Curatore: A. Ceccherelli
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 9 febbraio 2011
Pagine: 327 p., Brossura
  • EAN: 9788845925511
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Descrizione
Nella nona decade della sua vita, alle soglie del nuovo millennio, Czeslaw Milosz decide di raccontare il suo Novecento. Comincia allora a rovistare nei cassetti della memoria e ne trae figure, luoghi, fenomeni: un fulgido mosaico di vicende proprie e altrui che spaziano da un continente all'altro, da un'epoca all'altra, delineando una personalissima enciclopedia del secolo appena trascorso, un alfabeto di ricordi e riflessioni sulla civiltà occidentale. Ma, come sempre, la memorialistica di Milosz scaturisce non già dall'impulso a eternare sé e il proprio vissuto, bensì dall'esigenza di testimoniare, anzi di perpetuare il mondo, meraviglioso e terribile. Milosz rinuncia così al ruolo di protagonista per assumere quello di regista, chiamando in scena grandi attori e piccole comparse, mosso dal duplice intento di " salvare " tutto ciò che in un modo o nell'altro ha avuto un ruolo nella sua vita, e di riflettere sul proprio tempo. Non stupisce quindi che accanto a medaglioni imprescindibili per un grande intellettuale - come quelli su Rimbaud, Schopenhauer, Whitman, Dostoevskij o Baudelaire - compaiano riflessioni sulla pittura di Edward Hopper, sull'alchimia o sul buddhismo; che "la fine del capitalismo" o "la stupidità dell'Occidente " si specchino nei lemmi dedicati al mondo russo-sovietico; che i commenti sulla " spietatezza " o sulla " blasfemia ", sul " pregiudizio " o sulle " lettere anonime " stemperino le loro note amare nel fascino di paesaggi nordici o mediterranei.

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    Antonio D'Agostino

    01/02/2013 12:23:48

    Ho sempre ammirato il Milosz poeta e "saggista"; quello che cerca una "forma più capiente", testimone lucido di un epoca e di una cultura (quella europea vista dalla culla polacca), ma devo ammettere che Abbecedario è un libro "secondario" nella sua produzione, più utile agli studiosi, che ad un pubblico inesperto del nostro. Nel libro prevale il registro memorialistico. Il tono, in alcuni passaggi, è un poco forzato. Qualche buona pagina, ma non è proprio un libro che invita a farsi leggere.

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