Categorie

Haruki Murakami

Traduttore: G. Amitrano
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2011
Pagine: 722 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806203795
  Credo che 1Q84 debba il suo immediato ed enorme successo soprattutto alla trama, calcolata a tavolino e sdipanata con meticolosità nell'alternarsi dei capitoli, che svolgono il racconto seguendo alternativamente i due protagonisti e facendo vedere (è una tecnica già adottata da Murakami) poco per volta le ragioni del loro accostamento fino al (mancato) incontro del libro secondo e in attesa di chissà che nel terzo (previsto in italiano per l'estate). È la vittoria del puro romance sul novel, della fantasia costruttrice sulla profondità della descrizione. Non che quest'ultima manchi del tutto, ma è più precisa che penetrante, più accurata nei dettagli che ricca nella sostanza. E allora che ne è qui del Giappone? Nella straordinaria fortuna in Europa del romanzo quanto ha contato il tipico gusto occidentale per il lontano, per l'esotico, il diverso? Bisogna subito rispondere: poco. Non voglio sostenere (sarebbe esagerato) che, fino a dove è oggi leggibile in italiano, il romanzo starebbe in piedi allo stesso modo se la storia si svolgesse, invece che a Tokyo, in qualsiasi metropoli occidentale e i protagonisti fossero degli europei o dei nordamericani. Ma potrei quasi farlo. Certo, onomastica e toponomastica sono giapponesi, ma parte degli stessi cibi (non mancano quelli locali ovviamente, ma le bevande, i drink, sono quasi tutti europei o americani), gli abiti (Calvin Klein), i brand famosi (Adidas), le sigarette (Marlboro) sono occidentali e, quando sono giapponesi, sono marchi automobilistici (Toyota) che circolano ovunque. Soprattutto è occidentale buona parte dell'arredo culturale che il libro ostenta, perché i suoi personaggi sono persone di buona cultura e di non comune raffinatezza: ecco Janaček (in funzione narrativamente importante, un musicista non certo scontato nelle terre del Sol levante) e Bach, il jazz e le canzoni americane. Certo non mancano alcuni monumenti della letteratura nipponica, come il passo del grande Bodhisattva di Kaizan, che per altro il personaggio non ha voglia di leggere per il suo stile ampolloso, o i racconti medievali della storia degli Heike o del Kojiki, ma vi si citano di più Čekov o Dostoevskij o Frazer, e il racconto nel racconto, Il paese dei gatti, un testo chiave dentro il romanzo, è attribuito a un (per ora) non precisato "scrittore tedesco" degli anni trenta. Poi, naturalmente, c'è da tener conto di Orwell, la cui opera più nota (1984) è sottesa esplicitamente nel titolo di questa di Murakami. Ma, a ben vedere, sono i personaggi a essere molto occidentalizzati, anche se, forse, attendersi delle significative differenze rispetto a noi è solo effetto di un nostro distorto pregiudizio. Certo, la calma, il silenzio di cui sono capaci Tengo e Fukaeri sono tipicamente orientali. Nipponica è la correttezza dei taxisti e l'efficienza dei treni. Ma Aomame e i comprimari non si distinguono, nel look e nel resto, da tipi comuni alla società e alla narrativa occidentali: la donna emancipata e palestrata, il leader equivoco e corpulento, l'editor nevrotico, la poliziotta disinibita, l'infermiera silenziosa, i frequentatori dei bar alla moda manager in carriera e doppio petto… Persino la religione che trapela, pur essendo di tipo buddistico la setta chiave del libro, è poco connotata in senso locale, i suoi tratti sono deboli, senza riti o templi, e le fa da contraltare quella più grezza e fanatica, ma del tutto occidentale, dei Testimoni del libro, che noi chiameremmo di Geova. Soprattutto: la dimensione nipponica è, almeno fino alla fine del secondo libro, sostanzialmente d'arredamento, stilizzata in modo da essere ben visibile ma narrativamente non essenziale. Insomma; se 1Q84 dà l'impressione di essere un libro mirabilmente costruito a freddo per avvincere il lettore di mezzo mondo, anche la debolezza della localizzazione storico-culturale ovvero la sua resa in forme tipiche e convenzionali (cibi, onomastica ecc.) potrebbero essere parte del progetto volto a produrre un romanzo destinato fin da subito alla grande distribuzione globale, sia pure di qualità eccellente e quindi tutt'altro che disprezzabile, oltre che molto godibile. Vittorio Coletti

L'uccello che girava le viti del mondo. Partiamo da lì. Si pensava di aver già trovato in quelle pagine la massima complessità di riferimenti, stratificazioni di scrittura, evocazioni di immagini, tòpoi della narrativa onirica e dell'iconografia possibili per uno scrittore. Poi è arrivato Kafka sulla spiaggia che ha sparigliato nuovamente le carte della nostra logica e ricomposto l'opera sovrapponendo ancor più immagini e parole, creazione artistica e realtà e arrivando a una quasi infinita elusività del senso, messinscena della fallacia interpretativa che non casualmente omaggia Kafka. Murakami, ne eravamo certi, non poteva arrivare a un più alto risultato. Ma non avevamo ancora letto 1Q84.
È subito evidente che l'autore ha fatto un complesso, immane lavoro di riferimenti incrociati su un tema centrale "le cose sono diverse da come appaiono", dovremmo dire il tema centrale della narrativa dello scrittore giapponese. Eppure questo argomento viene continuamente sfaldato nel suo tragitto verso il senso, che non ha nulla di lineare: è invece - come sempre - labirintico, se non addirittura sospeso. Citazioni e omaggi si susseguono lungo tutto il testo. A partire, è ovvio, dall'anno in cui si ambienta la vicenda, quel 1984 di orwelliana memoria tramutato in 1Q84 sia per un'assonanza tra la lettera e il numero nella pronuncia giapponese, che per sottolineare l'ambiguità della situazione: Q è la Q del question mark, il punto interrogativo. Lungo il romanzo incrociamo anche la Storia che Murakami, a differenza di Orwell, può ricostruire nella sua interezza, pur con l'inserimento di momenti devianti. Ciò che è accaduto nel 1984 e negli anni precedenti è lì, davanti a noi, così come viene riportato, o quasi.
"Di realtà ce n'è sempre una sola" - fa dire Murakami al taxista-traghettatore, personaggio mitologico che porta la protagonista femminile Aomame (citata sempre con il suo strano cognome che significa "piselli verdi") verso la discesa nell'altro mondo. Aomame: un po' l'Alice di Carroll e un po' temibile giustiziere e spietato killer, viso d'angelo e mostruosa smorfia terrorizzante. Ogni passaggio del romanzo gira attorno a questo concetto: le cose non sono come appaiono, ma di realtà ne esiste una sola. Anche se si può mascherare la verità con una finzione, con una menzogna, è necessario ricordare che "una volta che si dice una bugia al mondo, bisogna continuare a mentire in eterno. Diventa necessario per far quadrare i conti". Anche con il passato e con i ricordi si devono quadrare i conti. I ricordi come ondate che risalgono nella mente, che interagiscono anche col fisico, che disturbano, che si vorrebbero scacciare ma che restano, che creano angoscia o rievocano piacere, ma che arrivano inaspettati e non voluti e non se ne vanno se non quando sono loro stessi a decidere di svanire. E al contempo la realtà che muta, il pensiero che non la coglie: "appena cercava di pensare qualcosa la realtà sembrava avvicinarsi per un attimo, poi subito sfuggiva".
"Nella vita le cose non scorrono scegliendo il percorso più breve". Lo scopre Tengo, protagonista maschile, giovane ghost writer incaricato di prendere in mano una bella storia mal scritta da Fukaeri (una diciassettenne misteriosa, impenetrabile, con un modo di parlare bizzarro, all'apparenza anche un po' folle), e trasformarla in un esordio da premio: Crisalide d'aria. Le vite dei due protagonisti, che scorrono parallele nell'anno 1Q84 - Aomame impegnata a giustiziare su commissione e con un sistema raffinatissimo uomini che hanno fatto violenza sulle donne, e Tengo alle prese con la riscrittura dell'inquietante romanzo mentre viene portato da Fukaeri a scoprire una surreale realtà dove esistono misteriose piccole creature - sembrano a un certo punto convergere. Ma in questo spazio-tempo labirintico che ha assunto forme contorte nulla è scontato. "Il tempo in sé dovrebbe avere una struttura uniforme ma, una volta consumato, si deforma. Un periodo breve di tempo può essere terribilmente pesante e lungo, e un altro leggero e breve. E a volte il prima e il dopo si invertono e nei casi peggiori scompaiono del tutto. Capita pure che si aggiungano cose che non dovrebbero farne parte." Ascoltando a lungo un applauso registrato al termine di un concerto Aomame ha la sensazione che non si tratti più di un applauso, ma si sia "trasformato nel rumore di una incessante tempesta di vento su Marte".
Vivendo in un 1984 che non sembra più tale, decide di chiamarlo 1Q84. "Che mi piaccia o no, adesso mi trovo in questo anno IQ84. Il I984 che conoscevo non esiste più da nessuna parte. Ora è l'anno IQ84. L'aria è cambiata, il paesaggio è cambiato. Devo adattarmi il più in fretta possibile a questo mondo con punto interrogativo."
Leggendo con passione il romanzo di Murakami, facendosi avvolgere alla storia, si ha la sensazione che non si tratti più di un semplice libro, ma che si espanda oltre le pagine verso la realtà, trasformandola, come se una seconda luna comparisse in cielo.

A cura di Wuz.it

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Ugo

    03/04/2016 18.09.51

    Appena finito la triologia, mi ha stregato sin dalle prime pagine, un capolavoro...

  • User Icon

    And the Oscar goes to ....

    20/11/2015 11.31.54

    Lunghetto ma si fa leggere perché è scritto bene. Niente male anche la storia. Consigliato

  • User Icon

    Lady Effe

    06/10/2014 23.36.21

    conosco poco Murakami, oltre a 1q84 ho letto solo Norwegian Wood...e in entrambi i casi il risultato è stato lo stesso: li ho letteralmente divorati. 1q84 è stato una scoperta fantastica, mi ha appassionata fin dalle prime righe e ora che ho finito anche il terzo libro mi sento un buco nero al posto del cuore. forse è scontato citare lo strafamoso stereotipo del senso di vuoto provato alla fine di un libro (o di una serie tv, o di un videogioco, o altro), ma io mi son sentita davvero così. ho adorato questo libro, pagina dopo pagina, non riuscivo più a posarlo. la storia è abbastanza surreale, e credo che solo chi è in grado di scavare a fondo dentro questo surrealismo può trovarvi una vera perla rara. coloro che doneranno a questo libro una lettura o visione superficiale quasi sicuramente non lo apprezzeranno.

  • User Icon

    Clara

    28/09/2014 20.22.40

    Non so se l'autore avesse la prensunzione di ricreare Alice nel paese delle meraviglie (che tra l'altro viene citato negli ultimi capitoli) ma il risultato è una storia redicola e assurda! Siamo ben lontani sia dal fantasy che dal romanzo realistico,, i personaggi sono sciatti e il mondo parallelo che li circonda (little people, crisalide, doppia luna ecc.) è a dir poco imbarazzante. 718 pagine di nulla. Sconsigliatissimo

  • User Icon

    zia dahlia

    10/09/2014 11.51.37

    Semplicemente un capolavoro. Consigliatissimo.

  • User Icon

    GIOVANNI

    29/08/2014 12.55.13

    Francamente mi risulta difficile parlare di questo libro, perchè è difficile assimilarlo e andare a capire fino in fondo tutti i personaggi e le situazioni. E' un lavoro importante, solido e vaporoso allo stesso tempo, che parte a mille all'ora come un treno per poi stabilizzarsi via via che scorrono i personaggi. La sicaria e il ghost writer sono i due poli opposti e prima o poi finiranno per attrarsi fino a toccarsi ma non c'è fretta, meglio godersi le storie e i personaggi che l'autore ci propone nel frattempo. Non bisogna correre, Murakami ci chiede di dargli fiducia e di fidarsi di lui e quasi sempre rimaniamo soddisfatti della proposta. In questo caso ci chiede uno sforzo maggiore del solito ma alla fine Tengo e Aomame non sono più due personaggi immaginari, sono parte di noi e ce li portiamo dietro anche quando abbiamo finito di leggere.

  • User Icon

    Leopoldo Roman

    09/05/2014 19.05.10

    "Murakami può creare dipendenza" c'è scritto in una recensione. Chiaramente non è stato il mio caso. 722 pagine di una storia surreale mi hanno veramente estenuato. L'ho terminato deluso ponendomi una domanda: ma perchè scrittori di talento devono per forza scrivere, scrivere, scrivere? Naturalmente non leggerò il terzo libro...

  • User Icon

    gino

    25/04/2014 07.58.09

    Bellissimo. Attenzione però che non è una lettura facile e sempre scorrevole nel senso che si e' sempre stimolati a capire i sottintesi e le citazioni che Murakami nasconde tra la righe, infatti quasi niente del senso di questo libro e' rivelato in modo diretto.

  • User Icon

    mossy

    23/04/2014 15.38.52

    Che dire...boh! Ho finito i primi 2 libri ma non credo che leggerò il terzo, non mi interessa sapere come finisce. Noioso l'espediente di ripetere uno stesso avvenimento più volte, quasi che lo scrittore pensasse ad un lettore distratto, o che lo scrittore non sapesse come riempire i capitoli se non descrivere nuovamente cose già dette.Un merito : i capitoli divisi in base alla vita dei protagonisti, non si crea confusione nelle esperiene vissute. Solo per questo il voto è un due. Ora ho bisogno di leggere qualcosa di appassionante poi forse darò una seconda occasione a Murakami Haruki leggendo qualche altra sua opera.

  • User Icon

    MARA REGONASCHI

    12/03/2014 15.35.20

    Ho letto l'intera trilogia....purtroppo. Se i primi due libri introducono in una diversa realtà, con una narrazione fantastica, avvolgente, teneramente dura, come solo la letteratura orientale può dimostrarsi, il terzo e ultimo libro è deludente, del tutto non necessario. Forse sarebbe stato preferibile immaginare la propria bugia intorno ad Aomame e Tengo, alla loro possibile riunione, al loro possibile ritorno insieme. Piuttosto che leggere queste ultime 400 pagine assai scarne, vuote, noiose, nella continua attesa che qualcosa di "reale" accada, ormai incapaci di credere alla finzione narrata. Ma si sa, esiste solo una verità, nulla è come realmente appare.

  • User Icon

    giuseppe43

    11/01/2014 16.10.56

    Capolavoro assoluto. impossibile non emozionarsi e immergersi perdutamente nella lettura di questo libro e del suo seguito Murakami conferma di essere un gigante di questo secolo.....mi domando riuscirà a superarsi nel prossimo libro.....Murakami ha sempre la capacità di sorprenderci..

  • User Icon

    Francesca

    27/12/2013 14.08.11

    Premesso che di questo autore ho letto solamente un commovente norwegian Wood, Murakami non fa altro che mettersi in gioco cambiando totalmente genere. E ci riesce, non diciamo assurdità. Certamente la trama non ingrana propriamente in modo veloce, ma è lì che sta la suspense. Le ripetizioni, per una come me che a volte scorda i dettagli più piccoli, sono quasi utili. in pratica lo consiglio solamente a chi ha veramente voglia di mettersi lì a leggere un bel mattone.

  • User Icon

    Elena

    16/11/2013 12.10.31

    Un libro davvero deludente. Prolisso, grottesco, inconcludente (non si arriva a nulla nemmeno nel terzo volume). Sconsigliato

  • User Icon

    Federica

    19/10/2013 14.48.26

    Un capolavoro!!Fantastico Murakami

  • User Icon

    Riccardo

    26/09/2013 23.08.42

    Intuizione interessante ed anche scritto abbastanza bene... Peccato abbatta fragorosamente la barriera che separa l'onirico dal grottesco. Mi sono ritrovato a pensare che mancavano solo i marziani con le antenne e due pagine dopo sono venuti fuori gli omini blu che fanno "ehi oh" come i sette nani. Davvero ridicolo. Poi è una patetica operazione commerciale, perchè il libro 1/2 si interrompe a metà e non è separabile dal 3. Non come una saga, proprio come la puntata di Sandokan quando lo buttano giù dalla nave. Il che mi ha fatto definitivamente passare la voglia di regalare altri soldi all'autore, anche perchè mi interessa poco sapere come finisce.

  • User Icon

    Micnev

    20/09/2013 16.24.42

    Non posso che confermare il giudizio generale: per chi ha letto gli altri romanzi di Murakami, questo è un'autentica delusione. L'idea di fondo è al solito geniale ma lo sviluppo è stato non da Murakami. Ho trovato il romanzo troppo "farcito" di espedienti commerciali e troppo lungo per gli elementi narrativi sviluppati. Purtroppo i lettori affezionati non possono fare a meno di comprarlo, ma la delusione è un po' comune a tutti.

  • User Icon

    Ross

    10/09/2013 20.00.54

    Sinceramente non capisco come si possa dire che questo libro e' ben scritto; tutte quelle ripetizioni mi hanno dato molto sui nervi, mi sembravano dei riassuntini per lettori non abituati a romanzi lunghi. Dall'autore del 'L'uccello che girava le viti del mondo' mi aspettavo di meglio, sono rimasta delusa.

  • User Icon

    Paolo

    21/08/2013 20.05.22

    Operazione commerciale molto discutibile che pubblica in due volumi un'opera che non è divisibile. Il lato buono di questo romanzo è la qualità della scrittura, quello cattivo la nullità della trama. Ho finito di leggere le 1100 pagine (compreso il volume 3) e mi sono domandato cosa volesse dire.

  • User Icon

    An Tares

    28/07/2013 16.21.55

    Questo romanzo (ma poi è corretto chiamarlo "romanzo"?..è un parallelo su cui scorre "una" delle nostre esistenze) è qualcosa di straordinario, una creazione originale che solo un genio poteva partorire e la cui genesi mi interesserebbe conoscere. Ci si potrebbe scrivere un saggio, basandosi anche solo sulla tecnica di scrittura o anche sulle ripercussioni filosofiche, sociali, individuali su cui apre riflessioni profondissime, a volte inquietanti. E' vero, la narrazione è ricca di ripetizioni, tuttavia sono convinto che l'autore l'abbia fatto coscientemente: Haruki non è un pennivendolo da quattro soldi, ha alle spalle una carriera letteraria da far paura, e mi meravigliano qui le persone che pensano di annientarlo così facilmente. No, credo che le ripetizioni siano parte integrante del tessuto narrativo che l'autore adotta per ri-creare i mondi paralleli. E' come se le ripetizioni fossero delle sinapsi o collegamenti neurali che garantiscono la coesione necessaria a far si che i mondi descritti siano come dire "collegati", come i "wormholes" di Einstein-Rosen. Ad un autore come lui certo non poteva sfuggire questo fatto e le avrebbe certamente tagliate dal testo, a meno che esse non avessero uno scopo, come penso che abbiano. In ogni caso, capitolo dopo capitolo, ci si accorge che "il mondo è cambiato" impercettibilmente e anche quelle ripetizioni, ad un occhio più attento subiscono dei cambiamenti. Così Aomame si accorge che la realtà è mutata e quando in cielo spuntano due lune ci rendiamo conto che i due, o più mondi, hanno cominciato ad intersecarsi tra loro, mentre fin lì avevamo pensato, e l'autore ce l'aveva messo a credere, che fossero due linee parallele (le vite di Aomame e Tengo). Da quel momento, le linee/vite/mondi parallele non vivono più su due sole dimensioni, ma se ne aggiunge una terza, volendo anche una quarta, collegate da questi cunicoli spazio-temporali. (...)

  • User Icon

    marta

    06/07/2013 16.09.20

    Mi e' piaciuto molto. E' il primo libro di Murakami che leggo, devo dire una scrittura originale, intensa, profonda.. C'e' molto di surreale e fantasioso nella trama e nei personaggi che la compongono, ma non casca nel banale o nel ridicolo. L'ho trovato davvero un gran bel libro che ho divorato in poco tempo.. Non vedo l'ora di leggere anche il secondo..e sicuramente qualche altro libro di questo autore.

Vedi tutte le 96 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione