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Il viaggiatore notturno

Maurizio Maggiani

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Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2005
In commercio dal: 7 settembre 2005
Pagine: 193 p., Brossura
  • EAN: 9788807016660
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Premio Strega 2005.
Il nuovo libro di Maurizio Maggiani raconta di rondini e orse, di animali erranti e migratori.
E migratore è l'uomo, dalla pace alla violenza, dal deserto dell'Hoggar – cuore dell'Universo – ai boschi balcanici, alla mite città di Tuzla, teatro di un assedio sanguinoso. L'autore lascia la parola a uno studioso di migrazioni animali, che si imbatte in tanti personaggi memorabili, e insegue l'utile bellezza del costruire (un pane, un tavolo, una gabbietta per gli uccelli) contro l'orrore della distruzione, la pietà dei piccoli gesti contro l'empietà della guerra.

"Il centro dell'Universo è rigurgito della Terra rappreso in purissimo cristallo. L'Hoggar. Sempli-cità." Uno studioso delle migrazioni animali siede sul colle dell'Asekrem, contempla un tramonto stordito di colori e attende il passaggio delle rondini. In quel deserto – povero, essenziale, nudo – si avverte la prossimità alla nuda, utile bellezza dell'esistere, come forse l'aveva sentita il monaco francese – tutti lo ricordano ancora come "le père" – che in quegli stessi luoghi ha lasciato traccia di sé, del suo apostolato, della sua ascesi. In attesa delle rondini il nostro irundologo ha modo di cogliere l'agile sapienza del suo accompagnatore Jibril, di ascoltare il dimah Tighritz, astuto poeta viaggiante, di consumare amore dolcemente mercenario con la berbera Jashmina, di sentire la fastidiosa incongruenza di una giornalista, Marguerite, arrivata per un servizio sul popolo dei tagil. Ma soprattutto, di fronte all'essenzialità del centro dell'Universo, di fronte alla mite saggezza dei tagil egli misura la distanza dal mondo, dal mondo che altrove collassa nello spaventoso disordine della guerra. E così racconta a Jibril altre storie di erranze e migrazioni: dell'orsa Amapola sorpresa nelle foreste della Carnia, dell'armeno Zingirian incontrato nel suo cammino verso la Bosnia, verso la guerra, del principe polacco Péotocky, del popolo dei kubacy, e soprattutto della donna che cammina lungo le strade del mondo con la sua sporta di plastica in mano, di Perfetta che è quella donna raminga ma è anche la donna di cui l'orsa Amapola ha leccato il sangue, e infine dell'assedio della città di Tulsa. Storia dentro la storia, storia orale – antica e modernissima – che letteralmente migra di bocca in bocca, come un racconto narrato intorno al fuoco, Il cuore dell'universo è un romanzo sulla pietà che l'uomo ha da rendere all'uomo. è un volo, un volo di rondine sulla barbarie di un secolo che non è ancora finito.
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    Roberto Dal Bianco

    24/08/2011 18:05:27

    Niente male. L'ho trovato ben strutturato:una Matrioska con una storia che contiene un'altra storia che contiene un'altra storia.Ma tutte legate tra di lavoro anche se lontane nello spazio e nel tempo. Compito di un romanzo è farti divertire, farti riflettere e, possibilmente, farsi ricordare. Quando almeno due di questi elementi convivono significa che il libro val la pena di essere letto.

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    Nya

    11/01/2009 16:04:02

    Un insieme di parole e frasi che prendono senso solo dopo una bordolese di chianti o eventuali altri espedienti. Bah!

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    Paolo

    11/04/2008 14:38:45

    L'arte è la trasmissione di una sensazione e/o sentimento. E' molto complesso in un folle groviglio di frasi e parole, come in questo libro, percepire tali emozioni.

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    costa don lino

    26/03/2007 17:21:55

    Crissimo Maurizio,scusa il tu, ma ho appena finito di leggere il tuo libro per la seconda volta.L'avevo letto appena uscito e, allergico ai premi letterari, l'avevo trovato noiosetto. Qello che più mi aveva incuriosito era il tuo incotro, si fa per dire, con Charles de Foucauld. Di ritorno da un recente viaggio in Algeria, dove non poteva mancare una visita all'Assakrem, questa seconda rilettura mia ha fatto scoprire cose che prima non avevo colto. Le parole ,tue ,messe in bocca al grande Pere, sono appropriatissime, sembra siano sue, e le descrizioni del luogo sono bellissime. Ma non solo questo, anche le pagine su Tuzla sono memorabili, come , soprattutto ,l'eccidio sulla piazza e la sepoltura notturna , sono ma manuale. Coplimenti, sei veramente grande. Facci dono ancora una volta di emozioni così forti e che oggi, scrittori di fama mondiale, raramente ci fanno provare. Grazie.

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    valentina

    02/03/2007 18:29:12

    Il più bel libro che abbia mai letto. Mi ha emozionato e mi ha fatto riflettere molto...

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    dani

    08/11/2006 12:36:33

    Non è un libro omogeneo, tocca delle corde emotive, quasi come una poesia, solo che è scritto in prosa, per questo credo ci sia tanta eterogeneità di giudizi. A me ha toccato le corde giuste

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    Gabriele Lalli

    19/09/2006 20:13:14

    Bellissimo, delicato e lirico. Veramente toccante l'episodio di piazza Kapija. La trama del racconto citato da London ("To Build A Fire", che consiglio di leggere) sul finire del romanzo è un pò diversa dall'originale (licenza poetica?). Premio Strega pienamente meritato, considerando anche il livello medio degli scrittori Italiani attuali. Veramente consigliabile.

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    Agata

    05/09/2006 17:27:38

    Maggiani è davvero un grande scrittore, merita senza dubbio il Premio Strega. ovviamente è un libro impegnativo che sfugge ad una lettura univoca e veloce, quasi ogni pagina meriterebbe di essere letta più volte. Il tema del viaggio attraversa e informa tutto il libro. Il viaggio inteso come ricerca incessante del valore universale della bellezza e della perfezione che va dalla solitudine del deserto sahariano all'orrore della guerra in Bosnia. La bellezza è negli occhi di chi la guarda, di chi riesce a percepirla e comprenderla nella Sua essenza: niente può distruggerla neanche la guerra. Notevole dal punto di vista stilistico: sobrio, elegante e allo stesso tempo lirico e suggestivo. un percorso interiore che deve passare attraverso mille strade e altrettanti luoghi.

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    Marco

    03/09/2006 00:24:24

    E' un libro stupendo, da leggere con la mente ed il cuore. Apre uno scenario che dall'arso deserto arriva a Tusla, in Bosnia, con delicatezza e , nel medesimo tempo, una dura e consapevole dimensione "umana" dei suoi personaggi. Maggiani usa le parole come un vero "tappollista", con lieve fermezza. Da leggere, senza dubbio.

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    Giuseppe

    17/07/2006 11:33:26

    Non mi è piaciuto per niente.Troppo Troppo astrattoe troppo troppo inventato.

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    Stefano

    02/07/2006 17:32:25

    un libro piacevole che fa riflettere, viaggiare, venir voglia di cercare e pensare alla propria vita..è il primo libro che leggo di questo autore, non l'avevo neanche mai visto in faccia..so solo che è uno di quei libri che ha me personalmente lascia qualcosa.

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    Isla

    02/06/2006 19:25:38

    Non prende, non prende. Anche in questo libro il lirismo dell'autore non cattura perchè non è fatto di carne e sangue veri ma di "belle parole" e di "bella scrittura". Godibili alcuni camei. Maggiani si conferma un narratore di prima classe, privo però della capacità che i grandi scrittori possiedono: marchiare a fuoco il lettore.

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    Laura

    10/05/2006 14:18:03

    MERAVIGLISO. POETICO. Un libro che mi ha immerso completamente nella lettura e nel fascino di ogni storia e di ogni personaggio narrato.

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    paolo

    13/04/2006 11:21:16

    gli intrighi del mondo... dal deserto alla guerra dagli uccelli ai mammiferi e in tutto questo la ricerca nella nostra mente nel nostro immaginario. Abbiamo mai guardato fuori dalla finestra di casa volando più alti dei palazzacci che ci circondano?

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    Corra

    04/02/2006 02:16:00

    Gran bel libro, non posso dire che si sia meritato il premio strega perchè non ho letto gli altri libri che concorrevano, ma è davvero scritto bene e, quella non connessione ta i vari racconti da alcuni criticata è, secondo me il suo punto di forza.

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    michela pisani

    07/01/2006 21:57:42

    E'un libro bellissimo.vera poesia.Ho letto che per alcuni è stato molto noioso e mi viene da pensare che non tutti sono in grado di capire questa"finezza"di scrittura,di stile e di storia. A me ha riempito il cuore e quasi mi dispiaceva arrivare alla fine del libro.

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    antonio

    18/11/2005 11:18:48

    libro deludente: mi sono smarrito nei diversi racconti di cui è composto e che non raggiungono mai un'armonia di insieme...dando alla fine un forte senso di incompiuto...è andata decisamente meglio con "il coraggio del pettirosso". libro faticoso: sono arrivato con molta difficoltà alla pagina finale...ostacolato da una forma che scorre poco e da racconti isolati, difficili da ricollegare. libro sopravvalutato: mi riferisco al premio strega.

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    Luigi

    07/10/2005 08:47:10

    Un libro di una sensibilità unica con dei momenti di vera poesia, come qualcuno ha già scritto. L' ho trovato stupendo. Una scrittura che tocca l' anima. Quando finirete di leggerlo guardate bene sulla copertina, vedrete ter lucine brillare. P.S.: non ho dato 5/5 perche il massimo dei voti lo conservo per Marquez!

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    Simone

    05/10/2005 18:08:18

    Il capitolo più bello è stato l'ultimo, primo perchè il libro finiva e poi perchè c'era una parvenza di logica nel libro stesso, data dal racconto di London. Non mi è piaciuto

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    bax

    15/09/2005 10:17:26

    Certo Maggiani ha un bello stile, scorrevole, con un suo fascino lirico. Ma il romanzo (se di romanzo poi si tratta) non decolla mai, non avvince, resta vago. La storia rimane una cornice un po' forzata ad una serie di racconti a sé stanti. Fra tutti mi è piaciuto molto quello riguardante Tuzla. A chi è piaciuto il lavoro di Maggiani consiglio anche "Non si muore tutte le mattine" di Vinicio Capossela. Simile nella struttura, ma molto più visionario.

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    angela

    07/09/2005 15:07:27

    francamente mi domando chi assegna i premi quali criteri utilizza?

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    Marino

    31/08/2005 17:39:16

    Mi è piaciuto? Mi ha deluso? BOHHH!!! Certamente mi ha lasciato perplesso...Mi aspettavo di più da un premio Strega, per quanto...A pagine direi quasi di pura poesia, succedono momenti di un tedio mortale...Come ha scritto già qualche altro lettore, intrecciare tante storie diverse sembra veramente una forzatura. Comunque, chi vince ha sempre ragione!

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    steven

    30/08/2005 22:15:11

    La prima parte mi ha un po’ annoiato, ma dal capitolo di Tulza il libro mi ha preso parecchio. Il racconto della piazza di Tuzla è da pelle d'oca, l'orso ,la Perfetta......

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    silviadibattista@alice.it

    31/07/2005 11:21:56

    Il libro è scritto davvero bene e Maggiani mostra senza paura una sensibilità che mi corrisponde (per questo 5/5). Tuttavia, a onor del vero, dico quello che Maggiani ha omesso: che tutte le migliaia di bosniaci assediati e massacrati e stuprati per 5 anni, erano musulmani, per quanto i loro pro-genitori possano essere stati bogomili. E sono stati uccisi dai serbi ortodossi, sotto gli occhi impotenti dei "puffi", solo perchè volevano una Bosnia libera e democratica. Aggiungo che, ormai, visti i processi al tribunale dell'Aia e visto qualsiasi buon libro di storia contemporanea, dovrebbe essere chiaro che non si è trattato di guerra civile, come scrive l'autore a pag.85, perchè i serbi di Bosnia si sono uniti alle truppe della "Grande Serbia" di Milosevic, dopo che il neo-Hitler aveva già attaccato Slovenia e Croazia (N.Malcolm, 2000, "Storia della Bosnia", pp.282-345).

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    delia.cocer@infinito.it

    16/07/2005 09:13:53

    un'altra volta ancora lo strega mi ha indotto a leggere un romanzo più che mediocre; credo che Maggiani dovrebbe prendersi una pausa e fa sorridere di commiserazione quando ricorda il lavoro del padre "ad opera d'arte"

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    riccardopallot@yahoo.it

    16/07/2005 09:09:40

    libro tedioso, scrittore decotto nel suo ego, è oramai il perfetto ospite di Maria De Filippi ... potrebbe essere un perfetto anti-Costantino

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    silvia

    14/07/2005 22:34:01

    I protagonisti del libro di Maggiani sono le visioni di un sogno. Così mi appaiono. Quasi inconsistenti essi sono dove non potrebbero essere, come se si potesse evitare di vivere secondo le leggi dello spazio e del tempo, attraversano senza mezzi e difese paesi lontani ed incrociano altri esseri viventi. Lasciano tracce del loro passaggio, nel sangue e nelle parole di chi non può dimenticarli. Questi sogni entrano a far parte di un paesaggio che è invece incredibilmente vivido di colori e odori, un orizzonte disteso all’infinito che tocca l’altro capo del mondo e diventa più grande ad ogni incontro. Ma il tutto diventa anche famigliare, ogni viaggio è un ritorno, ogni cosa o essere lascia per sempre il suo odore intenso e amaro. Non è ma mai sgradevole scrive Maggiani, se hai avuto il coraggio di spingerti alla ricerca della bellezza. L’hai cercata ma anche lei ti è venuta a cercare, è bastato lasciare un fuoco acceso fra i ghiacci. Non è una bellezza subita, per il senso che ho cercato io nel libro. E’ una bellezza che hai costruito con le tue mani all’incontro con altra bellezza. E’ la tua bellezza, quella che hai visto negli occhi lucenti che ora popolano i tuoi sogni, quella che hai costruito nel tuo cammino di nomade, quella che non devi vedere realmente per saperla raccontare.

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    stefano de martin

    13/07/2005 01:09:33

    la circolarità della narrazione, la precisione delle parole, il misticismo e la spiritualità del racconto mi hanno fatto pensare a calvino, da una parte, e a erri de luca, dall'altra. davvero un buon manuale di sopravvivenza e un bel libro da sorseggiare nelle notti d'estate

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    Book

    12/07/2005 15:32:59

    Non poteva che vincere lo Strega.

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    Ossimoro

    12/07/2005 14:28:42

    Quando descrive il protagonista mentre culla tra le mani una rondine, Maggiani è pura dolcezza... l' ho visto, profondo ed emozionato, alla premiazione dello Strega e ho tenuto per lui fino alla fine... ho deciso di comprare il libro a prescindere dalla trama, per premiare la tenerezza della persona, che mi avava tanto affascinata. Un grazie particolare a uno scrittore che ha il dono di saper essere semplicemente "dolce".

Vedi tutte le 42 recensioni cliente

Maurizio Maggiani ha scritto un libro bello, intenso, composito, come i suoi migliori. Non è un romanzo, se un romanzo ha un inizio e una fine, un qualche sviluppo, personaggi che si presentano in un certo modo e cambiano nel corso della vicenda. È invece un lungo racconto fatto di tanti racconti, se racconto è narrazione di storie e dei personaggi che vi entrano e ne escono immutati, resi fascinosi e leggendari dalla loro stessa immodificabilità. C'è una cornice che raccorda abilmente il tutto e si insinua continuamente in ciò che racchiude: è un viaggio nelle montagne del Sahara, fatto da un etologo che studia le rondini e le aspetta tra i nomadi tagil, sedendo sul tumulo di padre Charles de Foucauld, il grande mistico e studioso francese che tanti anni ha vissuto in quei luoghi, scrivendo meditazioni, liriche, preghiere, qui abilmente e liberamente parafrasate da Maggiani, nonché un imponente dizionario francese-tuareg, della cui suggestione ha dato di recente notizia Carlo Ossola.

L'esperto delle rondini ricorda che, nel mito, da sempre c'è la figura del viaggiatore inarrestabile che va all'appuntamento con un grande e inspiegabile destino. Ne vede uno procedere infaticabile nel deserto, sprovvisto di tutto e fornito solo della sua silenziosa tenacia, e ricorda che un suo amico armeno ne ha visto, pochi anni prima, un altro, una ragazza che viaggiava, inerme e senza parole, per le terre dell'Europa dell'est dilaniata dalle guerre balcaniche e caucasiche. Si apre così il principale racconto interno, il ricordo degli anni trascorsi dal narratore a studiare orsi sulle montagne della Carnia e poi in Bosnia, fino quando a Tuzla, nel giorno della strage di tanti giovani, le tracce della viaggiatrice misteriosa si ricongiungono con quelle trovate mesi prima su un'orsa esaminata dall'etologo sul Monte Canin. La ragazza forse porta su di sé i segni di una antica, mite e sventurata comunità religiosa, quella dei bogomili, degli eretici dolci e senza speranza, del misterioso popolo kubacio di cui un altro viaggiatore, il famoso scrittore polacco Jan Potocki, aveva avuto notizie sul Caucaso, secoli prima, attraversando le terre che oggi un'altra guerra, quella cecena, sta devastando.

Ma, nelle notti del deserto, intorno al fuoco presso cui canta il poeta che ne rallegra i fuochi o nell'ispezione in Bosnia, sul camion del loquace e inarrestabile armeno, il narratore ricorda e racconta anche un'altra storia: quella della sua infanzia ligure (che gli vale l'apostrofe antica e solenne di "genovese" da parte dei suoi interlocutori), di suo padre forte e generoso, "tappollista" aggiustatutto sagace e onesto, che congiungeva nei suoi lavori la funzionalità con la bellezza, siglandoli col motto "a regola d'arte". Ma non basta. Ovunque si posi la parola di chi racconta: sul deserto o sulle terre desolate dell'Europa, sempre scattano sottostorie, percorsi secondari, personaggi minori ma nitidi e affascinanti. Il finale, spostando ancora il luogo da cui narra il protagonista, chiuderà come in una bottiglia infrangibile il vortice delle storie e al contempo ne preciserà il significato di messaggio lanciato nello spazio, di narrazione in cerca di lettori, di racconto fatto perché orecchie palpitanti di curiosità e amore lo ascoltino.

Di qui, dal tentativo di essere all'altezza di una missione comunicativa essenziale e di un uditorio universale, uno dei principali pregi di questo libro: la qualità della lingua, semplice e solenne, lirica e sentenziosa, limpida e misteriosa, come i pensieri del padre Foucauld. "Nuda e scalza di ragione", si legge più volte, è la forza che muove i nomadi che popolano questa sequela di racconti intrecciati; ma in questa irrazionalità c'è la ragione del generoso affabulare, la sua necessità, che fa tutt'uno con l'eleganza della scrittura, la suggestione poetica dello stile, la sacralità del gesto linguistico.

Qualcuno potrà osservare che l'innesto di una storia nell'altra è un po' forzato, pretestuoso, come se Maggiani avesse voluto mettere in uno solo più libri. Ma, a parte che questa è un po' la caratteristica ricorrente di uno scrittore naturalmente dissipato e prodigo, bisogna dire che qui la pluralità dei racconti, dei luoghi, dei personaggi, delle storie, la loro stessa distanza temporale e soprattutto geografica, la diversità che passa tra l'aggressione di un odio inspiegabile e la pace del deserto (dove però il santo padre Foucauld venne barbaramente trucidato) sono la sostanza stessa di questo Viaggiatore notturno, tutto movimenti, linee che si intersecano e si allontanano, unite e animate dalla voglia di capire l'uomo e il suo destino, la sua ferocia e la sua bontà. Storie di tormenti, di aspirazioni, di generosità, di violenze che solo nell'utilità della semplice, nuda bellezza del creato sembrano trovare una commossa pacificazione, come tra amorose mani a nido una rondine spaventata o sotto un paterno noce un'orsa in fuga o nel bivacco del deserto un uomo che deve svuotarsi del suo dolore.

                                                                                          Vittorio Coletti

  • Maurizio Maggiani Cover

    Maurizio Maggiani è nato da famiglia umile, ha svolto innumerevoli lavori e terminati gli studi ha insegnato per un anno nel carcere di circondariale di La Spezia (1975-76).  Con Il Coraggio del pettirosso (1995) ha vinto il Premio Viareggio e il Premio Campiello; con La Regina disadorna (1998) ha vinto il Premio Alassio e nel 1999 il Premio Stresa di narrativa e il Premio Letterario Chianti. Nel 2005 ha vinto, con il romanzo Il viaggiatore notturno, i premi Ernest Hemingway e Parco della Maiella e il Premio Strega.Oltre all'attività di scrittore collabora con alcune testate: cura una rubrica del quotidiano genovese «Il secolo XIX» e scrive per «La Stampa».Nel 2015 esce per Feltrinelli Il romanzo della Nazione, nel 2018 L'amore. Approfondisci
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