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Editore: Liguori
Collana: eMedia books
Anno edizione: 2008
  • EAN: 9788820742805

Videogiochi. Videomondi. Non soltanto ambienti ludici, mondi di divertimento, ma luoghi identitari, spazi di sperimentazione del sé, dei propri limiti; soglie e frontiere da cui osservare il configurarsi di virtualità e potenzialità dell'arte, della narrazione, dell'immaginario, del sociale: dei nostri sensi e del nostro corpo. Tutto questo negli abbacinanti schermi di un computer o di una televisione? Sì e no. No, perché i videogiochi sono sempre stati (e sembrano essere sempre più) anche in altri schermi, in consolle portatili, telefoni cellulari, smart phones; e perché non si può parlare di essi indistintamente, come fossero un tutt'uno, un unico oggetto mediale. Sì, perché la qualità tecnologica, grafica, narrativa che essi hanno raggiunto ha un immediato riscontro sulle dinamiche identitarie e sociali che il videogiocatore viene a stabilire con gli altri videogiocatori, con i personaggi che "interpreta", con l'ambiente di gioco, con se stesso. E sì, perché la maturità che questo medium ha raggiunto trova applicazioni molteplici negli spazi relazionali della Rete, da ipotesi di una nuova arte del web fino a dimostrazioni di contestazione politica. Dimostrazioni, ipotesi, applicazioni che bisogna indagare e cercare di comprendere, per prendere le misure, sfruttare il positivo, evitare le derive.

Recensioni dei clienti

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    Ludologo

    03/03/2014 15.47.27

    Questa breve antologia manca di una vera e propria "direzione". I saggi di cui è composta, molto brevi e poco approfonditi, sono privi di coesione l'uno con l'altro, privi insomma di una visione d'insieme. Manca quindi un tema di fondo portante, e i saggi sembrano messi insieme un po' alla buona, tra l'altro risultando spesso pieni di svarioni (Pong del 1975? Il primo Prince of Persia aveva un personaggio in 3D?), errori di battitura (Steve Russle, survive horror, titoli di videogiochi scritti in maniera errata, per non parlare della discutibile scelta di scrivere "console" con due L) e carenza di fonti. Si salvano, come qualità, i saggi di Ceccherelli e Pecchinenda, ma per il resto si tratta di una lettura poco coinvolgente. Un libro, anche se non da buttare, dimenticabile e trascurabile, nonostante le buone firme coinvolte nella sua realizzazione.

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