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Babette Factory

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2005
Pagine: 401 p. , Brossura
  • EAN: 9788806176198

Recensioni dei clienti

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    Rossano Segalerba

    09/12/2013 15.07.16

    Non do il massimo perché la storia manca di una certa coesione ed è molto frammentaria (forse la cosa è voluta!), ma lo ritengo un romanzo scritto con stile sapiente e arguto, ricchissimo di momenti molto acuti e divertenti. Un libro tragicomico dove le molte situazioni e i personaggi fotografano un presente postmoderno caotico, dove i risultati delle azioni compiute risultano incontrollabili proprio a causa dell'eccesso di confusione, dovuta a una contaminazione spinta tra i mass media e quel poco che resta di non massmediatico (o massmediatizzato.)

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    parkaboy

    20/01/2006 14.05.21

    questo voto non è da considerarsi un incentivo o un plauso alla buona volontà. è un voto al libro. i personaggi sono completi e delineati oltre che dalle azione anche da una serie di gesti, particolari, che li caratterizzano oltre le parole facendoli vivere sopra le righe (2bar + a). riguardo alla capactià di stesura sono un piccolo estimatore di Poe e vivo/scrivo nella concezione del capitolo autoconclusivo, della storia incontaminata dalla vita giornaliera. 2005 è una serie di capitoli autoconclusivi, di esperienze in due pagine, legate insieme da un Italia che rimane quello che è sempre stato, e che nessuno dei personaggi, per quanto caparbio o capace, può cambiare: un Italia immobile e culla, immutabile, che può solo fornire tunnel e grotte, ma nulla di più. se un libro dovrebbe essere una pietra, 2005 è la scritta sul muro che fa riflettere. parkaboy

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    tommaso79

    30/11/2005 19.38.43

    deludente, scritto male, frettoloso, inconcludente. Non sono di quei lettori che salvano i romanzi solo se "rappresentano la realtà di oggi", ma questo libro non rappresenta nulla, riproduce solamente le fantasie (magre e sfocate) della B. Factory, in uno stile che neanche è anonimo, ma, ancor peggio, vuoto. E' strano, sembra che gli autori siano andati allegramente fuori tema nello svolgimento di una traccia che forse neanche loro hanno capito (2005 d.c.). Ripeto, lungi da me la speranza di trovare risposte sull'Italia di oggi nella letteratura contemporanea, ma qui ci troviamo di fronte ad un esperimento totalmente fallito anche solo di dare una pennellata di questi tempi convulsi, di questo 2005 d.c. che si avvia a conclusione. Questo romanzo non affonda solo perché, alla fine, non esiste.

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    Luigi Toni

    11/10/2005 01.20.49

    2005 d.C: vengono annunciate quattro eclissi dalla “visibilità accecante”. Una scritta (anonima) in vernice su un cartello pubblicitario recita: “morto, morto, morto”. Il presagio annunciato è la morte di Berlusconi (è bene dirlo subito, il premier – che immaginiamo non leggerà di certo il libro! – può star tranquillo, qui è ritratto come puro simulacro, pura immagine della società dello spettacolo, potremmo dire un Berlusconi al quadrato o al cubo…). Bisogna morire o salvarsi, è in gioco il destino del paese. Una trama complessa ordita dal vecchio Sinisgalli (sorta di “Grande Vecchio”, burattinaio occulto della storia) per uccidere Berlusconi, che comprende un giovane studente universitario, Simone Chiarelli (che ha un suo omonimo nella sezione Giovani di Forza Italia), Raul Cabrini, l’improvvisato killer e sorta di caprio espiatorio designato, Andrea Abate, un post-situazionista anarcoide che crede, attraverso la violenza, di raccogliere tutta la sua generazione, Quentin Savona, un presentatore televisivo che ascolta solo il suo pubblico interiore, due registe underground, Ilaria Maini, giornalista dai “polpastrelli socialdemocratici”. Un romanzo pieno di doppi (ogni personaggio sembra avere il proprio doppelganger) e derive, che oscilla tra farsa e tragedia, in cui ogni personaggio sembra aprire delle porte-pannelli ad una storia che procede a piani che convergono e divergono fino ad un fatidico 25 aprile in cui si inscena la morte-farsa del premier. Un Romanzo che potremmo definire pop, che vede l’incontro tra letteratura e cartoon, un po’ come aveva già fatto Jean Luc Godard con Made in U.S.A. per l’affare Ben Barka, in cui la Storia sembra rimettere in gioco il suo stesso senso, quasi soffocando nella sua stratificazione simbolica, e in cui personaggi sembrano cercare il proprio senso, senza rendersi conto di muoversi in un comic strip. Col procedere della storia, assistiamo quasi ad una sorta di esplosione ad occhi aperti che si consuma a rallentatore sullo stile di Zabriskie Point.

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    Luigi Toni

    07/10/2005 23.10.10

    2005 d.C: vengono annunciate quattro eclissi dalla “visibilità accecante”. Una scritta (anonima) in vernice su un cartello pubblicitario recita: “morto, morto, morto”. Il presagio annunciato è la morte di Berlusconi (è bene dirlo subito, il premier – che immaginiamo non leggerà di certo il libro! – può star tranquillo, qui è ritratto come puro simulacro, pura immagine della società dello spettacolo, potremmo dire un Berlusconi al quadrato o al cubo…). Bisogna morire o salvarsi, è in gioco il destino del paese. Una trama complessa ordita dal vecchio Sinisgalli (sorta di “Grande Vecchio”, burattinaio occulto della storia) per uccidere Berlusconi, che comprende un giovane studente universitario, Simone Chiarelli (che ha un suo omonimo nella sezione Giovani di Forza Italia), Raul Cabrini, l’improvvisato killer e sorta di caprio espiatorio designato, Andrea Abate, un post-situazionista anarcoide che crede, attraverso la violenza, di raccogliere tutta la sua generazione, Quentin Savona, un presentatore televisivo che ascolta solo il suo pubblico interiore, due registe underground, Ilaria Maini, giornalista dai “polpastrelli socialdemocratici”. Un romanzo pieno di doppi (ogni personaggio sembra avere il proprio doppelganger) e derive, che oscilla tra farsa e tragedia, in cui ogni personaggio sembra aprire delle porte-pannelli ad una storia che procede a piani che convergono e divergono fino ad un fatidico 25 aprile in cui si inscena la morte-farsa del premier. Un Romanzo che potremmo definire pop, che vede l’incontro tra letteratura e cartoon, un po’ come aveva già fatto Jean Luc Godard con Made in U.S.A. per l’affare Ben Barka, in cui la Storia sembra rimettere in gioco il suo stesso senso, quasi soffocando nella sua stratificazione simbolica, e in cui personaggi sembrano cercare il proprio senso, senza rendersi conto di muoversi in un comic strip. Col procedere della storia, assistiamo quasi ad una sorta di esplosione ad occhi aperti che si consuma a rallentatore sullo stile di Zabriskie Point.

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    alice

    02/08/2005 11.11.52

    voto alto perché la buona volontà è sempre lodevole,il tema è attuale e - secondo me - inesauribile. difficilissimo scrivere a più mani, i precedenti storici insegnano; un consiglio: più che leggere wu ming suggerirei di rileggere luther blisset (it/iccu/rav/1347385) e zelt-kleinemund (it/iccu/cfi/0436655). e se fosse possibile un ulteriore consiglio per un uso corretto del nome di copertura, suggerirei anche di entrare nel forum di gnomiz. resta ora la mia curiosità per leggere cosa combineranno gli autori nel loro prossimo lavoro. congratulazioni, alice.

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    htc

    15/07/2005 09.56.00

    Lo spunto è veramente buono, un'idea interessante che si va ad intrecciare con la vita attuale del nostro paese... ma ho come l'impressione che manchi qualcosa... quando ho finito di leggere il libro mi sono chiesto se mancasse qualche pagina... all'inizio cattura l'attenzione con le diverse situazioni dei personaggi ma poi si va via via spegnendo in un ping pong di situazioni che in certi momenti diventa anche fastidioso... alcune parti del complotto rimangono insolute e senza spiegazione... lo stile è buono... ma a volte amalgamato male... è ovvio perchè scritto a più mani... ma in alcuni punti è evidente... ottime alcune riflessioni niente affatto banali... ma in alcuni punti decisamente verboso... peccato per una buona idea sviluppata in modo non del tutto azzeccato ma c'è innegabilmente del buono e forse con un pò di maturità ci si potrà aspettare qualcosa di notevole da questo gruppo.

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    Ed

    06/07/2005 17.14.17

    Non concordo con l'altro commento, o almeno concordo solo in parte. Le intenzioni erano davvero interessanti e leggere un romanzo sull'italia contemporanea mi interessava molto, peccatto che alla fine la nostra Italia non esce fuori, rimane nell'ombra e spesso scompare totalmente... Da questo punto di vista il romanzo non è riuscito, però se lo osservo da altri punti di vista posso osservare: - una buona capacità narrativa (non è vero che è scritto male) - personaggi (non tutti) ben delineati, curiosi ed interessanti - situazioni davvero divertenti - testi e sottotesti che invitano alla riflessione - la bellezza di un romanzo corale riuscito Leggendo 2005 ovviamente viene in mente 1954. Entrambi hanno un anno per titolo, entrambi sono romanzi corali, entrambi sono scritti da un collettivo. Tuttavia le somiglianze si fermano qui, soprattutto perchè 1954 (che è decisamente migliore) riusciva nell'intento, ovvero riusciva a descrivere un periodo storico, 2005 è un buon romanzo ma non è affatto "la commedia finale dell'Italia contemporanea". In conclusione un libro divertente, non un capolavoro ma comunque decisamente interessante.

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    Jack

    01/07/2005 01.55.29

    Lodevoli le intenzioni, interessante l'idea del lavoro di gruppo, ma...scritto malissimo. Un esercizio venuto male. Spiacente per gli autori.

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