Uso, riuso e abuso dei testi classici

Curatore: M. Gioseffi
Collana: Colloquium
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 1 gennaio 2010
Pagine: 418 p., Brossura
  • EAN: 9788879164283
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Descrizione
Nella storia della cultura occidentale due fattori sembrano avere assunto un peso decisivo. Il primo è l'adozione della lettura diretta degli auctores all'interno della scuola; il secondo è la mancata sostituzione del canone degli autori fra il tardoantico e l'età contemporanea. Non che gli elenchi di libri da conoscere non siano mutati, con aggiunte, modifiche, perdite di testi non più avvertiti come necessari o attuali. Ma le basi della cultura e della scuola sono rimaste le stesse e gli antichi hanno continuato ad essere letti e riadattati ai bisogni e a un sapere nuovi. Questo volume raccoglie quattordici contributi sul tema dell'uso, del riuso e, qualche volta, dell'abuso dei classici. I testi vi vengono indagati nelle loro diverse funzioni di norma da rispettare o da rigettare, di modello da imitare o dal quale scostarsi, di esempio sul quale atteggiarsi o da usare in chiave ermeneutica per capire la vita che ci circonda. Sono presi in considerazione tre momenti fondamentali nello sviluppo della scuola e del sapere di scuola: il tardoantico; il Cinquecento; e il Novecento, nel quale più forti si sono fatte le contestazioni alla cultura classica.

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Un tempo si chiamava aemulatio; poi, "arte allusiva"; oggi, "intertestualità". A prescindere dalle mode terminologiche, la cui successione risponde certo a nuove contingenze, nuovi canoni e a nuovi obiettivi della critica letteraria, il concetto che vi è sottinteso è che i libri chiamano altri libri, e che la scrittura è quasi sempre riscrittura. Il canone tende a essere un'entità persistente; lo scrittore che si vanti di aver inventato qualcosa di completamente inedito denuncia, più che la sua abilità di scrittore, le sue carenze di lettore. Una quindicina di studiosi ha deciso di studiare come i classici (per definizione paradigmi di letteratura) siano stati reimpiegati nel corso dei secoli. Ne nasce questo volume curato da Massimo Gioseffi, che spazia dal tardoantico a Gadda. Il testo è diviso in tre parti, corrispondenti ai tre grandi capitoli storici del riuso della classicità: l'età tardoantica e medievale, con il progressivo inabissarsi della memoria letteraria della classicità; il Rinascimento, con la sua riscoperta; e, infine, il Novecento, in cui l'ormai riacquisito senso del classico convive con la contestazione dell'antico. Da Ennodio a Servio, ai centoni, a Castiglione, a Milton, a Quasimodo, i testi vengono letti e riletti, come scrive Gioseffi, "perché generazione dopo generazione dovettero essere riadattati ai bisogni e a un sapere nuovi, pur rimanendo formalmente gli stessi". Non c'è mai nulla di nuovo sotto il sole, e anche in un momento di particolare crisi per l'umanesimo (è di questi giorni la notizia del taglio dell'80 per cento ai fondi per le humanities in Gran Bretagna), non è purtroppo banale ricordare che senza i classici non si può leggere nulla, né comprendere il presente.
Massimo Manca