Vuoto assoluto

Stanislaw Lem

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Traduttore: V. Parisi
Editore: Voland
Collana: Sírin
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 1 gennaio 2010
Pagine: 256 p., Brossura
  • EAN: 9788862430586
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I libri cui si riferiscono le quattordici recensioni raccolte in quest'antologia non sono stati mai scritti, esistono soltanto nei resoconti offerti da critici altrettanto immaginari e non sempre benevoli. In un inquietante gioco di scatole cinesi, autori inesistenti abbozzano trame improbabili, dal sapore fantascientifico. L'inesauribile ironia di Lem inserisce anche la propria opera reale in questo girotondo di recensioni, allargando all'infinito il gioco di specchi, nella consapevolezza che "chi mente a proposito del nulla cessa ipso facto di essere un mentitore".
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    Andrea Darmarios

    20/09/2020 10:28:47

    Chi conosce un po' Stanislaw Lem ha presente il suo gusto per i riferimenti a testi che non esistono. In "Solaris", per esempio, ci sono interi capitoli in cui si parla degli studi fatti sul misterioso pianeta, con tanto di bibliografia e brevi citazioni. Tutto inventato, naturalmente. In "Vuoto assoluto" questa tendenza conquista il centro della scena e il libro consiste in una serie di recensioni di opere letterarie e scientifiche che non esistono; con un'unica eccezione: la prima è una recensione di "Vuoto assoluto" stesso, quindi di un testo esistente che contiene la recensione di se stesso! Il libro è pieno di idee spiazzanti e acute riflessioni, ma francamente non è il Lem che preferisco. L'opera indugia in molti casi su paradossi logici e scientifici, risultando spesso basata su un gusto dell'arguzia intellettualistica. Nelle parti dedicate a temi letterari emerge una visione della letteratura come grande discorso sul nulla, in cui il linguaggio, di cui il testo si compone, in fondo non è altro che l'ambiguo e inaffidabile strumento di una messa in scena che nasconde il vuoto. Nell'ultima parte Lem si volge a tematiche più scientifiche, relative al ruolo della tecnica, al dominio del caso, al contatto tra umano e non-umano; tuttavia questi stessi argomenti, caratteristici delle sue opere narrative, presentati in chiave espositiva e paradossale perdono in parte di fascino e potenza.

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    Isabella

    07/03/2019 11:32:49

    Si tratta di un libro stranissimo (ma ci si aspetterebbe altro da Lem?): l'autore recensisce libri mai scritti, soprattutto romanzi, perfino il libro stesso quasi in un paradosso. Il padre spirituale di questo genere letterario è Borges, citato e amato da Lem. Si inventa trame inverosimili, ironizza sul romanzo e sull'antiromanzo, discute teorie letterarie..... Soprattutto è un modo per dire il suo parere su tutto. Lo consiglio però solo a chi ha solide basi letterarie e ha letto molti libri, altrimenti non si capirebbero le numerose allusioni.

  • Stanislaw Lem Cover

    Ha esordito dopo la guerra con versi e racconti brevi (L’uomo di Marte, 1946). Nel 1951 è uscito il suo primo romanzo di fantascienza, Il pianeta morto, cui ha fatto seguito un romanzo autobiografico sul periodo dell’occupazione nazista, Il tempo non perduto (1955). Ma L. ha poi virato decisamente verso la fantascienza, esplorando il genere in profondità e conferendo ad esso una nuova identità attraverso una lunga serie di romanzi e di racconti: La nuvola Magellano (1955), Memorie di un viaggiatore spaziale (1957), Ritorno dall’universo (1961), Solaris (1961, da cui A.Tarkovskij avrebbe poi tratto l’omonimo e film), L’Invincibile (1964), Cyberiade (1965), Insonnia (1971), Raffreddore (1975), Golem XIV... Approfondisci
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