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Andrea Scanzi

Collana: Best BUR
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
Pagine: 304 p., Brossura
  • EAN: 9788817088374
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Recensioni dei clienti

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    Lisbeth

    15/01/2017 10.25.00

    Ha davvero ragione Scanzi quando si scaglia contro la politica dei quarantenni alla ribalta di questi tempi. Prodotto di una televisione e di una cultura anni 80 dove l'importante era l'apparire piuttosto che l'essere se stessi. Cazzari da bar sport che te la raccontano e molto bene, ma che alla fine non combinano niente e di cui ci si dimentica alla svelta. Questo libro è l'esemplificazione più tangibile di quella cultura, Scanzi la critica duramente, ma poi ci cade anche lui (e non è la prima volta) deludendo chi, come me, lo stima come un ottimo argomentatore, con una invidiabile capacità oratoria e dell'uso della lingua, che recentemente sembra però più attratto dal marketing piuttosto che dal voler esprimere il suo pensiero. Il suo primo romanzo è sciatto, una novella alla Gerry Calà, che non ti lascia nulla se non qualche sorriso qua e la con battute trite e ritrite del repertorio Scanziano. Finito il libro l'ho deposto nella libreria, ma solo per rispetto del fatto che sia un libro, perché il suo giusto spazio sarebbe nel settore carta della raccolta differenziata condominiale. Posandolo in libreria trovo "C'è tempo", lo prendo, lo sfoglio, rileggo qualche passo e mi chiedo dove sia finito quel giornalista di talento che nel 2003 aveva sfornato questo piccolo capolavoro.

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    Marco

    20/10/2016 12.05.22

    Illeggibile, probabilmente anche sotto tortura.

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    marco

    25/11/2015 10.14.05

    Stimo lo Scanzi opinionista e giornalista. Non posso dire lo stesso per lo Scanzi romanziere: davvero imbarazzante questo libro.

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    patrizia b.

    21/11/2015 16.51.08

    Aggiungo anche la mia recensione solo per abbassare ancora un poco quell'1,88, che mi sembra troppo. Mi dispiace per Lorenzo, che lo giudica un capolavoro (da mettere accanto a ...), ma solo perché è giovane e sprovveduto (siamo sicuti che abbia saputo tutte le numerosissime citazioni?). Per qualche descrizione ho avuto conati di vomito, anche il paio di personaggi simpatici si perdono nel marasma. Scanzi, lei in TV è simpatico, ma si capisce che si autovaluta molto in alto e in questi casi spesso si perde il senso della misura. Abbia pazienza e ritenti con più umiltà.

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    francesco dal pane

    19/09/2015 15.40.08

    Monologo Scanziano in cui non si capisce assolutamente niente, la trama è imbarazzante, i personaggi sono Scanziani e quindi inconsistenti.Ma come fa la rizzoli a pubblicare una cosa del genere? Poi però mi accorgo di far parte della categoria dei soloni, perché Lorenzino lo ha definito capolavoro, e Lui sì che se ne intende, metterò il libro insieme ai capolavori di Stevenson o di Gogol o di Balzac

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    Simone

    28/07/2015 18.48.55

    Da non acquistare, e men che meno leggere. Storia insignificante. Protagonista ancora piu' insignificante. Co-protagonista non pervenuto. Ho sorriso, amaramente, 2 volte in tre ore di lettura (ero su un volo Alitalia di 8 ore senza supporto video. Grazie Alitalia!). L'unico sentimento che questo libro accende nel lettore e' rabbia. Rabbia per aver speso 18 Euro per sta ciofeca (scusate il termine tecnico). Scanzi, rivoglio le mie 3 ore di vita e i miei 18 Euro (una versione tascabile da 10Euro non avrebbe reso abbastanza a scrittore ed editore??) . Ti restituisco il libro. E' come nuovo. E se non basta ci aggiungiamo la mia dedica e pure quella di mia sorella (la poveretta ha comprato la versione elettronica prima che potessi avvisarla di non farlo!).

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    Claudio trenti

    26/07/2015 16.39.09

    Apprezzo lo Scanzi giornalista ed anche i suoi spettacoli teatrali (su Gaber e De Andre'). Come romanziere temo ci sia ancora molto lavoro da fare, anche se in questo "La vita è un ballo fuori tempo" non mancano i passaggi divertenti ed alcuni personaggi azzeccati (su tutti Sandro, il nonno rivoluzionario).

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    Lorenzo

    24/06/2015 10.57.23

    Chiedendo scusa a tutti i soloni che non sanno apprezzare la scrittura di Scanzi, ho trovato questo romanzo un capolavoro. Emozionante, coinvolgente e commovente dall'inizio alla fine. Mi sono commosso insieme al mio coetaneo Rayban Seganti e ho amato nonno Sandro quasi quanto il mio. Complimenti Scanzi!

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    camillo

    18/06/2015 22.54.15

    Se Shakespeare fosse ancora vivo avrebbe detto "tante parole per nulla". Tante parole perchè bastavano cento pagine per scrivere questo romanzo. Nulla è quello che mi resta dopo averlo letto (con grande sforzo). Nulla è quello che ho capito. Tra i tanti decriptatori comparsi nel romanzo ce ne vorrebbe uno per decodificare la scrittura di Scanzi. O io non sono molto intelligente e non arrivo alla sua statura o veramente siamo di fronte al Balotelli degli scrittori. Per favore non ne scrivere più!!!!!!!!

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    Enrico

    07/06/2015 20.11.52

    non sprecherò molto TEMPO per dire la mia opinione su questa "fatica letteraria": illeggibile. Scanzi non è uno scrittore.

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    Fabio

    27/05/2015 05.53.21

    Ha davvero ragione Scanzi quando si scaglia contro la politica dei quarantenni alla ribalta di questi tempi. Prodotto di una televisione e di una cultura anni 80 dove l'importante era l'apparire piuttosto che l'essere se stessi. Cazzari da bar sport che te la raccontano e molto bene, ma che alla fine non combinano niente e di cui ci si dimentica alla svelta. Questo libro è l'esemplificazione più tangibile di quella cultura, Scanzi la critica duramente, ma poi ci cade anche lui (e non è la prima volta) deludendo chi, come me, lo stima come un ottimo argomentatore, con una invidiabile capacità oratoria e dell'uso della lingua, che recentemente sembra però più attratto dal marketing piuttosto che dal voler esprimere il suo pensiero. Il suo primo romanzo è sciatto, una novella alla Gerry Calà, che non ti lascia nulla se non qualche sorriso qua e la con battute trite e ritrite del repertorio Scanziano. Finito il libro l'ho deposto nella libreria, ma solo per rispetto del fatto che sia un libro, perché il suo giusto spazio sarebbe nel settore carta della raccolta differenziata condominiale. Posandolo in libreria trovo "C'è tempo", lo prendo, lo sfoglio, rileggo qualche passo e mi chiedo dove sia finito quel giornalista di talento che nel 2003 aveva sfornato questo piccolo capolavoro.

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    alida airaghi

    16/05/2015 11.27.43

    Andrea Scanzi si è definito, in un'intervista su Vanity Fair, "un cazzaro di talento" con "la sindrome della soubrette": come tale - e come tanti - ha sentito l'insopprimibile esigenza di misurarsi con la scrittura, non solo quella effimera del "Fatto", ma anche con quella più impegnativa del romanzo. Questo è quindi il suo primo romanzo, e c'è da sperare sia anche l'ultimo. Protagonista è un giornalista di provincia, Stevie Vaughan, che si occupa di sport sullo sfigatissimo gazzettino "La Patria", seguendo le mirabolanti imprese della squadretta locale Dinamo Brodo. Stevie (quarantacinquenne con incipiente pancetta, "mutande pervinca e canotta chiara", perpetue cuffiette dell'ipod all'orecchio, ideologie politiche tradite o inespresse), vive la sua animata solitudine di separato insieme al suo cane Clarebelle, che tutto capisce e perdona, e sa anche sorridere. Quando può fa sesso con signore intercambiabili, ma è segretamente innamorato da anni di una barista ("La grazia era Layla...evento tellurico...non poteva essere imprigionata in un sogno, perché lei stessa era un sogno"), che ogni mattina gli serve con indifferenza il caffé. Vive nello stesso palazzo del nonno ottuagenario, ex partigiano più vitale di lui, che insieme a baldanzosi coetanei sogna ancora la rivoluzione e si occupa da implacabile hacker di videogames. Stieve patisce "il suo smottamento lento...inconsolabilmente svuotato", pensando "alla sua vita come a una faglia trascurata", ma limitando la propria ribellione a una sorta di sarcasmo parrocchiale e poco pungente contro il premier tuttofare-censorio-illusionista Bacarozzi e la sua sculettante ministra Elena Pia Bozzo. Il lettore si trova di fronte a una prosa banale, a dialoghi fittizi, a battute stantie e a una noia protratta fino all'ultima pagina. Liberissimo Scanzi di dedicare il suo tempo ad ambizioni narrative esorbitanti e fallite, c'è da chiedersi però come abbia potuto trovare un grosso editore disposto ad assecondargliele.

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    angelo

    09/05/2015 15.40.31

    Ingredienti: un 40enne-giornalista in panchina, in attesa e inconcludente, quattro nonni-partigiani resistenti alle brutture del mondo, un governo-parodia del regime politico attuale, una collezione-citazione di vini, cani, canzoni tanto cari all'autore. Consigliato: a chi ama vedere all'opera un personaggio-scrittore "cazzaro di talento", a chi non ama vedere all'opera governi renzian-berlusconiani.

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