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La vita come un romanzo russo

Emmanuel Carrère

Traduttore: M. Botto
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 276 p., Brossura
  • EAN: 9788806218775
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    a.t.

    14/12/2015 21.11.57

    E'un libro deludente per chi come me ha apprezzato molto "Limonov". I nuclei più interessanti del romanzo riguardano il detenuto ungherese nel manicomio russo di Kotelnitch, e le vicende drammatiche che si svolgono in quel paesino sperduto. Non mi sembra sviluppato come avrebbe meritato il tema del passato collaborazionista del nonno dell'autore. Il resto del libro, che ruota intorno alle vicende sentimentali dello stesso Carrère, è francamente noioso. Addirittura infantile la lettera finale alla propria madre.

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    Fabio Ponzana

    17/07/2014 08.54.31

    Carrère è figlio del suo tempo, per questo fa molto chic e non impegna. Questa sorta di romanzo camuffato da diario non convince, non avvince, non spicca il volo. Ciò che traspare in maniera evidente è la simmetria, peraltro quasi agognata e fiera da parte dell'autore, fra il suo modo di vedere la vita e quello del nonno: un disgraziato collaborazionista con la feccia nazista. Intollerabili poi i "machismi" di uno scrittore che, ad ogni occasione, ha bisogno di conferme sulla propria virilità. Non c'è dubbio...molto francese soprattutto nei rapporti con una donna che deve essergli inferiore...diversamente il "genio" si demoralizza. Andrà di moda...

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    Michael Moretta

    08/05/2014 16.14.19

    Libro di rara intensità da leggere insieme al successivo di Carrère, "D'autres vies que la mienne", per conoscere più in profondità questo scrittore davvero complesso e difficile. Il libro abbraccia tre anni della sua vita. Tre anni di grande sofferenza, vissuti con lo scopo di superare il blocco che rappresenta nella sua vita la figura di suo nonno paterno, rapito alla fine della seconda guerra mondiale e mai più tornato. Le origini della famiglia della madre di Carrère, una delle più importanti scrittrici francesi, è la Georgia, e per questo Carrère decide di scrivere degli appunti e di girare un docu-film in uno sperduto paese della Russia in cui ha vissuto per cinquant'anni un reduce ungherese poi miracolosamente tornato a casa. La figura di questo reduce richiama alla mente dell'autore quella di suo nonno, e svolgendo questo lavoro pensa di liberarsi finalmente dal peso che quest'uomo ancora esercita su di lui. Insieme a questa storia nel libro troviamo anche la storia d'amore tra Carrère e Sophie, intrisa di passione e di una tortura psicologica reciproca che diventerà insostenibile per entrambi. La storia del nonno di Carrère, del suo viaggio in Russia e del suo amore per Sophie occupano tutto il libro, che però è dedicato alla madre dell'autore, attraverso una commovente lettera finale.  Un racconto duro e triste, fatto di amore, odio, follia e speranza. Carrère stesso lo dice...a lui piacerebbe scrivere racconti d'amore, dominati da sorrisi e da buoni sentimenti, ma tutto ciò sembra proprio non volere uscire dalla sua penna. Ed allora scrive di queste cose con la speranza che scriverne lo renda e ci renda liberi finalmente dai nostri pesi e da ciò che opprime in qualche modo le nostre vite. Mi piace di Carrère anche la sua estrema schiettezza. Da questo libro non emerge un bel ritratto di lui. Percepiamo invece tutta la sua insicurezza e tutti i suoi fantasmi. Aprirsi è forse il suo modo per cercare di liberarsi da questi stessi fantasmi.

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    Cristiana

    12/04/2014 11.25.25

    Scritto non male ma veramente noioso. Di buono c'è la sincerità spudorata dell'autore che ti fa dire spesso: per fortuna che non lo conosco, non è mio amico e tanto meno il mio uomo!. Dio ti ringrazio!

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    Cristiana

    26/07/2012 23.03.09

    Scritto non male ma veramente noioso. Di buono c'è la sincerità spudorata dell'autore che ti fa dire spesso: per fortuna che non lo conosco, non è mio amico e neppure il mio uomo. Dio ti ringrazio.

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    Loris

    01/02/2010 11.06.16

    Di fonte a questo libro, viene da chiedersi quanto Carrere si sia messo davvero in gioco. Azioni e sentimenti attingono alla stretta biografia dell’autore, sono cosi’ intimi da mettere quasi in imbarazzo il lettore, accentuando il suo ruolo di voyeur. Tutto autentico? Forse non e’ essenziale saperlo. Rielaborare il reale, filtrarlo attraverso la propria sensibilita’, trasformarlo in espressione artistica: tutto questo fa parte del ‘mestiere’ dello scrittore. Quello che conta e’ che il lavoro di Carrere riesce a generare emozioni e riflessioni. Al fondo, c’e’ sempre un’ossessione da esorcizzare, un conto da saldare col proprio passato (come accade ne ‘I miei luoghi oscuri’ di Ellroy). C’e’ l’ambizione (o l’illusione) di riordinare il mondo, di tenere sotto controllo eventi e persone, di scrivere la sceneggiatura della propria esistenza, come suggerisce lo stesso Carrere nella quarta di copertina. La vita pero’ non si fa ingabbiare, trova percorsi imprevedibili, trasforma l’amore e la passione in sofferenza atroce, ma sa anche concedere una seconda opportunita’ quando tutto pare perduto.

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    diablo

    07/01/2010 16.58.14

    un libro strano, discontinuo..noioso quando si dilunga nella parti vissute in russia, eccitante e vivo quando entra nell'analisi del rapporto con la donna della sua vita, nel racconto pubblicato su le monde, quando considera la storia della sua famiglia

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