A un cerbiatto somiglia il mio amore

David Grossman

Traduttore: A. Shomroni
Editore: Mondadori
Collana: Oscar 451
Anno edizione: 2017
Formato: Tascabile
In commercio dal: 15 dicembre 2017
Pagine: 784 p.
  • EAN: 9788804685210
pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:
Usato su Libraccio.it - € 8,64
Descrizione

Israele, guerra dei sei giorni. Avram, Orah e Ilan, sedicenni, sono ricoverati nel reparto di isolamento di un piccolo ospedale di Gerusalemme. Il conflitto infuria e nelle lunghe e buie ore del coprifuoco i tre ragazzi si uniscono in un'amicizia che si trasformerà, molto tempo dopo, nell'amore e nel matrimonio tra Orah e Ilan. Dopo trentasei anni da quel primo incontro, Orah è una donna separata, madre di due figli, Adam e Ofer. Quest'ultimo, che sta svolgendo il servizio di leva, accetta di partecipare a un'incursione in Cisgiordania nonostante siano ormai i suoi ultimi giorni di ferma. Orah, che aveva progettato una gita a piedi con il figlio per festeggiare la fine del servizio militare, decide di partire lo stesso. Non riesce infatti a vincere un oscuro presentimento che si agita dentro di lei, e d'altra parte non resiste all'idea di trascorrere altre notti con l'incubo di essere svegliata nel cuore della notte, come da protocollo dell'esercito israeliano, e ricevere la notizia di una disgrazia.

€ 13,60

€ 16,00

Risparmi € 2,40 (15%)

Venduto e spedito da IBS

14 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:
 
 
 

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Marta Tempra

    05/09/2014 21:29:52

    E' primo libro di Grossman che leggo, e la sua maestria è innegabile: le 780 pagine (1145 nella versione "piccola" mondadori) le ho lette in 8 giorni di vacanza al mare, in cui sono stata praticamente assorbita. Il finale è spiazzate, anche se la pagina finale dell'autore ti porta a rivedere tutto sotto nuova luce e struggerti immensamente. Tuttavia, resta sottile la domanda: per ottenere questo effetto, non poteva interrompersi, che so, a 300 pagine? Non perché non siano godibili, ma perché aumentano l'aspettativa di un finale col botto che, lasciatemelo dire, non c'è. In ogni caso, mi sono innamorata del suo stile e cercherò altro di suo.

  • User Icon

    MariaC

    06/04/2014 11:45:24

    Un libro la cui lettura ho interrotto più volte perché indubbiamente difficile; sia sotto il profilo del tema trattato - la paura di una madre di perdere il figlio - sia per lo stile dell'autore, a dir poco impegnativo. Ma è una lettura che ti cattura perché in essa vi è tutto: la vita, la morte, l'amore, la guerra. Il viaggio compiuto dai protagonisti è la metafora della storia di un paese che l'autore invita a fermarsi e riflettere. Il messaggio di Grossman si può condensare nel pensiero di Orah che maledice "dal profondo del cuore quella guerra infinita che ancora una volta riesce a penetrarle nell'anima". Intenso

  • User Icon

    Gian Mario

    28/02/2013 23:18:31

    Un libro difficile, intenso, quintessenza della vita familiare; una storia cruda e reale, ma raccontata con poesia, a volte sublime.Ho impiegato due mesi per leggerlo, è stata dura, in qualche passaggio mi sono un pò perso, ma poi ho ritrovato il filo, e ho voluto terminarlo per il rispetto dovuto a David Grossman.

  • User Icon

    francesco rossi

    10/02/2013 15:57:22

    Dove colloco quest'emozione, questa nostalgia di te? Ricordi che mi franano addosso come terra di una collina privata di radici, fitta pioggia a devastare l'anima arsa dal sole. Ho perso l'orientamento, smarrito il sentiero segnato. Questo è l'effetto che produce Grossman. Ti rimette in contatto, ricollega, annoda, la vita e la morte, l'amore e il dolore. Smarrisce e conforta, consola e dispera.

  • User Icon

    Mario

    28/01/2013 12:48:18

    Il libro trasuda sofferenza, umanità e dolore ed è minuzioso nel raccontare anche le minime sensazioni provate dai protagonisti nella loro vita. Di sicuro non è una lettura semplice, anzi la definirei piuttosto impegnativa tanto che il volume va letto "a piccole dosi". Infatti, pur essendo davanti a un esempio pregiato di letteratura con la L maiuscola, un po' più di sintesi da parte dell'autore non avrebbe guastato.

  • User Icon

    Irene

    22/04/2012 10:47:27

    Secondo me IL romanzo per eccellenza. Certo, per affrontarlo è necessaria una sensibilità che non tutti hanno...

  • User Icon

    Vani

    20/12/2011 13:13:07

    Ormai amo Grossman, sono innamorata di lui. Questo è il terzo suo libro che leggo, con un crescendo di ammirazione e stima. Mi riconfermo che in un libro cerco sopra ogni cosa l'Uomo e in Grossman lo trovo. Cerco anche raffinatezza, stile, ricerca formale, e in Grossman trovo anche queste peculiarità. Leggendo un libro, non indugio quasi mai sulla trama ma in questo caso una buona metà delle quasi 800 pagine del libro (per inciso, tutte necessarie!) mi ha tenuto con il fiato sospeso, fino al finale per me quasi roboante. E' stato così anche in Che tu sia per me il coltello e Qualcuno con cui correre: verso la fine, anche in quei romanzi, un crescendo di intensità, suspence e speranza che la tragedia sia solo sfiorata. Grossman pare abbia una forma di "rispetto" per la sensibilità del suo lettore, gli vuole risparmiare il dolore lancinante che lui stesso ha vissuto, quel dolore di cui il libro è intriso ma che verso la fine, almeno per noi, si trasforma in speranza. L'autore tiene per sè la sua disperazione, che lo ha portato a vivere dentro alla sua creatura-libro come nell'unico luogo per lui possibile. Cosa potrò mai leggere da questa sera di anche lontanamente paragonabile?

  • User Icon

    Fr

    05/04/2010 10:34:11

    dissento da molte recensioni che mi hanno preceduto. ogni pagina è un tassello indispensabile per la storia, che sembra narrare la fuga dalla morte, quando in realtà è il resoconto della nascita di una persona nel cuore di suo padre... un romanzo davvero e intenso, una lettura "tosta" che alla fine ti lascia col fiato sospeso e ti ritrovi a chiederti, dopo 780 pagine: ma come, è già finito?... Ofer non è morto..Ofer è nato nuovamente

  • User Icon

    Maura

    05/03/2010 15:23:22

    Sono assolutamente daccordo con Erika commento del 22.10.2009. Libro veramente tosto......salti volenteiri decine di pagine, in particolar modo alla fine perche' davvero ti senti soffocare non ne puoi piu'!!!! Peccato l'inizio presagiva un qualcosa di veramenre diverso da cio' che poi si e' rivelato. Ma lla fine OFER E' MORTO OPPURE NO???????!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  • User Icon

    giancarlo de santis

    23/11/2009 22:29:07

    Duro! Bello! Doloroso! Prolisso! Un viaggio attraverso la Galilea e nell'anima di una madre...una storia d' "AMORE"....da leggere senza fretta....

  • User Icon

    ERIKA

    22/10/2009 11:04:12

    Un libro impegnativo, lodevole nell'intento e scritto in un contesto sicuramente difficile da parte dell'autore...ma sinceramente che fatica a finirlo....ci sono dei tratti emozionanti e altri in cui viene voglia di saltare a piè pari una decina di pagine... e poi alla fine, quando ti aspetti di sapere come va a finire Ofer... non ci capisci proprio nulla, puoi solo intuirlo... in sostanza non credo lo rileggerei.

  • User Icon

    claudia

    30/09/2009 11:24:28

    Un libro enciclopedico, dolente, che racconta la vita, l'amore, il dolore, la guerra, la violenza disumana, la speranza, la perdizione, la morte e la rinascita.Un libro che scandaglia tutte le più intime ra/egioni dell'anima e che senza pudori s’immerge nel profondo mistero che è l'essere umano per vivisezionarne ogni emozione, ogni palpito di vita.Ed è questa l'incommensurabile grandezza del libro:la scelta coraggiosa e ostinata di raccontare la vita,in ogni sua piega,in ogni sfumatura,senza remore, senza compromessi e reticenze.Il libro è una coraggiosa e piena immersione nei recessi della nostra anima, nelle pieghe più nascoste e talvolta dolorose del nostro essere. Si entra senza rete e protezione nell'animo dei protagonisti, nella ferita aperta del loro dolore e si partecipa ad ogni sussulto del loro cuore e ad ogni fremito di emozione.Anche a quelli impronunciabili e irriferibili, perché anche di questa materia è fatta la nostra vita. Ci si ritrova, così, sprofondati nelle pieghe della loro anima, invischiati nel magma della loro vita e del dolore che li ha segnati in modo indelebile. A libro chiuso ci assale, irrefrenabile, la nostalgia per una storia che non abbiamo vissuto ma che avrebbe potuto essere la nostra perché ormai ci appartiene. Mai, probabilmente, lo sguardo di un uomo si era spinto tanto in profondità a indagare la maternità, colta ben al di là degli stereotipi sociali e dei ruoli predefiniti, nel suo incessante farsi e nel carico di solitudine che spesso la donna si porta addosso.Un libro intriso di nostalgia per quello che avrebbe potuto essere e invece non è stato, per le occasioni mancate, per gli amori perduti, per gli affetti negatiTutto nel libro, infatti, conduce a una riflessione amara, eppure necessaria:possono le parole reinventare un'esistenza,può il racconto sviare il destino, ingannare la morte?Dinanzi a questo interrogativo Grossman rimane muto rifuggendo da soluzioni consolatorie,lasciando al lettore,il bagaglio di un'esperienza che èun viaggio diretto al cuore dell'uomo.

  • User Icon

    Francesca Meneghetti

    13/09/2009 09:58:43

    Il libro, pur impegnativo nella lettura, rivela sorprese molte tematiche e stilistiche, mentre la conclusione aperta evita lo strazio di narrare, e leggere, un dolore come quello per la perdita di un figlio. Orah, separata, madre di Ofer, crede che un trekking a partire dalla Galilea, rendendola irreperibile, potrà evitare, magicamente, la morte del figlio al fronte. Sa che questo non potrà salvarlo davvero, ed intuisce di proteggere piuttosto se stessa, però non si sottrae a questo impulso alla fuga. Nel suo vagabondare, Ora non è sola: la accompagna Avram, un amico di infanzia, conosciuto in isolamento nel corso di una grave malattia. Così si viaggia anche nel tempo e si aprono scorci inediti (anche sulla relazione tra i due e il terzo amico, il marito separato, che ricorda a tratti il film “Jules e Jim” di F. Truffaut). Gli sviluppi sono a volte sorprendenti e così scrittore riesce a trattenere il lettore, a volte scoraggiato in certi passaggi prolissi e quasi indotto a mollare. La ricomposizione del passato non è lineare. Essa risulta dal mosaico di intarsi retrospettivi sparsi, dal sovrapporsi di diversi punti di vista narranti: quello dei protagonisti, e quello di un narratore che non rinuncia all’onniscienza della vecchia tradizione, ma la ridimensiona, e la rinnova, mettendola in relazione con altre prospettive. Colpisce ancora una volta la profondità con cui gli scrittori israeliani raccontano e vivono i sentimenti. L’amore in particolare – inteso nelle diverse accezioni– è il vero protagonista del libro. Sorge il sospetto che la tragica vicenda di Israele, che ha coinvolto anche i cittadini dissidenti, abbia creato un tale clima di insicurezza e di vertigine del vuoto da rendere le persone molto più consapevoli dell’importanza dei loro affetti privati, che in altre realtà sono i presi con maggior superficialità. Così come della labilità del confine tra vita e morte, come suggerisce la frase conclusiva del libro.

  • User Icon

    Stefi

    13/07/2009 16:17:18

    Personalmente avevo troppe aspettative, dati i precedenti dello scrittore, e sono andate deluse. La storia è quella di una vera e propria ossessione a tre. Sentimenti morbosi che ottundono la razionalità e che nemmeno la separazione spegne, ma fomenta. Le identità si perdono e si mescolano in un intreccio che definirei malato: non sembra esserci confine tra la vita psichica e fisica dei tre protagonisti, che si rivelano un'idra a tre teste. Il libro lascia una sensazione di claustrofobia.

  • User Icon

    Elisa

    10/07/2009 16:40:13

    Letto, ma... che mattone allucinante! Ho trovato la narrazione pesante e confusa, si passa dalla prima alla terza persona e dal botta - e - risposta a lunghi racconti. Non mi ha convinta del tutto. La storia è molto bella ma scritta in modo davvero pessimo. Dopo romanzi davvero splendidi, Grossman mi ha delusa.

  • User Icon

    Gabrio

    30/06/2009 09:10:39

    Ho letto dapprima le note finali dell'autore e sono la parte più emozionante di queste quasi 800 pagine. E' forse il libro più noioso che sia riuscito a leggere. Ho tenuto duro, mi ci sono voluti 3 mesi. Lacrime e sangue. Non tanto per la storia, che infine era giunta perfino ad irritarmi. Ho tenuto duro per vedere come andava a finire. E' finito come tutto il resto del libro. Un enorme, grandissimo, immenso PUNTO DI DOMANDA.

  • User Icon

    monica

    25/05/2009 11:04:43

    Non si puù negare un voto alto a questo romanzo. La prosa risulta infatti eccellente così come si avverte la passione ed il sentimento con il quale è stato scritto. C'è un però: più che impegnativo a livello concettuale lo è perchè le pagine sembrano essere molte di più delle 780 reali. E' un libro che ho rischiato di "abbandonare" , l'ho letto lentissimamente e certe volte le pagine sebravano fardelli. La storia, l'affezione ai personaggi e la voglia di scoprire ancora qualcosa sui persieri - a volte contorti - di Orah mi hanno spinto a finirlo. Quello che mi è piaciuto di più di questo libro è l'amore assoluto di Avram per Orah, è un amore che va oltre l'aspetto fisico ma non nel senso che non viene considerato, nel senso che viene esaltato dall'amore stesso; un amore che va oltre i difetti caratteriali nel senso che li accoglie; ecco la parola che mi sembra più adatta per questo sentimento è "accogliente".Non sono affatto pentita di aver proseguito la lettura nonostante qualche pausa di noia, ne è valsa la pena. Non è un romanzo avvincente ma uno al quale ti devi dedicare perciò ci vuole il momento giusto.

  • User Icon

    Valter

    17/05/2009 11:16:05

    Un libro non difficile, ma impegnativo. Le passioni, positive e negative, sono messe a nudo e raccontate efficacemente. Si ha l'impressione di provare le stesse sensazioni dei protagonisti e di rivivere con loro passioni e drammi.

  • User Icon

    Gaetano

    21/04/2009 16:39:50

    Il libro è enorme. Molto più delle 780 pagine stampate. All'inizio lentissimo, stancante. Ma poi comincia il sentiero e allora, iniziata la salita viene fuori la grandezza di Grossman.Straordinarie le figure di Sami e Akiva.

  • User Icon

    linda

    09/04/2009 09:12:09

    L’impressione che si ha leggendo questo libro è simile a quando ci si imbatte in certi film, continui flash back che stimolano la concentrazione in questo caso per la lettura, a mi o avviso non eccessivamente difficoltosa. Sono tuttavia del parere che in generale scrivere così tante pagine sia un’impresa ardua, la maggior parte dello svolgersi della vicenda è un continuo perdersi da parte della protagonista in frammenti di ricordi dell’infanzia dei due figli con lo scopo di far recuperare il passato perduto all’amico, che delude così l’aspettativa del lettore di imbattersi in un lungo romanzo ricco di intrecci. Punti interessanti sono stati per lo più vicende catastrofiche della guerra, il povero Avram vittima di un conflitto vissuto sul fronte in prima persona e di torture subite che gli porteranno per tutta la vita indelebili cicatrici fisiche e psicologiche, l’impotenza e il senso di colpa di Ilan di fronte alla cattura dell’amico. Il rimuginare sulle comprensibili paure di Orah per lo stesso destino del figlio Ofer con la scelta di arruolarsi e i suoi numerosi racconti su ritagli del passato ha reso a mio avviso la lettura poco scorrevole, pur apprezzando il complesso contesto storico-politico affrontato e vissuto anche nella realtà dall’ autore.

Vedi tutte le 38 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione