Traduttore: G. Pandolfo
Editore: Corbaccio
Collana: Exploits
Anno edizione: 2014
Pagine: 333 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788863808377
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  A settant'anni appena compiuti Reinhold Messner, tra i massimi alpinisti di ogni tempo, prolifico scrittore e appassionato creatore di musei della montagna nel natio Sud Tirolo, pubblica il suo libro più originale: un'opera duramente polemica, che poco, per non dire nulla, concede all'appagamento immediato del lettore. Avvincente nel racconto delle sue imprese al limite dell'impossibile, efficace quando narra le conquiste del passato o descrive l'incontro con le genti delle montagne, questa volta Messner delinea in settanta brevi saggi (Dolore, Coraggio, Passione, Rinuncia, Solitudine e così via), la propria visione dell'esistenza. Viene alla mente un genere letterario in voga tra Otto e Novecento, i libri sulla "condotta della vita" rivolti ai giovani che stavano per affrontare le sfide dell'esistenza. Messner però non dà consigli, non fa raccomandazioni: propone semplicemente il proprio esempio di "uomo dell'avventura", che rifiuta la morale corrente e i "dogmi" di qualunque tipo per seguire la propria strada, anche quando implica la sfida consapevole a un pericolo mortale. Ma i suoi incredibili exploit sulla roccia, sul ghiaccio, nei deserti compaiono qui soltanto di scorcio, sono in un certo senso presupposti dalla lettura degli altri libri dell'autore. Il titolo italiano corrisponde al contenuto, benché quello originale (Sopravvivere) sia assai più suggestivo. La lotta per la sopravvivenza non esaurisce l'ambito di questo saggio, ma è il cuore, l'alfa e l'omega della sua filosofia. Un cuore antico, elementare: non esiste avventura senza rischi. "La vita nel pericolo vale molto più della vita nella civiltà" perché "la nostra civilizzazione ci ha derubati della forza e dell'agilità che nelle situazioni di pericolo ci fanno superare noi stessi". Il premio dell'avventura non è la vetta: è sopravvivere. Il rocciatore che nel 1968 sul Sasso Croce, in Val Badia, ha infranto la barriera del "sesto grado", il primo uomo a salire i quattordici Ottomila del pianeta e a dimostrare che sull'Everest e sul K2 si può salire senza far uso delle bombole di ossigeno, afferma di non avere "un particolare talento": "La mia arte è stata sopravvivere in situazioni estreme", quando "morire sarebbe stata la strada più facile". È una lezione per pochi. Messner ne è consapevole, ma ne rivendica caparbiamente la liceità, almeno per se stesso. Gran parte del libro è dedicata all'aspra polemica contro coloro che l'hanno attaccato e condannato per le sue scelte. Al centro degli attacchi la tragica spedizione del 1970 al Nanga Parbat, in cui morì suo fratello Guenther. Reinhold voleva raggiungere la vetta da solo scalando la parete Rupal, la più alta del mondo: 4.500 metri di ghiaccio verticale e pericolosissimi seracchi. Suo fratello lo raggiunse, fu in vetta con lui e morì travolto da una slavina nella discesa sull'opposto versante Diamir. Reinhold si salvò "per miracolo", trascinandosi fino al fondovalle dopo aver cercato invano il fratello per un giorno, e fu infine soccorso da alcuni pastori. Ma venne accusato dal comandante della spedizione di aver disobbedito agli "ordini" e di aver abbandonato il fratello già durante la salita, per giungere da solo in vetta. Solo nel 2005, ritrovando ai piedi della parete Diamir i resti congelati del fratello, Reinhold poté dimostrare al mondo che la sua versione dell'accaduto era la verità.   Andrea Casalegno      

La leggenda dell’alpinismo si racconta. Il bilancio definitivo di una vita al limite.

Reinhold Messner compie 70 anni e attraverso 70 parole chiave, da Vita a Morte, da Fiducia a Destino, racconta se stesso per trasmettere agli altri la propria, straordinaria, esperienza. Qual è l’odore di casa? Quanta libertà d’azione deve avere un bambino? Paura, egoismo, istinto sono caratteristiche umane necessarie per sopravvivere in certe condizioni? Reinhold Messner scrive il suo personale «lessico» di vita. E con il bagaglio di esperienza di chi ha affrontato la natura nelle sue manifestazioni più pericolose, Messner parla di ambizione e pudore, incubi e vecchiaia, di capacità di reinventarsi daccapo e di accettare la vita che ci aspetta.