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Einaudi (saggi 628); 1981; Noisbn; Copertina flessibile con sovracoperta; 21,5 x 15,5 cm; pp. 260; Prima edizione. 74 fotografie b/n fuori testo.; leggeri segni d'uso alla sovracopertina, interno buono; Buono (come da foto). ; Nonostante qualche precedente settecentesco, la fondazione e lo sviluppo del villaggio operaio come luogo residenziale dei dipendenti delle grandi industrie extra-urbane e, in piú casi, dello stesso proprietario della fabbrica, è fenomeno tipico del secolo scorso e riguarda sia i temi dell'edilizia popolare, sia quelli dell'archeologia industriale. Istituzione imprenditoriale che esprime, nei casi principali, dichiarate intenzioni socio-umanitarie, il villaggio operaio costituiva una comunità a sé, autosufficiente, regolata da sue norme interne e ispirata a criteri rigidamente moralistici. Esso partecipa cosí oltre che alla storia dello sviluppo industriale anche a quella delle teorie sociali ottocentesche, prestandosi a rappresentare emblematicamente uno dei piú caratteristici luoghi d'incontro, frutto del compromesso tra interessi del capitalismo industriale e tensione utopistica verso comunità ideali; o meglio ancora, costituisce l'abile trascrizione in termini di possibile progettazione dei problemi e delle esigenze della produzione industriale. Sono numerosi i villaggi operai fondati in Italia durante la seconda metà del secolo scorso; tra questi spiccano il villaggio Rossi di Schio, quello Leumann di Collegno e il Crespi di Capriate d'Adda, tutti legati ad industrie tessili. Ricostruire e interpretare la vicenda di questi tre esempi fondamentali è l'obiettivo dei saggi che compongono il volume, dando un contributo decisivo alla conoscenza di un fenomeno complesso e di straordinario interesse. Soprattutto quando, come nel caso di Crespi d'Adda, si lavora su una comunità urbana che ha mantenuto praticamente intatta la propria fisionomia urbanistico-architettonica, e in qualche misura anche quella sociale, distinguendosi come...
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