Vizio di forma - Thomas Pynchon - copertina

Vizio di forma

Thomas Pynchon

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Traduttore: M. Bocchiola
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 8 febbraio 2011
Pagine: 470 p., Brossura
  • EAN: 9788806202828
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Vizio di forma

Thomas Pynchon

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Gaia la libraia

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California, inizio anni Settanta. Doc Sportello, investigatore privato con una passione smodata per le droghe e il surf, viene contattato da una vecchia fiamma, Shasta, che gli rivela l'esistenza di un complotto per rapire il suo nuovo amante, un costruttore miliardario. L'investigatore non fa neanche in tempo ad avviare le sue indagini che si ritrova arrestato per l'omicidio di una delle guardie del corpo del costruttore, il quale è intanto sparito, come pure Shasta. Sembrano le premesse del più classico dei noir, ma ben presto le coincidenze piú strane si accumulano e il mistero si allarga a macchia di leopardo. Doc inciampa così in collezioni di cravatte con donnine discinte, in falsi biglietti da venti dollari con il ritratto di Richard Nixon, in un'associazione di dentisti assassini nota come Zanna d'Oro, che è però anche il nome di un sedicente cartello indocinese dedito al traffico di eroina.
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    alessandro

    13/06/2019 12:37:09

    Chiunque abbia l'intenzione di approcciarsi a questo romanzo, non si aspetti di trovare il classico noir alla Chandler, altrimenti ne rimarrà deluso. La scrittura tanto contorta e magmatica quanto magnetica e coinvolgente di Pynchon, oltre alla miriade di personaggi che popolano queste pagine, contribuisce a creare un romanzo allucinato e allucinante, che si stenterà a lasciare al termine. Rimane sì una versione più abbordabile del solito Pynchon, anche se la sua prosa rimane piuttosto ricca e non facile da seguire. Aggiungo solo che si tratta davvero di un romanzo folle e al contempo indimenticabile.

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    Mirco

    11/03/2019 13:56:44

    Pynchon scrive in maniera pirotecnica e anche qui i fuochi d'artificio non mancano. In Vizio di forma l'autore statunitense è capace di offrire letteralmente a ogni pagina almeno una trovata o una battuta che lascia ammirati per l'ironia e la capacità di dissacrare i costumi americani. Nulla a che vedere con la complessità e l'osticità dei romanzi precedenti (tranne Vineland). Nella media di Pynchon Vizio di forma è una storia piuttosto semplice e lineare, una lunga e riuscita sequela di episodi e personaggi grotteschi immersi nella cultura pop di inizio anni Settanta. Per chi cerca raffinato intrattenimento, questo è l'ideale.Il versante postmoderno in Vizio di forma - come nelle cose migliori di Pynchon – non risulta arroccato sulla torre d'avorio delle sue sue elucubrazioni narrative perché con immaginifica ironia porta a estreme e divertenti conseguenze la logica della nostra società pop-consumistica. Non nutro eccessiva simpatia per il postmodernismo o l'avant-pop o come altro si vuole definire quella corrente letteraria tendenzialmente volta a riflettere o a rielaborare i prodotti sociali, l'immaginario e la letteratura della civiltà occidentale anziché concentrarsi sulla realtà e sui dubbi, sugli interrogativi e, talvolta, sulle risposte che vi sono sottese. Il postmoderno elimina dall'orizzonte culturale e letterario la verità intesa come risultante o intuizione univoca. Questo comunque mi sembra più un effetto generale della temperie culturale del secolo scorso che un apporto specifico delle correnti postmoderne. Detto ciò, Pynchon, similmente a David Foster Wallace, desta ammirazione, ma può irritare la futilità e l'aridità della raffinatissima sfida rappresentata dalle pagine dei suoi libri. Non è il caso di Vizio di forma, molto più leggibile della sua media e più accattivante del solito. Insomma, consigliato.

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    Gremio

    28/06/2017 14:50:03

    Chi denigra questo libro non deve parlare di letteratura. Uno dei romanzi più geniali mai scritti.

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    Drogo

    05/04/2017 13:41:41

    Ho letto "Vizio di forma" qualche mese dopo aver visto la trasposizione cinematografica firmata da quel genio di Paul Thomas Anderson.E' stato il trampolino ideale per tuffarmi nell'universo letterario di questo altro grande genio che risponde al nome di Thomas Pynchon,di cui non avevo ancora letto nulla intimorito dalla fama di enorme complessità che si porta dietro. "Vizio di forma" presuppone infatti una lettura diversa dal solito per poter essere amato e apprezzato fino in pieno.Bisogna immergersi e lasciarsi trasportare dal flusso incessante di avvenimenti,complotti,colpi di scena assurdi,continue citazioni pop alla musica,al cinema e alla controcultura degli anni 60'."Vizio di forma "è un viaggio in un mondo,un'oasi dorata,che sarà di lì a poco inghiottita dall'impero capitalistico,che ne farà degenerare gli usi e i costumi in manierismi da vendere al mercato dell'intrattenimento.A rimanere dopo l'ondata di alta marea saranno pochi reietti lasciati indietro,come il nostro Larry Sportello,nostalgico detective hippy che nel suo eterno vagabondare tra indizi,false piste e complotti misteriosi cerca in fin dei conti di sanare quel vizio intrinseco che lo attanaglia, quel qualcosa "di molto chiaro e semplice che Doc non riesce a vedere,e che riuscirà sempre a non cogliere".Lo cercherà disperatamente nell'inseguimento di quel fantasma che è l'ex fidanzata Shasta,perchè in ultima istanza "Vizio di forma" non è altro che il racconto di una tormentata storia d'amore,di un uomo che viaggia nella nebbia alla ricerca di quell'età dell'innocenza spazzata via dalle brutture del Vietnam,del caso Manson,di un mondo che sta lentamente scivolando nel grigiore dell'indifferenza. Ma sempre con l'eterna speranza che finalmente la nebbia si sciolga "e che al suo posto,stavolta,ci sia qualcos'altro."

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    Microbo

    27/03/2015 11:25:00

    Non di facilissima lettura, almeno all'inizio, poi si entra in quel mondo e il libro diventa veramente divertente. Forse una lettura non adatta a tutti.

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    Edgar

    26/10/2014 14:30:48

    Apparentemente è il romanzo più semplice di Pynchon: un noir anni 70 affogato nel sole, nella calura e nel fumo della costa ovest hippy. Ma è semplice solo nell'apparenza, poiché l'intreccio confusionario e la miriade di personaggi nascondono una rievocazione nostalgica di un'era ormai conclusa, di quella America che sarebbe potuta essere e che invece non è diventata.... Luoghi e spazi vengono cronologicamente inquadrati attraverso un elenco sterminato di puntate di telefilm costantemente in onda, in una storia sconclusionata che acquista importanza solo di riflesso se si pensa che quelli descritti sono i luoghi e gli anni in cui Pynchon scrive L'Arcobaleno della Gravità, alla cui scena finale questo Vizio di Forma si collega direttamente. Un'opera che purtroppo per essere davvero apprezzata necessita di essere inquadrata e confrontata coi romanzi precedenti di Pynchon, ma che presa da sola si rivela meno degna di nota.

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    Giuseppe Russo

    23/11/2012 11:54:13

    Ritornano alcuni vecchi fantasmi del mondo pynchoniano, stavolta in forma di thriller grottesco. Credo che l'autore abbia voluto sperimentare a modo suo un modello postmodernista di "commedia dei customi", piena di tipi antropologici caratteristici del mondo post-hippy, che in alcuni momenti fanno anche ridere, ma non sempre. Forse ha voluto fare questa operazione anche per creare la coppia in un sistema di stelle binarie rispetto a «Vineland», e in buona parte c'è anche riuscito. Però è anche vero che sembra sul serio un libro scritto non da lui ma da un suo imitatore. Non a caso, da tanto tempo circolano pettegolezzi sulla possibilità che Pynchon sia morto da anni e che qualcuno ogni tanto provi a farlo rivivere, riuscendovi solo in parte.

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    Christian Valtorta

    19/12/2011 07:27:31

    Lui non è in grado di scrivere un libro insulso, ma sappiate che questo è il suo peggior risultato

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    Francesco

    10/07/2011 11:44:39

    A pagina 180 ho chiuso il libro e cominciato a leggere Elmore Leonard.. Vizio di Forma fino a quel momento era noia allo stato puro... Solo canne, visioni e surf... Che noia!!! Spesso facevo fatica a capire il significato del racconto... Bye bye Mr Pynchon...

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    Novacaina

    04/07/2011 15:14:13

    Nonostante sapessi a cosa andavo incontro prendendo un libro di Pynchon mi sono lasciata ingannare dalla bellissima recensione sul retro. Questo libro è la conferma che uno scrittore non riesce mai a cambiare il suo modo di scrivere. Descritto come il primo romanzo leggero ed esilarante di Pynchon, Vizio di forma è veramente pesnte. La trama è abbastanza banale, il fatto però che ci siano personaggi inconsueti, situazioni esilaranti e un ottima loction avrebbe potuto essere un valido romanzo, e probabilmente lo è per alcuni. Ma io l'ho trovato pesante, troppi personaggi e dialoghi inutili, il libro non scorre ed è stata una completa delusione, è già tanto se sono arrivata a metà libro.

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    Tim

    18/06/2011 01:10:57

    Com e è difficile trovare un libro interessante. Come è difficile trovare un libro che ti travolge e ti appassiona, oppure di sorprende e ti fa sorridere. Beh, anche questa volta è andata male. E' il primo libro di Pynchon che leggo. Lo ammetto, un po' volevo fare il fico a comprare un libro di una leggenda vivente (o morente?) e proprio non me la sentivo di sorbirmi le 1000 pagine di "V". Sono arrivato a pagina 130 e penso che getterò la spugna. Un inutile chiacchiericcio tra personaggi stereotipati alla "Magnum P.I." senza spessore ne' profondità, c'è qualche buona battuta, ma non vale lo sforzo. Sto spendendo troppi soldi in libri inutili ultimamente. Giuro che da oggi in poi leggerò solo classici del 900, per roba più moderna penso che proverò a mettermi a scrivere di mio pugno...sarà tempo speso meglio.

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    Patroclo

    16/06/2011 23:42:10

    viene un pó da sorridere pensando alla potenza del Marketing applicato a Pynchon. questo romanzo é stato volutamente posizionato come il "Pynchon for dummies"; finalmente Pynchon amichevole col lettore, leggibile, trama, noir! ecco io penso a chi non conoscesse lo scrittore americano e si sia fatto attrarre - immagino la delusione, perché qui siamo di fronte a Pynchon al 100%, personaggi a ripetizione, canzoncine, partenze senza arrivi e arrivi senza partenza. inoltre il romanzo é una sorta di "Vineland 2.0" un tantino piú poliziesco ma totalmente immerso nella societá post-68, tema che chiaramente oggi non é che sia il piú appassionante in circolazione. a questo punto starebbe bene una canzoncina, invece dico che tutto sommato il giochino regge, alcune battute sono fulminanti, ma ahimé é Pynchon a volte si fa fatica a seguire e a volte ci si chiede "Ma che sta scrivendo?". insomma Pynchon, della pubblicitá non vi fidate.

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    arianna

    06/06/2011 23:36:41

    Primo libro di Pynchon che mi capita di leggere. Difficile da classificare e giudicare. La prima parte è travolgente, i dialoghi sono esilaranti, e la storia sembra pronta per essere portata su grande schermo, mi immagino già un film a metà strada tra "Il grande Lebowsky" e "Paura e delirio a Las Vegas". Poi un lento declino, la storia si ingarbuglia e si complica inutilmente, un vero groviglio di vicende e indagini, davvero difficile arrivare alla fine, sicuramente non segue lo schema classico di un qualunque noir. E probabilmente il risultato è voluto dall'autore stesso, chissà, non lo conosco abbastanza bene per poter esprimere un giudizio più approfondito. Peccato, aspettative in parte deluse, soprattutto nella seconda parte e nel finale.

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    oncecaldas

    02/05/2011 17:39:39

    non mi sente nè di affossarlo, pur accogliendo alcune critiche di chi mi ha preceduto, nè di esaltarlo. l'immagine di un mondo che se ne va è senz'altro data in modo magistrale. altrettanto sicuramente la trama noir si perde nei fumi....dei protagonisti. ci sono però dialoghi e descrizioni irresistibili.

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    franco

    26/04/2011 11:56:48

    Illeggibile, un guazzabuglio indistricabile di personaggi (per la gran parte inutili nell'economia della storia)e una noia mortale. Non ho messo in atto il diritto numero 3 del decalogo di Pennac solo per una questione personale di principio. Non potendo dare 0, l'unico voto che il sistema assegna lo darei di diritto al povero traduttore che deve aver fatto una fatica terribile a capirci qualcosa e a portare a termine l'impresa. ps: se appassionati al genere lisergico consiglio caldamente di andare a risentire qualche bel disco dei Jefferson o dei Grateful per trarne assai maggiore giovamento...

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    sara

    19/04/2011 09:24:54

    DIVERTENTE??PARLIAMONE... non mi è piaciuto per niente.. la trama poteva anche essere carina, ma tutti quei dialoghi in mezzo che cercano di essere divertenti e sarcastici ( riuscendoci poco a mio avviso) fanno perdere completamente il filo e ti creano confiusione ...scarso!

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    Davide

    08/04/2011 11:22:28

    Pynchon è uno scrittore illeggibile, insopportabilmente prolisso, avvitato sul vuoto. Qualunque noir di Leonard, per non parlare di Ellroy dei tempi d'oro, vale di più di questo esperimento da laboratorio. Tentando di leggere questo libro non si può non divagare, perdersi, in quella nebbia di cui si parla - finalmente - nell'ultima pagina. Che sia questo il disegno perverso e autodistruttivo del Nostro? Farci sperimentare la nebbia profonda dell'esistere? Certo, c'è la nostalgia, c'è un pensare al futuro dal punto di vista del passato (ogni tanto si chiede: ma il mondo sarà davvero così in futuro?), ma manca la strutturale necessità che il leggere deve avere: interessare il lettore, tenerlo agganciato e portarlo verso la fine.

  • User Icon

    Joe123

    06/03/2011 09:36:13

    Spassoso, acido, beffardo, vulcanico. Unico. E assolutamente imperdibile.

  • User Icon

    Mino S.

    01/03/2011 20:39:06

    Sono ancora a pagina 110, e ho l'autentico terrore di finirlo !! A mio parere questo è uno di quei libri di cui se ne leggono al massimo 10 nella vita così belli e affini ai propri gusti.

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  • Thomas Pynchon Cover

    Thomas Pynchon è uno dei maggiori scrittori del nostro tempo ed è considerato uno dei massimi rappresentanti della letteratura postmoderna. Schivo e refrattario, vive lontano dai riflettori e di lui si hanno solo pochissime foto. Si iscrive alla Cornwell University, ma abbandona per arruolarsi in marina. Ha pubblicato il suo primo racconto nel 1959 nella rivista dell'Università.È autore di un libro di racconti, Un lento apprendistato (E/O 1984-Einaudi 2007), e di vari romanzi: V.(Rizzoli 1963-2009), L’incanto del lotto 49 (E/O 1966-1998), L’arcobaleno della gravità (Rizzoli 1973-2007), Vineland (Rizzoli 1990-2000),  Mason & Dixon (Rizzoli 1998-2009), Contro il giorno (Rizzoli 2009), Vizio di forma (Einaudi 2011, da cui nel 2015 è... Approfondisci
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