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Mathias Énard

Traduttore: Y. Mélaouah
Editore: Rizzoli
Collana: Scala stranieri
Anno edizione: 2014
Pagine: 301 p. , Rilegato
  • EAN: 9788817072151
  Giovane scrittore diventato un caso letterario in Francia con le tirature da best-seller di Zone (2008; Zona, Rizzoli, 2011), storia di intrighi spionistici affabulata da un misterioso viaggiatore sul treno notturno Milano-Roma, Mathias Énard tiene fermo ancora una volta il campo d'osservazione sulla "zona" cruciale per tutti gli scenari dei suoi romanzi, dall'esordio nel 2003 con La perfection du tir (soliloquio di un cecchino durante una guerra civile) a Parlami di battaglie, di re e di elefanti (Rizzoli, 2013; su un presunto soggiorno di Michelangelo alla corte di Istanbul): la messa a fuoco, da varie angolazioni, è sempre sulle sponde tormentate del mediterraneo, accomunate in Via dei ladri dal risucchio nelle derive oscure e autodistruttive del tempo presente. Buon conoscitore del mondo arabo di cui insegna la lingua a Barcellona, dove ora risiede dopo lunghe permanenze in vari paesi del Medio Oriente, Énard dà qui corpo e voce al personaggio di Lakhdar, giovane marocchino moderatamente musulmano e appassionato lettore di gialli, sospinto dai casi del destino e dallüfinseguimento di un amore a peregrinare nella sua Tangeri e poi ad avventurarsi in Spagna, nella vana ricerca di trovare un posto e un senso per la sua vita. Incontra di striscio le Primavere arabe, il movimento degli Indignados e lüfestremismo islamico, in cui resta invece impigliato lüfamico Bassam, più sognatore di lui che dai noir di Izzo e Manchette ha tratto qualche lezione di realismo. Fanno da contrappunto ironico al racconto i ripetuti richiami ai ben più memorabili viaggi del trecentesco Marco Polo arabo Ibn Battuta, partito anche lui da Tangeri per ben più fulgide avventure. Sulle orme di un moderno Candide, in bilico tra toni picareschi alla Lazarillo de Tormes e qualche pur temperato furore dagli echi céliniani, la vicenda dell'ingenua scoperta del mondo da parte di Lakhdar, come nel racconto volterriano, prende avvio con la sua cacciata di casa per essere stato sorpreso ad amoreggiare con la cugina. Di qui le mille peripezie che lo portano ad affrontare i lavori più strani prima di imbarcarsi come mozzo sul traghetto che fa la spola tra Tangeri e Algesiras, dove trova un posto da guardiano al capannone-obitorio messo su dal signor Cruz, che ha fatto fortuna smistando nei paesi d'origine i cadaveri degli affogati in mare raccolti sulle spiagge spagnole. Riesce infine a raggiungere la scintillante Barcellona, meta ultima del suo sogno amoroso, ma la bella Judit ritrovata da Lakhdar non è ormai che una persona intristita e ammalata, mentre a lui, "sempre più convinto dell'ingiustizia di Dio, che assomiglia moltissimo a un'assenza", non resta che osservare con disincanto dai bassifondi di carrer Robadors la vita della città scossa dalla crisi e da sussulti violenti, fino alla ricomparsa di Bassam che determina l'imprevisto colpo di scena finale. Non c'è nessun giardino volterriano da coltivare alla fine della storia, ma il mondo oscuro dove si incontra il signor Kurtz di Cuore di tenebra,annunciato nella citazione in esergo. Lontana dalle audacie espressive di Zona, inarrestabile flusso di coscienza lungo cinquecento pagine, la scrittura di Via dei ladri è rapida e immediata, tra il racconto giallo e il réportage in prima persona, con guizzi verbali e metaforici in cui lampeggia nel comico il tragico.     Santina Mobiglia  

Recensioni dei clienti

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    Loris

    30/04/2014 16.31.55

    La citazione di Conrad all'inizio fornisce una buona chiave di lettura per il romanzo. Il racconto di formazione si realizza attraverso il viaggio, passa per il contatto con luoghi e persone straniere e approda alla scoperta di un 'cuore di tenebra' che avvolge ogni cosa in una spirale di violenza insensata e contagiosa. Fin dal prologo, gli uomini sono paragonati a cani affamati e rabbiosi, in cerca della carezza di un padrone. L'amore si rivela illusorio e debole, Dio scivola nel silenzio o viene distorto per giustificare gli atti peggiori. La letteratura offre conoscenza e consolazione, ma è cmnq una prigione, una torre d'avorio in cui trovare una pace solitaria. Questa amara parabola esistenziale è calata nella stretta attualità di questi anni, da Tangeri a Barcellona, dalla primavera araba ai moti degli indignados. Sul bacino del Mediterraneo è calata una nuova peste, fatta di povertà e sfruttamento, di lavori precari e democrazia negata. Enard affronta una sfida difficile e la vince alla grande, restituendo al lettore in modo mirabile la voce di un adolescente marocchino che ripercorre la sua odissea tra africa ed europa.

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