando figure del passato. Il colore finale è un grigio monocorde, povero di sfumature. Anche se la maestria di Mankell resta, è però il suo romanzo più debole. Forse Wallander avrebbe dovuto ritirarsi al caldo del Mediterraneo e mandarci una cartolina.

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    Monica

    05/01/2013 17.43.29

    Un libro be strutturato con una buona dose di suspence mista all'introspezione psicologica del protagonista Wallander, non l'ho trovato lento,banale, noioso, ma al contrario interessante anche da un punto di vista meta-storico. Consigliato a chi piace il genere del commissario Wallander.

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    adriana

    19/09/2012 08.45.28

    A me è piaciuto tanto. L'ho divorato e trovato scorrevole, coinvolgente e per niente noioso. La figura di Wallander vera e commovente.

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    penelope

    24/07/2012 12.02.54

    Si fa leggere, ma niente di più. L'impressione è che l'autore si sia trovato di fronte ad un compito arduo che non ha saputo padroneggiare, quello dell'addio di un grande personaggio. Le idee ci sono, ma rimane tutto incompiuto.

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    Mauro B

    06/01/2012 17.14.41

    Diversamente dai altri romanzi della saga del commissario Wallander,questo qui l'ho trovato noioso e troppo lungo,un vero mattone.Sono riuscito a finirlo con fatica.

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    Massimiliano

    27/12/2011 23.37.27

    Non sono un gran lettore di gialli. Comunque in questo di "giallo" mi sembra ce ne sia poco. C'è più il suo malinconico passato (l'ex moglie), il difficile presente (la figlia), l'attesa di un futuro migliore (la nipote) e pensieri vari sulla vecchiaia che arriva e si fa notare. Ricorda "Le campane di Bicetre" di Simenon.¨ Né un gran libro né da buttare. Meglio che guardare la peggior tv.

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    Giallista

    27/09/2011 15.03.15

    Età di lettura: 80 anni... scherzi a parte non vedo cosa c'entri col romanzo poliziesco: separando tutto ciò che fa volume, la parte "gialla" che ne rimane è ben misera cosa, di pathos e suspence neanche a parlarne. Altre sono le storie poliziesche di Wallander che mi hanno intrigato, questa è soltanto una triste uscita di scena dell'autore, oltre che del commissario, dalla scrittura di thriller, con spot costanti e neppure troppo velati alla lettura - acquisto - di tutti i romanzi precedenti. DELUSIONE!

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    paola

    04/09/2011 19.46.54

    bel libro in cui il giallo si mescola alla psicologia- consigliabile!!

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    v.

    24/08/2011 08.56.12

    Ma sì, certo che lo sappiamo che Mankell non è Simenon. E allora perché siamo tutti così tristi di aver perso un amico? Ora ci manca solo che se ne vadano anche Salvo e Harry... Che malinconia.

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    silvia

    10/07/2011 19.49.26

    E' il primo libro di Mankell che leggo e ne sono entusiasta. Trama sostenuta e avvincente, chiara in tutto il suo sviluppo, personaggi vari e di vario spessore, che vanno e tornano dal protagonista per eccellenza, Kurt Wallander, che esce di scena con grande umanità. Ho anche apprezzato la completa mancanza di sequenze " di sesso ", che sembrano ormai essere l'ingrediente irrinunciabile del buon romanzo di grido. Invece mi sembra che il traduttore Giorgio Puleo debba andarsi a ripassare l'uso del congiuntivo nella lingua italiana d'oc!!!!

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    Mario Danieletto

    15/06/2011 10.30.58

    E bravo Mankell ! L'avevo ascoltato in un incontro con i lettori a Padova qualche anno fa e già allora era nota la sua intenzione di troncare con Wallander.Che senso c'era gli abbiamo chiesto. Il commissario era ancora all'apice delle attenzioni e amato da tutti i lettori che da ogni parte del mondo avevano fatto le loro rimostranze allo scrittore per la sua decisione.Normalmente si abbandona un personaggio quando è alla frutta, ma Kurt no. Era uno di noi con le sue debolezze, le sue incertezze, l'intreccio mal conciliato di una fallita vita affettiva con quella professionale. E malgrado tutto la forza interiore con la quale, come una locomotiva inarrestabile, si trascinava dietro la vita per imporre comunque e sempre la sua umanissima concezione del bene.ManKell disse chiaramente che non amava il suo personaggio e comunque, data la pressione dei lettori, rilasciò una vaga promessa che forse un seguito ci sarebbe stato. E c'è stato! Un omicidio letterario in piena regola. Nemmeno con l'onore delle armi, ma con l'abbandono alla vecchiaia, nella solitudine, nella malattia e nel grigiore del senno.Ve lo siete meritati cari lettori."..è uscito l'ultimo libro di Wallander..?" ...ti consiglio la serie di Wallander..." E Mankell ?? La sua creatura, la stessa che gli aveva dato lustro e ricchezza, nel comune sentire dei lettori aveva generato una tale empatia ed identificazione in lei, da obnubilare il suo creatore.Ha percorso molte altre strade Mankell, impegnato con le sue testimonianze sul piano sociale, ma comunque la si veda, la posizione da lui assunta nel panorama letterario è in assoluto dovuta al commissario Wallander.Questo cordone ombelicale andava rescisso per far capire chi è Mankell a prescindere." E brutalmente. Dal libro: "e adesso K.W. stava sparendo letteralmente... Poi non c'è altro. La storia di K.W. Ha irrimediabilmente fine" Che sia chiaro una volta per tutte..! E bravo Mankell! Così grande e così picccolo! Il voto è un omaggio all'amico Kurt.

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    Adriana

    10/06/2011 12.30.06

    Li ho letti tutti. Quelli di Wallander. E ho esitato un anno intero prima di affrontare l'ultimo. Non volevo che finisse. Ma Mankell ha saputo dargli una fine naturale, con il graduale e progressivo distacco da tutto e da tutti come accade nella vita. Certo non sarà altissima letteratura - per quella abbiamo i Roth e compagnia bella - ma l'abilità di infondere un senso di empatia e comunanza che alcuni di questi autori scandinavi hanno, è sorprendentemente sempre presente e coinvolgente. Non ne voglio fare a meno e cerco con il prossimo, (che dire di Jo Nesbo?),di ritrovare le stesse emozioni.

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    Adriano

    26/04/2011 15.18.17

    Il commissario Wallander rimane uno dei personaggi meglio riusciti e riconoscibili nel panorama della letteratura gialla-poliziesca, anche in questo romanzo, che si differenzia dagli altri della serie poichè non è una crime-story od una vera propria inchiesta.Lo sfondo narrativo, il "pretesto", non è completamente originale, si vedano, rimanendo nella stessa casa editrice, i libri di Leif Persson o,a loro modo, quelli di Stieg Larsson, ma ciò che rende interessante la vicenda è proprio la figura di Wallander, nella sua umanità e dolente tristezza che lo pervade in ogni pagina. Forse non era il caso di far diventare un romanzo "giallo" una riflessione sulla vecchiaia ed il "male di vivere in questi tempi cupi", ma ci sono altri esempi in letteratura, sia nordica che europea in generale, e Mankell non sfigura affatto.Qualche motivazione (scusante?) nel dare forma di un canto del cigno ad un giallo risiede nella necessità di riprendere alcuni "discorsi" (Baiba, la paternità, la malattia, la società svedese,...) che erano stati lasciati un po' in sospeso o abbandonati in modo brusco nei precedenti romanzi della serie. Mi permetto di sottolineare che la figlia Linda è veramente fastidiosa ed irritante, a tratti inopportuna e rovina anche le parti meglio riuscite, inficiando il risultato complessivo e penalizzando il giudizio finale, pur non arrivando agli eccessi di "Prima del gelo". Un addio al commissario non in grande stile, ma adatto al personaggio, alle sue caratteristiche che lo hanno reso caro a molti di noi, pur stilisticamente e sotto l'aspetto del plot e dell'intreccio narrativo non all'altezza di altri episodi di Wallander.

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    Fabio

    04/04/2011 13.21.47

    Concordo con chi ha scritto che chi compra Mankell non lo fa per leggere un libro di introspezione psicologica. Altri ci riescono molto meglio. Questo libro prova ad accendersi verso pagina 450.....un pò poco...!!!!! Per il resto...una delusione. Peccato, per essere la prova di addio di Wallander ci si poteva aspettare di più. Ma se l'ispirazione rimasta è quella, meglio così....!!!!

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    Miro

    18/02/2011 12.13.13

    Grazie a Mankell per il suo personaggio. Grazie per un anno di limpida e piacevole lettura. Questo non è il libro migliore della serie, i romanzi più belli, a mio parere, sono quelli centrali: "La falsa pista", "La quinta donna" e "Delitto di mezza estate", dei piccoli classici del genere. Il commissario Wallander ci mancherà.

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