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Thomas Pynchon

Traduttore: M. Bocchiola
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2011
Pagine: 470 p. , Brossura
  • EAN: 9788806202828

Recensioni dei clienti

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    Microbo

    27/03/2015 11.25.00

    Non di facilissima lettura, almeno all'inizio, poi si entra in quel mondo e il libro diventa veramente divertente. Forse una lettura non adatta a tutti.

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    Edgar

    26/10/2014 14.30.48

    Apparentemente è il romanzo più semplice di Pynchon: un noir anni 70 affogato nel sole, nella calura e nel fumo della costa ovest hippy. Ma è semplice solo nell'apparenza, poiché l'intreccio confusionario e la miriade di personaggi nascondono una rievocazione nostalgica di un'era ormai conclusa, di quella America che sarebbe potuta essere e che invece non è diventata.... Luoghi e spazi vengono cronologicamente inquadrati attraverso un elenco sterminato di puntate di telefilm costantemente in onda, in una storia sconclusionata che acquista importanza solo di riflesso se si pensa che quelli descritti sono i luoghi e gli anni in cui Pynchon scrive L'Arcobaleno della Gravità, alla cui scena finale questo Vizio di Forma si collega direttamente. Un'opera che purtroppo per essere davvero apprezzata necessita di essere inquadrata e confrontata coi romanzi precedenti di Pynchon, ma che presa da sola si rivela meno degna di nota.

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    Giuseppe Russo

    23/11/2012 11.54.13

    Ritornano alcuni vecchi fantasmi del mondo pynchoniano, stavolta in forma di thriller grottesco. Credo che l'autore abbia voluto sperimentare a modo suo un modello postmodernista di "commedia dei customi", piena di tipi antropologici caratteristici del mondo post-hippy, che in alcuni momenti fanno anche ridere, ma non sempre. Forse ha voluto fare questa operazione anche per creare la coppia in un sistema di stelle binarie rispetto a «Vineland», e in buona parte c'è anche riuscito. Però è anche vero che sembra sul serio un libro scritto non da lui ma da un suo imitatore. Non a caso, da tanto tempo circolano pettegolezzi sulla possibilità che Pynchon sia morto da anni e che qualcuno ogni tanto provi a farlo rivivere, riuscendovi solo in parte.

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    Christian Valtorta

    19/12/2011 07.27.31

    Lui non è in grado di scrivere un libro insulso, ma sappiate che questo è il suo peggior risultato

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    Francesco

    10/07/2011 11.44.39

    A pagina 180 ho chiuso il libro e cominciato a leggere Elmore Leonard.. Vizio di Forma fino a quel momento era noia allo stato puro... Solo canne, visioni e surf... Che noia!!! Spesso facevo fatica a capire il significato del racconto... Bye bye Mr Pynchon...

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    Novacaina

    04/07/2011 15.14.13

    Nonostante sapessi a cosa andavo incontro prendendo un libro di Pynchon mi sono lasciata ingannare dalla bellissima recensione sul retro. Questo libro è la conferma che uno scrittore non riesce mai a cambiare il suo modo di scrivere. Descritto come il primo romanzo leggero ed esilarante di Pynchon, Vizio di forma è veramente pesnte. La trama è abbastanza banale, il fatto però che ci siano personaggi inconsueti, situazioni esilaranti e un ottima loction avrebbe potuto essere un valido romanzo, e probabilmente lo è per alcuni. Ma io l'ho trovato pesante, troppi personaggi e dialoghi inutili, il libro non scorre ed è stata una completa delusione, è già tanto se sono arrivata a metà libro.

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    Tim

    18/06/2011 01.10.57

    Com e è difficile trovare un libro interessante. Come è difficile trovare un libro che ti travolge e ti appassiona, oppure di sorprende e ti fa sorridere. Beh, anche questa volta è andata male. E' il primo libro di Pynchon che leggo. Lo ammetto, un po' volevo fare il fico a comprare un libro di una leggenda vivente (o morente?) e proprio non me la sentivo di sorbirmi le 1000 pagine di "V". Sono arrivato a pagina 130 e penso che getterò la spugna. Un inutile chiacchiericcio tra personaggi stereotipati alla "Magnum P.I." senza spessore ne' profondità, c'è qualche buona battuta, ma non vale lo sforzo. Sto spendendo troppi soldi in libri inutili ultimamente. Giuro che da oggi in poi leggerò solo classici del 900, per roba più moderna penso che proverò a mettermi a scrivere di mio pugno...sarà tempo speso meglio.

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    Patroclo

    16/06/2011 23.42.10

    viene un pó da sorridere pensando alla potenza del Marketing applicato a Pynchon. questo romanzo é stato volutamente posizionato come il "Pynchon for dummies"; finalmente Pynchon amichevole col lettore, leggibile, trama, noir! ecco io penso a chi non conoscesse lo scrittore americano e si sia fatto attrarre - immagino la delusione, perché qui siamo di fronte a Pynchon al 100%, personaggi a ripetizione, canzoncine, partenze senza arrivi e arrivi senza partenza. inoltre il romanzo é una sorta di "Vineland 2.0" un tantino piú poliziesco ma totalmente immerso nella societá post-68, tema che chiaramente oggi non é che sia il piú appassionante in circolazione. a questo punto starebbe bene una canzoncina, invece dico che tutto sommato il giochino regge, alcune battute sono fulminanti, ma ahimé é Pynchon a volte si fa fatica a seguire e a volte ci si chiede "Ma che sta scrivendo?". insomma Pynchon, della pubblicitá non vi fidate.

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    arianna

    06/06/2011 23.36.41

    Primo libro di Pynchon che mi capita di leggere. Difficile da classificare e giudicare. La prima parte è travolgente, i dialoghi sono esilaranti, e la storia sembra pronta per essere portata su grande schermo, mi immagino già un film a metà strada tra "Il grande Lebowsky" e "Paura e delirio a Las Vegas". Poi un lento declino, la storia si ingarbuglia e si complica inutilmente, un vero groviglio di vicende e indagini, davvero difficile arrivare alla fine, sicuramente non segue lo schema classico di un qualunque noir. E probabilmente il risultato è voluto dall'autore stesso, chissà, non lo conosco abbastanza bene per poter esprimere un giudizio più approfondito. Peccato, aspettative in parte deluse, soprattutto nella seconda parte e nel finale.

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    oncecaldas

    02/05/2011 17.39.39

    non mi sente nè di affossarlo, pur accogliendo alcune critiche di chi mi ha preceduto, nè di esaltarlo. l'immagine di un mondo che se ne va è senz'altro data in modo magistrale. altrettanto sicuramente la trama noir si perde nei fumi....dei protagonisti. ci sono però dialoghi e descrizioni irresistibili.

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    franco

    26/04/2011 11.56.48

    Illeggibile, un guazzabuglio indistricabile di personaggi (per la gran parte inutili nell'economia della storia)e una noia mortale. Non ho messo in atto il diritto numero 3 del decalogo di Pennac solo per una questione personale di principio. Non potendo dare 0, l'unico voto che il sistema assegna lo darei di diritto al povero traduttore che deve aver fatto una fatica terribile a capirci qualcosa e a portare a termine l'impresa. ps: se appassionati al genere lisergico consiglio caldamente di andare a risentire qualche bel disco dei Jefferson o dei Grateful per trarne assai maggiore giovamento...

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    sara

    19/04/2011 09.24.54

    DIVERTENTE??PARLIAMONE... non mi è piaciuto per niente.. la trama poteva anche essere carina, ma tutti quei dialoghi in mezzo che cercano di essere divertenti e sarcastici ( riuscendoci poco a mio avviso) fanno perdere completamente il filo e ti creano confiusione ...scarso!

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    Davide

    08/04/2011 11.22.28

    Pynchon è uno scrittore illeggibile, insopportabilmente prolisso, avvitato sul vuoto. Qualunque noir di Leonard, per non parlare di Ellroy dei tempi d'oro, vale di più di questo esperimento da laboratorio. Tentando di leggere questo libro non si può non divagare, perdersi, in quella nebbia di cui si parla - finalmente - nell'ultima pagina. Che sia questo il disegno perverso e autodistruttivo del Nostro? Farci sperimentare la nebbia profonda dell'esistere? Certo, c'è la nostalgia, c'è un pensare al futuro dal punto di vista del passato (ogni tanto si chiede: ma il mondo sarà davvero così in futuro?), ma manca la strutturale necessità che il leggere deve avere: interessare il lettore, tenerlo agganciato e portarlo verso la fine.

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    Joe123

    06/03/2011 09.36.13

    Spassoso, acido, beffardo, vulcanico. Unico. E assolutamente imperdibile.

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    Mino S.

    01/03/2011 20.39.06

    Sono ancora a pagina 110, e ho l'autentico terrore di finirlo !! A mio parere questo è uno di quei libri di cui se ne leggono al massimo 10 nella vita così belli e affini ai propri gusti.

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