Editore: Adelphi
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 22 ottobre 2008
Pagine: 112 p., Brossura
  • EAN: 9788845923319
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Descrizione
E se "la vita bassa", per i prossimi Lévi-Strauss, diventasse un Segno antropologico tribale ed elettorale non solo giovanile, in un Musée de l'Homme con foto di addomi e posteriori aborigeni di fronte e profilo? O non diventerà una Metafora, nella pubblicistica "easy" satura di cose che sono metafore di altre cose, dai nostri tempi alla condizione umana, al Paese, a tutto?

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Recensioni dei clienti

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    al_urker

    18/09/2018 10:44:17

    Arbasino è uno di quegli autori a cui ti ritrovi a pensare sperando che la memoria non ti stia ingannando, sperando che sia vero, sì, che è ancora tra noi. La vita bassa si può leggere tra un ombrellone e l'altro (mai sotto), prima di un aperitivo, subito dopo un aperitivo. Ma bisogna leggerlo

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    carlo

    08/12/2014 20:54:19

    Geniale. Corrosiva disanima di tutto il linguaggio astruso e intellettualoide dell'epoca post-post (e anke un pò de sinistra...).

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    Antonello

    03/11/2010 11:58:57

    Forse "troppo" alto e inintellegibile per il mio "basso" livello culturale, probabilmente ancora più basso della vita.

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    maria cristina aschieri

    08/01/2009 00:45:47

    Sarebbe doveroso iniziare scusandomi con Lei, gentile Maestro Arbasino, per non avere apprezzato nella giusta misura questo libretto di critica sociale.Ma non tema: mi sono stancata così rapidamente della pur breve lettura, che adesso il mio parere non può vantare alcuna credibilità. Fatto è che non sono riuscita ad aggiudicarmi l’onesto piacere che ci s’aspetta di trarre da una buona lettura, benché non possa negare d’aver subito il fascino della Sua sottile arguzia. Sarà perché Lei è universalmente considerato un’indiscussa avanguardia letteraria mentre io sono niente di più che una modesta avventrice di letteratura media, che la Sua comunicazione mi è apparsa oscura e la Sua caratteristica più significativa proprio quella di non lasciarsi capire, quasi che lo scrivere sia per Lei, Maestro, un piacere puramente funzionale. Si percepisce in Lei il fastidio un po’ snobistico, sebbene giustificato, verso tutti quei neologismi, fonosimboli, slogan, luoghi comuni, masticati dal moderno linguaggio mediatico, imperversante ovunque: nelle aziende, nei salotti, negli ambienti letterari, come inopportuna conseguenza di una scellerata globalizzazione dei costumi. Mi è parso in bilico tra deplorazione istintiva e divertita complicità con ciò che in apparenza denigra, oltre che aristocraticamente neutrale nel non voler fornire indicazioni correttive o interpretative. Dato per certo che Lei dispone di tutte le coordinate prosaiche e celestiali in dotazione al Gotha letterario, mi sorge spontaneo domandarmi come mai non desideri rendersi più accessibile agli umani che volgono l’anima assetata al Parnaso, speranzosi di riceverne qualche scossa ispiratrice. Insomma se lei decidesse generosamente di porsi su un piano più alla portata dell’ottusa ”orda barbarica”, ne resteremmo tutti maggiormente gratificati, noi,che paghiamo un seppur modesto tributo per acquistare qualcosa di cui valga la pena, e Lei, che ci mette l’impegno per offrircela. Perdoni l’ardire e… l’impertinenza eventuale. Con stima e rispetto

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